mercoledì 31 marzo 2010

Il sogno, l'incubo la realtà, la solitudine della Grecia


"Sai che qualche notte prima del summit europeo del 25 marzo ho sognato che non solo ci cacciavano dalla zona dell'Euro ma anche dall'Unione Europea? Al risveglio ero agitatissima, eppure quasi mi dispiaceva che l'incubo fosse finito perché, nel sogno, almeno eravamo morti e l'agonia era terminata. Le ipotesi, gli scenari, le notizie che si sono inseguite per giorni mi hanno stremata''. Parlo con Caterina, è bella con quei suoi occhi grandi sempre attenti ad un pensiero che viene improvviso e, prima che prenda forma, già scompare. Caterina fa l'avvocato a Kalamàta, ogni tanto viene ad Atene, stiamo bevendo uno dei più costosi caffè d'Europa (un espresso di tre Euro e mezzo, mediamente) sotto il sole di una Primavera giustamente indifferente ai casi dell'umanità. Le dico, divagante, che sarà costoso bere un caffè in Grecia ma è anche vero che in nessun altro posto ti lasciano occupare un tavolino per tutto il tempo che vuoi, senza importune domande circa la prossima ordinazione. La mia osservazione non attacca, anzi, quasi irrita Caterina. Lei dalla parte dei turisti non ci sta, non ora, che dobbiamo pensare a noi. Noi che beviamo il caffè, in una soleggiata Atene che aspetta i risultati del vertice di Bruxelles. Ci daranno una mano i soci europei?
"Quella cancelliere tedesca si è proprio incattivita con noi''. No, Caterina, cerco di spiegare, ‘'Angela Merkel non ce l'ha con la Grecia specificamente, solo la Grecia per troppi anni non ha ubbidito e ora ne deve pagare le conseguenze. Se a questo aggiungi una buone dose di cecità politica da parte tedesca, capisci come il futuro di tutta l'Unione non sia proprio roseo e i casi di questo paese potrebbero essere l'inizio della fine per molti, se non tutti''. ‘'La Grecia è solo una vittima'', mi liquida Caterina, mentre l'amore, tutto ellenico, per ipotesi di cospirazione internazionale ai danni nostri, che abbiamo sopportato il prezzo del caffè per tanti anni, rimonta sempre più sulla superficie.
Caterina fa finta di non capire l'ironia delle parole, eppure continuo: ‘'Era questione di tempo, prima che la bolla scoppiasse. Distrutta dall'ago speculatore dei mercati internazionali, ma era pur sempre una bolla; ricorda le Olimpiadi, ai soldi buttati via allora per farci belli''. Caterina addenta il suo panino, non dice nulla. Guarda un pensiero, poi quello se ne va. Si stira la gonna, l'avevamo presa insieme, in un passato che pare tanto remoto.
Non ho che da continuare, voglio capire come sia la crisi per lei, oltre i conti in tasca, oltre il lavoro se, per esempio, Caterina sia una di quelle persone, e pare che siano state tante che, nei giorni precedenti al poi raggiunto accordo ‘'salva Grecia'' del summit, sia corsa in banca per prelevare tutti i suoi risparmi per metterli in una cassetta di sicurezza; glielo chiedo, per sentirmi rispondere, dalla Sibilla, che se fosse arrivato solo il Fondo monetario internazionale, l'euro presto non sarebbe stato la moneta corrente di questo Stato. Già, circolava un'altra voce, poi smentita, che la Zecca di Stato avesse ripreso a coniare dracme.
‘'Il Fondo monetario non arriva da solo, ma dietro ai nostri amici europei. Così stabilisce il meccanismo europeo nato il 25 marzo, Caterina'', la sostanza forse non cambia molto. Caterina risponde senza pensarci: "Noi di questo meccanismo, come lo chiami tu, avremo bisogno prima o poi. Attraverso la Grecia, il Fondo entrerà nella zona Euro, solo o in compagnia. Mi pare che il mio incubo durerà ancora a lungo''. Non so darle torto, la Grecia già cerca nuovi prestiti, cinque miliardi questa settimana, poi si vedrà. Alternative non paiono esserci e bere un caffè, sotto a questo sole, quasi mi da fastidio.
Intanto la Pasqua si avvicina, quest'anno in concomitanza con quella cattolica, gli statali hanno già visto decrescere la loro indennità pasquale, l'incremento dell'IVA grava già gli scaffali dei negozi, il mercato nazionale è in fase di arresto, la Grecia cerca nuovi prestiti e il silenzio imbarazzato della società non è di buon presagio.

