martedì 13 ottobre 2009

AAA Eurotunnel vendesi


Vero affare! Vendesi a saldo porzione del più lungo tunnel sottomarino del mondo, in perfetto stato nonostante un paio d'incendi ed i suoi 15 anni di età, durante i quali l’infrastruttura ha accumulato una decina di miliardi di euro di debiti ed un paio di fallimenti, senza essere riuscita a chiudere neppure una sola volta il proprio bilancio in attivo. Cercasi acquirenti solvibili, estremamente motivati e coraggiosi, no perditempo ed industriali rampanti alla ricerca di facili profitti sul modello italiano di NTV.

Grosso modo potrebbe essere questa l’inserzione che verrà pubblicata nei prossimi giorni sui giornali di annunci economici dal premier britannico Gordon Brown, intenzionato a vendere tutta una serie di beni pubblici del valore nominale di 17,3 miliardi di euro, per tentare di ripianare un debito pubblico salito al 12% del PIL.
Oltre alla partecipazione di capitale nella società che gestisce il tunnel sotto alla Manica e la ferrovia che lo percorre, Gordon Brown sembra intenzionato a cedere anche la quota di partecipazione statale del 33% nell’azienda che arricchisce l’uranio per le centrali atomiche (Urenco), l’avveniristico e ultra trafficato tunnel di Dartford, che corre sotto al Tamigi, la società di scommesse Tote, oltre a centri ricreativi, poli di business e numerose altre proprietà immobiliari.

Il tentativo di recuperare risorse attraverso la dismissione di beni pubblici, per porre un freno alla sempre più rapida crescita del debito britannico, lascia intuire come la crisi economica abbia lasciato il segno e le misure adottate dal governo per tentare di contrastarla (sostanzialmente elargizione di denaro pubblico alle banche) abbiano messo in seria crisi le finanze pubbliche.
L’opposizione liberaldemocratica ha criticato aspramente la decisione di Gordon Brown, ritenendo controproducente il tentativo di vendere parti importanti della proprietà pubblica, in un momento in cui i mercati sono profondamente depressi e sarà molto difficile spuntare il reale valore dei beni oggetto delle dismissioni, con il rischio di praticare una vera e propria “svendita” del patrimonio pubblico.
Nel caso di Eurotunnel, ci sentiamo di aggiungere noi, visti i risultati economici ottenuti fino ad oggi dall’infrastruttura e dal servizio dei treni ad alta velocità/capacità che la percorrono, si tratterà già di un enorme successo se al momento della svendita si presenterà un qualche acquirente amante del rischio e disposto a rilevare la partecipazione. Si tratterà certo di una bella scommessa, alla quale avrebbe potuto magari essere interessato il Tote, se non fosse inserito anch’esso nella vetrina dei saldi anticipati di fine stagione.

di Marco Cedolin

Il Pakistan esegue gli ordini


Un'ondata di attentati e di attacchi terroristici senza precedenti spinge il riluttante esercito pachistano ad eseguire gli ordini di Washington, lanciando una nuova grande offensiva contro le roccaforti del Movimento dei talebani pachistani (Ttp) in Sud Waziristan: la più grande operazione militare dopo quella lanciata a maggio contro i talebani di ‘Mullah Radio' nella Valle di Swat.

Centodici morti in quattro giorni. Venerdì un attentato suicida nel pieno centro di Peshawar ha ucciso 50 persone ferendone oltre un centinaio.
Sabato un commando talebano del Gruppo Amjad Farooqi - fazione punjabi del Ttp - ha assaltato addirittura il quartier generale dell'esercito pachistano a Rawalpindi, uccidendo 6 soldati e prendendone in ostaggio una quarantina: nel blitz condotto domenica dalle teste di cuoio sono morti altri due soldati, tre militari in ostaggio e quattro terroristi.
Lunedì mattina un kamikaze si è fatto saltare in aria vicino a un convoglio dell'esercito nel distretto di Shangala, vicino alla Valle di Swat, uccidendo 41 persone e ferendone decine.

Reazione militare "necessaria". "L'offensiva terrestre contro le roccaforti talebane in Sud Waziristan è imminente", aveva dichiarato già domenica sera il ministro dell'Interno pachistano Rehman Malik. "Non è più questione di impegno nella lotta antiterrorismo: è diventata una questione di necessità".
Così imminente che, nella notte tra domenica e lunedì, i cacciabombardieri della Pakistan Air Force hanno iniziato a preparare il terreno per l'attacco di terra in Sud Waziristan effettuando pesanti bombardamenti aerei che hanno causato almeno 16 morti. Altri raid aerei sono avvenuti nella stessa notte nel distretto di Bajaur, a nord di Peshawar: altri 12 morti.
Le Nazioni Unite - che ancora assistono un milione di civili sfollati dall'offensiva di maggio nello Swat - si stanno attrezzando a ricevere altre centinaia di migliaia di profughi in fuga dal Sud Waziristan.

Malumori antiamericani. Sembrano ormai acqua passata le proteste anti-statunitensi che la scorsa settimana erano state clamorosamente espresse dai vertici dell'esercito pachistano.
I potenti generali di Islamabad avevano alzato al voce contro la sempre più pesante ingerenza di Washington negli affari interni pachistani. A scatenare la reazione dei militari erano state le condizioni dettate dagli Stati Uniti al governo di Islamabad per la concessione di un megafinanziamento quinquennale di 7,5 miliardi di dollari: azioni militari immediate contro le roccaforti talebane nelle Aree Tribali e contro le centrali jihadiste a Quetta e Murdike, smantellamento della rete segreta di forniture nucleari militari pachistane ad altri paesi, espansione delle rappresentanze diplomatiche Usa a Islamabad, Lahore, Peshawar e Karachi - attorno a cui gravitano centinaia di mercenari della Xe (la ex Blackwater) sospettati di condurre operazioni segrete nel paese.

di Enrico Piovesana

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