mercoledì 28 ottobre 2009

L'Inguscezia strappa alla Cecenia la palma di paese più pericoloso del Caucaso


Sessanta colpi d’arma da fuoco per uccidere Maksharip Aushev, uno dei nomi più noti tra gli oppositori e gli attivisti per i diritti umani nella repubblica caucasica di Inguscezia, che ha ormai strappato alla Cecenia la sgradevola palma di luogo più pericoloso del Caucaso. Aushev è stato bloccato da sconosciuti e ucciso a raffiche di mitra mentre percorreva, nel territorio della confinante repubblica di Kabardino-Balkaria, l’autostrada del Caucaso (una strada veloce che collega tutte le repubbliche russe della regione). Al suo fianco viaggiava la cugina, sopravvissuta per miracolo con numerose gravi ferite. Aushev era molto attivo nel campo della difesa dei diritti umani – si era coinvolto in questa attività dopo il sequestro, fortunatamente finito bene, di suo figlio e di suo nipote, nel 2007 – ed era socio e amico di un altro leader dell’opposizione, Magomd Yevloyev, assassinato nell’agosto 2008 dai poliziotti che lo avevano arrestato con un pretesto. Insieme, Yevloyev (che ne era il proprietario) e Aushev tenevano in piedi il sito web Ingushetia.org, distintosi per le sue campagne di denuncia della corruzione e delle violenze del regime repubblicano sotto l’allora presidente Murat Zyazikov. Proprio Zyazikov venne indicato l’anno scorso come responsabile primo dell’uccisione di Yevloyev, anche se naturalmente l’inchiesta ufficiale non osò toccarlo, limitandosi a condannare i poliziotti non per omicidio (definito “accidentale”) ma per aver effettuato l’arresto illegalmente. Poi Zyazikov venne licenziato dal presidente Dmitrij Medvedev e sostituito con il generale Yunus-Bek Yevkurov, con il compito preciso di far piazza pulita della corruzione e bloccare le violenze e le intimidazioni condotte dagli apparati di sicurezza repubblicani: il risultato per ora è stato disastroso, nel senso che se moltissimi dirigenti locali sono stati licenziati e sostituiti, le violenze sono d’altro lato aumentate a dismisura, culminando nel giugno di quest’anno con il gravissimo attentato dinamitardo contro lo stesso Yevkurov, sopravvissuto per miracolo e costretto per mesi in ospedale. Negli ultimi tempi Aushev si era un po’ defilato dalla politica, dedicandosi più attivamente alla propria attività di businessman: il che consente ora alla polizia di dire che “forse l’attentato è legato a questioni d’affari”, anche se è abbastanza evidente che il motivo dell’assassinio è politico. Già il mese scorso c’era stato un tentativo di sequestro ai danni di Aushev, fallito per caso. “Dedicarsi ad attività civili, alla difesa dei diritti umani o all’opposizione politica, nelle nostre regioni, è diventato una forma di suicidio”, ha commentato amaramente Tatjana Lokshina, vicedirettore della sezione russa di Human Rights Watch.

di Astrit Dakli

Lo scandalo "Vegeta" scuote la Croazia


Un complesso gioco finanziario per prendere il controllo di una delle maggiori aziende alimentari croate, che produce il famoso dado Vegeta. Sei gli arrestati e ombre sul vicepremier Damir Polančec, che in molti affermano non potesse non sapere cosa stava accadendo
Damir Polančec, vicepremier del governo croato, si è trovato nel bel mezzo dell’affaire Spice (spezia), che sta scuotendo il gigante dell’industria alimentare croata, la compagnia Podravka, nota anche a livello internazionale per la produzione del suo rinomato dado “Vegeta”. La polizia croata mercoledì scorso ha arrestato quattro membri dell’attuale e dell’ex amministrazione della Podravka, e il giudice dopo l’interrogatorio ha disposto un mese di reclusione per i quattro. Insieme a loro sono stati arrestati e incarcerati il proprietario della ditta SMS di Spalato, che si occupa di produzione alimentare, e il direttore della agenzia di broker Fima di Varaždin.

La procura li accusa di aver cercato di arrivare fino al controllo del pacchetto maggioritario delle azioni di della Podravka con trasferimenti illegali di denaro. Anche se il vicepremier Damir Polančec per ora non è fra gli accusati, ha quasi sicuramente ha una seria responsabilità politica, perché in quanto ministro dell’Economia e vicepremier doveva essere al corrente di tutta questa operazione, dato che lo stato croato continua ad essere il proprietario del 25 percento delle azioni della Podravka. Inoltre Polančec è arrivato al ministero direttamente dalla Podravka dove svolgeva attività di massima responsabilità, ed è nato a Koprivnica, città in cui ha sede la Podravka: date queste circostanze è chiaro che non poteva non essere al corrente di tutto quanto accadeva in questa azienda.

Gli arrestati vengono accusati di un intricato tentativo di assumere in modo illegale il controllo del pacchetto maggioritario delle azioni della Podravka. Gli attori di questo scandalo avevano intenzione di farlo con i soldi della stessa compagnia. Detto in parole povere l’operazione Spice è stata ideata in modo che la ditta di broker Fima, in accordo con i responsabili della Podravka, acuistasse azioni di quest’ultima con finanziamenti coperti da garanzie offerte alla banche dalla stessa Podravka. Ma sulle stesse garanzie la stessa Podravka otteneva dei finanziamenti, tanto che ha prestato 65 milioni di kune (circa 9 milioni di euro) all’azienda SMS di Spalato. Quest'ultima ha passato il denaro a Fima la quale ha così potuto restituire alle banche croate i soldi spesi per l’acquisto delle azioni di Podravka. Nel frattempo Fima fonda un’azienda a Malta e lì trasferisce le azioni della Podravka acquistate (circa il 10,6% delle azioni totali) e ottiene nuovi finanziamenti all’estero per un’ulteriore acquisto di azioni, finanziamenti , ancora una volta, garantiti dalla stessa Podravka.