di Margherita Dean

Fonte: PeaceReporter

69 domande impossibili e un dubbio amletico


Ne ho selezionate 69, un bel numero, sai, lo ying e yang e infinite altre evocazioni. Sono 69 domande impossibili, che non vengono mai formulate a voce alta, solo per sussurri. Sono domande alte e domande bassissime, intelligentissime e stupidissime. Sono impossibilissime. Sessantanove, più un dubbio. Naturalmente i lettori potranno formularne tante anche loro.


69 domande impossibili:

1. Perché fu rapito Aldo Moro e non Giulio Andreotti?
2. Perché è stato Giorgio Napolitano il primo ex comunista a diventare Presidente della Repubblica italiana?
3. Perché al-Qa‛ida non compie attentati contro la Raytheon o Goldman Sachs?
4. Perché Simona Ventura è definita da tutte le colleghe "una grande professionista"?
5. Perché il presidente bielorusso Lukashenko ha regalato a Berlusconi un vecchio dossier del KGB?
6. Perché è stato Giorgio Napolitano il primo ex comunista a diventare ministro dell'Interno della Repubblica italiana?
7. Perché le amiche del trans Brenda non affollano più i salotti televisivi?
8. Perché di Cesare Battisti si pretende l'estradizione e di Delfo Zorzi no?
9. Perché gli studenti della Columbia University, laureatisi lo stesso anno di Barack Obama, non lo hanno mai visto frequentare alcun corso?
10. Perché non si concede l'amnistia al generale Maletti e lo si fa rientrare dal Sudafrica a patto che dica tutta la verità sulla strategia della tensione?
11. Perché Paolo Guzzanti inveisce contro il Presidente del Consiglio?
12. Perché Claudia Koll ha trovato il Signore e il Signore ha trovato Moana Pozzi?
13. Perché il Signore ha trovato anche Olof Palme?
14. Perché non si parla più di Scaramella e dei suoi amichetti?
15. Perché la banda della Uno Bianca usava le stesse tecniche militari della banda del Brabante-Vallone?
16. Perché il banchiere socialista Nerio Nesi era nel comitato centrale di Rifondazione Comunista nel 1998?
17. Perché i due maggiori paesi produttori di eroina al mondo sono l'Afghanistan e la Colombia?
18. Perché fra tutte le stragi della strategia delle tensione si conoscono con certezza solo i responsabili di Peteano?
19. Perché Muhammar Gheddafi ha trovato il Signore e il Signore ha trovato Thomas Sankara?
20. Perché il governo jugoslavo acconsentì alla secessione della Slovenia nel 1991 e invece scoppiò la guerra con la Croazia?
21. Perché il Messico è così vicino agli Stati Uniti e così lontano da Dio?
22. Perché Brunetta dice sempre mezze verità?
23. Perché Tremonti chiede a Bersani se intende stampare altre banconote a debito e questi si arrabbia in modo furente?
24. Perché se Gabriele Polo e Riccardo Barenghi sono stati direttori de «il manifesto» non lo è stato anche Piero Sansonetti?
25. Perché Michael Ledeen parla bene l'italiano?
26. Perché Edward Luttwak parla bene l'italiano?
27. Perché Bruno Vespa non ha fatto il plastico delle Torri Gemelle che crollano?
28. Perché Emilio Fede è ancora in TV?
29. Perché Milena Gabanelli è ancora in TV?
30. Perché, volendo, non potrei aprire un conto corrente allo Ior?
31. Perché Cristo è vissuto 33 anni e Albino Luciani è stato papa per 33 giorni?
32. Perché la Corea del Nord è continuamente devastata da alluvioni?
33. Perché il 26 dicembre 2003 ci fu un disastroso terremoto nella città di Bam in Iran e il 26 dicembre 2004 ci fu lo tsunami nel sud-est asiatico?
34. Perché Francesco Cossiga può dire tutto ciò che vuole tanto nessuno lo prende sul serio?
35. Perché i baschi, i corsi, e i curdi non diventano tutti kosovari?
36. Perché la Banca d'Italia è un "ente di diritto pubblico" se lo stato ne detiene il 5% e il resto è privato?
