giovedì 13 maggio 2010

I "pellegrinaggi" della coca


Era un luogo davvero insospettabile, la base dell'organizzazione internazionale dedita al traffico di cocaina appena sgominata dai carabinieri del Comando provinciale di Piacenza: un convento di suore situato nel centro di Milano. L'idea geniale per mascherare deposito di droga e traffico era venuta ad alcuni affiliati alle cosche calabresi Pelle-Vottari e Coco-Trovato, legate a due cartelli colombiani della droga. Per "coprire" gli spostamenti della cocaina, venivano organizzati falsi pellegrinaggi.
 A finire in manette sono state 33 persone in tutto, altre 80 denunciate, ed è stata sequestrate una considerevole quantità di stupefacente, circa 30 chili di cocaina purissima. Secondo gli investigatori il custode del convento, un sudamericano incensurato, avrebbe organizzato pellegrinaggi ai quali si univano dei suoi complici che, fingendo di essere dei fedeli, trasportavano la cocaina nei breviari e in altri oggetti nascosti nel bagagli a mano.
Non solo. C'è qualcosa di più grave dietro il traffico di droga. Infatti, dalle indagini è emerso anche che dei fondi FAO, il Fondo Mondiale per l'Alimentazione, fondi destinati allo sviluppo della pesca in aree povere dell'Africa, siano stati "illegalmente percepiti" e usati dalla stessa banda per realizzare una base di stoccaggio della cocaina in Ghana. Con buona pace per la fame nel mondo.
Sempre secondo gli investigatori, era proprio l'insospettabile custode del convento, ad essere uno dei capi della potente organizzazione internazionale di trafficanti di cocaina. Dalle indagini è emerso che utilizzava il convento come base per le sue operazioni e organizzava i viaggi dei corrieri della droga dalla Colombia, mascherandoli come pellegrinaggi. Pellegrinaggi in abito talare, perché i corrieri, fingendosi sacerdoti e religiosi, nascondevano e trasportavano la cocaina eludendo un bel po' di controlli aeroportuali, dove è un po' difficile che perquisiscano un sacerdote. L'uomo è stato arrestato tra lo stupore delle suore, che tra una preghiera ed un'altra hanno anche mormorato che era un brav'uomo e che, naturalmente, non si erano mai accorte di nulla.
E' stato proprio a partire da questi strani pellegrinaggi dall'America Latina all'Italia che i carabinieri di Piacenza, sotto il coordinamento delle DDA di Bologna e Milano, sono riusciti, nell'arco di ben tre anni, a capire come funzionava il meccanismo. Quelli che risultavano come pellegrini, diretti in Italia per un periodo di preghiera, trafficavano la cocaina stoccandola prima in Ghana e trasportandola poi in Italia. Proprio dietro la base africana ci sarebbe nascosta la pericolosa truffa alla FAO: l'organizzazione avrebbe,infatti, mediante dei prestanome, richiesto un finanziamento proprio alla FAO. I prestanome hanno presentato la documentazione di una società di import-export, che avrebbe dovuto sviluppare il mercato ittico in Africa e contribuire a salvare dalla fame chi non ha da mangiare. E, incredibilmente, il finanziamento l'hanno ottenuto.
Come non bastasse, secondo gli inquirenti era "già in fase esecutiva un accordo commerciale tra i trafficanti piacentini e alcuni narcos appartenenti ai cartelli colombiani, per destinare ingenti investimenti in termini di mezzi e capitali" nella costituzione di una nuova base operativa in Ghana, demandata allo stoccaggio di partite di cocaina da introdurre successivamente in Europa. Magari anche questa a spese della FAO. Sempre secondo la DDA, la banda era costituita principalmente non dai "soliti" calabresi, come si usa dire spesso in nord Italia, ma da trafficanti piacentini "dediti al rifornimento di ingenti partite di cocaina attraverso il contatto con elementi appartenenti a dirette articolazioni di 'ndrine calabresi attive sul territorio lombardo".
Sequestrata anche una casa ad Alemanno San Bartolomeo, in provincia di Bergamo: secondo gli inquirenti, ospitava il laboratorio clandestino per la raffinazione della droga, poi smerciata nelle province di Milano, Bergamo, Brescia, Varese, Lecco, Lodi, Parma, Piacenza e La Spezia. Naturale l'imbarazzo manifestato da persone vicine alla FAO: si tratta di uno “smacco” che andava evitato assolutamente.
Tra gli arrestati ci sono anche alcuni rispettabilissimi imprenditori piacentini, primo tra tutti il titolare di una ditta di autotrasporti di Alseno, e altri suoi colleghi della Valdarda che erano riusciti, secondo i carabinieri, ad avere il contatto, tramite un intermediario anche lui arrestato, con le cosche calabresi che gestiscono il traffico di droga in Lombardia. In particolare sono emerse collaborazioni con la famiglia dei Vottari, il cui nome ricorre anche nella strage di Duisburg di due anni fa.
Sembra un'instancabile corsa, quella tra Stato e narcotrafficanti: corsa ai metodi più forti per contrastare i traffici da un lato, e per eludere i controlli dall'altro. E’ con l'inasprirsi di questi ultimi, che la corsa si sposta su piani sempre più fantasioni. Stavolta si è pensato, come copertura, ad un giro di pellegrinaggi, di viaggi di preghiera, di breviari e crocifissi, ad un convento; e si è pensato a estorcere soldi alla FAO, travestendosi da pii aiutanti dei bambini affamati africani. Tanto ingegnoso quanto insospettabile. E la prossima volta? Quale sarà la prossima invenzione?
di Alessandro Iacuelli

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