venerdì 7 maggio 2010

Nel mirino degli americani



''La regione del Nord Waziristan è diventata una centrale terroristica più di quanto lo fosse l'Afghanistan prima del 2001''.
Così sentenziava ieri sulle colonne delWashington Post il noto esperto di terrorismo pachistano Ahmed Rashid, dopo la diffusione della notizia secondo la quale l'attentatore di Times Square, Faisal Shahzad, sarebbe stato addestrato all'uso di esplosivi proprio in questa remota area del Pakistan nord-occidentale. Un assist prezioso ai commentatori e analisti statunitensi che in queste ore stanno alzando la voce per chiedere al governo di Islamabad di scatenare una nuova offensiva militare in questa roccaforte jihadista, regolarmente bombardata dai droni della Cia ma da due anni risparmiata dalle operazioni anti-terrorismo condotte dall'esercito pachistano.


Nel settembre del 2006, quando ancora era al potere il generale Musharraf, i vertici militari di Islamabad e quelli dei talebani del Nord Waziristan firmarono un accordo di non-belligeranza che mise fine a oltre due anni di guerra (costata migliaia di morti), ma che scatenò le ire di Washington.
La tregua resse fino all'estate del 2007, quando il sanguinoso assalto militare contro la 'Moschea Rossa' di Islamabad scatenò un'ondata di attentati contro l'esercito a cui il governo pachistano, su pressione Usa, rispose con una vasta offensiva in Nord Waziristan, che proseguì, scemando gradualmente, fino alla primavera del 2008.

Da allora, le operazioni militari pachistane si sono concentrate su altre aree tribali (Swat, Dir, Bannu, Bajaur, Sud Waziristan, Khyber e Orakzai), mentre il Nord Waziristan è rimasto tranquillo. Questo, secondo la Cia, ha fatto sì che la regione diventasse in un rifugio sicuro per tutti i gruppi armati integralisti del Pakistan e non solo: dai talebani di Hakimullah Mehsud e Hafiz Gul Bahadur ai combattenti della rete di Sirajuddin Haqqani, dai guerriglieri uzbechi di Tahir Yuldashev ad altri gruppi stranieri della galassia di Al Qaeda.
Nonostante l'assenza di un formale accordo di pace, negli ultimi due anni i vertici militari pachistani hanno stabilito un tacito accordo di convivenza con questi gruppi del Nord Waziristan. Un patto che entrambe le parti, finora, hanno sostanzialmente rispettato e che, a quanto pare, il governo di Islamabad aveva intenzione di rendere più affidabile, così da scongiurare brutte sorprese. A tale scopo, nella scorse settimane era stato inviato in zona un ex dirigente dei servizi segreti militari molto vicino ai talebani, Khalid Khwaja. Dopo aver incontrato a marzo tutti i capi dei movimenti del Nord Waziristan, a fine aprile l'uomo è tornato per nuovi contatti, ma è stato catturato e ucciso da uno sconosciuto gruppo armato, le Tigri Asiatiche: una copertura Cia secondo la moglie di Khwaja. 
Pochi giorni dopo, ecco l'attentato sventato a New York, un video di rivendicazione dei talebani pachistani e la cattura di Faisal Shahzad seguita dalle notizie sui suoi legami con gruppi terroristici del Nord Waziristan. Legami sottolineati ed enfatizzati dai commentatori americani e dagli esperti mondiali di terrorismo islamico, che adesso auspicano un'azione definitiva nella regione da parte dell'esercito pachistano. I generali di Islamabad per ora frenano, mettendo in dubbio la connessione tra l'episodio di Times Square e il Nord Waziristan. Ma Washington sa come ammorbidirli: nei giorni scorsi il dipartimento di Stato Usa ha sbloccato 600 milioni di dollari destinati a ''rimborsare'' le spese militari per le passate operazioni nelle aree tribali.

Enrico Piovesana

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