sabato 8 maggio 2010

La crisi europea vista con gli occhi della destra



Atene affonda perché ha un deficit pubblico di circa il 12%, che i mercati giudicano insostenibile. Ma un altro Paese sta in condizioni altrettanto gravi ed è molto più grande della Grecia, dunque potenzialmente molto più destabilizzante: gli Stati Uniti d’America. Sìssignori. Tutti sembrano essersene dimenticati, ma Washington registrerà quest’anno un deficit pari al 12% del Pil, il debito pubblico salirà oltre l’80% ed è destinato a toccare il 100% nel 2012. Numeri da brivido, con un problema. Anzi, due. Gli americani non risparmiano abbastanza, dunque, contrariamente a noi italiani, non sono in grado di finanziare da soli gli acquisti di Buoni del Tesoro: pertanto, oltre la metà del debito pubblico è finanziato da stranieri.

Il secondo problema è che l’America è gravata anche da un enorme debito privato, che, sommato a quello pubblico, raggiunge il 300% del Pil. Un abisso. Conti alla mano, gli Usa, finanziariamente, sono messi peggio dell’Unione europea. Pechino, che è il maggiore acquirente di Buoni del Tesoro Usa, se n’è accorta e ha deciso di ridurre gradualmente la propria esposizione. Da qualche mese i cinesi comprano meno T-bons nella persuasione che il buco Usa sia insostenibile nel lungo periodo; preferiscono l’euro e, soprattutto, l’oro.

Voi direte: e tutto questo che cosa c’entra con la Grecia? C’entra, eccome. Il disimpegno cinese spaventa gli Usa, che devono assolutamente trovare altri acquirenti. Impresa vana, fino a pochi mesi fa. I lettori più attenti ricorderanno che molte banche pronosticavano l’euro a 1,50 o addirittura 1,60.

Ma poi è esplosa la bolla di Atene. Com’è giusto. Quando uno Stato falsifica i conti viene punito dai mercati. A suscitare giustificate perplessità è la drammatizzazione della crisi; è il tentativo di estendere il contagio al Portogallo e alla Spagna, sulla base non di fatti accertati, ma di voci, ipotesi, stime, scanditi dagli annunci di Moody’s, Standard & Poor’s, Fitch, ovvero dalle agenzie di rating che nel 2006 davano triple A ai bonds basati sui mutui subprime.

Tre agenzie che non dovrebbero nemmeno esistere, tanto sono screditate; eppure sono proprio loro, con straordinario tempismo, ad indicare la strada agli speculatori. Che senso ha annunciare, nelle fasi cruciali della crisi greca, che il Portogallo potrebbe subire un lieve downgrading? Perché aggiungere un meno al debito spagnolo in assenza di nuovi elementi? Strane agenzie. Distratte con Lehman, Citigroup, Enron, inflessibili ed esasperanti con Atene, Madrid, Lisbona. Il doppiopesismo impera.

Mi chiedo: che rapporti intrattengono con gli hedge funds? E con la Federal Reserve di Bernanke? E con il Tesoro dell’ammanigliato Geithner? Perché Obama non le ha ancora riformate? Perché l’Europa non crea una propria autorità di controllo? Gli unici incontestabili giudici sulla qualità del debito continuano a essere tre società inaffidabili. Detengono un potere enorme, ingiustificato. Agiscono in una zona grigia, senza contrappesi, senza concorrenza. E in queste ore contribuiscono in modo decisivo a indebolire l’euro, moltiplicare i dubbi sulla sua tenuta, e dunque rivalutare miracolosamente l’indebitatissima America. Di fronte a un’Europa che potrebbe esplodere, molti investitori sono indotti a pensare che tutto sommato siano meglio i Treasury bonds Usa. Un’operazione raffinata che sfrutta la forza dirompente della speculazione e la psicologia dei mercati. Con un obiettivo: sfiancare l’euro per salvare il dollaro. 

Marcello Foa
Fonte: www.ilgiornale.it

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