lunedì 17 maggio 2010

Israele stampa il timbro di "denied entry" sul passaporto di Noam Chomsky


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Noam Chomsky, massimo linguista contemporaneo, e uno degli intellettuali più ascoltati nel mondo, ieri si è visto negare il permesso di entrare in Israele.
Chomsky che era atteso per una lettura all’università Bir Zeit nei pressi Ramallah, è stato respinto all’Allenby Bridge, il valico di frontiera fra la Giordania e Israele, dove e come successe anche a me nell’aprile del 2003, e accade ogni anno a centinaia di attivisti e liberi pensatori che per entrare nella Palestina occupata sono obbligati a mettere piede in Israele.
2 anni fa era successo lo stesso al professore universitario Norman Finkelstein, e subito dopo a Richard Falk, a capo della commissione per i diritti umani dell’Onu.



Stampandogli il timbro di "denied entry" sul passaporto, l’ufficiale israeliano di frontiera ha così motivato a Chomsky il dienigo all’entrata: “al governo d’Israele non piace quello che scrivi”.
"Ti invito a trovare un governo al mondo che ama quello scrivo”, ha risposto prontamente l’ottantunenne intellettuale ebreo.
Ma Israele non è un governo al mondo qualsiasi, e la prassi dell'oppressione alla libertà di pensiero è consolidata da tempo.
A nome del Free Gaza Movement, invito Chomsky sulle nostre barche, anche se ad Hamas non piace quello che scrive, certo non lo rispediranno indietro a nuoto.
Restiamo Umani.
Vik da Gaza city.

di Vittorio Arrigoni

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