mercoledì 11 novembre 2009

Giovanardi il cattolico nazifascista


Osservate bene il viso di quest’uomo: costui è un “Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia, al contrasto delle tossicodipendenze e al servizio civile”, come si può leggere sul sito del Governo[1]
E’ la stessa persona che appena commentato la morte di Stefano Cucchi con le seguenti parole:

Stefano Cucchi è morto perché “anoressico, drogato e sieropositivo. Era in carcere perché era uno spacciatore abituale. La verità verrà fuori, e si capirà che è morto soprattutto perché era di 42 chili. (E’ la droga N d. A.) che ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi c'è il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così.[2] ”

Aggiungo l’audio in una differente nota[3], perché è difficile credere che un personaggio che ha responsabilità di governo possa pronunciare simili castronerie.

Terminator/Giovanardi è per prima cosa un mendace, poiché afferma che Stefano era sieropositivo – la famiglia ha sempre ammesso la tossicodipendenza, ma sempre smentito la sieropositività – e dunque il Conan da Modena dovrebbe per lo meno citare le fonti. Se le ha.

Per seconda cosa è un pagano nel senso spregiativo del termine, perché pronunciando quelle parole ha abiurato non solo la (sedicente) religione alla quale appartiene, bensì dimostra di nemmeno conoscere i Vangeli, la vita del Cristo, la Pietas, la Carità, la Misericordia. E neppure mostra un po’ di comprensione per il dolore dei genitori.

Per terza cosa, Giovanardi riteniamo che abbia molte difficoltà nell’attività politica, come le ha qualsiasi non vedente. Non ci può essere altra spiegazione: Giovanardi è orbo, non ha visto sul viso di Stefano i segni delle botte, né il pietoso stato del suo corpo dopo la morte. Attenzione, sono immagini crude[4] .

Per quarta cosa, ci sovviene il dubbio che Giovanardi millanti una Laurea in Legge, che non comprendiamo come possa aver conseguito, giacché quel corso di Laurea prevede un esame d’Italiano, e Giovanardi non sa leggere. Se sapesse leggere, avrebbe letto i referti medici dell’autopsia sul povero Stefano[5], nella quale sono state rilevate “lesioni ed ecchimosi nella regione palpebrale bilaterale…la rottura di alcune vertebre…presenza di sangue nello stomaco e nell’uretra”. Tutte causate dagli spinelli, ovviamente.

Fine dell’ironia.
Le affermazioni di Giovanardi sono di una gravità incommensurabile, di una tristezza intellettuale senza limiti, sono un vulnus che – in qualsiasi Paese civile – condurrebbero immediatamente alle dimissioni.
Non stiamo eccedendo né estremizzando: le uniche affermazioni che possiamo accomunare a quelle di Giovanardi sono le esternazioni dei Generali argentini e cileni, le quali tentavano di giustificare le pratiche dei vari “Squadroni della Morte” sudamericani.

Ma c’è un precedente ancor più sinistro e terribile: se, come si può evincere dalle parole di Giovanardi, Stefano è morto in quanto “drogato”, quindi “fragile”, “ineluttabilmente destinato” – non pensiamo di travisare il Giovanard-pensiero, perché altro non si può concludere dalle sue parole – Carlo Giovanardi s’affratella ad un altro individuo che sancì l’indegnità di vivere per i debilitati, i gracili, gli psicolabili. Era Adolf Hitler.

Buona famiglia, buon contrasto alle tossicodipendenze e buon servizio civile a tutti: siete in buone mani.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/11/carlo-giovanardi-detto-il-terminator.html
9.11.2009

Articolo liberamente riproducibile nella sua integrità, ovvia la citazione della fonte.

[1] Fonte: http://www.governo.it/Governo/Biografie/sottosegretari/Giovanardi_Carlo.html
[2] Fonte: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/morte-cucchi-2/giovanardi-cucchi/giovanardi-cucchi.html
[3] Vedi: http://tv.repubblica.it/copertina/giovanardi-cucchi-morto-perche-drogato/38832?video
[4] Immagini crude, del corpo di Stefano: http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=29c412580fc33ba7
[5] Fonte: http://www.anarchiainazione.org/node/2535

URSS, il petrolio ne decretò la fine


La caduta del muro di Berlino vent’anni fa è stato il segnale più dirompente della crisi sovietica in fase avanzata. Si temeva nella notte del 9 novembre l’arrivo devastante di divisioni corazzate sovietiche, come già successo nel 1953 nella stessa città e nel 1968 a Praga. Non successe, e il mondo cambiò per sempre.

Sulle ragioni della crisi sovietica si è scritto molto e la tesi più accreditata è quella dell’ “iperspesa” sovietica. Il sistema statale inefficiente, reso isterico dalla competizione militare reaganiana, giunse in pochi anni a una crisi che generò prima il disarmo, e poi la disgregazione.

Esiste però un altro aspetto meno noto della crisi, dovuto al calo delle entrate pubbliche, fortemente dipendenti dall’esportazione di gas e petrolio. La Cia ha calcolato che nel 1985 il 35% delle entrate in valuta pesante di Mosca dipendevano dagli idrocarburi. Queste enormi entrate erano generate per solo un terzo dell’esportazione, destinata ai Paesi occidentali, i restanti due terzi erano assegnati ai Paesi socialisti del Council of Mutual Economic Assistance.

Nel maggio del 1986, il prezzo del barile scese sotto i 10 dollari. Ciò generò un duplice effetto: da una parte le entrate in valuta pesante si abbassarono; dall’altra, i Paesi socialisti, legati a contratti di fornitura di lungo periodo, finirono per pagare il petrolio più della compagine occidentale, acuendo i problemi di stagnazione condivisi dalle maggiori economie di comando.

Mosca tentò di reagire: a partire dal 1986, i fondi destinati agli investimenti energetici aumentarono, raggiungendo in due anni il 24,3 % del totale degli investimenti sovietici. Ciò non bastò: le attrezzature sovietiche erano almeno vent’anni indietro rispetto a quelle americane. L’esplorazione portava sempre meno risultati.

Già nel 1983 la Cia rilevava che l’Urss stava iniziando a dirottare il petrolio dai consumatori allineati dell’Est Europa all’Occidente, pur di far cassa; e per alcuni mesi era riuscita a tenere in equilibrio il bilancio statale. Dagli inaffidabili bilanci statali iniziò a trasparire che Mosca stava però incorrendo in qualche problema: tra il 1985 e il 1987 i prestiti delle banche europee al Cremlino salirono da 11 a 26 miliardi di dollari. Il deficit nel 1989 esplose a 160 miliardi.

Il punto chiave della storia è che la crisi petrolifera sovietica è stata in parte indotta da una deliberata strategia americana. Nel 1977 la Cia rilevò che il settore petrolifero sovietico era sull’orlo della crisi (The Impending Soviet Oil Crisis, Er 77-10147); sarebbe stato salvato dalla risalita dei prezzi del 1979. Il neoliberale Regan aprì il settore petrolifero per motivi squisitamente domestici (favorire i consumi nazionali), ma con la consapevolezza che ciò avrebbe danneggiato le casse sovietiche.

Non è un caso che nel 1985 il direttore della Cia Bill Casey venne inviato in Arabia Saudita a parlare col suo omologo, il principe Turki. Il messaggio? Se volete mandar via i russi dall’Afghanistan, producete più petrolio. Gli arabi presero tempo. Poi si accorsero che, in realtà, già i consumi petroliferi erano in caduta (a causa dell’efficientamento economico post-1979); inoltre la produzione non-Opec era cresciuta di 10 milioni di barili al giorno tra il 1981 e il 1986, grazie anche alle aperture americane. L’Arabia Saudita produceva 2 milioni di barili di petrolio al giorno nell’agosto del 1985; in sei mesi passarono a cinque milioni di barili al giorno. I sauditi mantennero costanti i loro introiti aumentando le quantità, con il barile scivolato sotto i dieci dollari; ma riuscirono a ottenere l’obiettivo della ritirata sovietica. Mosca lasciò in realtà tutto il quadrante mediorientale. Non fu un caso.

Stefano Casertano insegna “Economia e Politica del Petrolio” all’Università di Potsdam
Link: limes

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