37. Perché Enrico Cuccia girava sempre senza scorta e nessuno gli ha mai tirato una statuetta del duomo in faccia?
38. Perché il generale Dalla Chiesa, tra il 1976 e il 1978, lasciò il nucleo anti-terrorismo per essere designato al servizio sicurezza degli istituti di prevenzione e pena?
39. Perché "Prima Linea" uccise il giudice Emilio Alessandrini?
40. Perché i cinque milioni di profughi palestinesi non si convertono all'ebraismo e così possono tornare in Palestina?
41. Perché non mettiamo una bomba (anche di merda) al Grand Hotel di Rimini e poi invadiamo San Marino?
42. Perché da quando è morto Rino Gaetano il cielo ha smesso di essere sempre più blu?
43. Perché il simbolo di Milano è un rettile coronato che genera un bambino dalla bocca?
44. Perché i partigiani hanno ucciso Giovanni Gentile?
45. Perché i partigiani hanno ucciso Nicola Bombacci?
46. Perché Benito Mussolini assunse la responsabilità morale del delitto Matteotti?
47. Perché Palmiro Togliatti diventò segretario del PCI e Antonio Gramsci morì in carcere?
48. Perché i bulgari volevano morto Enrico Berlinguer?
49. Perché Felice Casson è molto più conosciuto di Guido Salvini?
50. Perché il volo AA 77 colpì il Pentagono su un muro laterale invece di schiantarcisi sopra?
51. Perché dobbiamo attendere per decenni la desecretazione dei dossier riservati per sapere che avevamo ragione?
52. Perché Giovanni Lindo Ferretti ha trovato il Signore e il Signore ha trovato Fabrizio De Andrè?
53. Perché gli americani non destituirono Saddam Hussein alla fine della prima guerra del Golfo nel 1991?
54. Perché Mario Moretti frequentava una scuola di lingue a Parigi?
55. Perché Adriano Sofri aveva un amore viscerale per alcune tipografie romane?
56. Perché Oliviero Diliberto va ad insegnare diritto romano ai giuristi cinesi?
57. Perché il primo presidente dell'Iran rivoluzionario fu un laico, socialista, nazionalitario, eletto col 75% dei suffragi?
58. Perché l'Iraq invase l'Iran nel 1980?
59. Perché l'Iraq invase il Kuwait nel 1990?
60. Perché, dopo la guerra del Kosovo, Bill Clinton non fu più perseguito per il caso Lewinsky?
61. Perché gli unici casi notori nel mondo di attacchi terroristici all'antrace sono quelli americani post 11 settembre?
62. Perché una società francese fu incaricata di ritrovare la scatola nera dell'aereo inabissatosi al largo di Ustica?
63. Perché i cinque rappresentanti in divisa dello stato italiano, che attendevano fuori dalla tenda di Cassibile in cui si firmò l'armistizio con gli americani nel 1943, erano tutti siciliani e massoni?
64. Perché il maresciallo Badoglio era un massone di 33°?
65. Perché i quattro quinti del Gran Consiglio del fascismo che dichiararono fuori legge la massoneria erano massoni?
66. Perché i mafiosi quando rendono un qualche servizio ad apparati dello Stato non si fanno rilasciare regolare ricevuta?
67. Perché Gian Carlo Elia Valori è amico di dittatori coreani e non di dittatori venezuelani?
68. Perché l'Italia ha sottoscritto un accordo militare segreto con Israele?
69. Perché è da sei anni che fra sei mesi l'Iran avrà l'atomica?


...ed un dubbio amletico:

1. Ma devo difendere la Costituzione anche se in sessant'anni non è mai stata applicata?


di Simone Serpe

Fonte: Clarissa.it

martedì 30 marzo 2010

CRIMINI DI GUERRE Quali danni a chi sopravvive?



Dimostrare-condannare-sanzionare
e ripagare/rimediare,

chi lo farà?


MILANO, 30 marzo, Camera del Lavoro ore 20,30


Relatori:


Enzo Barone


Ugo Giannangeli


Paola Manduca


Proponiamo di esporre i fatti che minacciano la salute della popolazione e le iniziative della legislatura internazionale a proposito di Gaza.

