mercoledì 14 ottobre 2009

Le fantasie di Mara Carfagna


A Osimo, nelle Marche, un padre italiano accoltella la figlia, rea di essersi messa con un albanese.

L'episodio viene
descritto con estrema ragionevolezza nei media per quello che è: un signore scoppiato che non sopportava il fidanzato della figlia. Non ci sono stati assalti di cronisti con microfoni nascosti per scovare i predicatori dell'odio nelle chiese, né le telecamere hanno inquadrato le opere di Oriana Fallaci esposte nelle vetrine delle librerie.

La seconda notizia.

Un ingegnere, che dirigeva una ditta edile con molti operai, dopo il fallimento della propria azienda, entra in un ciclo di depressione e
si fa saltare per aria, con un successo paragonabile a quello del Bombarolo di Fabrizio De Andrè: il suo artigianale ordigno infatti fa male solo a lui. [1]


Qualcosa della vita di questo imprenditore fallito, il libico
Mohammed Game, lo raccontano i giornali:
"«Aiutateci ad avere una casa più dignitosa. Viviamo in sei senza nemmeno il bagno», si era lamentato un paio di mesi fa con una giornalista di «Cronaca Qui» questo ingegnere elettronico mancato di 37 anni, mancato pure come attentatore.

L’appartamento al primo piano lo aveva occupato sette anni fa con Giovanna M., la sua compagna italiana, mai musulmana,
badante e colf di professione, innamorata della persona sbagliata dopo aver lasciato un altro uomo da cui aveva avuto due bambini, Davide di dieci anni, Alessandro di nove. Sei anni fa era nato Islam. Tre anni fa Omar. Tutti insieme in quel bilocale pianoterra scala D dove gli agenti della Digos hanno frugato per trovare niente. Non uno straccio di volantino, un proclama, un qualcosa che da qui arrivasse fino ad Al Qaeda e non ai deliri di un uomo frustrato che ce l’aveva con tutto e tutti."
Attenzione, non intendo con questo partecipare al solito gioco per cui chi compie un'azione di questo tipo viene esaltato da una parte come un terribile fanatico; dall'altra, denigrato come un povero cretino. E' una persona che ha avuto il coraggio delle proprie scelte, comunque motivate.

Però il caso aiuta a mettere a fuoco tutta la questione del cosiddetto "terrorismo islamico" in Italia.

Quello dell'attentato contro la Caserma Santa Barbara di Milano è il
primo caso nella storia di "terrorismo islamico" in Italia, e ha assunto la forma che ci si aspetterebbe.

Statisticamente è inevitabile che dopo un decennio di espulsioni, arresti, minacce, sorveglianza incessante, gente che non ti affitta casa, parlamentari che gridano che sei un pericolo per l'umanità, trasmissioni televisive che ti attaccano tutti i giorni, librerie piene di testi che ti descrivono come un mostro, guerre in mezzo mondo contro i tuoi correligionari, a qualcuno - su oltre un milione di musulmani immigrati - saltino i nervi.

La chiave sta nel concetto di "saltare i nervi", fatto
non organizzato e imprevedibile: l'attentatore di Milano non si è formato in alcuna delle mitiche Scuole del Jihad, né è andato a caccia di vergini paradisiache promessegli da barbuti predicatori. Mohammed Game è scoppiato (mentalmente) guardando il telegiornale, cioè la descrizione edulcorata e sterilizzata di ciò che la spedizione militare italiana sta facendo in Afghanistan.

La tragedia sta proprio nell
'impossibilità di incidere su qualcosa che però entra quotidianamente nella nostra vita: un cittadino straniero non può nemmeno votare per un partito che condanni la spedizione afghana, e Mohammed Game evidentemente non aveva le risorse per sfogarsi vanamente alla tastiera, come abbiamo noi.

Abbiamo sempre detto che
gli obiettivi di azioni armate sono obiettivi militari: anche l'11 settembre del 2001, sono stati colpiti il Pentagono e il Centro Mondiale del Commercio, la cosa più simile al cuore economico del pianeta.

Mohammed Game non ha cercato di colpire i mitici "
simboli dell'Occidente" cari ai media: che so, un quadro di Raffaello o una ragazzina in minigonna con l'iPod che si beve un whisky. Pur nella sua evidente confusione, ha scelto di colpire un obiettivo indiscutibilmente militare: la caserma da cui sono partiti i carabinieri che partecipano all'occupazione dell'Afghanistan.

Giustamente, il magistrato lo ha incriminato per (tentata) strage, ma non per terrorismo.

Questo non vuol dire che Mohammed Game non avrebbe potuto saltare per aria, per incompetenza, nel tragitto da casa alla caserma, magari su un autobus affollato. Ma se fosse sucesso, non sarebbe perché "i musulmani odiano gli autobus".

Intanto, il ministro-escort
Mara Carfagna propone il divieto del "niqab e del burqa" nelle scuole.
"Non in quanto simboli religiosi, come, per esempio, il velo, bensì per le storie che nascondono, storie di donne cui vengono negati diritti fondamentali come l’istruzione o la possibilità di lavorare, storie di violenza e di sopraffazione".
Cioè, avete capito bene, in nome del diritto all'istruzione, le studentesse che indossano "niqab e burqa" verrebbero cacciate dalle scuole. [2]

Attenzione però che c'è il trucco: il ministro-escort ha semplicemente parlato "a margine di un convegno",
storica sede per dire sciocchezze senza seguito.

