martedì 18 maggio 2010

Il giacimento petrolifero di Maysan, nel sud-est dell’Iraq, a cinesi e turchi

Il futuro del petrolio iracheno ha gli occhi a mandorla. Saranno i cinesi della China National Offshore Oil Corp. (CNOOC), assieme ai turchi della Turkish Petroleum Corporation (TPAO), a sviluppare il giacimento petrolifero di Maysan, nel sud-est dell’Iraq, che ha riserve per 2,6 miliardi di barili.
 L’intesa è stata siglata oggi a Baghdad, alla presenza del ministro iracheno del Petrolio, Hussein al-Shahristani. 


La CNOOC, capofila del consorzio, detiene il 63,75 % delle sue quote, la TPAO l’11,25 per cento; il restante 25% è della compagnia petrolifera di Stato irachena.

La TPAO, compagnia petrolifera di Stato turca, subentra alla cinese Sinochem, in origine partner della CNOOC, che ha deciso di abbandonare il consorzio dopo aver rifiutato il prezzo offerto dal governo iracheno: 2,3 dollari per ogni barile prodotto. 

Il giacimento di Maysan (che si trova in parte sul confine con l’Iran) è composto da tre unità: Fakka, Buzurgan, e Abu Ghrab: il target di produzione fissato dall’alleanza CNOOC-TPAO prevede che nel giro di sei anni da queste vengano estratti 450mila barili al giorno rispetto agli attuali 100mila.



Un successo per Baghdad


L’accordo concluso oggi è un successo per il governo di Baghdad. 

Il giacimento di Maysan era stato incluso nel primo round di gare d’appalto petrolifere, tenutosi il 30 giugno 2009. Allora il consorzio  CNOOC-Sinochem aveva chiesto un compenso di 21,4 dollari al barile. Ora Sinochem è uscita, sostituita dai turchi, e la cifra finale accettata è quasi un decimo di quella originariamente richiesta.

Quello per Maysan è l’undicesimo accordo firmato dall’Iraq con compagnie petrolifere internazionali con l’obiettivo di aumentare notevolmente la produzione di greggio – che è ferma a 2,4 milioni di barili al giorno. 

Il contratto - un “contratto di servizio” (nel quale cioè la compagnia straniera viene pagata per il lavoro fatto, senza partecipare agli utili della produzione) della durata di 20 anni rinnovabili per altri cinque - fa della Cina il principale operatore straniero nel settore del petrolio in Iraq – con cinque accordi firmati dal 2008 a oggi. 

Uno di questi è quello per Rumaila, il maggiore giacimento iracheno (riserve per quasi 18 miliardi di barili), che la China National Petroleum Corp. (CNPC) svilupperà in partnership con la BP.

E’ stata la CNPC la prima compagnia petrolifera straniera ad aggiudicarsi i diritti per lo sviluppo di un giacimento nel “nuovo Iraq”, con la conferma dell’accordo per al-Ahdab (un contratto che risaliva ai tempi di Saddam Hussein) – un affare da 3 miliardi di dollari, concluso nel 2008.



La soddisfazione dei cinesi


Soddisfazione è stata espressa oggi a Baghdad, dopo la firma dell’accordo, dal presidente della CNOOC.

“E’ qualcosa che volevamo da molto tempo”, ha detto Yang Hua ai giornalisti. "Siamo più che disposti a condividere la nostra esperienza con gli iracheni nel processo di sviluppo delle infrastrutture relative al petrolio e al gas".

L’ambasciatore cinese in Iraq, Chang Yi, ha sottolineato che Pechino sta incoraggiando le compagnie cinesi a investire in Iraq.

La motivazione: "L’economia cinese sta crescendo rapidamente e ha un bisogno assai urgente di importare greggio, e l’Iraq è uno dei principali Paesi produttori".

di O.S.

Fonti: Wall Street Journal, Associated Press, Agence France Presse

Comparso su Osservatorio Iraq

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