In tutta questa intricata vicenda e in questo complicato giro di denaro, che gli investigatori adesso cercano di ricostruire, la Podravka ha subito un danno di 250 milioni di Kune (circa 35 milioni di euro). I media quotidianamente scoprono nuovi dettagli dello scandalo che sembra non trovare ancora epilogo. Tutti, però, sono della stessa idea: un’operazione di simili dimensioni non avrebbe potuto certo svolgersi senza che nessuno al governo lo sapesse. I sospetti gravano sul vicepremier Polančec, il ministro che ha guidato il dicastero dell’economia e che anche dopo il suo arrivo al governo ha continuato ad avere contatti con l’amministrazione dell’azienda.

La scorsa settimana, quando sono stati arrestati i capi dell’azienda, ci si aspettava che Polančec rassegnasse le dimissioni. Si è invece presentato di fronte ai giornalisti dichiarando esattamente il contrario: “Non ho assolutamente intenzione di dimettermi”. Ha poi aggiunto: "In questo Stato ognuno è innocente finché non viene dimostrata la sua colpevolezza”. Sugli arrestati ha detto di conoscerli come “persone per bene e onorevoli”, tanto da credere alla loro innocenza.

Questa presa di posizione di Polančec ha innervosito l’opposizione, che in parlamento ha già avanzato la richiesta di voto per la sua destituzione. “Non accetto la tesi che nessuno ne sapeva niente, perché anche se così fosse sono comunque responsabili. In Croazia le cose funzionano in modo tale che sarebbe stato impossibile farlo senza una copertura o difesa politica o di qualche politico”, ha affermato Zvonomir Mršić, deputato al parlamento del più forte partito di opposizione, il Partito socialdemocratico (SDP). Mršić è anche sindaco di Koprivnica, dove c’è la sede della Podravka, e conosce molto bene i metodi con cui si amministra questa compagnia.

Allo scandalo non ha reagito solo il mondo della politica. Si sono fatti sentire anche gli esperti di economia. “La Podravka è un’azienda in cui la politica ha sempre avuto una grande influenza, pertanto spero che la giurisdizione croata riesca a risolvere questo caso, così sapremo chi ha fatto cosa e chi è immischiato in tutto questo”, afferma Damir Kuštrak, presidente della Confindustria croata, considerato da molti il leader liberale dei capitalisti croati.

Ha reagito anche parte della coalizione di governo, in particolare il Partito liberale e il Partito dei serbi di Croazia, che non vogliono portare il peso di questo scandalo: ritengono che Polančec debba andarsene e che sarebbe molto meglio che si ritirasse da solo invece di far decidere la sua destituzione dal parlamento. I rappresentanti di questi partiti sono a favore della destituzione di Polančec, perché nemmeno loro credono che quest’ultimo, come responsabile del ministero dell’Economia (ed esservi arrivato dall’amministrazione della Podravka), non sapesse nulla.

Che avvenga o no, il fatto stesso che alcuni rappresentanti della coalizione di governo siano disponibili a votare al fianco dell'opposizione per la destituzione di Polančec, potrebbe segnare la fine di questa coalizione. Questo significherebbe elezioni anticipate, cosa che potrebbe portare a forte instabilità politica dato che la Croazia sta proprio ora entrando in campagna elettorale anche per le presidenziali. Le elezioni per il presidente della Repubblica si terranno all’inizio del prossimo anno.

Anche la premier Jadranka Kosor sembra risoluta nel fare piena luce su questo scandalo. “La Kosor è decisa ad eliminare la corruzione ed è pronta a sacrificare Polančec se si dimostrerà che è colpevole per l’affaire Podravka”, afferma uno dei suoi collaboratori che ha desiderato rimanere anonimo. Gli analisti ritengono che la Kosor eserciterà una notevole pressione su Polančec e che da solo rassegnerà le dimissioni evitando il dibattito in parlamento in merito alla richiesta dell’opposizione della sua destituzione.

L’Unione europea, una decina di giorni fa, aveva avvertito la Croazia della presenza di una diffusa corruzione che lambisce i vertici del potere. Inoltre l’Ufficio della Commissione europea per la lotta alla contraffazione (OLAF) recentemente aveva chiesto di effettuare controlli sui lavori alle autostrade croate dei quali sospetta che siano state truccate le gare d’appalto. Il problema però è che la premier Kosor - diventata capo del governo croato il primo di luglio dopo le improvvise dimissioni del suo predecessore Ivo Sanader - non gode di sufficente sostegno né nel governo né nel proprio partito, per poter affrontare seriamente la criminalità. E molti alti funzionari, e alcuni ministri, sono recalcitranti ad avvallare una politica di chiarezza temendo di rimanere schiacciati dall'effetto valanga che ne potrebbe nascere.

Comunque, entro la fine di ottobre si avvierà il processo contro Berislav Rončevič, ex ministro della Difesa e poi degli Interni. Rončevič è sospettato di aver danneggiato il budget statale per oltre 10 milioni di kune (circa 1,4 milioni di euro) comprando camion militari senza una gara d’appalto pubblica, favorendo così il fornitore più caro. Rončevič sarà così il primo ministro dell’HDZ ad essere processato per corruzione. Per come stanno andando le cose pare che non sarà nemmeno l’ultimo.

di Drago Hedl
Link: OsservatorioBalcani.org

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