mercoledì 12 maggio 2010

Gamberi al greggio a Grand Isle (Louisiana)

Il bar del ristorante «Boudreaux» di Larose, sul delta del Mississippi, fa happy hour dalle 5 alle 7, e mai promozione fu meno azzeccata. Malgrado il grande gambero gonfiabile sistemato davanti per attirare i turisti, le notizie sulla «shrimp season» infatti sono pessime e l’umore è tutto fuorché roseo.
La stagione della pesca al gambero, su cui in gran parte si regge l’economia
di questo vasto hinterland acquitrinoso, è stata azzerata dal divieto di pesca diramato per l’intero litorale della Louisiana. Normalmente da questa settimana i pescherecci che stavano ultimando i preparativi quando è saltato il Deepwater Horizon, sarebbero usciti sui ricchi banchi del Golfo. Invece rimangono all’ancora nei numerosi porticcioli e nei canali dove ondeggiano davanti alle case dei pescatori che dai primi due mesi dell’estate traggono un anno di guadagno.
Ora sono costretti a seguire i bollettini in radio e televisioni che riportano
notizie contrastanti, incomplete e a volte contradditorie sugli sviluppi di una calamità che rimane in gran parte invisibile da terra. Un certo numero di
pescherecci sono stati ingaggiati per assistere alle operazioni di bonifica in base a contratti bisettimanali. I pescatori vengono invitati a segnalare la disponibilità all’impiego delle proprie imbarcazioni, ma sui talk show va in onda la frustrazione di quelli, centinaia, che dopo aver fatto la fila per cercare di ammortizzare le spese di armatura non hanno più avuto notizie.
Stessa situazione per gli eventuali indennizzi. Gli uomini della British Petroleum
(Bp) hanno chiesto di sottoporre gli estremi – e la copia delle dichiarazioni delle tasse per calcolare eventuale rimborsi dei redditi svaniti - ma il ricordo del caso Exxon Valdez, molto rievocato qui, suscita non poche preoccupazioni che le aziende responsabili finiscano per adottare la stessa tattica di resistenza
passiva. In Alaska alla sentenza iniziale che ordinava un risarcimento di 50
miliardi di dollari, seguirono ricorsi e appelli che finirono per ridurre gli indennizzi
ameno di 15.000 dollari per pescatore, alcuni dei quali non ancora pagati.
Nella rada di Prince William intanto ci sono ancora tracce di petrolio e la pesca non è mai ripartita. È lo scenario da incubo che alcuni temono ora anche per il Golfo, dove circa diecimila pescatori (compresa una numerosa comunità di vietnamiti giunti dopo la guerra) alimentano un settore il cui indotto comprende 174 aziende di lavorazione e 255 grossisti che forniscono gran parte del paese. Un'industria i cui lavoratori vivono sotto la soglia federale della povertà a un tasso triplo quello nazionale. Il record negativo in questo senso (un terzo degli abitanti ufficialmente «poveri») appartiene a Grand Isle – una striscia di sabbia che è l’estremo lembo di terra di Jefferson Parish e di solito il primo sulla traiettoria degli uragani; sarebbe anche la prima a venire investita se la macchia passasse ad ovest della foce del Mississippi.
È l’incubo dei pescatori, che a riposo forzato passano il tempo a lavorare sulle
barche e a chiacchierare nei bar locali, argomento unico la massa di petrolio
che a largo continua a sgorgare e che ha cambiato, forse per sempre, la loro vita. Oggi in particolare si discute la rivelazione che la Transocean (operatore svizzero contrattato dalla BP per le operazioni sulla Deep Ocean) ha ritardato di 15 ore i soccorsi ai superstiti sulla piattaforma dopo l’esplosione, assemblando una squadra di legali e imponendo successivamente ad ognuno di loro di firmare un documento dichiarando di non aver subito danni per evitare querele.
Ora naturalmente queste stanno arrivando e alla TV passano già gli spot degli
avvocati che offrono consulenze legali ai pescatori. Non sarà troppo difficile
convincere molti di loro a passare a vie legali contro la società che gli ha tolto
ogni mezzo di sostentamento e che nel solo primo trimestre ha dichiarato utili
per 6 miliardi di dollari. Un tribunale federale di Washington sta già vagliando
almeno 65 azioni class-action di pescatori, operatori turistici, ristoratori e cittadini in quella che in America potrebbe diventare la più grande azione civile della storia. Ma almeno per il momento l’alleato migliore dei pescatori sembra essere il Mississippi, il fiume il cui flusso aiuterà a respingere la marea e tenerla lontana da gamberi e ostriche, almeno un giorno in più.


di Luca Celada

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