Notate poi la
curiosa erudizione con cui parla Mara Carfagna: se le hanno messo in bocca paroloni come "niqab e burqa" (sommariamente, il velo che copre tutto il volto tranne gli occhi, e il velo a filigrana che copre anche gli occhi), precisando anche la distinzione con il "velo" il motivo ci deve essere. Anzi, ce ne sono due.

Il primo è che in Italia, il velo o foulard non saranno mai vietati per la ferma opposizione della
Chiesa cattolica, visto che non sarebbe possibile allora permettere alle suore di girare a capo coperto.

Il secondo è che i miei amici musulmani confermano che
non esiste in tutta Italia una studentessa che indossi il "niqab o burqa", comesottolinea Paniscus. [3]

Insomma, anche se si facesse la legge, non cambierebbe nulla (e quindi non creerebbe problemi per il ministro-escort).

Eppure, Mara Carfagna riesce a
trasformare il nulla (zero ragazze con niqab, zero ragazze con burqa) in un pericolo non da poco:
"Il tempo sta per scadere, è in atto un tentativo di sopraffare secoli di civiltà, di instaurare un 'regime' che nega i
diritti - ha concluso la Carfagna - non bisogna permettere che ciò accada".
A differenza di altri, ammiro la Carfagna. Ha capito perfettamente come si fa politica, inventando notizie, mettendo in imbarazzo i propri avversari (nessuno oserà schierarsi "a favore del burqa"), drammatizzando pericoli inesistenti, operando sulle paure collettive.

Peccato che a guardarla in televisione c'è magari qualche altro Mohammed Game, vagamente musulmano ma molto arrabbiato, a corte di altre guance da porgere.

Note

[1] Vedremo in che cosa consistano i presunti complici di Mohammed Game e l'esplosivo sequestrato. E' evidente che un complice, magari involontario, c'è, se l'attentatore si è procurato da qualche parte le sostanze esplosive: un chimico ci potrà chiarire meglio se qualcuno può detenere ingenti quantità di nitrato per motivi pacifici. Pare che i "complici" non abbiano fatto nulla per nascondersi.

[2] Ricordiamo en passant il tentativo del sindaco di Milano, sempre del partito della Carfagna, di vietare l'iscrizione alla scuola dell'infanzia ai figli di immigrati irregolari.

[3] Questo è un fatto, non un giudizio. Due delle donne più toste che io conosca in rete vestono integrale: Barbara Aisha Farina e Malika el Aroud.

Il padre accoltellatore, la bomba islamica di Milano, niqab e burqa nelle fantasie di Mara Carfagna"
P.S.
Leggiamo adesso che
"nel corso delle indagini sono stati sequestrati "circa 40 chili di nitrato d'ammonio e sostanze chimiche utili, ove combinate al nitrato, per la fabbricazione di ordigni esplosivi apparentemente dello stesso tipo di quello esploso in piazzale Perrucchetti". Il nitrato,venduto come fertilizzante in pacchi da 50 chilogrammi, sarebbe stato rinvenuto in uno stabile in via Gulli, lo stesso dove abitava il libico fermato e frequentato anche dagli due. Il procuratore ha rivelato inoltre che il nitrato d'ammonio servito a confezionare l'ordigno rudimentale fatto esplodere ieri "è stato acquistato una settimana fa da Game".
Difficile al momento capire quindi che ruolo avrebbero dovuto avere i presunti complici.


Miguel Martinez
Fonte: http://kelebek.splinder.com
Link: http://kelebek.splinder.com/post/21490062/Il+padre+accoltellatore%2C+la+bo

I bianchi d'America e i nuovi rifugi dorati


Qualche anno fa i maggiori quotidiani statunitensi pubblicarono uno studio demografico secondo cui dal 2042 la popolazione bianca americana dovrebbe divenire minoranza e quella di origine ispanica, afro e asiatica, maggioranza. In California, Texas e New Mexico la proiezione è già realtà: i bianchi rappresentano una percentuale inferiore a quella dei "non bianchi". E l'America conservatrice, il nocciolo duro dei bianchi puristi si sta organizzando. Rich Benjamin, membro dell'osservatorio indipendente Demos, segue da anni la fuga dei bianchi dalle periferie affollate di immigrati verso i cosiddetti "exurbs", centri abitati dove i neri, si perdoni il facile gioco di colori, sono rarissime mosche bianche. Il termine exurbs, dalla crasi di extra e suburbs (periferie, in inglese), indica quelle fasce di terra poste al di là delle periferie. Schiere infinite di villette, strade disegnate con la squadra e giardinetti di pertinenza rappresentano la meta ideale per quelle "buone famiglie" che scappano dalle violenze e dalla paure importate dagli immigrati ai margini delle grandi città.

