lunedì 23 novembre 2009

Pisa, cade aereo militare, nessun superstite tra i 5 a bordo


PISA - Un aereo militare C130 è caduto nei pressi dell'aeroporto Galileo Galilei di Pisa. A bordo c'erano cinque militari della 46esima Brigata dell'Aeronautica in volo di addestramento: due piloti e tre operatori di bordo: sono tutti morti. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha espresso al Ministro della Difesa Ignazio La Russa le sue condoglianze, affinché le estenda alle famiglie delle vittime.

I vigili del fuoco hanno ricevuto la chiamata di soccorso alle 14:10, subito dopo il decollo. L'aereo è precipitato dopo essersi rialzato dalla pista al termine di una manovra di addestramento chiamata "touch and go", che prevede un atterraggio e, di seguito senza sosta, una "riattaccata", cioè un nuovo innalzamento in volo, ha spiegato l'Aeronautica militare. Dopo essersi rialzato da terra, l'aereo ha fatto una virata, poi si è inclinato sulla destra ed è precipitato. "E' ancora presto - ha detto Giorgio Mattia, responsabile comunicazione della 46esima Brigata Aerea - per ipotizzare qualsiasi causa". L'impatto è avvenuto immediatamente fuori la zona aeroportuale, in località Le Rene, vicino a Coltan, sulla linea ferroviaria Pisa-Collesalvetti-Cecina, una tratta secondaria: prima di precipitare, il velivolo ha urtato e strappato alcuni fili dell'alta tensione. L'incidente ha anche causato problemi alla circolazione dei treni. Due elicotteri dei carabinieri hanno sorvolato a bassa quota la zona campestre tra Coltano e l'aeroporto militare in cerca del disperso che è stato trovato distante dalle altre vittime. I resti dell'aereo erano sparsi in un raggio di circa 150 metri. L'aereo è esploso in vari pezzi, i vigili del fuoco hanno trovato sostanzialmente intatti un troncone della coda e la cabina di pilotaggio, con i piloti legati al loro posto.

Le testimonianze. Il C130 è stato visto da alcune persone prima avvitarsi, poi precipitare e prendere fuoco. Il titolare di un ristorante vicino ha invece detto di aver notato "un principio di incendio sul C130 poco dopo il decollo". Secondo altri testimoni, persone che vivono nei pressi dell'aeroporto e stavano scrivendo su un forum dedicato all'aviazione proprio durante l'incidente: "C'era un A319 della EasyJet che faceva il giro largo per atterrare sulla pista 23, proprio mentre il C130 cercava di tirare su il muso per poi virare verso destra, toccando l'ala per terra e in un attimo schiantandosi in una palla di fuoco, colpendo anche la ferrovia". E continua un altro testimone: "Stava arrivando un treno da Livorno in direzione Pisa che ha frenato in emergenza, riuscendo a fermarsi prima del punto d'impatto dell'aereo". L'Aeronautica Militare nominerà una commissione d'inchiesta per accertare le cause dell'incidente.

Problemi all'aeroporto. E' stato riaperto intorno alle 16:45 il traffico aereo civile da e per l'aeroporto Galileo Galilei di Pisa. Lo rende noto l'ufficio stampa della Sat. Il traffico era stato chiuso nell'immediatezza dell'incidente aereo per consentire agli elicotteri delle forze dell'ordine di sorvolare l'area interessata senza il disturbo del traffico civile. I due elicotteri di polizia e carabinieri che per ore avevano sorvolato a bassa quota la zona per cercare il corpo del disperso. Sono stati cancellati quattro i voli in partenza.

Circolazione treni a singhiozzo. Ferrovie dello Stato ha informato che la circolazione tra le stazioni di Pisa e Livorno, è al momento problematica, dopo essere stata del tutto sospesa per circa un'ora dalle 14.05 alle 15:05. Al momento tutti i treni a lunga e media percorrenza della linea Tirrenica Roma-Genova transitano e fanno servizio nella stazione di Pisa S. Rossore. Da lì i viaggiatori possono raggiungere Pisa Centrale utilizzando i treni del trasporto metropolitano.

