sabato 24 ottobre 2009

La Chiesa Cattolica non accetta gli eretici, scontro con Josè Saramago


"La Chiesa cattolica scatena nuovi odii alimentando rancore" e "il Dio della Bibbia è vendicativo, rancoroso, cattivo e indegno di fiducia". Così lo scrittore portoghese Josè Saramago, Premio Nobel della letteratura 1998, difende il suo nuovo romanzo Caino, arrivato nelle librerie portoghesi in questa settimana e subito stroncato dalla Chiesa lusitana.

I vescovi portoghesi tramite il portavoce della conferenza episcopale nazionale, padre Manuel Morujao, hanno accusato lo scrittore di offendere milioni di cattolici in tutto il mondo e al tempo stesso hanno denunciato "un'operazione pubblicitaria" per promuovere il libro che propone una rilettura "irriverente se non oltraggiosa" dell'episodio biblico dell'uccisione di Abele, primogenito di Adamo ed Eva, da parte del fratello Caino.

In una conferenza stampa a Lisbona, Josè Saramago, 86 anni, ha replicato ai vertici della Chiesa accusandoli di suscitare "nuovi odii" e di alimentare "rancori, incomprensioni e resistenze". "Nella Bibbia - ha detto tra l'altro lo scrittore portoghese che si dichiara ateo e comunista - si narrano crudeltà, incesti, violenze di ogni genere, carneficine. Tutto ciò è incontestabile, ma è bastato che lo dicessi io, per suscitare una polemica".

"La Chiesa - ha aggiunto Saramago - vorrebbe piazzare un teologo dietro ciascun lettore della Bibbia per spiegargli ciò che sta leggendo e sostenere che quello che legge va interpretato in modo simbolico". Ma "il diritto di riflettere appartiene a ciascun individuo", ha dichiarato Saramago, denunciando "l'intolleranza delle religioni organizzate".

Gli attacchi della Chiesa al Premio Nobel vengono ormai da lontano. Nel 1992, dopo lo scandalo suscitato in Portogallo dall'uscita di "Il vangelo secondo Gesù Cristo", Jose Saramagò lasciò il suo paese per stabilirsi a Lanzarote nell'arcipelago spagnolo delle isole Canarie, dove tuttora resiede. In quel romanzo, Saramago racconta che Gesù perse la sua verginità con Maria Maddalena, venendo utilizzato da Dio per dominare il mondo.

I piloti israeliani si addestrano nel cielo della Sardegna


La base aerea italiana e Nato di Decimomannu ha ospitato dal 5 al 16 ottobre scorsi oltre 40 aeromobili di vario tipo in missioni che simulavano uno scenario di crisi internazionale, in un'esercitazione denominata Starex 2009.
Piloti dell'Aeronautica Militare e della Marina Militare italiana hanno operato a fianco dei colleghi di altre nazioni per sviluppare tattiche di impiego e migliorare le proprie capacità di pianificazione e di condotta di missioni sempre più complesse.
"Lo scopo di questa esercitazione è di affinare le procedure e le tecniche per poter prontamente agire in missioni di controllo delle crisi, in un ambito di cooperazione internazionale. La necessità sempre più frequente di operare in scenari multinazionali impone, infatti, la perfetta integrazione di sistemi di paesi diversi attraverso lo sviluppo di standard procedurali al fine di conseguire la massima efficacia d'azione".
Hanno preso parte all'esercitazioni diversi tipi di velivoli: AMX, TORNADO IDS, TORNADO ECR, AV8B+, F2000 TYPHOON, F-16, KC-130J, HH3F, EH101, AB212, in gran parte rischierati a Decimomannu.
Tra questi, erano presenti anche 5 caccia F16 I del 107° squadrone "Knights of Orange" e 5 F15 I del 69° squadrone "Hammer" delle Forze Aeree Israeliane.
Si tratta di una presenza non nuova, anche se pochissimi Italiani lo sanno: i piloti israeliani si addestrano nel cielo della Sardegna fin dal settembre 2003, quando 10 F-15 nelle versioni D/I supportati da alcuni C-130 Hercules e da un Boeing B-707, che ha fatto da rifornitore per il lungo volo che ha portato i caccia da Israele a Decimomannu.
Due gli stormi interessati, il 106 Sqn Second Eagle di Tel Nof (LLEK) con F-15B/C/D e il già ricordato 69 squadrone "Hammer" di Hatzerim (LLHB) con F-15 I.
Per circa due settimane, gli F-15 Israeliani volarono allora con i MiG-29 e gli F-4 tedeschi, anche loro rischierati sulla base sarda. Circa tre le missioni addestrative al giorno, principalmente di combattimento aereo manovrato (ACM).
A simili esercitazioni, le forze aeree israeliane hanno poi partecipato anche nel 2004, nel 2006 e nel 2008.

