mercoledì 21 ottobre 2009

Una valanga di mld di dollari a disposizione dell'Us force 2010


Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America avrà a disposizione quasi due miliardi di dollari al giorno per finanziare le proprie missioni di guerra a livello planetario ed acquisire nuovi sistemi d’arma dal complesso militare industriale nazionale. Il Congresso, a stragrande maggioranza, ha approvato il National Defense Authorization Bill che assegna alle forze armate un budget da 680,2 miliardi di dollari per il prossimo anno. Il piano finanziario diventerà operativo subito dopo la firma del presidente Barack Obama, ma alcuni emendamenti approvati potrebbero creare qualche frizione all’interno dell’Amministrazione USA.

Una parte consistente degli investimenti sarà destinata allo sviluppo del nuovo cacciabombardiere F-22 “Raptor”, destinato ai reparti di volo dell’US Air Force. Si tratta senza dubbio del cacciabombardiere più costoso mai prodotto al mondo. Il suo prezzo si aggira intorno ai 361 milioni di dollari per unità e proprio per questo Washington ha dovuto abbandonare i vecchi programmi che puntavano all’acquisizione di 750 caccia, ridimensionando le commesse ai “soli” 187 approvati con il piano finanziario 2010. Ciononostante i nuovi aerei comporteranno una spesa finale superiore ai 63 miliardi di dollari.

Prodotti da Lochkeed Martin e Boeing, gli F-22 vengono classificati dal Dipartimento della Difesa come velivoli tattici per la supremazia aerea (Advanced Tactical Fighter - ATF) e l’attacco al suolo, le cui “prestazioni non sono comparabili a nessun aereo attualmente operativo o in fase di progettazione”. Dotati di caratteristiche stealth che li rendono invisibili ai radar nemici, i bombardieri potranno volare ad una velocità massima compresa tra l’1,82 e i 2 Mach. Funzioneranno pure come “mini aerei radar AWACS”, grazie ai sofisticati sistemi di bordo che consentono l’identificazione e la designazione dei possibili bersagli. Tra essi, in particolare, i sistemi di ricezione AN/ALR-94 capaci di localizzare i segnali radar nemici sino a 250 miglia di distanza ed il radar “Northrop Grumman AN/APG-77” che può seguire bersagli multipli a lunga distanza e con ogni condizione atmosferica.

La versatilità nelle operazioni di attacco e di distruzione dei “Raptor” è assicurata dall’ampio ventaglio dei sistemi che lo armano: le munizioni aria-terra teleguidate JDAM (Joint Direct Attack Munition) come le bombe LMTAS/Boeing GBU-32 e le Small Diameter Bomb (SDB) con guida GPS; il cannone rotante M61A2 Vulcan da 20 mm con 480 colpi scaricabili in soli 5 secondi di fuoco; i missili a medio e corto raggio “MBDA Meteor”, AIM-120D AMRAAM e Raytheon AIM-9X. L’F-22 è dunque un velivolo di incomparabile valore strategico per le odierne e future operazioni di “guerra globale”, al punto che nel settembre 2006, con voto unanime, il Congresso ha vietato la possibilità di esportarne la tecnologia anche ai più fedeli paesi alleati USA.

Per il 2010 si prevede inoltre una spesa di 512 milioni di dollari per consentire all’US Navy di acquistare altri 9 caccia F/A-18E/F “Super Hornet” e 22 nuovi velivoli per la guerra elettronica EA-18G “Growler”. Sempre a favore della Marina militare è stato pienamente finanziato il programma di trasformazione e potenziamento delle portaerei e di altre importanti unità da combattimento; inoltre è stata approvata la prima tranche di spesa per 19 miliardi di dollari per l’acquisto entro il 2014 di 8 sottomarini a propulsione nucleare della classe “Virginia”, che si aggiungeranno agli 8 già operativi. Dotati ognuno di 4 lanciatori di siluri Mk-48 e di 12 missili da crociera a lancio verticale BGM- 109 “Tomahawk (di cui esistono versioni convenzionali e nucleari), i sottomarini della classe “Virginia” sono prodotti da General Electric Dynamic Boat e Northrop Grumman.

Grosse acquisizioni anche per le forze terrestri. Il Congresso USA ha infatti autorizzato la spesa di 6,7 miliardi di dollari per lo sviluppo e la produzione del nuovo veicolo blindato anti-mine “M-ATV”, prodotto dal consorzio Northrop Grumman -Oshkosh Defense Corporation. I primi prototipi dell’“M-ATV” sono stati testati l’estate scorsa dagli uomini della 173^ Brigata Aviotrasportata dell’US Army di Vicenza, in occasione di un’esercitazione tenutasi nelle colline di Hohenfels (Germania). Complessivamente il Pentagono prevede l’acquisizione di 4.296 blindati, 2.244 già commissionati nel giugno 2009 e che dovrebbero essere in buona parte realizzati entro il marzo 2010 per operare nei teatri di guerra di Iraq, Afghanistan e Pakistan. Il budget della Difesa per il 2010 assicura inoltre altre importanti acquisizioni da parte dell’US Army, in particolare elicotteri da guerra AH-64 “Apache, UH-60 “Blackhawk”, UH-72 “Lakota”, OH-58 “Kiowa Warrior” e CH-47 “Chinook”.
560 milioni di dollari sono invece previsti per nuovi programmi di sviluppo del cacciabombardiere multiruolo F-35 “Lightning II”, finalizzati in particolare alla realizzazione di un nuovo motore del velivolo. Si tratta, in quest’ultimo caso, di una spesa di 420 milioni non prevista originariamente dal Pentagono e la cui approvazione è all’origine del conflitto tra il Congresso e il Segretario della Difesa, Robert Gates. “Non esiste assolutamente la necessità di modificare il motore esistente”, ha dichiarato Gates, che ha pure minacciato di chiedere al Presidente Obama di porre il veto all’emendamento approvato.

Prodotto dal consorzio statunitense Lockeed Martin – Northrop Grumman e dalla britannica BAE Systems, l’F-35 è dotato di capacità stealth e viene utilizzato per il supporto aereo ravvicinato e il bombardamento tattico. I sistemi di morte ospitati a bordo comprendono un cannone GAU-22/A da 25 mm, munizioni a grappolo WCMS, bombe GBU-39 e missili aria-aria ed aria-terra AIM-120 AMRAAM, AIM-132 ASRAAM, “Brimstone” e MBDA “Meteor”. A differenza però del cacciabombardiere F-22, l’F-35 è destinato in buona parte all’esportazione ai paesi partner. Nove di essi (Australia, Canada, Danimarca, Gran Bretagna, Israele, Italia, Paesi Bassi, Norvegia e Turchia) hanno già dato la loro disponibilità a concorrere al finanziamento delle prime fasi di sviluppo del nuovo caccia, per cui è prevista una spesa di 4,37 miliardi di dollari. L’Italia, in particolare, è pronta a fare la sua parte, impegnandosi con un contributo di un miliardo di dollari, per consentire ad Alenia (gruppo Finmeccanica) di concorrere all’assemblaggio di una parte delle componenti di volo. Il governo italiano punta inoltre a dotare l’Aeronautica e la Marina Militare di 131 velivoli F-35, buona parte nella versione a decollo corto e atterraggio verticale.

Il National Defense Authorization Bill autorizza pure lo stanziamento di 7,5 miliardi di dollari per “l’addestramento e l’equipaggiamento dell’esercito e della polizia nazionale afgana” e 700 milioni di dollari a favore di militari e poliziotti del Pakistan per rafforzare i presidi e i pattugliamenti delle frontiere con l’Afghanistan. Il Congresso ha infine autorizzato il trasferimento di attrezzature e mezzi USA presenti attualmente in Iraq alle forze di sicurezza nazionali e a quelle dell’Afghanistan.

di Antonio Mazzeo

Link: Contropiano.org

La logica dei tagli nella scuola italiana


Da anni, la scuola italiana è sottoposta a una sorta di doccia scozzese. A sperimentazioni di varia qualità seguono interventi di riforma che non ne tengono affatto conto. L'ultimo esempio è la riorganizzazione degli indirizzi nella scuola superiore. Sembra avere come obiettivo la mera riduzione dei costi. Perché non è chiaro quali siano le logiche formative che portano a tagliare le ore di materie chiave in ogni tipo di indirizzo (e i documenti alla base di questa riorganizzazione sono noti solo agli addetti ai lavori). Continueremo così a formare cittadini ignoranti dei meccanismi fondamentali che regolano la società in cui vivono.

