martedì 11 maggio 2010

Le alleanze centroasiatiche e la crisi dell'Impero


di Simone Santini - Clarissa.it, intervista a Giulietto Chiesa

Ci sono continui movimenti nel cuore dell'Asia, un'area geopolitica cruciale. Ne parliamo con Giulietto Chiesa, profondo conoscitore delle vicende che si intrecciano in quella regione del pianeta. Le domande che gli rivolgiamo cercano di approfondire un tema che in Italia i media affrontano con pochi articoli svogliati. Le risposte portano la nostra attenzione su scenari diversi da come appaiono a prima vista, sullo sfondo della crisi dell'Impero.


Si hanno nuove rivelazioni circa uno stretto legame tra la nuova dirigenza kirghisa, che ha preso il potere nello stato centro-asiatico le scorse settimane, e Israele.
Allo stesso tempo, però, si era subito verificato che Mosca non fosse ostile al nuovo corso ed avesse in qualche modo abbandonato l'ex presidente Bakiev, reo di aver troppo tenuto i piedi in due scarpe, una russa e una americana. Giulietto Chiesa, secondo lei è possibile che ci si possa trovare di fronte ad un accordo russo-israeliano con gli americani a guardare dalla finestra?
Ho visto le notizie. A me pare che non soltanto e non tanto Israele sia dietro i movimenti della Otumbaeva, ma sempre gli Stati Uniti. Certi viaggi si fanno per ottenere finanziamenti anche individuali. Ma i fili dei collegamenti portano simultaneamente a Washington, e Tel Aviv e anche a Mosca, dove i filoamericani non mancano. Una cosa è certa: Putin ha scaricato Bakiev. Il resto è appeso a negoziati complessi che si chiariranno quando Otumbaeva renderà note le sue decisioni sulla base americana.

Prima del caso kirghiso si era già avuto il caso della Georgia, lo strategico paese caucasico finito nell'orbita filo-occidentale ma anche di Israele dopo l'ascesa al potere di Saakashvili con la "rivoluzione colorata" del 2003. Alcuni "dietrologi" hanno visto lo zampino dei consiglieri militari israeliani che hanno spinto i georgiani alla disastrosa avventura del 2008 quando tentarono di riprendere con la forza la regione/repubblica secessionista dell'Ossetia del Sud. Di fatto fornendo, sul piatto d'argento della prevedibile reazione russa, sia la stessa Ossetia sia l'Abkhazia. Ancora un accordo segreto tra Russia e Israele?
Non credo proprio. Israele ha giocato per proprio conto, pensando alla Georgia come base per l'attacco futuro all'Iran. Israele ha amici importanti al Pentagono. Che hanno contribuito a dare il via libera a Saakashvili. Essere agente e consigliere del Mossad non significa automaticamente essere intelligente. Certo che hanno fatto un pessimo servizio a Saakashvili. Ma che volessero fare un favore a Putin e Medvedev proprio non lo credo.
In un'analisi a carattere geopolitico avevamo indicato come l'Asia centrale potesse essere conformata dall'azione di poteri transnazionali come un nuovo "spazio vitale" per trasformarlo da possibile scenario di accordo strategico tra Russia e Cina in un terreno di sfida e scontro tra le stesse due potenze seconda la logica del "divide et impera". Lo ritiene possibile?
No, non ritengo questo il disegno. L'Asia centrale è area parzialmente aperta alle influenze molteplici americane e russe. Non ci sono confini. Ciascuno si muove per portare via terreno di manovra all'avversario. E' una lotta sotto il tappeto che accompagna il dialogo pubblico. La Kirghisia in particolare è piuttosto un occhio aperto sulla Cina che non uno sfregio alla Russia. 

Su un piano più generale, che tipo di convergenza di interessi esiste tra Russia e Israele? Quali sono i gruppi ed i centri di potere più attivi in Russia pro-Israele? Si può parlare di centri lobbistici (associazioni, think tank, gruppi di pressione, reti accademiche, giornali) che svolgano un ruolo simile a quanto sappiamo avvenire, ad esempio, negli Stati Uniti?
Tutti gli oligarchi rimasti in Russia hanno ottimi rapporti personali con Israele. Ma mi pare che li gestiscano personalmente. Non vedo grandi finanziamenti a think tank, o giornali. Salvo Kommersant. Nulla di simile, comunque alla situazione in America, dove le lobby israeliane sono talmente potenti che spesso non e' chiaro se siano loro a governare gli Stati Uniti. A Mosca queste cose si possono fare, ma con maggiori difficoltà e sempre al riparo da troppa pubblicità.

In questo ambito può esistere una differenza di approccio tra Putin e Medvedev? I due rispondono a logiche differenti?
Su questo punto mi pare che non ci siano indizi di differenze, neppure di stile.

Veniamo al "Dossier Iran". Il capo di stato maggiore russo, il generale Nikolai Makarov, ha più volte dichiarato che sarebbe "disastroso" arrivare ad una guerra con Teheran anche per gli stessi interessi di Mosca. L'atteggiamento della dirigenza politica appare, anche se non esplicitamente, più morbido. Detto brutalmente, secondo lei come finirà con l'Iran e quale sarà l'atteggiamento della Russia?
In caso di attacco contro l'Iran, sia Russia che Cina non faranno nulla. Diranno che non sono d'accordo, condanneranno. Punto e basta. Mosca e Pechino sanno che sia USA che Israele hanno l'opzione pronta. Ma pensano entrambi che per chi attacca sarà una sconfitta politica e psicologica. Forse l'ultima guerra "tradizionale", nel senso di bombardamento a tappeto, che gli USA faranno. Poi ci si preparerà ad altro tipo di scontri, molto più grandi e pericolosi.
Direi che stanno sulla riva del fiume a veder passare il cadavere di Obama.
Del resto più che cercare di dissuadere non possono fare. Altrimenti finirebbero anche loro nel mirino dell'Impero malato. La "morbidezza" che esplicitano e' pura tattica d'immagine. Per accreditarsi come partners. Ma, come l'America non li ha mai considerati partners, così loro pensano che non si possa essere partner con l'America.

di Simone Santini, intervista a Giulietto Chiesa

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