Parleranno uno scienziato di Newweapons, gruppo che ha svolto e sta svolgendo ricerche sui danni di guerra alla popolazione a Gaza e due esperti di legge.

Illustreremo la difficoltà di avere documentazione di fatto dei danni di guerra, le implicazioni per il futuro benessere delle persone dei paesi aggrediti e occupati che derivano da questa difficoltà e come si può iniziare con strumenti scientifici ad ottenere una definizione del danno e a prefigurare cautele e rimedi.

I giuristi illustreranno come la continua violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni ONU ha garantito a Israele una assoluta impunità. L'indifferenza internazionale è complicità.

Illustreremo il percorso della commissione Goldstone, l'importanza ed i limiti istituzionali della stessa e il quadro delle leggi internazionali e di quelle che governato (?) le guerre, vis a vis con l’aggressione a Gaza.

Parleremo delle iniziative in corso per denunciare i responsabili dei crimini dell’aggressione su Gaza e del ruolo dei Tribunali di iniziativa popolare.

Aderiscono:


Associazione antirazzista e interetnica “3 Febbraio” * Associazione dei Palestinesi in Italia *Associazione Senza Paura Restiamo Umani * Associazione Usciamo dal Silenzio Genova * Cobas* Collettivo telefono viola T28 Okkupato * Comitato varesino per la Palestina * Comunità Palestinese Milano * Donne in Nero * Gruppo Mente e Guerra.Imperia * International Solidarity Movement.Italia * Istituto di Ricerca per la Pace.Italia.Rete Corpi Civili di Pace * Berretti Bianchi Onlus * Lega Obiettori di Coscienza * Libera Università delle Donne * Lista Massimo Gatti.per un'Altra Provincia * Medicina Democratica nazionale * Mouvement Chrétien Pour la Paix.Bruxelles* Peace Reporter * PeaceLink * Rete ECO.ebrei contro l’occupazione * Stop Agrexco Italia.Coalizione italiana contro l'Agrexco * Stopagrexcoroma * Sumud.Volontariato e resistenza *trimestrale Marea * Un ponte per... * Zaatar * Women International League for Peace and Freedom


Entro una settimana dall'inizio della guerra tra Israele e Libano il 12 luglio 2006 i medici in Libano e nella Striscia di Gaza denunciano armi mai viste prima dal personale medico che in entrambi i casi avevano una lunga esperienza di medicina d'emergenza in una situazione di guerra. La domanda che ci è stata diretta è: "non abbiamo mai visto prima ferite e cadaveri come quelli che arrivano in reparto. Quali sono le nuove armi che provocano tali ferite e morti orribili? Aiutateci a scoprire che cosa possiamo fare per la popolazione". La grande maggioranza delle vittime erano donne, bambini ed anziani, colpiti sia per diretta conseguenza degli attentati su case, mercati, strade e vie di comunicazione, sia per l'uso della forza largamente eccessiva.

http://www.newweapons.org/


Tecnologie di morte

Munizioni cluster, Fosforo, Termobariche, Uranio


Fonti utilizzate

  • Comitato per lo Studio delle Nuove Armi,

  • Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP)

  • Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR)

  • Militari

  • Organizzazioni per i diritti umani

  • Organizzazioni Pacifiste

  • Organizzazione Mondiale della Sanità

  • Relazione Goldstone


Problematiche:

Uso delle armi sulla popolazione civile, Leggi internazionali di guerra, Diritti delle vittime,

Occupazioni e blocchi.


Delle vittime civili non dimentichiamo che:


Yugoslavia 1999. A fine dell'aggressione dei bombardieri della N.A.T.O. si contarono 1.500 civili jugoslavi uccisi.


Afghanistan 2009 . Secondo le cifre offerte dalla Missione ONU di assistenza all’Afghanistan (Unama), i civili morti nel 2009 sono stati oltre 2.412, un 14% in più rispetto all’anno precedente.

http://pietrocostanzo.wordpress.com/2010/01/13/afghanistan-2009-anno-nero-morti-oltre-2-400-civili/


Iraq. Oltre un milione le vittime civili della guerra.

http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4978

La guerra non è finita: c’è un conflitto che continua, facendo centinaia di vittime civili ogni mese.http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=8109


Gaza . Piombo fuso, 1417 morti, di cui 2/3 di vittime civili, un terzo dei quali bambini.