di Alfatau

La Russia in soccorso dei serbi


Accolto come amico e alleato, il presidente russo in visita ufficiale in Serbia offre il sostegno alla politica di Belgrado sul Kosovo, crediti per un miliardo di dollari e sottoscrive accordi sul gas russo e sul tratto serbo del gasdotto South stream
Crediti del valore di un miliardo di dollari, la firma di sette accordi bilaterali e la proposta di un nuovo sistema di difesa europea sono il risultato della visita in Serbia del Presidente della Federazione russa Dmitri Medvedev. Il miglioramento della collaborazione in ambito economico tra la Russia e la Serbia e la continuazione del sostegno della politica di Belgrado sul Kosovo sono i contenuti principali della visita della delegazione russa.

Il presidente della Federazione russa, giunto in Serbia in visita ufficiale il 20 ottobre scorso, si è incontrato col presidente della Serbia Boris Tadić, i rappresentanti del governo, del parlamento, della Chiesa serba ortodossa e gli imprenditori locali. L’arrivo di Medvedev ha coinciso con il 65esimo anniversario della liberazione di Belgrado in cui presero parte le forze dell’Esercito popolare jugoslavo (JNA) e l’Armata rossa.

Al suono dei due inni nazionali e con le più alte onorificenze, il presidente russo è stato accolto a Belgrado dal presidente Tadić come amico e alleato. Nel colloquio di un’ora i due presidenti hanno valutato che le relazioni tra i due Paesi procedono bene ed hanno ribadito l’importanza della collaborazione economica tra i due paesi. Il presidente russo ha ripetuto che non può essere messa in discussione l’integrità territoriale della Serbia ed ha sottolineato che la Federazione russa continuerà ad offrire alla Serbia tutto l’aiuto necessario alla difesa della sovranità e degli interessi nazionali.

Allo stesso tempo Medvedev ha fatto sapere che la Russia appoggia il desiderio della Serbia di diventare membro dell’Unione europea. Tadić e Medvedev si sono inoltre accordati in modo dettagliato su crediti russi del valore di un miliardo di dollari, ma i dettagli saranno resi noti ufficialmente solo la prossima settimana. Secondo i giornali belgradesi, 200 milioni di dollari saranno destinati al budget della Serbia, mentre sulla destinazione del resto del credito si metteranno d’accordo gli esperti dei due Paesi. In via non ufficiale si sa che la maggior parte del credito sarà indirizzato a progetti infrastrutturali della rete ferroviaria. Tadić ha detto di aver ottenuto dal presidente russo l’assicurazione che la Serbia parteciperà al progetto South stream, e anche che il Paese riceverà forniture di gas a sufficienza per le imprese serbe.

“Le relazioni tra la Russia e la Serbia procedono bene. I grandi progetti su cui ci siamo accordati indicano il carattere strategico dei nostri rapporti”, ha detto Medvedev dopo l’incontro col presidente serbo. Tadić rivolgendosi al pubblico ha riferito che esiste una serie di ambiti in cui i due Stati possono collaborare. “Abbiamo preso in considerazione una serie di questioni nell’ambito delle relazioni bilaterali e abbiamo concluso che da anni ormai siamo sulla stessa linea” ha precisato Tadić, aggiungendo che la Russia oggi è “un fattore imprescindibile nella politica internazionale”. Il presidente serbo durante la conferenza stampa ha ripetuto che la Serbia non accetterà mai l’indipendenza del Kosovo e ha ringraziato il suo omologo russo per l’appoggio offerto alla politica serba verso il Kosovo.Dopo il colloquio a quattrocchi, i due presidenti hanno deposto corone di fiori al cimitero dei caduti che liberarono Belgrado, che per l’occasione è stato ripulito e rimesso in sesto. Si è poi recato in parlamento dove è stato accolto dai deputati con un applauso. Opposizione e governo, tutti concordi sul fatto che la visita di Medvdev è stata molto importante per la Serbia, mentre i “russofili” tra le fila dei politici (Partito serbo per il progresso, Partito radicale serbo, Partito democratico della Serbia) non hanno celato una certa esaltazione.

Medvedev è il primo presidente straniero ad aver parlato al parlamento serbo. Per prima cosa, il presidente della Russia ha ricordato coi deputati il giorno della liberazione di Belgrado sottolineando che la Serbia si è opposta coraggiosamente al fascismo.

