lunedì 10 maggio 2010

Gazprom e Naftogaz Ukrainy, ovvero la fusione russo-ucraina del gas


Venerdì 30 aprile. A Sochi si è tenuto un incontro al vertice tra Russia e Ucraina. I due capi di governo, Vladimir Putin e Nikolay Azarov, incontrano la stampa per le dichiarazioni di rito. Tutto procede come da protocollo quando il premier russo, che ha già parlato, riprende il microfono per un annuncio: "(Nel corso del vertice) abbiamo parlato di integrazione in ambito nucleare e siamo pronti a fare lo stesso anche per quanto riguarda il gas, vale a dire a fondere Gazprom e Naftogaz Ukrainy".


La fusione. La delegazione di Kiev trasecola: non è vero che abbiamo parlato di questa ipotesi, dirà più tardi il portavoce del premier. Il sasso, comunque, è stato lanciato. Ne parleranno questa settimana il ministro dell'Energia russo, Sergei Shmatko, il suo omologo ucraino Yuri Boiko e i numeri uno delle due compagnie, Alexei Miller (Gazprom) e Yevhen Bakulin (Naftogaz).Non c'è ancora nulla di concreto, per gli economisti si tratta di un'ipotesi irrealizzabile eppure vale la pena spenderci due parole. Perché Gazprom non è solo la società pubblica che controlla l'estrazione e l'esportazione del gas russo ma è di fatto lo strumento con cui Mosca negli ultimi anni ha ridisegnato la sua politica diplomatico-strategica in chiave neoimperiale e la fusione avrebbe un impatto strategico enorme. Per capire perché occorre approfondire il contenuto dell'offerta e contestualizzarla. Riducendo ai minimi termini, Gazprom metterà sul tavolo il ripianamento del debito della società ucraina (2,8 miliardi di dollari) e l'accesso alle sue risorse energetiche, chiedendo in cambio a Naftogaz la proprietà, totale o parziale, della sua rete di distribuzione, cioè di quelle pipeline attraverso le quali passa l'80 percento del gas che la Russia vende all'Europa, pari al 40 percento del fabbisogno totale di quest'ultima. Una percentuale che nel 2030 salirà di 20 punti. La dipendenza dal gas russo è una risorsa - e un'arma - che Mosca ha dimostrato di saper usare bene.


Impatto geopolitico. Le due crisi energetiche russo-ucraine del 2006 e 2009, che lasciarono al gelo mezza Europa per settimane, hanno dimostrato la rilevanza strategica della rete ucraina. Un'eventuale joint venture tra Gazprom e Naftogaz eliminerebbe il rischio di ulteriori black out energetici ma taglierebbe le gambe a qualsiasi alternativa al monopolio di Mosca, un obiettivo strategico al quale la Russia ha lavorato con pazienza e che ormai ha quasi centrato. Giocando col prezzo del gas (pagando di più per il gas proveniente da Caucaso e Asia Centrale), la Russia si è assicurata la fedeltà degli altri grandi produttori di idrocarburi come Azerbaijan, Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan, le cui reti energetiche sono già controllate da colosso russo. Così Gazprom ha liquidato la minaccia del Nabucco, il progetto di gasdotto sponsorizzato da Unione Europea e Stati Uniti che ambiva a rompere il monopolio di (e la dipendenza da) Mosca nella fornitura di gas, rimasto senza fonti di approvvigionamento.
Allo stesso modo, la fusione neutralizzerebbe anche il progetto denominato White Stream (gasdotto proposto del precedente governo ucraino, filoccidentale, che correrebbe dalla Georgia alla Romania, attraverso il Mar Nero), perché Kiev non avrebbe più interesse nel far concorrenza a Gazprom se Naftogaz vi si fondesse. Inoltre, l'Ucraina rinuncerebbe a investire in proprio sulle sue imponenti riserve di gas, che finirebbero (anche queste) sotto il controllo del Cremlino. 
L'Ucraina ha ancora uno spazio di manovra? Probabilmente no. Il perché lo ha spiegato con chiarezza l'analista Valentin Zemlyanskyin: "Se Kiev dovesse rifiutare la proposta russa, dopo l'inaugurazione di South Stream (il gasdotto che serve l'Europa meridionale bypassando il Paese, pronto nel 2015) l'industria energetica ucraina morirà". Anche la modalità con cui Putin ha dato l'annuncio del progetto - senza consultarsi con i suoi partner - fa capire quali saranno i rapporti di forza tra Gazprom e Naftogas: ciò che si scrive fusione, si leggerà assorbimento. In sostanza, Kiev potrà scegliere se allearsi con Mosca o condannarsi all'irrilevanza e alla povertà. L'opposizione al presidente filorusso Yanukovich è sul piede di guerra (per Yulia Timoshenko parla di un piano per distruggere il Paese). Washington segue con preoccupazione. L'Europa, dal canto suo, è alle corde. Non ha una politica energetica comune e le conseguenze si vedono e si vedranno ancor di più in futuro.


di Alberto Tundo

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori