domenica 18 ottobre 2009

Gli psicologi e il potere


Hanno aiutato i regimi di tutta la storia a definire il sospetto sulle autorità come infermità mentale, proprio come fa John Gartner in Psychology Today

Secondo un articolo dello psicologo John Gartner apparso in Psychology Today, le persone inclini a pensare che gli uomini potenti possano mettersi insieme e programmare di mantenere ed aumentare il proprio potere, sono dei psicotici di tipoborder line che costituiscono un vero e proprio pericolo per la società. In realtà centinaia di anni di storia ci insegnano che gli psicologi abitualmente aiutano i regimi autoritari a rafforzare politiche tiranniche ed inumane e a schiacciare l’opposizione politica definendo qualunque sospetto sulle autorità illegittime un'infermità mentale.

Come evidenziato nel nostro articolo di ieri, gli psicologi dell’Unione Sovietica erano abituati a soffocare la libertà di parola classificando lo scetticismo e l’opposizione politica come stati di malattia mentale, proprio come sostenuto nel grossolano pezzo di Gartner.

Nella ex Unione Sovietica, gli psikhushkas — ospedali psichiatrici — erano usati dallo Stato come prigioni di isolamento per i prigionieri politici al fine di screditarne le idee e distruggerli sia mentalmente che fisicamente. Lo stato sovietico iniziò ad utilizzare gli ospedali psichiatrici nel 1939 come punizione del regime stalinista.

Secondo il Moscow Serbsky Institute, all’epoca, le “idee di lotta per la verità e la giustizia erano teorizzate da personalità con tendenze paranoiche”. Il trattamento di questa particolare forma di schizofrenia comprendeva varie forme di detenzione, elettroshock, torture elettromagnetiche, torture con radiazioni, iniezioni lombari, droghe quali narcotici, tranquillizzanti ed insulina, e percosse. Secondo Anne Applebaum, autrice di “Gulag: una storia”, almeno 365 persone insane, se non di più, sono state curate per “pazzia politica”.

La professione di psicologo fa la sua apparizione proprio sotto i regimi autoritari, come viene messo in luce nell’opera di Ulfried Geuter The Professionalization of Psychology in Nazi Germany. Sotto il Terzo Reich di Hitler i rapporti tra il regime nazista e gli psicologi erano stretti e reciprocamente vantaggiosi. Persone come lo psicologo nazista Robert Ritter, Ph.D. (v. immagine sopra) furono strumentali nella persecuzione delle minoranze e nel rafforzamento delle politiche eugenetiche.

“Dalla Germania nazista, Sud Africa, Russia ed ex - Yugoslavia fino ad arrivare all’Iraq, la psichiatria è stata e/o resta un attore chiave. Infatti, il matrimonio tra il governo e la psichiatria è stato contratto sin dalla nascita della psichiatria stessa” scrive Jan Eastgate, Presidente Internazionale della Commissione Cittadini per i Diritti Umani. “Nell’800 il Cancelliere di Ferro Otto von Bismarck, usò la psichiatria per influenzare le popolazioni per soddisfare I suoi sogni di conquista attraverso la guerra”.

Nel suo libro Dangerous Minds: Political Psychiatry in China Today and Its Origins in the Mao Era, che la critica ha definito “eloquente e convincente” in una recensione sul New York Times, l’autore Robert Munro afferma come gli psichiatri e gli psicologi continuino ad essere in primo piano nell’ambito del brutale sistema comunista cinese sull’attribuzione di malattie mentali a coloro che esprimono opinioni politiche negative nei confronti del partito governante.

Il libro rivela come “a partire dagli anni ’50 in poi i dissidenti cinesi che presentavano petizioni alle autorità venivano presi dalla polizia, esaminati dagli psichiatri e considerati insani da un punto di vista penale o, se mentalmente “normali”, designati come criminali da rinchiudere nelle carceri.”

Una definizione ufficiale della polizia cinese sui detenuti meritevoli di “custodia psichiatrica” citata da Munro nel suo libro, mette in luce un elenco di: persone che scrivono lettere contro il governo, fanno discorsi contro il governo o coloro che meramente esprimono opinioni su importanti questioni nazionali ed internazionali che potrebbero essere considerate anti-governative.

Ma l’uso degli psicologi nel perseguimento di politiche inumane non è da ascriversi prettamente e limitatamente ai regimi tirannici della prima metà XX secolo..

Alcune recenti rivelazioni sullo scandalo delle torture mettono in luce il ruolo degli psicologi nell’ambito di quelle che Physicians for Human Rights definisce “sperimentazioni umane illegali” e delle torture sui detenuti di Guantanamo, Abu Ghraib, Bagram e altri siti di detenzione americani.

“I professionisti del settore sanitario hanno partecipato ad ogni fase dello sviluppo, attuazione e giustificazione legale di quello che viene chiamato il “programma di torture segreto della CIA” sostiene il London Guardian.

I medici e gli psicologi hanno attivamente monitorato le tecniche di tortura praticate dalla CIA ed hanno contribuito alla valutazione della loro efficacia, “una violazione dei valori etici fondamentali” secondo l’American Medical Association nonché un abuso flagrante della convenzione di Norimberga del 1947 che vieta le sperimentazioni sugli uomini senza previo ed ufficiale consenso. Lo stretto legame della CIA con psicologi e psichiatri nella conduzione di pratiche di tortura illegali risale a decine di anni fa.

“Lo storico Alfred W. McCoy fa luce al riguardo nel suo ultimo libro 'A Question of Torture' ed in numerosi articoli ed interviste,” scrive Stephen Soldz. “Egli documenta ampiamente lo sforzo decennale da parte della CIA di usare le perizie psichiatriche per sviluppare forme di tortura tali da distruggere la personalità dei detenuti, rendendoli, presumibilmente, incapaci di trattenere le informazioni desiderate. Molte di queste tecniche sono state utilizzate durante la guerra del Vietnam e nelle varie campagne cosiddette “pacifiche a fronte di contro-insorgenza” supportate dagli USA nei paesi dell’America Latina negli anni ’70 e ’80.

Anche se il John Gartner di Psychology Today presenta un singolo esempio di “teorico del complotto” che espresse il suo favore perchè Alex Jones che entrasse nel Bohemian Grove armato di fucili e lo usa per avanzare l’affermazione secondo cui le “teorie del complotto” sono una delle minacce più grandi per la società, una letteratura documentata e datata centinaia di anni fa dimostra che psicologi, e particolarmente la loro tattica di classificare atteggiamenti di sospetto verso le autorità e teorie di complotto come “forme di malattia mentale”, hanno giocato un ruolo chiave nel preservare il potere di elite dittatoriali contribuendo alle loro pratiche inumane nel contrastare la libertà di parola o un’opposizione politica più che legittima.

Titolo originale: "Why Psychologists Are Infinitely More Dangerous Than Conspiracy Theorists "

Fonte: http://www.prisonplanet.com

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