sabato 10 ottobre 2009

Don Eligio Gelmini, la belva è fuori


Non è più un prete, perchè il Vaticano l'ha spretato, ma Piero Gelmini gode ancora della benevolenza e dell'amicizia dei potenti. L'ex prete antidroga è stato travolto dallo scandalo, decine di denunce per atti di pedofilia e violenze sessuali sui giovani che gli erano stati affidati perchè li curasse con la "cristoterapia", una truffa bella e buona spacciata per protocollo terapeutico, ma una truffa che piace moltissimo agli ipocriti del centrodestra, anche se non serve a curare nessuno e anche se poi i poveri assistiti finiscono per essere assistiti fin troppo amorevolmente.

Insieme allo spretato Gelmini, che comunque continua a girare vestito da quasi ecclesiastico nonostante i recenti avvenimenti, sono finiti nei guai i suoi collaboratori, colti dai carabinieri a minacciare e a corrompere denuncianti e testimoni, ma questo non turba affatto uomini onesti e probi come Gasparri, Giovanardi o Berlusconi, che continuano a sostenerlo pur facendo finta che non sia successo niente.
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Per conto suo Gelmini continua come sempre a fare le sue cose (cosacce?) e ad inaugurare campi di sfruttamento dei giovani in difficoltà, in Italia come all'estero. Babbo Berlusconi si è fatto bello delle ultime donazioni all'ex prete antidroga, ma curiosamente sorvola sulle sue note tendenze sessuali e anche sulle accuse che pendono sul suo capo. Un educatore con spiccate tendenze predatorie, incapace di contenere i suoi istinti al punto da dover essere isolato dagli altri detenuti in carcere, non è un bel vedere, ma Berlusconi non si fa scrupolo di circondarsi di personaggi anche peggiori e così Gelmini ha potuto inaugurare un altro centro-truffa in Thailandia (nella foto l'inaugurazione di uno già attivo da tempo) costruito con i soldi del premier italiano. Nonostante lo scandalo, Gelmini continua a parlare come un carrettiere (il Corriere riferisce di numerose parolacce a condire il suo pensiero) e a dirsi vittima di complotti, ora dei giudici e prima ancora addirittura degli ebrei cattivi.
L'orco Gelmini è ancora a piede libero e influenti personaggi si fanno carico di difenderlo, finanziarlo e onorarlo mentre dispensa false cure antidroga. Ipocrisia già vista, le vittime dell'orco sanno a chi rendere grazia.

di Mazzetta
Link: Mazzetta

Finmeccanica si occupa degli "Apache" britannici


Il 6 ottobre AgustaWestland, l’azienda trainante del gruppo Finmeccanica che ha accumulato, da sola, un quarto degli ordini complessivi di Finmeccanica per un valore di 10.610 milioni di euro, ha annunciato una nuova super commessa. Il contratto è con il Ministero della Difesa inglese, di entità pari a 439 milioni di sterline (circa 480 milioni di euro), per l’ammodernamento dell’intera flotta di 67 elicotteri “Apache”. Il famigerato “Apache”, di produzione della Boeing, operativo per gli eserciti degli Stati Uniti, del Regno Unito e di Israele, è un elicottero da combattimento tuttora impiegato dagli inglesi nelle guerre in Iraq e Afghanistan. L'armamento principale è costituito da un cannone automatico calibro 30 mm. Può essere equipaggiato con una combinazione di missili anticarro, razzi e missili aria-aria agganciati alle alette laterali. La tecnologia italiana permetterà agli “Apaches”, come sperano gli inglesi, una vita lunga 22 anni, quando questi elicotteri saranno posti definitivamente fuori servizio. L’ammodernamento si situa nel programma IOS (Integrated Operational Support), supporto operativo integrato, che garantirà agli elicotteri una maggiore disponibilità operativa e assicurerà, al contempo, una riduzione dei costi di gestione della vita operativa degli elicotteri. Giuseppe Orsi, amministratore delegato di AgustaWestland, ha dichiarato: “il contratto IOS per l’Apache è un’ulteriore dimostrazione del nostro costante impegno con il Ministero della Difesa britannico al fine di fornire soluzioni innovative e vantaggiose sotto il profilo del rapporto costo-efficacia. Questo contratto, che segue quelli simili già firmati con il Ministero della Difesa britannico per gli elicotteri Sea King e Merlin, garantirà importanti benefici per i reparti di prima linea e, al contempo, una significativa riduzione dei costi.” Nell’aprile del 2005 AgustaWestland si era già aggiudicata il primo contratto IOS per la flotta di elicotteri “Sea King” delle forze armate britanniche. A questo contratto era seguito, nel marzo 2006, quello riguardante il supporto operativo degli elicotteri AW101 “Merlin” (l’elicottero che è all’origine della joint-venture tra Agusta e Westland). Il concetto di supporto operativo integrato, fa notare l’azienda, sta suscitando sempre più interesse anche da parte dei clienti AgustaWestland al di fuori del Regno Unito. Sottolineiamo che il contratto consentirà l’ammodernamento della flotta di elicotteri “Apaches” tra l’inizio del 2010 e il 2014.

di Stefano Ferrario

Lega Nord e l'operazione Barbarossa, ovvero come buttare via 30 mln di euro in tempo di crisi


L’occasione è di quelle da non farsi sfuggire. Due biglietti per la faraonica anteprima di Barbarossa, il kolossal padano che narra l’epico scontro fra i comuni lombardi, capitanati da Alberto da Giussano, e l’imperatore tedesco Federico I Hohenstaufen. Tanto più che negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare di questo film, fortemente voluto da Umberto Bossi – che grazie alla mitologia di Pontida ha costruito parte della sua fortuna politica – coprodotto da Rai Fiction e Rai Cinema, girato da Renzo Martinelli e costato circa 30 milioni di dollari, una cifra enorme per una produzione italiana.

