mercoledì 18 novembre 2009

San Pietroburgo, questioni di democrazia


Dal primo ministro russo Vladimir Putin sono indirettamente arrivate nelle ultime ore due prese di posizione interessanti in materia edilizia (e non solo). La prima è che – come ha lasciato intendere il portavoce del premier in una dichiarazione alla stampa – il grattacielo di San Pietroburgo progettato da Gazprom non si farà più, o perlomeno non con le caratteristiche dimensionali che hanno provocato una insolita e aspra opposizione popolare di massa. La seconda è che – come si evince dai verbali di una riunione del governo sul problema delle abitazioni – sta per essere lanciata una nuova campagna di costruzioni residenziali, in cui si realizzeranno centinaia di migliaia di case “popolari”: per la prima volta da sempre (si può dire) caratterizzate dalla modesta altezza. Basta con i palazzoni da dodici, sedici, venti piani con cui sono state edificate le periferie delle città russe (e dell’intera Urss e dei paesi socialisti) dagli anni sessanta in poi, e via a costruzioni di due-tre piani sul modello largamente diffuso nel mondo anglosassone, con costi di costruzione e di manutenzione nettamente inferiori.

Salvo che per l’argomento “edile” e per la fonte, le due notizie non hanno molta relazione tra loro, ma è comunque abbastanza significativo che siano venute a coincidere temporalmente, perché testimoniano entrambe di un’accresciuta sensibilità della società russa (e delle autorità come conseguenza) nei confronti del rapporto costruzione-ambiente. Una sensibilità che tende a quanto pare a tradursi sempre più in azione.

Emblematico ovviamente il caso San Pietroburgo-Gazprom, di cui abbiamo già parlato in questo blog, dove il delirio di potenza e la volontà di realizzare opere faraoniche si è scontrato con un’ondata di indignazione popolare talmente forte da condizionare anche le massime sfere del potere politico. A dire no alla realizzazione di un colosso alto più di 400 metri sulle rive della Neva, a poca distanza dai palazzi settecenteschi della città-gioiello baltica, sono stati per primi e con più forza proprio i pietroburghesi, spalleggiati poi da istituzioni culturali russe e straniere, dall’Unesco, da vari media e infine da diversi membri del governo federale (il ministro della cultura e poi quello delle regioni): adesso anche Putin, che all’inizio aveva appoggiato il progetto di Gazprom (sia pure senza esporsi troppo pubblicamente), sembra essersi convinto che non vale la pena di sfidare l’indignazione generale: il suo portavoce Dmitrij Peskov ha riferito ai giornalisti che “il primo ministro è sempre stato contrario all’idea di imporre la sua opinione ai cittadini e a coloro che nelle città si occupano di questioni di architettura”.

Va anche detto che negli ultimi due mesi per la prima volta il rating di Putin è diminuito nei sondaggi e un incaponimento sulla questione del grattacielo potrebbe trascinare l’indice di gradimento ancora più in basso; e d’altra parte, già una volta in passato Putin aveva fatto propria una seria istanza ambientalista, costringendo i progettisti del grande oleodotto est-siberiano a cambiarne il tracciato che passava troppo vicino alle rive del lago Bajkal (una delle meraviglie naturali del mondo), accogliendo con ciò le proteste dei gruppi ecologisti locali.

Quanto alle “case basse” da realizzare – che andranno a completare il piano per 52 milioni di metri quadri abitativi lanciato l’anno scorso e rimasto quasi fermo per la crisi – il cambiamento rispetto alla tradizionale logica del palazzone riflette evidentemente diverse tendenze: da un lato quella ad approfittare di tecnologie costruttive più semplici che non richiedono industrie “pesanti” alle spalle e permettono di realizzare edifici dal costo per mq molto più basso (le nuove case basse dovrebbero costare meno di 30.000 rubli – 670 euro – al metro quadro), dall’altro quella a venire incontro a gusti popolari che sono molto mutati nel corso degli anni. Resta da vedere se e come il programma verrà effettivamente realizzato.


di Astrit Dakli

Link: ilManifesto.it

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