giovedì 10 dicembre 2009

Berlusconi e i suoi affari con Mosca


Riporto da Mosca, dove mi trovo in questo momento, qualche appunto sulla strategia berlusconiana verso la Russia.

Mi limito a esporre modestamente i miei pensieri in merito.
Com'è noto Berlusconi pensa di essere eterno.

E dunque pensa in termini lunghi, almeno per quanto concerne il suo ruolo nella storia d'Italia.

E io credo che gli piaccia pensare a se stesso come colui che garantirà al nostro paese il riscaldamento per un tempo indefinito a venire.

Il fatto che al progetto South Stream partecipi, in posizione di primo piano, l'Eni di Scaroni, dice semplicemente che Berlusconi lo vuole.
Per i motivi sopra detti e per altri motivi, meno "storici" ma politicamente assai utili.

Come il North Stream che, dalle rive di San Pietroburgo porterà il gas direttamente in Germania, passando sul fondo del Mar Baltico e soprattutto bypassando i paesi baltici, Polonia, Ucraina e tutta l'Europa Centrale, Il South Stream costituisce la seconda linea di trasporto del gas indipendente da ogni ricatto intermedio.

L'ex cancelliere Gerhard Schroeder ha dato una mano decisiva per il North Stream. Berlusconi sta dando la mano decisiva per il South Stream, che porterà il gas in Europa dalla parte sud.

Quando i due grandi gasdotti saranno pronti non ci saranno più "guerre del gas". E Berlusconi potrà dire -se ci sarà ancora - di essere stato lui a garantire all'Europa (a tutta l'Europa, anche a quella dell'est) l'energia fossile necessaria per far andare avanti le fabbriche e, in genere, per tutta l'economia.

Un favore alla Russia? Certo. Perchè la Russia è vitalmente interessata a vendere il suo gas e a ricavarne ingenti e costanti entrate valutarie.
Putin e Medvedev hanno ormai capito che l'Ucraina è una strozzatura insidiosa , che permette ai circoli occidentali più aggressivi di ricattare la Russia, e di mantenere un clima permanente di tensione tra Russia ed Europa, e hanno deciso di aggirare l'ostacolo.

Ma anche un favore che Berlusconi fa a se stesso. E' evidente che questa Italia sempre più autoritaria si avvia a entrare in rotta di collisione con l'Europa dei diritti umani (che non è tutta l'Europa, ma è l'Europa che conta di più al momento attuale). A quel momento Berlusconi potrà far valere i suoi "meriti energetici". E, se non scamparla, almeno costringere Bruxelles a fare i conti con lui.

Resta da capire quali prezzi Berlusconi paga in America, per la sua politica filo-russa. Se Obama continua nelle sue intenzioni di "resettare" i rapporti con Mosca, il prezzo per Berlusconi sarà piccolo o nullo.

Ma in America, come in Europa, specie nei circoli Nato, c'è parecchia gente che vuole l'Ucraina nella Nato, la Georgia nella Nato. Polonia e baltici sono il club più antirusso e sono molto attivi, con Londra, nel piantare grane. A questi circoli, molto vicini ai neocon di Washington, Berlusconi non piace. Per i motivi opposti a quelli per cui non piace a noi. Se Obama affondasse in Afghanistan tornerebbero in primo piano.


di Giulietto Chiesa Fonte: www.megachipdue.info Link: Megachipdue

L'escalation dei droni


L'escalation militare ordinata dal presidente Obama non riguarda solo l'invio di rinforzi in Afghanisan, ma anche - stando alle rivelazioni pubblicate nei giorni scorsi dal New York Times - l'espansione della campagna di bombardamenti aerei in Pakistan.

Estensione delle operazioni al Balucistan. Finora gli attacchi missilistici sferrati dagli aerei telecomandati della Cia sono stati limitati alle remote zone montuose delle Aree Tribali. Secondo fonti ben informate del quotidiano newyorkese, la Casa Bianca ha autorizzato l'estensione dei raid alla provincia del Balucistan, in particolare alla zona di Quetta, dove si nasconderebbe la dirigenza talebana capeggiata dal Mullah Omar.
Le trattative per ottenere il consenso delle autorità pachistane non sono ancora concluse - nei gironi scorsi era a Islamabad lo stesso direttore della Cia, Leon Panetta - e il loro esito non è scontato, vista la crescente impopolarità di questi attacchi e considerato che il Balucistan è considerato dai pachistani parte integrante del loro paese, a differenza delle Aree Tribali. Finora i militari pachistani hanno collaborato di mala voglia con il programma della Cia, fornendo informazioni e supporto logistico (compresa una base segreta per i droni Usa a Shamsi, proprio in Balucistan). Ma il disagio tra i generali di Islamabad sta crescendo, di pari passo con i finanziamenti che ricevono da Washington.

