sabato 15 maggio 2010

Il celebre fiume Giordano entro l'anno prossimo non esisterà più


Il fiume Giordano, ridotto a uno scarico di liquami dopo il lago di Tiberiade, potrebbe ben presto prosciugarsi del tutto; una cooperazione tra Israele, Giordania e Palestina potrebbe salvare uno dei fiumi più sacri del mondo – scrive la giornalista israeliana Orly Halpern

In circostanze normali, durante i tour in autobus la guida fa diverse soste intermedie per i turisti. Ma mentre ci allontaniamo da Gerusalemme in direzione delle Montagne della Giudea e dello spazio aperto della Valle del Giordano, la nostra guida ha chiesto ai partecipanti di usare il bagno della prima stazione di servizio in cui ci saremmo fermati, perché avremmo evitato tutti gli altri servizi igienici fino al nostro arrivo al lago di Tiberiade.
“Tutte le acque nere delle comunità che vivono lungo il Giordano finiscono direttamente nel fiume, e noi vogliamo evitare di aggiungervi le nostre”, ha detto Gidon Bromberg con un sorriso ironico.
Bromberg è il co-direttore israeliano di Friends of Earth Middle East (FoEME), un’organizzazione ambientalistica non-governativa israelo-palestinese-giordana che sta facendo progressi sorprendenti nella crisi ambientale più delicata che stia minacciando Israele, Palestina e Giordania: la crisi idrica. 
FoEME ha organizzato il tour per insegnare ai giornalisti cosa significhi distruggere il celebre fiume Giordano, e per condividere i risultati di due studi rivoluzionari da essa pubblicati, i quali individuano per la prima volta un modo per salvare il fiume – sia in termini di quanta acqua è necessaria, sia delle fonti da cui essa dovrebbe provenire.
Gli studi rivelano che attraverso la cooperazione tra Israele, Giordania e Palestina, il fiume può essere salvato – e la stessa FoEME offre un esempio di tale cooperazione.
Abbandonato e trascurato
Abbiamo percorso la sponda occidentale del fiume Giordano lungo la Strada 90, che attraversa sia la parte palestinese che israeliana della Valle del Giordano.
La nostra prima sosta è stata Qasr El-Yahud, che tradotto dall’arabo significa Castello degli Ebrei.
Il nome è fuorviate. In realtà è un sito cristiano estremamente sacro, dove un gruppo di antiche chiese è ubicato vicino alle rive del Basso Giordano, proprio a nord del Mar Morto. In arabo è chiamato al-Maghtas (il luogo del Battesimo).

Molti credono che questo sia il posto in cui fu battezzato Gesù.
Fino alla guerra del 1967, i pellegrini vi si recavano quotidianamente, ma da allora Israele ha chiuso il sito al pubblico per ragioni di sicurezza.

I militari hanno aperto i cancelli e il nostro autobus ha oltrepassato due reticolati che si estendono lungo tutto il confine. Siamo quindi passati attraverso le basse colline aride verso il fiume.
Avvicinandoci, abbiamo visto antiche chiese su entrambe le sponde. Apparivano così com’erano: abbandonate e trascurate da oltre 40 anni.
Un rivolo d’acqua fetida
Abbiamo parcheggiato vicino al fiume e siamo scesi lungo gli scalini che conducono al molo sulla riva del fiume. Uno sguardo al fiume, e abbiamo capito la ragione del viaggio.
Era in uno stato pietoso. Il fiume Giordano, malgrado la sua fama, era un ripugnante rivolo d’acqua brunastra che scorreva gorgogliando verso sud.

Sull’altra sponda, ad appena pochi metri da noi in Giordania, su un pontile di legno simile al nostro c’era un viavai di turisti. Un pellegrino russo ha indossato una tunica bianca ed è entrato lentamente nell’acqua. Bromberg, che ci stava spiegano come e perché il fiume da un’impetuosa serie di rapide si fosse trasformato in un rivolo fetido, si è interrotto a metà della frase mentre noi guardavamo inorriditi.
Un tempo il fiume Giordano aveva una portata annuale di 1,3 miliardi di metri cubi d’acqua. Era largo 25 metri, fiancheggiato da salici e pioppi, e ricco di pesci che potevano essere mangiati.
Come avremmo visto più tardi durante il nostro viaggio in autobus, l’acqua del fiume Giordano non viene più dal Lago di Tiberiade ma dalle fognature, dagli scarichi agricoli contaminati e dalle acque saline che vi vengono scaricate.

Salvare il fiume
Gli studi di FoEME sono i primi a mostrare con quale urgenza occorra recuperare il fiume Giordano. Secondo uno studio sulla qualità dell’acqua diffuso dall’ONG il 3 maggio, il fiume potrebbe tornare alla vita con 400 milioni di metri cubi (mmc) di acqua pulita ogni anno.
Ma chi fornirebbe l’acqua, e da dove verrebbe?

