martedì 11 maggio 2010

In Russia Italia armata negli affari

La fabbrica di armi italiana Beretta potrebbe presto aprire uno stabilimento in Russia, scrive The Moscow Times, citando un rapporto governativo. Non ci sono per ora conferme da parte italiana: ma un negoziato pare sia stato effettivamente avviato per l’acquisizione di una fabbrica di armi ormai in bancarotta, la Molot (martello), nei pressi della città settentrionale di Kirov.

I russi si aspettano da un eventuale accordo con Beretta il mantenimento dei posti di lavoro e il pagamento dei salari arretrati, che ammontano a circa 8 milioni di euro; nonché la fornitura di una serie di “attrezzi da lavoro” per le forze dell’ordine a prezzi inferiori a quelli di importazione. Beretta infatti è già presente sul mercato russo con alcune pistole incluse dal ministero dell’interno russo tra quelle assegnabili d’ordinanza agli agenti, ma il numero di “pezzi” venduti ogni anno è ancora molto piccolo – così come accade anche agli altri produttori di armi da fuoco individuali stranieri – perché il mercato è da sempre completamente dominato dai produttori locali. L’apertura di una grossa fabbrica in Russia significherebbe quindi per Beretta “sfondare” in un mercato ancora praticamente “vergine” e molto ben disposto. Secondo gli esperti infatti i modelli di armi individuali (soprattutto pistole) prodotti dalle aziende russe non sono adatti alle più recenti esigenze delle forze di polizia – che nell’insieme dei vari corpi assommano a oltre un milione di unità – e dunque all’orizzonte ci sono affari molto consistenti. Infatti gli esperti russi sostengono che, “dati i rapporti privilegiati che l’Italia ha con Mosca rispetto agli altri paesi occidentali”, è molto probabile che a Beretta vengano garantite, in caso di insediamento in Russia, grosse commesse da parte dei corpi armati dello stato.

di Astrit Dakli

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