Nessun annuncio ufficiale: l'operazione è (quasi) segreta. Su questa importante decisione della Casa Bianca non ci sarà nessun annuncio pubblico, perché i raid aerei sul Pakistan - iniziati nel giugno 2004 - sono un'operazione segreta condotta dalla Divisione attività speciali (Sad) della Cia. Un segreto di pulcinella, come scrive lo stesso New York Times, visto che lo stesso Panetta ne ha parlato a più riprese e che ogni attacco viene puntualmente riportato dalla stampa pachistana e dalle agenzie internazionali (l'ultimo raid è di ieri mattina, in Nord Waziristan). Ma formalmente rimane una ‘covert operation', un argomento su cui gli esponenti dell'amministrazione Usa si sono sempre rifiutati di rilasciare commenti.
I 'Predatori' e i 'Mietitori', questi i nomi dei droni statunitensi, sono telecomandati da agenti della Sad che, in qualche stanza della sede Cia di Lengley, in Virginia, siedono davanti a un monitor manovrando un joystick.

Centinaia di civili uccisi dai droni Usa in un anno e mezzo. Se si escludono gli sporadici raid dei primi anni, la vera e propria ‘guerra dei droni' ha avuto inizio nell'agosto del 2008, quando Bush autorizzò l'intensificazione degli attacchi. In pochi mesi ve ne furono una trentina. Obama, appena insediatosi, confermò l'ordine del suo predecessore: da gennaio 2009 a oggi si sono registrati oltre cinquanta raid.
Secondo uno studio condotto dalla fondazione statunitense 'New America', nell'ultimo anno e mezzo, i missili ‘Hellfire' sparati dalla Cia sul Pakistan hanno ucciso tre le ottocento e le mille persone, di cui circa un terzo, quindi circa trecento, erano civili innocenti. Tutti gli altri erano miliziani talebani o qaedisti. Secondo altre inchieste (David Kilcullen e Andrew Exum del New York Times, Amir Mir del quotidiano pachistano The News) le proporzioni sono inverse: i droni Cia hanno ucciso finora almeno 700 civili pachistani e poche decine di jihadisti.

La Cia difende il programma: "preciso ed efficace". Interpellato dal giornale di New York, Paul Gimigliano, portavoce della Cia, ha difeso l'uso dei droni : "Non commentiamo le notizie sulle operazioni dei Predator, ma possiamo dire che gli strumenti che usiamo nella lotta contro Al Qaeda e i loro violenti alleati sono eccezionalmente accurati, precisi ed efficaci. I rapporti della stampa che parlano di centinaia di civili pachistani uccisi a causa di presunte attività Usa sono completamente falsi".
Una fonte anonima governativa ha dichiarato al New York Times che l'uso dei droni ha consentito l'eliminazione di di "oltre quattrocento" terroristi, tra cui alcuni super ricercati (come Abu Laith al-Libi, Abu Khabab al-Masri, Rashid Rauf e Baitullah Mehsud), causando ‘danni collaterali' minimi: "Le perdite civili sono poco più di venti, e si trattava di persone che si trovavano in compagnia di terroristi di rilievo o all'interno di strutture usate dai terroristi". Come dire: erano civili, sì, ma filo-terroristi.

Yusufzai: "Solo un annuncio per premere sul Pakistan". Raimullah Yusufzai, famoso giornalista pachistano esperto di terrorismo islamico (è stato l'ultimo a intervistare Osama bin Laden nel 1998), parlando al telefono a PeaceReporter da Peshawar, si è detto certo che "la notizia trapelata sulla stampa Usa dell'autorizzazione di Obama di estendere i raid missilistici Usa al Balucistan va letta come estrema forma di pressione sul governo pachistano affinché combatta con più decisione i talebani nelle Aree Tribali. Non penso - ha dichiarato Yusufzai - che gli Stati Uniti abbiano veramente intenzione di mettersi a bombardare Quetta".
Estendere gli attacchi dei droni al Balucistan rischierebbe di destabilizzare il già precario equilibrio politico della potenza nucleare pachistana (provocando pericolose convergenze tra estremismo islamico e nazionalismo militare), portando per giunta risultati scarsi o nulli in termini di lotta al terrorismo se è vero - come sostiene l'ex analista della Cia - che i servizi segreti pachistani hanno già spostato il mullah Omar e gli altri dirigenti talebani da Quetta a Karaci per metterlo al riparo da eventuali azioni Usa.

di Enrico Piovesana

Fonte: Peacereporter.net

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