In generale, la proporzione di vittime civili ha raggiunto livelli senza precedenti: dal 70% della seconda guerra mondiale agli oltre 90% degli anni Novanta. http://www.presentepassato.it/Dossier/Guerrapace/Documenti2/doc2_3.htm


Decessi in relazione agli eventi bellici


Anni

Morti per guerre

Su 1.000 persone

1500 – 1599

1600000

3,2

1600 – 1699

6100000

11,2

1700 – 1799

7000000

9,7

1800 – 1899

19000000

16,2

1900 – 1995

109700000

44,4


Fonte: William Eckhardt, War-related Deaths Since 3000 BC, Bulletin of peace proposals, December 1991 Ruth Leger Sivard, World Military and Social Expenditures 1996, Washington. World Priorities, 1996

lunedì 29 marzo 2010

Russia, bombe a Lubianka e Park Culturi nel centro frequentatissimo di Mosca: 35 i morti


Attentati alla metropolitana di Mosca nell'ora di maggiore affluenza. Sono almeno 35 i morti. Le esplosioni sono due: una avvenuta alle 7.56 e l'altra 40 miuti dopo. Colpite due differenti stazioni: Lubianka e Park Culturi, entrambe centralissime e frequentatissime. Nella prima esplosione sono morte 23 persone; nella seconda 12. Decine i feriti.

Secondo le prime ipotesi investigative, si tratterebbe dell'opera di kamikaze. Sembra che gli attentatori fossereo donne. Il sindaco di Mosca, Yuri Luzhkov, ha riferito che secondo le prime informazioni fornite dal Fsb, le attentatrici suicide avrebbe innescato gli ordigni all'apertura delle porte e a bordo dei convogli. La rete della metropolitana moscovita è stata chiusa per precauzione, mentre le autorità dell'aviazione civile hanno ordinato di rafforzare le misure di controllo e sicurezza negli aeroporti.

Un portavoce del governo ha fatto sapere che il primo ministro Vladimir Putin, attualmente in visita in Siberia, è costantemente in contatto con le agenzie di sicurezza e con le autorità civili.
Entrambe le deflagrazioni sono avvenute lungo la linea rossa Sokolniceskaia, che taglia in diagonale la città da nord est a sud est passando sotto il cuore della capitale, a due passi dal Cremlino e dalla piazza Rossa. La fermata Lubianka si trova a poche centinaia di metri, nell'omonima piazza, dove si trova la sede storica dei servizi di sicurezza, l'Fsb (l'ex Kgb). Le ultime voci provenienti dal Palazzo comunale parlano di altre due esplosioni, ma è tutto ancora de verificare. C'è chi riferisce anche di un terzo ordigno rimasto inesploso nella stazione di Prospekt Mira.
Nell'attentato alla stazione di Lubianka sono stati utilizzati almeno "tre chili di tritolo": lo ha riferito all'agenzia Ansa il procuratore di Mosca Iuri Semin. "È una catastrofe", ha aggiunto. Nella piazza della Lubianka è atterrato un elicottero per i soccorsi.

Si è parlato di una rivendicazione da parte dei ribelli islamici ceceni, ma per ora non vi sono conferme. Il sito Kavkaz Center, molto vicino ai guerriglieri, riporta la notizia degli attentati senza nessun commento.
Lo scorso 16 gennaio il leader dei ribelli ceceni, Dokka Umarov, aveva dichiarato: “Le operazioni militari dei mujahedin saranno estese al territorio della Russia ad opera dell'appena ricostituita Brigata dei Martiri Riyad-us-Saliheen. La guerra arriverà nelle loro città, nelle loro strade, nelle loro case. Il sangue non scorrerà più solo solo nel nostro Caucaso. Se i russi pensano che la guerra sia solo in televisione, nel lontano Caucaso da dove non può raggiungerli, ci stiamo preparando a mostrare loro che la guerra tornerà a casa loro. Spero che, Dio volendo, quest'anno potremo aspettarci operazioni di successo in Russia.

Fonte: PeaceReporter


venerdì 26 marzo 2010

Questione palestinese, un nuovo approccio?


La decisione attuale di costruire migliaia di abitazioni a Gerusalemme est da parte del governo Nethanyaou, così come la spaventosa offensiva, a lungo preparata, su Gaza nel dicembre 2008 e così come le sanguinose incursioni nel 2006 in Libano, da parte dell'esercito israeliano (tanto per restare agli episodi più recenti) dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, come sia illusoria la strategia che incoraggia, secondo le risoluzioni dell'ONU, la creazione di due Stati indipendenti, uno israeliano e l'altro palestinese, partendo dai confini che lo Stato ebraico aveva prima del giugno 1967 e da raggiungere mediante negoziati bilaterali. E questo non perché tale strategia sia priva di senso, essendo anzi l'unica teoricamente auspicabile e da perseguire, bensì a causa della estrema sproporzione di potere negoziale esistente tra le due parti in conflitto.
Da una parte abbiamo infatti uno Stato dotato di uno dei più potenti eserciti del mondo, foraggiato a fondo perduto da decine di miliardi di dollari l'anno dalle lobbies ebraiche mondiali (in testa quella statunitense) e dai governi USA, appoggiato da questi ultimi in maniera talmente sfacciata da vanificare in sede ONU qualsiasi risoluzione che lo obblighi a trattare in modo credibile con la controparte. Dall'altra parte abbiamo un popolo senza sponsor potenti, ristretto da quasi 43 anni in territori infiltrtati sempre più dai cosiddetti "coloni" ebrei, costretto a vivere di mendicità internazionale e soggetto a continue ed umilianti vessazioni che hanno come unico scopo quello di compiere una pulizia etnica (obbligando i palestinesi all'esodo) per la successiva creazione di un "Grande Israele".

Stando così le cose perché Israele dovrebbe concedere qualcosa su territori che esso ritiene biblicamente di sua proprietà? Nemmeno poi è lontanamente da pensare che lo Stato ebraico si comporti in futuro come i vincitori di solito fanno: avendo cioè conquistato con la guerra la Cisgiordania, Gaza (perché anche Gaza è alla mercè dell'esercito israeliano) e Gerusalemme est, possa offrire ai vinti che vogliano restare nella loro terra l'opportunità di diventare cittadini israeliani a tutti gli effetti. Israele è infatti uno Stato, anche se formalmente laico, assolutamente confessionale, dove (come ammette anche Amos Oz, mente critica e lucida degli scrittori israeliani) alla fine comandano i rabbini. Avere alcuni milioni di cittadini elettori non ebrei nei propri confini, sarebbe quindi assolutamente inaccettabile per Israele; ecco perché il vero scopo, ovviamente mai dichiarato ma chiarissimo, di tutte le umiliazioni e vessazioni che il popolo palestinese subisce non può che essere, come ho già detto, la pulizia etnica dei territori occupati.

Cosa fare allora? E' bene per tutti rendersi conto che la partita della creazione di uno Stato palestinese, basato sulle intese del 1993, è attualmente perduta, ma non la possibilità di poterci arrivare in una prospettiva di lungo periodo.
Per prima cosa è essenziale riportare la questione palestinese nel suo alveo naturale, cioè la Nazione araba, intesa come insieme di popoli che si sentono umiliati dall'arroganza israeliana ed americana, evitando ricorsi all'ONU, richieste di improbabili arbitrati alla UE o ad altre organizzazioni internazionali (Lega araba compresa), prive di qualsiasi potere coercitivo verso Israele e quindi del tutto inutili. Ma per far ciò occorre ricostruire prima con pazienza la "Nazione araba" che esisteva negli anni Cinquanta - Sessanta e che adesso non esiste più.
Provo ad elencare una serie di tappe in ordine temporale.

1) La leadership palestinese, a qualsiasi corrente appartenga, deve rendersi conto che una fase storica si è chiusa e che la battaglia per uno Stato autonomo, in queste condizioni, non ha nessuna possibilità di successo. Occorre quindi dichiarare Cisgiordania, Gerusalemme est e Gaza "zone militarmente occupate" ponendo la popolazione civile araba sotto la protezione delle organizzazioni umanitarie internazionali.
Occorre altresì che le dirigenze palestinesi si astengano da qualsiasi attività ostile verso l'occupante, per non scatenare la sua furia devastatrice onde costringere la popolazione civile palestinese (vero bersaglio dell'occupante) all'esodo forzato.
In questo quadro i lanci di razzi artigianali "Qassam" da parte di Hamas sono non solo militarmente inutili, ma criminali, poiché funzionali in tutto e per tutto la strategia israeliana

2) Si dovrebbe poi formare un governo in esilio (come negli anni Settanta) che rompa ogni rapporto diretto con l'occupante, tenendo ben distinti i ruoli di chi subisce l'occupazione e di chi la compie. Ad esempio, le indegne sceneggiate di uno Yasser Arafat costretto a vivere gli ultimi due anni della sua vita (e sulla cui morte si allunga l'ombra del Mossad) in un ufficio diroccato a Ramallah, continuamente preso di mira dai cecchini israeliani anche quando andava in bagno; di un Mahamoud Abbas, trattato come un burattino, continuamente umiliato ed offeso, a cui spesso non è permesso di incontrare i propri collaboratori perché bloccati in una città diversa dalla sua; del sequestro di attivisti e leaders di Hamas, catturati ed incarcerati per la sola colpa di appartenere a quel movimento e non a quello degli "utili idioti" della attuale OLP; ebbene queste indegne sceneggiate debbono finire! Il governo israeliano ha sempre trattato la dirigenza palestinese con il più assoluto disprezzo e la massima ostilità e bisogna prenderne finalmente atto.

3) Occorrerebbe quindi (questo è il còmpito più difficile) che la leadership palestinese in esilio si adoperi, negli anni, a far cadere i regimi, vili e corrotti, che sono complici della politica americana ed israeliana, cioè Egitto, Giordania e, soprattutto, Arabia Saudita, vero forziere della regione. I Mubarak, gli Hashemiti ed i Sauditi debbono essere costretti, dalle rivolte popolari, a scappare in America per godersi le immense fortune che hanno sicuramente accumulato a spese dei loro disgraziati popoli ed essere sostituiti da governi a base popolare, che si prendano cura sul serio dei loro fratelli palestinesi.

4) Occorrerebbe infine (questa sarà la fase più lunga, che occuperà decenni) creare delle sinergie tra questi Paesi e la Siria, l'Iran ed altri Paesi islamici che pongano le condizioni per la nascita di un'economia integrata e moderna in questa regione non basata soltanto sul petrolio, per la creazione di scuole (non solo coraniche) e università, per la creazione di un'industria moderna degna di questo nome per ottenere l'affrancamento dall'inferiorità tecnologica che costituisce la vera causa della loro subalternità ad Israele e all'Occidente e, soprattutto, si pongano le condizioni per la creazione di un esercito comune potentemente e modernamente armato, che possa realmente competere con Israele in tutti i campi.
Tutto ciò dovrebbe però accadere senza clamori, senza proclami di distruzione, tenendo una posizione di basso profilo verso il nemico, onde evitare che gli sforzi falliscano prematuramente per la reazione USA-Israele.

Solo dopo il compimento di queste quattro fasi la leadership palestinese e la nuova Nazione araba potranno affacciarsi ai confini dei territori occupati e guardare Israele in faccia, dicendogli che, per il bene di tutti, è ora di cominciare a trattare sul serio per uno Stato palestinese indipendente.
Gli israeliani sono gente pratica. Quando si renderanno conto che non è più possibile violare lo spazio aereo di Damasco, come del Cairo o di Amman, senza subire gravi perdite (mentre oggi spadroneggiano inpuniti), quando si renderanno conto che non è più posibile radere al suolo le infrastutture di un Paese ed uccidere migliaia di innocenti (come hanno fatto a Gaza ed in Libano) senza subire la stessa sorte, allora tratteranno, oh se tratteranno! Anzi, quasi certamente non sarà necessario spargere nemmeno una goccia di altro sangue, perché nulla induce alla prudenza e alla moderazione più della consapevolezza di rischiare gravi conseguenze. E questo vale sia per gli arabi che per gli israeliani.

So bene che ai molti lettori pacifisti duri e puri il solo sentir parlare di armamenti per risolvere le crisi internazionali farà venire l'orticaria, ma guardiamo in faccia la realtà: occorre finalmente rendersi conto che i popoli arabi sono soli a combattere la loro lotta con l'invasore della Palestina e che nessuno potrà fermare Israele se non loro stessi. Gli antichi Romani usavano dire: "si vis pacem, para bellum!". Mai nessun proverbio fu così tristemente vero.

di Gian Carlo Caprino

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