lunedì 5 ottobre 2009

La Gelmini e le strane accuse ad Odifreddi


Signor ministro, leggo (o meglio, mi hanno segnalato di leggere) su Il Giornale di famiglia del presidente del Consiglio che sabato scorso, alla sedicente Festa della Libertà organizzata dall'altrettanto sedicente Popolo della Libertà al Palalido di Milano, moderata (si fa per dire) dal condirettore dello stesso giornale, lei ha tuonato contro «l'intolleranza antisemita del superfluo matematico Piergiorgio Odi-freddi, ex docente baby pensionato», che ha osato restituire il Premio Peano «quest'anno assegnato a Giorgio Israel, ai suoi occhi colpevole di sionismo, ma soprattutto di essere consulente del ministro».
Lei ha poi continuato, con stile e in punta di fioretto, dicendo che «gli imbecilli non mancano mai», e che «le parole di Odifreddi denotano razzismo, incapacità al confronto e stupidità». E ha terminato allargando il discorso, assimilando il mio gesto alla «modalità tipica della nostra sinistra, quella di combattere il governo e Silvio Berlusconi a qualunque prezzo, a costo di insultare allo stesso tempo la maggioranza dei cittadini che lo votano». Mi permetta di rispondere nel merito alle accuse che mi rivolge, fingendo che esse siano in buona fede e dettate dall'ignoranza dei fatti. Naturalmente non posso dir nulla sulla mia imbecillità e stupidità, e mi fido del suo giudizio: in fondo, lei è un valente avvocato che ha superato una difficile abilitazione a Reggio Calabria, dopo una laurea nella vicina Brescia e un precedente passaggio da un liceo pubblico a uno privato, mentre io sono soltanto un modesto docente universitario che ha vinto facili concorsi da assistente, associato e ordinario nell'Università pre-Gelmini, ed è poi andato in pensione dopo 38 anni e mezzo di servizio (e non dopo una sola legislatura in Parlamento).

Ma non sono questi i motivi per cui io ritengo che la collaborazione con lei si configuri come una colpa, nè penso affatto che il governo di cui lei fa parte sia da combattere a qualunque prezzo: riconosco anzi, benchè dispiaciuto e vergognato, che Silvio Berlusconi abbia ricevuto una forte maggioranza e sia dunque democraticamente in diritto di governare il paese. Addirittura, pensi un po', vorrei che a farlo cadere fosse un giudizio elettorale sul suo operato politico, e non una campagna giornalistica sulle sue scopate con le escort: soprattutto quando questa campagna è spalleggiata dall'Avvenire, che ha usato ben altri pesi e misure per la pedofilia ecclesiastica e per la sua copertura da parte dell'allora cardinal Ratzinger. Il mio problema è proprio lei, signor ministro. E non tanto, o non solo, perchè ricopre una carica per la quale non ha la minima competenza, ma anzitutto e soprattutto per le innominabili motivazioni che hanno portato lei e la sua collega Mara Carfagna alla carica che ricoprite. Come vede, gli elettori che votano il suo partito o la sua coalizione non c'entrano proprio nulla, perchè non hanno eletto i ministri: c'entra invece la necessità etica di non collaborare con chi costituisce, nella Roma di oggi, l'analogo dei cavalli-senatori di Caligola nella Roma di ieri. Il professor Israel è naturalmente liberissimo di pensarla diversamente, ma lo sono anch'io di dissentire, e di non voler condividere con lui l'albo d'oro di un premio.

Se questa mia dissociazione vi turba, è perchè non conoscete nè la democrazia nè la storia, anche scientifica. Ad esempio, quando negli anni del maccartismo Edward Teller collaborò con la commissione governativa che revocò l'autorizzazione di sicurezza nucleare a Robert Oppenheimer, la quasi totalità dei colleghi si dissociò da lui e gli tolse il saluto, ostracizzandolo della comunità dei fisici: in quell'occasione avreste attaccato pure loro, come ora attaccate me? La domanda è retorica, ma l'esempio non è campato in aria: Teller era infatti uno scienziato guerrafondaio e iperconservatore, della stessa pasta del Von Neumann al quale Israel ha dedicato la compiacente biografia che ha appunto ricevuto il Premio Peano.

Ma ci sono altri motivi per dissociarsi da lui, oltre a quelli già accennati. Perchè, come ho detto espressamente nella mia lettera di rinuncia al premio, «le posizioni espresse da Israel in ambito politico, culturale e accademico sul suo blog, sul sito Informazione Corretta e in ripetuti interventi su Il Foglio e Il Giornale trascendono i limiti della normale dialettica, e si configurano come un pensiero fondamentalista col quale non intendo essere associato intellettualmente».