Il Lockheed C130 Hercules. E' un aereo da trasporto militare quadrimotore, utilizzato prevalentemente per trasporto o aviolancio di truppe e materiali in forza all'USAF e alle aeronautiche militari di mezzo mondo, fra cui l'Aeronautica Militare Italiana che ne he in servizio 22 esemplari dal 2000, 12 nella versione standard e 10 in quella allungata. Con i C130 vengono effettuati anche i trasporti di organi per trapianti e di persone in imminente pericolo di vita, che molte volte devono essere caricate a bordo del velivolo con tutta l'ambulanza. "I velivoli a nostra disposizione sono 34, di cui 22 C-130J, quello precipitato oggi - ha spiegato il maggiore Giorgio Mattia -. Sono aerei sottoposti a scrupolose manutenzioni e dotati di impianti elettronici che inviano diagnosi continue alle nostre centrali. Ogni aereo viene smontato e rimontato ogni 438 giorni. Finora non c'erano mai stati problemi, così come non ve ne erano stati per la manovra di 'touch and go'".

Fonte: la Rpubblica.it

Come uscire dalla crisi


SPENDERE MEGLIO, NON MENO

di Giuseppe Pisauro 

È ricorrente l’idea che non sia difficile recuperare margini di manovra per la politica fiscale eliminando sprechi e spese improduttive, senza con ciò ridurre il volume dei servizi erogati. In realtà, i margini di intervento per una riduzione della spesa sono limitati. Per la spesa sociale si può perseguire un obiettivo di riequilibrio nel tempo, tenendo sotto controllo la dinamica delle pensioni per fare spazio a prestazioni rivolte a coprire rischi sociali diversi, per i quali rispetto ad altri paesi spendiamo molto meno: dalla disoccupazione, alla povertà e al sostegno ai non autosufficienti.
Lo spazio di intervento potenziale si riduce essenzialmente a quel 40 per cento della spesa pubblica costituito da retribuzioni e acquisti che finanzia la macchina amministrativa e i servizi pubblici. Si dovrebbe promuovere una grande riorganizzazione del settore pubblico partendo dalla sistematica comparazione dei singoli uffici (Asl, scuole, tribunali, commissariati di polizia e stazioni dei Carabinieri, comuni, università, eccetera) per far convergere i meno efficienti verso i migliori, in termini di costi e risultati. Ciò andrebbe fatto nella consapevolezza che da questi interventi potranno non derivare risparmi, ma una migliore qualità della spesa. Anche così non sarebbe affatto un risultato disprezzabile.

UN NUOVO CREDITO PER LE PMI

In campo finanziario la ripresa dell'Italia dipende in larga parte da fattori che non vengono decisi all'interno dei confini nazionali. Basti pensare alla politica monetaria della Bce e soprattutto all'accordo sulle nuove regole per il sistema finanziario mondiale. Le riforme in campo finanziario appaiono sempre più urgenti non solo per rendere altre crisi meno probabili, ma soprattutto per ristabilire il principio che anche le banche, come tutte le altre imprese, possono fallire. Altrimenti, si continueranno ad alimentare incentivi perversi ad assumere rischi finanziari che poi alla fine ricadono sui contribuenti. E questo naturalmente vale anche per l'Italia. Sul piano interno, bisogna pensare a misure che consentano di attenuare la stretta del credito sulle imprese e in particolare su quelle piccole e medie. Il governatore della Banca d'Italia ha proposto da qualche mese forme di cartolarizzazione (questa volta "dal volto umano"), con l'assistenza di qualche forma di garanzia da parte dello Stato. Si tratta di una soluzione molto interessante, anche dal punto di vista politico. Finora, non solo in Italia, sono state solo le banche a godere di garanzie pubbliche.

CENTO CATTEDRE PER LA RICERCA

Si finanzino cento cattedre di ricerca ogni anno per coloro che vogliono lavorare in Italia (stranieri o italiani) selezionati con un giudizio positivo dall'Erc, European Research Council, ma non finanziati dall'Unione Europea per mancanza di fondi. Ogni cattedra costa circa 0,4 milioni di euro; quindi sarebbe un intervento annuale di 40 milioni di euro, e a regime di 200 milioni di euro se si vogliono finanziare ogni anno cento cattedre per cinque anni.
Si potrebbero anche raddoppiare i fondi per il bando “Futuro in ricerca” per i giovani: attualmente sono solo 50 milioni di euro, ma le domande sono state oltre tremila. Se ci fossero fondi aggiuntivi, bene. Altrimenti si potrebbe attingere alla quota del 7 per cento di incentivo alla ricerca previsto dal Fondo ordinario per le università (Ffo), attualmente distribuiti con criteri molto opachi. Le regioni, invece che attribuire fondi su base clientelare o a pioggia, facciano lo stesso.

BANDA LARGHISSIMA E PIANO CAIO

Da marzo è stato consegnato al Governo il piano Caio sulla rete di telecomunicazioni di nuova generazione. Si tratta della banda "larghissima", 5-10 volte più veloce di quella attuale, che alcuni paesi stanno già installando fino alle abitazioni. Occorre far partire questa, che è la principale infrastruttura di cui il paese ha veramente bisogno.  E' un investimento consistente, da studiare dal punto di vista finanziario (nel piano Caio sono descritte alcune opzioni) ma con un importante ritorno per il paese, e molto più capace di creare posti di  lavoro delle altre "grandi opere" di cui si parla. Il piano Scajola è un inizio, ma una goccia nel mare: il vero rinnovo della rete costerebbe forse 20 volte quanto il governo mette sul piatto.  Non sono risorse che ci si può aspettare che il Governo possa spendere oggi, ma dire quale rete si vuole e cominciare a organizzare l'operazione sono passi fondamentali per non perdere altro tempo.

UN FUTURO SOSTENIBILE

Fare ripartire il paese per riprendere il corso precedente significa sprecare una grande opportunità. L'occasione da cogliere è quella di indirizzare lo sviluppo in una diversa direzione, più improntata alla sostenibilità. Importante è fare interventi di tipo strutturale.
Un intervento, in linea di principio neutrale rispetto al bilancio statale, è quello di detassare il lavoro e tassare maggiormente l'energia in base alle emissioni generate. Si dovrebbe rispolverare la proposta di carbon tax introdotta nella Legge finanziaria per il 1998 dall'allora ministro Ronchi. La proposta è in linea con quanto si va prospettando in Europa.
Un secondo tipo di intervento è di natura regolamentare per omogeneizzare il regime di autorizzazione e controlli legati alla diffusione delle energie rinnovabili e alle misure di efficienza energetica, al fine di favorire lo sviluppo di nuovi settori di attività economica che portano con sé occupazione e iniziativa imprenditoriale. Qui è importante migliorare i meccanismi di coordinamento e raccordo tra l’amministrazione centrale e quelle locali.
Infine, si tratta di disegnare opportuni incentivi alla ricerca e innovazione nel campo delle nuove tecnologie sulle fonti energetiche alternative e su quelle di risparmio ed efficienza energetica. Dovrebbero essere incentivi sia alla ricerca di base e applicata, sia di riorientamento delle abitudini di consumo energetico. 

LE PRIORITÀ PER FAMIGLIE E IMPRESE

L’indicazione principale è per politiche a favore di soggetti che non possono soddisfare la propria domanda di consumo o di investimento in quanto vincolati, per motivi di reddito o di liquidità. Sono invece sconsigliate misure generalizzate di riduzione fiscale, perché destinano risorse anche a soggetti che consumerebbero o investirebbero comunque, a prescindere dall’aiuto ricevuto. Sul fronte delle imprese sono prioritari: la restituzione dei crediti che le aziende vantano nei confronti delle amministrazioni pubbliche, che hanno come ricaduta l’allungamento dei termini di pagamento reciproco fra le imprese stesse, e il rafforzamento dei fondi di garanzia sul rischio di credito, in modo da ridurre l’esposizione a tale rischio da parte delle banche. Su fronte delle famiglie è prioritaria l’estensione degli ammortizzatori sociali ai lavoratori precari. Si può poi pensare a una riduzione del carico Irpef sui lavoratori a basso e medio reddito, ad esempio attraverso un aumento della detrazione per lavoro che possa essere trasformata in trasferimento positivo in caso di incapienza.

Link: laVoce.info

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