Da decenni ormai la nostra scuola in ogni ordine e grado è sottoposta a una sorta di doccia scozzese. Vengono promosse, o comunque consentite, sperimentazioni di varia qualità e consistenza, che comunque impegnano scuole, docenti, allievi e famiglie, creando aspettative e influenzando strategie e decisioni. Seguono interventi di riforma complessivi che non tengono affatto conto di quelle sperimentazioni, per lo più non valutate, ma propongono un altro modello, partorito autonomamente dagli esperti di turno. Successe quando, dopo anni di sperimentazione di tempo pieno alle elementari, la riforma introdusse invece il tempo lungo, mai sperimentato prima. Ed è successo di nuovo più di recente, quando la nuova riorganizzazioni delle elementari ha proposto il “tempo corto” come modello organizzativo normale. L’università è un costante cantiere aperto, ove ogni coorte di studente trova curriculum diversi e ogni studente di secondo o terzo anno scopre che il suo corso di laurea non esiste più o è stato ristrutturato. Sta succedendo anche nella tormentatissima scuola media superiore, ove dopo anni di gran parlare di biennio comune e di sperimentazioni varie, stanno per calare i nuovi ordinamenti: di nuovo, sembra, senza alcuna verifica dell’esistente, di ciò che funziona o di che cosa no, a parte la lodevole intenzione di mettere ordine in una situazione in cui il rischio è che ogni istituto scolastico configuri una sorta dicuius regio eius et religio. Per altro, va segnalato che sul sito del Ministero le varie bozze contenenti le proposte di riorganizzazione non si trovano, né si trova traccia della Commissione o esperti che le hanno formulate e neppure delle osservazioni dei diversi organismi che sono stati consultati. Per rintracciare i documenti – noti solo agli addetti ai lavori – occorre effettuare una non agevole ricerca su internet, che ha successo solo se uno conosce preliminarmente la esatta titolazione degli stessi (1). Studenti, genitori, cittadini in genere, sono così tenuti accuratamente all’oscuro dei meccanismi e dei criteri che presiedono a decisioni cruciali per il futuro delle nuove generazioni.

LA LOGICA DEI TAGLI

Dalla lettura delle proposte ministeriali così tortuosamente reperite, il criterio che guida la riorganizzazione degli indirizzi di studio parzialmente riaccorpati sembra essere più l’obiettivo di ridurre i costi tagliando le ore di insegnamento, come è avvenuto per la scuola elementare, che non una qualche chiara idea formativa.
Non è chiaro, ad esempio, quali siano le logiche formative che portano a ridurre le ore di insegnamento di materie come la
matematica e la fisica al liceo scientifico, il diritto e l’economia negli istituti tecnici, inclusi quelli per ragionieri e geometri (mentre di fatto spariscono dai licei), e la lingua straniera, per lo più l’inglese, dappertutto.
A parte il caso paradossale della riduzione della lingua straniera in un contesto sempre più internazionalizzato, si sarebbe potuto ragionevolmente pensare che, a fronte della universalmente lamentata scarsa conoscenza della matematica, che a sua volta determina una scarsa propensione a iscriversi alle facoltà scientifiche, l’insegnamento di questa materia venisse rafforzato, non indebolito. Analogamente ci si sarebbe aspettati che, a fronte della crescente complessità della società in cui viviamo, della lamentata ignoranza dei più elementari fatti economici che non solo rende vulnerabili agli imbrogli, ma può anche suggerire strategie perdenti, fondate su valutazioni errate, e della altrettanto lamentata illegalità diffusa, l’insegnamento del diritto e dell’economia venisse, se non rafforzato ed esteso, almeno istituzionalmente radicato nei curricula di base. Diritto ed economia sono invece le materie che subiscono complessivamente il taglio più pesante
(2).
In compenso, il ministero propone di introdurre un breve corso (tre settimane) di
educazione finanziaria, non si sa bene tenuto da chi e soprattutto a che scopo: certo non per insegnare a capire la struttura della busta paga, a destreggiarsi tra le aliquote pensionistiche, a comprendere il nesso tra deficit pubblico, imposizione fiscale e le varie componenti della spesa pubblica, ad analizzare costi e benefici e così via. In altre parole, a capire un po’ meglio i meccanismi economici che sottostanno al nostro vivere associato e individuale.
Viene invece introdotta, dapprima in via sperimentale, una nuova materia – “
cittadinanza e Costituzione” - a carico, non si capisce per quale ragione, del monte ore già ridotto degli insegnamenti di storia e geografia e dei rispettivi docenti. L’etichetta, tanto altisonante quanto puramente evocativa della nuova materia, così come l’individuazione di docenti senza specifica competenza e formazione né nel settore del diritto né in quello delle teorie e pratiche della cittadinanza, segnala che si tratta di una materia intesa con carattere pedagogico-prescrittivo, un po’ come la vecchia educazione civica mai veramente decollata.
È molto probabile che anche la nuova materia segua lo stesso destino, mentre continueremo a formare cittadini
ignoranti dei meccanismi fondamentali che regolano la società in cui vivono, facili prede di furbi imbonitori di ogni genere.

(1) Cfr. Schema di regolamento recante norme concernenti il riordino degli istituti professionali ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e Schema di regolamento recante “revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei Licei ai sensi dell’articolo 64, comma 4 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133
(2) Un taglio del 64% a fronte del 15% medio, secondo i calcoli di Paolo Iacci su Italia Oggi del 17 agosto)

di Chiara Saraceno

Link: laVoce.info

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