“Altri Paesi hanno deciso per la collaborazione. La responsabilità di quei regimi è evidente. Se non ci fosse stato quel sostegno, la storia sarebbe stata diversa. È necessario che ciò sia ricordato da tutti quelli che trasformano la storia”, ha detto Medvedev, aggiungendo che non si può discutere sull’equiparazione delle colpe di Hitler e dell’URSS per l’inizio della guerra. “Le lezioni del passato ci insegnano a non ripetere gli errori, ma anche a combattere le minacce che stanno di fronte al continente europeo. Ecco perché spetta a noi creare un nuovo sistema di difesa europea. Noi offriamo nuovi impegni sulla base dei principi internazionali. La preparazione e la firma dell’Accordo sulla sicurezza europea dovrebbe essere l’inizio della formazione di un ambito di difesa unificato nella zona euroatlantica e assicurerebbe le stesse garanzie a tutti i paesi, a prescindere dalla loro appartenenza a quella o questa alleanza militare”, ha detto Medvedev davanti ai deputati serbi. Il presidente russo ha poi ribadito che l’ingresso della Serbia nell’Ue non inficerà le relazioni con la Russia.

Il quotidiano “Blic”, riportando fonti ben informate, ha pubblicato alcuni dettagli della proposta del sistema europeo di difesa. In sostanza la proposta sarebbe che nessun Paese o organizzazione come la Nato dovrebbe avere il diritto esclusivo di mantenere la pace e la sicurezza in Europa. Questo concetto consta di quattro parti. La prima parte dell’accordo si rivolge ai principi fondamentali delle relazioni internazionali e soprattutto sarebbe rivolto alle questioni relative alla sovranità territoriale e all’integrità dei Paesi. La seconda parte prevede che nessuna organizzazione possa avere il diritto esclusivo alla difesa, mentre la terza parte indica le regole sulle risoluzioni pacifiche delle crisi, basate sulla carta dell’Onu. La quarta parte prevede le misure da adottare contro tutte le minacce alla sicurezza comune, compresa la possibilità di formare un unico sistema di difesa antimissilistico.

Sempre le fonti ben informate sostengono che Medvedev non sia venuto in Serbia per dare delle risposte, ma piuttosto per “tastare” il terreno con l’idea che ha già presentato all’opinione pubblica mondiale. La Serbia, in questo nuovo sistema di sicurezza europea, occuperebbe un posto rilevante. “La Serbia è pronta a partecipare al dialogo su questa idea, ma per far questo è necessario il consenso di tutti”, riporta il quotidiano “Blic” mantenendo l’anonimato della fonte.

Oltre alla disponibilità del credito, a Belgrado si è parlato più che altro dei contratti relativi alle forniture di gas tra la Serbia e la Russia. I rappresentanti di Srbijagas e Gasprom hanno firmato un accordo sulla creazione di un’impresa comune per lo stoccaggio del gas a Banatski Dvor e l’annesso del contratto sul gasdotto “South stream”. L’azienda comune denominata “Banatski Dvor UGS Joint Venture” avrà la competenza per la costruzione e l’amministrazione di un deposito sotterraneo della capacità di 450 milioni di metri cubi di gas. Allo stesso tempo, le due parti contraenti nell’arco di 30 giorni fonderanno una compagnia dal nome “Južni tok Srbija” (South stream Serbia) che progetterà la costruzione del tratto di gasdotto che attraversa la Serbia.

Analisti locali e stranieri concordano sul fatto che la parte principale della visita del presidente russo è stata concentrata sui temi economici. L’economista Goran Nikolić, in una dichiarazione per B92, sostiene che gli investimenti cruciali della Russia in Serbia riguardano proprio il credito di un miliardo di dollari e gli accordi sul gas. L’analista Jakša Šćekić ritiene che la Serbia potrebbe accogliere nello stesso modo, l’anno prossimo, anche il presidente americano Barack Obama. Šćekić ricorda che la politica estera serba si fonda su quattro pilastri: Belgrado gioca la carta dell’ingresso nell’Unione europea, rinforza le relazioni con Washington, ma anche con altri partner come la Russia e la Cina. Alcuni analisti ritengono invece che sia insostenibile che Belgrado abbia quattro pilastri nella sua politica estera, mentre altri sostengono che sia possibile ripetere lo scenario dei non allineati e mantenere strette relazioni con tutte le grandi potenze.

Anche i media internazionali hanno riportato della visita del presidente russo a Belgrado. Il corrispondente della BBC, Mark Lowen ha dichiarato che le relazioni tra i due Paesi stanno migliorando significativamente e si basano su interessi molto concreti, in particolare nell’ambito energetico.

La visita di Dmitri Medvedev si è conclusa con una cerimonia accademica presso il centro congressi di Belgrado, Sava Centar. Il programma era concentrato sulla lotta antifascista dei due Paesi e sulla liberazione di Belgrado. Medvedev ha ricevuto da Belgrado, oltre ad alcuni regali, anche l’Ordine di San Sava, la più alta onorificenza della Chiesa serba ortodossa.

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori