giovedì 22 ottobre 2009

Il "Biscione" chiude le Iene in una gabbia


C’erano una volta le Iene, un gruppo di ragazzacci che osava ridere in faccia a Berlusconi, mostrare il razzismo della Lega e sbeffeggiare le leggi ad personam. C’erano, ma non ci sono più.

Oggi la trasmissione diretta da Davide Parenti, coautore con Antonio Ricci degli show-cult degli anni 80, è solo l’ombra del suo passato. È in crisi di ascolti, di creatività.

E, quel che è peggio, è costretta a fermarsi persino davanti a onorevoli di seconda fila, come Gabriella Carlucci.

È successo martedì scorso quando, dopo una serie di telefonate con i vertici Mediaset, non è andato in onda un servizio che raccontava come l’ex conduttrice fosse stata condannata a pagare 10 mila euro di stipendio arretrato alla sua portaborse parlamentare. Stessa sorte era toccata, un mese fa, a un pezzo sull’immigrazione che metteva in imbarazzo il ministro Roberto Maroni.

Per questo, Fedele Confalonieri e Silvio Berlusconi, che fino a ieri citavano le Iene e Enrico Mentana come la prova della libertà di mediaset, oggi parlano d’altro. Le foglie di fico non servono più. Il regime non si nasconde per farsi accettare, ma in televisione mostra il volto peggiore per far paura. I tempi, insomma, sono cambiati. Anche nel 2001 il premier era sotto processo per corruzione. Anche allora c’era un giornalista che pedinava un magistrato considerato nemico del gruppo.

Era la Iena Alessandro Sortino. Ma non seguiva Ilda Boccassini, per mostrare le sue calze o per insinuare che fosse “strana”. Lo faceva per dimostrare che era indifesa e per criticare la scelta del Governo di togliere la scorta a un pm antimafia che aveva osato mettersi contro Berlusconi.

Cose di un altro mondo. Allora i vertici mediaset tolleravano che il solito Sortino inchiodasse il senatore Cirami all’omonima legge ad personam o il ministro Lunardi al suo conflitto d’interessi. Adesso è più probabile vedere una Iena sulla luna che davanti al ministro Angelino Alfano per parlare del suo Lodo. Anche allora Berlusconi inondava l’Italia di propaganda, ma il Trio Medusa osava chiedergli conto del celebre “Presidente operaio”, per poi ridergli in faccia. Anche allora l’onorevole Carlucci ebbe un corpo a corpo con il Trio. Ma quello andò in onda.

Come si è arrivati a questo punto? Per capirlo bisogna ricostruire l’escalation delle censure, partendo dalla prima. Quella subita dal programma nel 2001, quando Marco Tronchetti Provera, per fare un favore a Berlusconi, soffoca nella culla “La 7” che minaccia di danneggiare gli ascolti di Mediaset. Le Iene riprendono Tronchetti mentre balbetta improbabile giustificazioni. Il pezzo però viene fermato. In redazione si mugugna, ma si decide di lasciar correre. Così la situazione peggiora. Tanto che, quattro anni dopo, si arriva a una silenziosa protesta. Quando a essere bloccato è un servizio su Francesco Storace, le Iene si riuniscono a Roma e stipulano una sorta di patto: non diciamo niente, ma questa è l’ultima censura. Era invece l’’inizio della fine.

Oggi il Trio Medusa e Sortino non ci sono più. Alla Iena rossa, nel 2007, i vertici Mediaset avevano cancellato un servizio su Mastella e lui se ne è andato. Confalonieri, infatti, non ha voluto sentir ragioni nonostante che proprio Sortino fosse stato diffamato dal figlio di Mastella con false insinuazioni sulla sua carriera. A Segrate, del resto, Mastella è un intoccabile. Lo sa anche Enrico Lucci che, già prima di Sortino, ha dovuto ingoiare la censura di un pezzo sul medesimo politico. Il perché lo dice la cronaca. Mastella in quei mesi stoppa la legge Gentiloni sulle tv e poi fa cadere il governo Prodi. Una scelta politica, ovviamente. La decisione di un uomo, oggi eurodeputato Pdl, che dice con orgoglio: “Confalonieri? È uno dei miei migliori amici”. E chi trova un amico (di Confalonieri) trova un tesoro. Anche alle Iene.

