lunedì 21 dicembre 2009

Ex-Urss, l’orso russo continua a fare paura


Le scorie prodotte dall'assordante tracollo dell'Unione Sovietica continuano ad avvelenare i rapporti tra le ex repubbliche e la Federazione russa di Medvedev. Si tratta di schegge di odio che vanno ad infilarsi nelle parti più molli di Paesi indipendenti ormai da quasi vent'anni: le nuove e nuovissime generazioni.

Uno studio, sovvenzionato dal governo russo e presentato il primo dicembre scorso a Mosca, rivela infatti come in dieci repubbliche ex sovietiche, con eccezion fatta per la Bielorussia e parzialmente per l'Armenia, i manuali scolastici di storia e le guide per gli insegnanti dipingano la Russia e i russi come il nemico nazionale numero “uno”.

Il report di 391 pagine prende in considerazione ben 187 libri di testo di 12 Paesi appartenenti all'ex Urss, tranne Tagikistan e Turkmenistan. Ed in essi riscontra la scelta di raccontare ai giovani la storia del proprio Paese e della propria gente in chiave spiccatamente nazionalistica, sublimando antichissimi miti e radici popolari, ponendo nelle mani dei rispettivi antenati alte missioni culturali e chiarendo che il solo e unico nemico è stato ed è la Russia dei russi.

Risulta così che in un testo redatto in Estonia la creazione di quel Paese baltico venga fatta risalire all'età della pietra, mentre in un manuale sulla storia dell'Azerbaigian si parla di una discendenza del popolo caucasico direttamente dai sumeri.

In un testo georgiano invece si legge che la politica coloniale russa puntava all'indebolimento e alla distruzione delle forze antirusse presenti in Georgia e a mettere le mani sulle ricchezze naturali della terra che diede i natali a Giuseppe Stalin.

Il testo adottato nelle scuole di Tbilisi parla del dopo rivoluzione del 1917 come di un'impietosa lotta sovietica contro il movimento nazionale georgiano, nel tentativo di ridurne la coscienza e privare la cultura locale della sua specificità.

Secondo i redattori dello studio russo, confortati dai risultati di un sondaggio mirato, le nuove generazioni crescono nelle ex repubbliche dell'Urss senza conoscere anche la versione sovietica della storia.

Così, tra 15 o 20 anni, concludono gli esperti di Mosca, “nella coscienza dei popoli ex sovietici si sarà formata un’immagine della Russia come di un impero del male”, che per secoli e secoli li ha oppressi e sfruttati.

di Mauro De Bonis
Fonte: limes

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