martedì 20 ottobre 2009

I poveri sauditi chiedono aiuti economici!!!


E' in via di chiusura l'incontro sul clima promosso dall'ONU a Bangkok, e come regolarmente accade non si riesce a capire se si sia concluso qualcosa o meno. Accuse e controaccuse di voler smantellare il protocollo di Kyoto, Paesi in via di sviluppo e Paesi ricchi che si lanciano sfide a distanza. Si creano gruppi di pressione in un senso o in un altro, e come i bambini all'asilo è un continuo di "se non lo fanno loro allora neanche noi" oppure "perché loro sì e noi no?".

Mi scuso se non riporto nel dettaglio le varie posizioni assunte, ma è tutto talmente patetico da far cadere le braccia.

L'unico ottimista è il nostro amico Fatih Birol, capo economista dell'EIA,che ha annunciato che le emissioni potrebbero scendere del 3% nel 2009 solo a causa della crisi economica. Birol ha detto che la crisi, paradossalmente, è una grande opportunità per agire sul clima: un -5% entro il 2020 per la recessione, e se si seguisse anche Kyoto si riuscirebbe nell'intento di limitare di 2 gradi l'aumento delle temperature.

A questo punto, visto che si tratta dell Agenzia Internazionale dell'Energia, qualcuno deve essersi sentito punto sul vivo. Tra i tanti vocianti Paesi, ognuno a piangere miseria per un motivo o per l'altro, si fanno vivi i meno sospettabili: ovvero i sauditi, che hanno avuto l'incredibile faccia di bronzo di chiedere aiuti economici qualora il protocollo implichi una diminuzione dell'uso dei combustibili fossili.

Calcolando una perdita di 19 miliardi di dollari l'anno, hanno dichiarato che i negoziati sul clima sono in realtà una scusa per colpire i Paesi produttori di petrolio.

Tutto ciò suona addirittura offensivo, a noi che ricordiamo gli sceicchi coi rubinetti d'oro e le jeep Bentley per fare le corsette sulle dune. Come se avessero un diritto divino a incamerare tot fantastiliardi l'anno, petrolio o non petrolio.

In realtà, il reddito pro-capite in Arabia Saudita è piuttosto bassino, circa 20.000 dollari l'anno, e in calo per via dell'aumento della popolazione. Lo scenario più plausibile è che, finita la pacchia del petrolio per il picco o per il clima, i principi e gli sceicchi se ne scapperanno in Svizzera a godersi i loro stramiliardi e la popolazione si troverà ad affrontare tempi parecchio duri...

Fonte: petrolio.blogosfere.it.

La fuga dalle valute


Dato che i paesi di tutto il mondo hanno tenuto in funzione notte e giorno le loro macchine stampa banconote, gli investitori stanno iniziando ad agitarsi per tutte le valute?

George Soros ha detto l’altro giorno nel corso di una conferenza:

C’è una fuga generale dalle valute.

E Andy Xie scrive:

In occasione di una recente lezione che fatto ad Hangzhou, un facoltoso membro del pubblico ha detto: “Le proprietà potrebbero ben essere sopravvalutate del 100%. Ma mi prenderò sempre la metà quando [il valore] scende. La valuta cartacea avrà zero valore”. L’attrattiva di questa ultima storia è che l’economia non ha importanza. Se il mondo è in recessione, che importa? Se i mercati azionari e immobiliari crollano, che importa? Fuggiamo dalla valuta cartacea, vero? Meglio acquistare degli asset. Ed è a questo punto che entrano in gioco le politiche di prestito delle banche. Ma più le banche sono pronte a prestare, più diventano incandescenti i mercati degli asset.

Il denaro cartaceo perde il suo valore nel tempo al tasso di differenza tra l’inflazione e i tassi d’interesse, quindi se il tasso di inflazione è del 6% e il tasso di deposito bancario è del 2%, la valuta cartacea perde il 4% all’anno, ovvero lo 0.33% al mese. Le azioni e le proprietà in Cina potrebbero essere sopravvalutate del 100%, con solo due decenni di inflazione relativamente alta a giustificazione dei loro prezzi. Tuttavia un’inflazione persistentemente alta porta alla svalutazione della valuta, che innesca la fuga di capitali, ed infine il crollo del mercato degli asset. Questa storia semplicemente non continuerà ancora per molto.

Un esempio è la crisi della US Savings and Loans della fine degli anni 80 e inizio anni 90. La Federal Reserve mantenne una politica monetaria espansiva per aiutare il sistema bancario. Il dollaro è entrato in un protratto mercato ribassista. Durante la caduta, le economie asiatiche che ancoravano le loro valute al dollaro hanno potuto accrescere gli aggregati monetari e il prestito senza preoccuparsi della svalutazione, ma il denaro non poteva uscire dal paese a causa della brutta prospettiva per il dollaro, quindi è andato nei mercati degli asset.

Quando il dollaro ha iniziato a ricadere nel 1996 le economie asiatiche hanno subito una forte pressione che ha fatto scoppiare le loro bolle di asset.

Il crollo dei prezzi degli asset ha provocato una fuga di capitali che ha rinforzato la deflazione degli asset. La deflazione degli asset ha distrutto i loro sistemi bancari. In breve, la crisi bancaria americana ha creato l’ambiente per un boom creditizio in Asia. Quando le banche americane hanno ripreso,le banche asiatiche sono crollate.

La Cina farà lo stesso?

Questo conferma quello che hanno detto John Exeter, Antal Fekete, Darryl Schoon e forse persino Alan Greenspan , ossia che quando gli investitori perdono fiducia nelle valute “fiat”, si spostano sull’oro e su altri investimenti concreti ?

Fonte: www.washingtonsblog.com
Link: http://www.washingtonsblog.com/2009/10/soros-there-is-general-flight-from.html

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