di Peter Gomez
Link: MicroMega

Il litio messicano condiziona Wall Street


L'impresa Pietro Sutti SA, d'origine evidentemente italiana ma oggi molto messicana, ha annunciato il 7 ottobre scorso la scoperta di un ingente giacimento di litio e di potassio in Messico. La notizia potrebbe passare inosservata, ma ha scosso la borsa di New York e ha solleticato gli interessi di mezzo mondo. E la ragione è proprio il litio. Questo minerale è essenziale nella produzione di batterie ricaricabili per automobili e quant'altro domani si muoverà senza l'uso del petrolio - e se questa è la tendenza prevedibile nell'imminente futuro, è evidente l'interesse delle grandi multinazionali per questo nuovo giacimento. Così, non ha torto il signor Martín Sutti Courtade, direttore generale di questa piccola impresa sinora sconosciuta, a dire che la scoperta potrebbe avere «un grande impatto sul mercato internazionale».
Il litio è quotato 750 dollari al chilo alla Borsa di Toronto, e la piccola impresa messicana spera in contratti milionari con grandi multinazionali del minerale - che possiedono la tecnologia per l'estrazione e la lavorazione del minerale. Il giacimento si trova tra gli stati di San Luis Potosì e Zacatecas, nel centro nord del paese, su un'estensione di almeno 60.000 ettari. Secondo i calcoli presentati alla stampa, vi potrebbero essere almeno 2 milioni e mezzo di tonnellate del minerale. E siccome la Pietro Sutti SA non ne ha le capacità, allora il diritto di sfruttamento e lavorazione del prezioso minerale sarà ceduto a qualche grande impresa multinazionale. L'imprenditore messicano ne ha già citate alcune canadesi e statunitensi, come la Cormark Securities Inc e la Industry Report, ma forse anche imprese cinesi, coreane e australiane. In particolare, vi sarebbero negoziati in corso con la LG, coreana, che punta tra l'altro alla costruzione di batterie per automobili.
La Pietro Sutti SA avrebbe già ottenuto tutte le concessioni sia per l'esplorazione che per l'estrazione del minerale. La scoperta infatti sarebbe avvenuta già qualche mese fa, ma l'impresa messicana avrebbe tenuto il segreto sino al giorno in cui il governo messicano le ha concesso tutti i diritti. Una procedura lunga, quella delle concessioni: ma per niente impossibile, in un paese come il Messico dove ormai tutte le risorse naturali vengono vendute al miglior offerente. Ed allora è facile capire che l'entusiasmo abbia conquistato presto anche le piazze commerciali internazionali che vedono in Messico la possibilità di sfruttare in pratica senza vincoli il sottosuolo.
C'è un'altra ragione di tanto entusiasmo: sino a pochi giorni fa le speranze di ottenere litio portavano tutte in Bolivia, dove, nella regione del Uyuni, vi sarebbe il più grande giacimento al mondo. Martín Sutti lo ha chiarito subito: in Messico vi potrebbe essere un giacimento ancor più grande di quello boliviano. Il che faciliterebbe molto le cose alle imprese multinazionali. In Bolivia, infatti, la presidenza indigena guidata da Evo Morales non ci sente dall'orecchio dello sfruttamento privato delle risorse naturali: ripete che le risorse naturali della Bolivia sono dei boliviani; le imprese che vogliano sfruttare i nostri giacimenti, dovranno fare i conti con questo fatto. Ma ora c'è un'alternativa nel giacimento messicano. L'impresa messicana ha annunciato anche che l'estrazione potrebbe cominciare già nel 2011, quando si prevede possa essere pronta la prima istallazione adatta a tale scopo. E in barba a qualsiasi norma ambientale, l'estrazione potrà avvenire a cielo aperto, dato che il minerale si troverebbe a pochi metri di profondità.

di Matteo Dean

Il misterioso viaggio di Berlusconi in Russia


Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è giunto a San Pietroburgo, accompagnato solo dalla propria scorta e dall’assistente personale Valentino Valentini, dove trascorrerà la giornata di giovedì per far poi rientro in Italia venerdì.

LA DESTINAZIONE - Ad accoglierlo all’areoporto «Pulkovo» c’erano il premier russo Vladimir Putin, di cui Berlusconi sarà ospite in questi giorni, insieme alla consorte Ludmila. I due premier hanno sorriso davanti alle telecamere, per poi lasciare l’aeroporto verso una destinazione al momento non ancora ufficializzata: si parla di una dacia oltre 300 chilometri da San Pietroburgo, ma anche di una residenza presidenziale alle porte della città russa. Dall'entourage del premier, in questi giorni, si è ripetuto che la visita ha carattere strettamente «privato». È tuttavia possibile, come confermato oggi da uno dei portavoce del governo russo, che Berlusconi e Putin parlino anche di questioni bilaterali ed in particolare dei dossier attinenti al settore energetico. Il premier italiano indossava un cappotto blu notte con bavero di velluto. Berlusconi, secondo quanto hanno affermato i media stranieri, festeggerà poi il 57esimo compleanno di Putin. Quella di Berlusconi in Russia, ha aggiunto il portavoce, è una «visita privata», alla quale non parteciperà l'ex cancelliere tedesco Gerard Schroeder.

Fonte: Corriere della sera

Link: Corriere.it


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