Benjamin è autore di Searching for Withopia, alla Ricerca di Withopia (giocando con white, bianco e l'isola Utopia di Thomas More). Il suo libro esamina a fondo il cuore dell'America bianca, intrisa di un sentimento di anti-immigrazione che alimenta quello che Benjamin definisce come il tribalismo razziale bianco.

Il Paese delle Meraviglie. La popolazione bianca, in molti degli exurbs, di Withopia, costituisce il 90-95 per cento del totale. C'è chi ha definito questi centri abitati come Arcipelaghi bianchi, la Mecca bianca o, ancora, il Paese delle Meraviglie dei bianchi. E sì, perché leggendo le testimonianze raccolte da Benjamin è impossibile non notare con quanto sollievo i profughi della diversità abbiano trovato sicurezza in questi rifugi dorati. Un ritorno al passato, alle atmosfere degli anni '50 , quando l'America "era bianca e cristiana". Denise Larsen si è trasferita con suo marito e i figli a St. George, l'exurb di Milwaukee quando si è sviluppato il fenomeno delle gang giovanili: "Quando abbiamo sentito i primi spari per le strade ci siamo detti che era il momento di lasciare la città. Non potevamo più far uscire i nostri figli per le strade, eravamo sempre preoccupati. Qui, a St. George possono stare tutto il giorno in strada e siamo sempre tranquilli". E così, annota Benjamin sul suo taccuino, per una madre terrorizzata da una sorta di segregazione alimentata dalla paura e degli spari di pistola, "la comunità Whitopian è l'elisir perfetto".

La grande fuga. A partire dagli anni '90 i circondari di Los Angeles hanno registrato "la fuga" di 381 mila bianchi e il tasso di evacuazione ha superato quello di immigrazione. Lo stesso è accaduto a Oakland, a San Bernardino e nei sobborghi di Bergen-Passaic, nel New Jersey. È un dato di fatto che gli statunitensi associno a una comunità interamente bianca un maggiore valore degli immobili, una grande percezione di sicurezza, ordine e pulizia. L'elemento razza acquisisce rilevanza nella valutazione della qualità della vita. Gli exurbs rivestono, nel corso degli anni, un ruolo sempre più di primo piano nell'immenso bacino elettorale americano. Le battaglie di voto si vincono, in genere, nelle riserve di bianchi. E come è facile intuire, a fare razzie di preferenze sono i Repubblicani. Da quelle parti i Democratici non hanno vita facile e Barack Obama, il presidente nero, è quello che "ha il nome dal suono musulmano", quello che "non è uno di noi".

di Nicola Sessa

Link:Peacereporter

Coyote segnala gli autovelox fissi, telecamere e i tutor


Si chiama Coyote, costa 200 euro, ed è il primo sistema in grado di informare in tempo reale sulla la presenza ed il posizionamento di tutti i tipi di autovelox fissi, telecamere ai semafori e Tutor. Non solo: questo strano apparecchio è in grado anche di segnalare la presenza degli autovelox mobili grazie alla sua innovativa tecnologia.

Il Coyote infatti punta tutto sul principio di community: grazie alle segnalazioni degli utenti il sistema si aggiorna continuamente e permette uno scambio interattivo di informazioni su tutor, autovelox fissi e mobili, telecamere semaforiche e zone a rischio.

Detto questo, la domanda nasce spontanea: ma è legate tutto questo? "Assolutamente si - spiegano alla Coyote che, anzi, puntano tutto sulla sicurezza - anzi il nostro sistema avverte anche in caso di superamento del limite di velocità imposto e poi all'ingresso del tratto stradale controllato dal Tutor fornisce precise indicazioni relativamente al limite di velocità in vigore, alla velocità media e istantanea".

Sarà, ma qualche dubbio rimane. Anche se spiegano alla Coyote, "il nostro sistema è pensato per coloro che adottano un atteggiamento responsabile alla guida e intendono rafforzarlo ulteriormente con il supporto delle nuove tecnologie. Coyote infatti - continuano i tecnici - aiuta il conducente a mantenere l'attenzione sempre focalizzata sulla guida".

Insomma alla Coyote battono molto su questo tasto e non è un caso che la distribuzione sia affidata alla Magneti Marelli, un'azienda che della sicurezza ha sempre fatto una bandiera. Una cosa è certa, il Coyote è semplicissimo da usare perchè avverte quando l'auto sta per transitare in una zona dove, nelle precedenti 3 ore, è stata segnalata la presenza di un autovelox mobile. Con un semplice click poi l'automobilista potrà segnalare a sua volta la presenza di un autovelox mobile.

Per fare tutto questo Coyote si aggiorna automaticamente circa la posizione di autovelox fissi, tutor e zone a rischio. Il cliente si deve abbonare a un servizio (costa 12 euro al mese) ed il gioco è fatto visto che per il resto il sistema utilizza la tecnologia GPS per localizzare il veicolo e segnalare all'utente le informazioni rilevanti.

Gli utenti però devono fare attenzione: per ora Coyote può essere utilizzato in Italia, Gran Bretagna, Francia, Repubblica Ceca, Belgio, Olanda e Lussemburgo. In Germania e in altri Paesi è vietato dalla legge.

di Vincenzo Borgomeo

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