lunedì 19 ottobre 2009

Waziristan e la "via della o dalla salvezza"


"Ho deciso di venire via quando la casa del mio vicino è stata distrutta da una bomba sganciata da un caccia dell'aviazione governativa", racconta ai giornalisti Rahim Dad Mehsud, un contadino di Tiara, in Sud Waziristan. "Siamo partiti in tredici, tutti della mia famiglia, e abbiamo camminato tre giorni per arrivare fin qui".
"Noi ci abbiamo messo due giorni di cammino, veniamo da Ladha", dice Shah Barat, un altro sfollato. "I bombardamenti aerei hanno distrutto molte case e ucciso tanti civili, soprattutto donne e bambini. Siamo stanchi di scappare: questa è la terza volta in pochi anni che siamo costretti a fuggire dal nostro villaggio a causa dei combattimenti".

120mila sfollati. Le famiglie di Rahim e Shah fanno parte dei ventimila civili negli ultimi tre giorni sono fuggiti dal Sud Waziristan, dove sabato è iniziata l'ennesima offensiva militare anti-talebana, raggiungendo i campi profughi di Dera Ismail Khan, dove negli ultimi mesi - in vista della preannunciata operazione - erano già arrivati centomila sfollati.
La gran parte di loro ha trovato accoglienza presso parenti e amici, ma molti sono stati costretti ad accamparsi nelle tendopoli allestite dall'Unhcr.
Nelle zone dei combattimenti rimangono ancora circa 350 mila civili.

I ruolo degli Usa. L'operazione Rah-e-Nijat, la Via della Salvezza, vede impegnati 28mila soldati pachistani dotati di carri armati e artiglia pesante e appoggiati da elicotteri Cobra e caccia F-16 appositamente forniti dagli Stati Uniti.
Washington ha fortemente voluto questa ennesima offensiva antitalebana e vi sta partecipando fornendo intelligence aerea con i Predator telecomandati (che potrebbero anche entrare in gioco con raid missilistici) e supervisione strategica (il capo del Comando centrale militare Usa, generale David Petraeus, è a Islamabad per seguire da vicino le operazione).

Nessun fattore sorpresa. Gli analisti militari stranieri sono scettici sull'efficacia di questa operazione, che è la quinta condotta dall'esercito pachistano in Waziristan negli ultimi sei anni. Le altre cinque erano tutte finite con la sconfitta delle forze governative e con al stipula di trattati di pace che confermavano la debolezza del governo e la forza dei talebani.
Nonostante questa volta lo sforzo bellico governativo sia maggiore che in passato (più uomini e più mezzi), i talebani hanno avuto tutto il tempo per trincerarsi in Sud Waziristan, costruendo bunker, tunnel, postazioni nascoste, e seminando migliaia di mine. Soprattutto negli ultimi mesi, visto che si sapeva da giugno di questa nuova offensiva governativa che, quindi, non può certo contare sul 'fattore sorpresa'.

Molti potenziali nemici. L'evidente vantaggio strategico dei talebani rispetto all'esercito li rende difficilmente affrontabili, nonostante la loro inferiorità di armamento e di uomini. I combattenti dell'emiro Hakeemullah Mehsud sono circa diecimila, più altri duemila ‘stranieri di Al Qaida', soprattutto uzbechi.
Inoltre, i generali di Islamabad fanno ottimisticamente affidamento sul fatto che le milizie tribali wazire (circa ventimila uomini) non decidano di prendere le armi a fianco dei talebani, e che altrettanto facciano le altre tre fazioni talebane del Waziristan (quelle di Mullah Nazir, di Hafiz Gul Bahadar e di Maulana Abdul Khaliq Haqqani).

Diserzioni e ammutinamenti. Infine va tenuto conto del fattore umano. Mentre i guerriglieri talebani sono dei combattenti agguerriti, i soldati pachistani - molti dei quali pashtun come i talebani - sono scarsamente motivati per non dire ostili a combattere quella che, in fin dei conti, considerano la loro gente. Non è un caso che, a tre giorni dall'inizio delle operazioni, già circolino notizie di diserzioni e ammutinamenti in massa. Anche tra gli stessi vertici dell'esercito pachistano ci sono moti generali contrari a queste offensive, poiché considerano i talebani come strumenti utili per contrastare l'influenza del nemico indiano nel ‘giardino di casa' afgano e non sopportano l'idea di dover combattere su ordine degli odiati americani.

Non solo Waziristan. Ma l'hanidcap principale di questa imponente offensiva è la sua localizzazione, che mal si concilia con il carattere ormai nazionale che il movimento talebano pachistano ha mostrato negli ultimi mesi. A parte il fatto che queste offensive regionali, come quelle sferrate in Bajaur, Buner e Swat, non fanno altro che spostare il problema da un area tribale all'altra, che senso ha - è la domanda di molti esperti di antiterrorismo - andare a combattere i talebani nelle aree tribali quando è chiaro che essi sono ormai radicati in tutto il paese, dal Punjab, al Sindh al Balucistan?
Lo sa bene anche il governo pachistano, che infatti ha deciso di chiudere tutte le scuole delle principali città del paese per timore di azioni talebane di rappresaglia nelle aree urbane.

di Enrico Piovesana

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/18434/Waziristan,+un'offensiva+inutile

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