La sede scelta per l’anteprima è niente meno che il Castello Sforzesco di Milano, addobbato a festa come un panettone medievale. C’è polizia ovunque perché si vocifera che si presenti anche il premier. Con il mio amico scrittore che mi accompagna in questa escursione “lumbard”, noialtri si arriva nello stesso momento di Bobo Maroni.

Seguiamo ordinati il codazzo del ministro, passando il ponte levatoio per imbatterci subito nel garrulo Borghezio che intona una marcetta padana, accompagnato da una banda di cornamuse bergamasche. L’inizio sembra molto promettente. Ci mettiamo in un angolo ad osservare questo strano popolo formato da quadri leghisti locali e nazionali, qualche esponente PDL, un buon numero di quella che un tempo era la borghesia milanese colta e che adesso è solo la borghesia milanese stanca, più qualche giornalista di costume. Non intravedo nessun uomo di cinema e neanche una starlet o velina (tira un brutta aria). Andiamo avanti. La sala della proiezione è nello splendido Cortile della Rocchetta e mentre mi compiaccio della magnificenza del posto penso a quanto possa essere costato questo scherzetto al Comune: la cifra come minimo si aggira sulle centinaia di migliaia di euro.

Ma vabbè siamo qui a veder un film e questo dobbiamo fare. Prendiamo posto con un certo anticipo per apprezzare dopo pochi minuti la nostra lungimiranza: infatti rimangono in piedi almeno duecento invitati, come in qualsiasi overbooking di un compagnia low cost. Intanto cominciano a arrivare i pezzi grossi: La Russa, Calderoli, Formigoni, Tremonti, l’applauditissimo Bossi – “grande Umberto” urla il mio vicino di sedia – e perfino Berlusconi con il suo codazzo di guardie del corpo. Passa mezzoretta e il regista sale sul palco. Martinelli è un tipo franco e dall’aria volitiva. Di norma i suoi film non mi piacciono (penso a Vajont, il Mercante di pietre o a Carnera) ma sono venuto al castello per dargli un’altra possibilità. Lui, in modo sbrigativo, ringrazia tutti – compresi gli assenti Rutger Hauer (il Barbarossa) e Cecilia Cassel (l’imperatrice), deliziosa attrice francese impegnata politicamente che dopo aver scoperto in che combriccola si era ficcata si è data alla macchia – per poi chiamare sul palco il sindaco di Milano. E Letizia ci sorprende con il suo entusiasmo: “Milano lotta per la libertà”, urla alla folla che risponde con un applauso mentre lei galvanizzata continua, “Oggi come allora, la libertà è preziosa e dobbiamo donarla ai nostri figli”. Esaurito il secondo applauso, il regista la liquida senza troppe manfrine e comincia i ringraziamenti di rito: la Rai, Rai Cinema, il Ministero dei Beni Culturali, l’assessore Zanello e poi Berlusconi. Curiosamente il pubblico risponde fin troppo tiepido al nome del premier, mentre esulta come allo stadio a quello di Umberto Bossi.

Molto bene, si può cominciare. Ma basta poco: dopo i primi tre minuti di film siamo già convinti di stare sprecando il nostro tempo e i vostri soldi. Barbarossa è un lavoro di una bruttezza imbarazzante. E non solo per le numerose castronate storiche – tipo Alberto da Giussano dodicenne che salva la vita dell’imperatore durante una battuta di caccia – o per la retorica bolsa e ripetitiva, non per il cast raccogliticcio e svogliato o per la sceneggiatura desolante e nemmeno per la mancanza di qualsiasi afflato epico. No, il film è brutto perché il regista non sa girare.
Hanno speso trenta milioni di dollari per un cosiddetto kolossal che sembra una docufiction storica in costume girata per i programmi di Alberto Angela. Dopo due ore di riprese sono convinto di aver vissuto un’esperienza disarmante che la dice lunga sulla strategia culturale della nuova destra italiana.

Se uno dei pericoli di questi anni bui era di assistere alla fine dell’egemonia culturale di sinistra, stiamo tranquilli ancora per un po’ di tempo. Questi rimangono dei perfetti incompetenti.
E non sono il solo a pensarlo. L’applauso finale è debole e stentato, certo obbligato dato il parterre, e mentre ci avviamo al generoso buffet – avanti coi soldi pubblici – le facce sono davvero deluse.

Vedo Maroni rifiutarsi di rispondere alla comprensibile domanda di un giornalista sulla qualità dell’opera. È nervoso. Hanno puntato molto su questo film e lui conosce il suo elettorato. Sa che alla base leghista, che al Nord conta su una massiccia presenza operaia, lo spreco di denaro in periodo di crisi è visto parecchio male. Come racconteranno ai cassintegrati padani che la Lega Nord ha buttato 30 milioni di dollari per una porcheria che nelle sale ci starà neanche un finesettimana? Mentre addento un pezzo di salame, mi sale una dolce euforia. Non vorrei essere nei loro panni.

di Alessandro Bertante
Fonte: www.nazioneindiana.com
Link: http://www.nazioneindiana.com/2009/10/08/nuovo-cinema-paraculo-barbarossa/#more-23550

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