Secondo FoEME, 220 mmc dovrebbero essere forniti da Israele, 100 dalla Siria e 90 dalla Giordania. “Questi calcoli si basano su chi, storicamente, ha attinto al fiume, ed in quali quantità”, ha spiegato Bromberg mentre ce ne stavamo seduti davanti al fiume.
 
“Israele si è preso il 46% della portata storica. Dunque può restituire almeno questa quantità e, data la sua [solida] situazione economica, può restituirne anche di più”.

Un secondo studio della FoEME – redatto congiuntamente da economisti israeliani, giordani palestinesi – ha calcolato la quantità d’acqua che potrebbe essere risparmiata attraverso diversi meccanismi, ed il loro rapporto costi-benefici.
Esso ha concluso che oltre un miliardo di metri cubi d’acqua potrebbe essere risparmiato dalla quantità di acqua dolce usata da Israele, Giordania e Palestina. Israele potrebbe risparmiare 800 milioni di metri cubi, la Giordania oltre 300 milioni e la Palestina più di 100 – tutto ad un costo economicamente sostenibile.
 
L’analisi economica ha elencato diversi modi per incrementare l’approvvigionamento e ridurre la domanda nella maniera più efficiente; FoEME ha lavorato con israeliani, palestinesi e giordani per incoraggiarli alla cooperazione in modo da salvare il fiume a loro caro.

Acqua benedetta?
Abbiamo proseguito verso nord, lasciandoci sulla sinistra un castello dei crociati, e abbiamo superato il ruscello di Erode, un affluente del fiume, che oggigiorno è contaminato dalle acque degli allevamenti ittici israeliani, piene di mangimi, ormoni e escrementi di pesce.
La nostra destinazione successiva era l’inizio del Basso Giordano in coincidenza con il Lago di Tiberiade.
Con nostra grande sorpresa, abbiamo presto scoperto che il fiume finisce quasi subito dopo il punto in cui nasce.

L’autobus ha poi svoltato in una strada polverosa e si è fermato di fronte alla diga di Alumot, un semplice mucchio di sporcizia a soli due chilometri dall’inizio del fiume.
Sul lato nord della diga, grossi macchinari pompavano acqua fresca nelle condotte idriche nazionali di Israele, che forniscono agli israeliani un quarto o anche un terzo del loro fabbisogno di acqua corrente.
Sul lato sud della diga una grande conduttura riversava acqua di scarico giallo-brunastra che gorgogliava e spumeggiava immettendosi nel letto del fiume. La puzza era insopportabile.
Si trattava del punto in cui finiva l’acqua limpida proveniente dal Lago di Tiberiade e incominciavano le acque di scarico delle fognature dei 15.000 israeliani che vivono attorno al lago.

Lungo il corso del fiume, le acque nere di altri 15.000 israeliani che vivono nell’Alta Valle del Giordano, di 6.000 coloni israeliani, di 60.000 palestinesi e di 250.000 giordani forniscono la maggior parte dell’acqua del Basso Giordano.
“Nessuno può dire che questa sia acqua benedetta”, ha detto Bromberg con un tono carico di apprensione.
“Il fiume Giordano si è trasformato in cacca benedetta… e Qasr A-Yahud [il sito in cui si pensa Gesù sia stato battezzato] è a soli 100 chilometri da qui”.

Volontà politica
Ma FoEME è fiduciosa che questa situazione cambierà. Ora con la recente pubblicazione di questi studi, Israele, Giordania e Palestina hanno le informazioni di cui hanno bisogno per salvare il fiume. Hanno solo bisogno di una buona dose di volontà politica.
FoEME ha dimostrato che la perseveranza, la cooperazione tra tutte le parti in causa, e la pubblica consapevolezza ottenuta grazie ai media, possono aiutare a generare un cambiamento.
Il lavoro che FoEME ha fatto con i consigli locali e i media ha creato un’indignazione generale che di conseguenza ha convinto le autorità locali dei dintorni del Lago di Tiberiade a costruire finalmente un impianto di depurazione delle acque di scarico, che tratterà i materiali di scarto e utilizzerà quell’acqua per altri scopi.
Paradossalmente l’impianto, che dovrebbe essere completato a breve, decreterà la fine del fiume.
Bromberg mette in guardia: “Nel 2011 l’impianto di depurazione delle acque sarà completato e non scorrerà più acqua da qui al fiume Giordano – e questa è la sua principale fonte d’acqua. Il tempo a disposizione sta finendo”. 


di Orly Halpern
Orly Halpern è una giornalista israelo-americana; conoscitrice della lingua e della cultura araba, ha seguito la seconda intifada, e la guerra in Iraq; ha scritto per diversi giornali israeliani ed americani
Comparso in versione italiana su Medarabnews.com

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori