sabato 31 ottobre 2009

Il dragone cinese mira all'aquila americana


L'ex presidente del Botswana è stato chiaro: «L'Occidente ci tratta da ex sudditi, la Cina da pari a pari». Questa dichiarazione spiega molto delle modalità attraverso le quali il governo di Pechino porta avanti la sua politica di accaparramento e controllo, in diretta competizione con gli Usa, delle principali risorse naturali mondiali, allargando la sua influenza politica dall'Africa sino al Sud-est asiatico e all'America Latina.


E del confronto fra le due superpotenze, destinate a governare il mondo in un ipotetico ma sempre più probabile G-2, si parla nell'interessante volume di Salvatore Monni e Alessandro Spaventa, Al largo di Okinawa. Petrolio, armi, spie e affari nella sfida tra Cina e Usa (Laterza, pp. 207, euro 15).

Gli autori, economisti, delineano un percorso, accattivante e comprensibile anche ai non addetti ai lavori, che consente di ricostruire una competizione che non esita ad utilizzare lo spionaggio messo in pratica da cinesi immigrati negli States dove hanno studiato e ottenuto anche la cittadinanza rimanendo però legati alla madrepatria attraverso un complesso senso di appartenenza che si nutre di persuasione e obbligo morale.

Se la Cina non esita quindi ad ottenere informazioni che riguardano tecnologie da milioni di dollari con metodi non certo ortodossi capaci di mettere a repentaglio la sicurezza nazionale e la posizione economica degli Stati Uniti, si deve tener presente come il rapporto fra le due nazioni viva anche di reciproci interessi, ad iniziare dalla questione che gli americani spendono più di quanto producono e che per reggere tale situazione sono tenuti a chiedere in prestito soldi proprio ai cinesi.

Le ragioni dello straordinario successo economico di Pechino, del resto, non si basano solo sul basso costo del lavoro ma anche sulla qualità della produzione e sulla capacità di rispondere rapidamente alle richieste. Tutto questo ha generato però grandi contraddizioni, come l'urbanizzazione selvaggia, un paradossale aumento della disoccupazione causato dall'industrializzazione, problemi ambientali e sanitari, un progressivo invecchiamento della popolazione, oltre alla storica assenza di libertà politiche o a questioni legate al Tibet e agli Uiguri.

Un quadro dove gli equilibri di potere economici e politici possono modificarsi secondo modalità sempre più rapide e clamorose. Come quando l'Ibm annunciò, nel dicembre 2004, di aver venduto una delle sue divisioni più importanti, quella legata alla produzione di personal computer, non ad un'altra azienda statunitense o europea, ma alla cinese Lenovo che tuttavia decise, conscia della necessità di non poter rinunciare alle competenze statunitensi, di spostare il quartier generale della società nello stato di New York e di confermare e valorizzare le esperienze tecniche e manageriali americane, a partire dalla scelta di un nuovo amministratore delegato.

Per il resto le differenze tra i due giganti sono ancora notevoli sia nel campo della ricerca scientifica che sul piano militare, anche se i cinesi stanno facendo grossi progressi nella loro dotazione di sottomarini ultramoderni decisivi per la supremazia nel Pacifico e nel Sud-est asiatico. Ma alla fine il drago cinese sarà in grado di fare ciò che non è riuscito al Giappone, cioè superare l'aquila americana?

di Gianluca Scroccu.

Articolo originale: L'Unione Sarda.

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