Capisco ovviamente che quei due giornali, insieme a Libero e all'ala destra del Corriere, si siano sentiti chiamati in causa e abbiano immediatamente fatto quadrato intorno a Israel e contro di me. Ma mi sembra singolare che proprio da loro, e da lei, vengano accuse di razzismo e di intolleranza: non siete forse voi, la vostra coalizione e il vostro governo, a fomentare l'odio nei confronti degli immigrati in generale, e degli islamici in particolare, con parole e azioni ben più violente della democratica e innocua restituzione di un premio al mittente?

Capisco anche, ma non accetto di giocarlo con voi, il subdolo gioco dell'equiparazione della critica a un ebreo come Israel, a un sito sionista come Informazione corretta, o a un governo israeliano come quello di Netanyau, con l'antisemitismo. E non lo accetto proprio perchè non sono razzista, e dunque non giudico a priori in base alla «razza» (ammesso che la parola abbia senso), ma a posteriori in base ai fatti: i razzisti veri sono altri, e cioè coloro per i quali tutti gli ebrei sono democratici, e tutti gli islamici fondamentalisti.

E invece ci sono ebrei fondamentalisti e islamici democratici : negarlo significa fare di ogni erba un fascio, e a me i fasci non piacciono, di qualunque «razza» siano. Mi piacciono invece molti ebrei democratici, da Amos Luzzatto a Moni Ovadia a Noam Chomsky, dei quali sono amico, e sto benissimo anche con ebrei ortodossi come il premio Nobel per l'economia Robert Aumann. Sono i fondamentalisti che non mi piacciono, e se questo significa non essere simpatico a certa gente, compresa lei, sopravviverò bene ugualmente. Anzi, molto meglio che se fossi simpatico a loro e a lei.

di Piergiorgio Odifreddi

Il mercato del lavoro e le illusioni statistiche


Lo scorso anno il BLS aveva segnalato la creazione di circa 498.000 posti di lavoro nel terzo trimestre del 2006 grazie anche al contributo positivo del settore edilizio. Lo scorso mese invece in maniera alquanto sorprendente, la notizia della sua revisione è passata silenziata attraverso i mercati globali.

Badate bene che non si tratta di semplice revisione, ma di un totale annullamento dei dati precedentemente comunicati che portano il totale della forza lavoro creata a 19.000 unità e solo nel settore edilizio sono stati persi 77.000 posti di lavoro.

Questi sono i dati pubblicati nel terzo trimestre del 2006 sul sito del BLS, rivisti:

YearJanFebMarAprMayJunJulAugSepOctNovDecAnnual
1999

121

410

106

376

213

266

291

192

202

408

294

294

2000

249

121

472

286

225

-46

163

3

122

-11

231

138

2001

-16

61

-30

-281

-44

-128

-125

-160

-244

-325

-292

-178

2002

-132

-147

-24

-85

-7

45

-97

-16

-55

126

8

-156

2003

83

-158

-212

-49

-6

-2

25

-42

103

203

18

124

2004

150

43

338

250

310

81

47

121

160

351

64

132

2005

182

221

121

312

212

259

322

190

87

98

380

160

2006

294

274

282

151

24

70

186

149

147

82

261

219

2007

180

36

184

35

156

54

-65

-28

100

165

215

120

2008

-72

-144

-122

-160

-137

-161

-128

-175

-321

-380

-597

-681

2009

-741

-681

-652

-519

-303

-463

-304

-201(P)

-263(P)

I dati ufficiali dicevano 482.000 nuovi posti di lavoro creati, rivisti al ribasso da oltre 500.000. Quella (P) tra parentesi che vedete vicino alle ultime cifre testimoniano il preliminare dei dati in questione. La realtà è stata in effetti uno shock, anche se unico nel suo genere, in quanto nei trimestri successivi, le revisioni sono stati si al ribasso, ma mai di quella entità.

Questi invece sono le revisioni pubblicate dal BED Business Employment Dynamics per il terzo trimestre 2006, spesso sulla base di una realtà empirica testimoniata dal livello delle assicurazioni sulla disoccupazione versate dai vari stati americani, numeri che sono disponibili alcuni mesi dopo quelli "ufficiali" ma sicuramente più affidabili. Ecco per quale motivo da allora incominciai ad esplorare in profondità, ogni singola insenatura del mercato del lavoro americano, non perchè fossi innamorato di quel paese, ma perchè qualunque sisma con epicentro America, avrebbe prodotto uno tsunami che con il tempo avrebbe raggiunto le coste della nostra Europa, della nostra Italia.

Table A. Three-month private sector gross job gains and losses,seasonally adjusted

------------------------------------------------------------------------
                                  |             3 months ended          
                                  |-------------------------------------
            Category              | Sept.| Dec. | Mar. | June | Sept. 
                                  | 2005 | 2005 | 2006 | 2006 | 2006   
                                  |-------------------------------------
                                  |         Levels (in thousands)       
----------------------------------|-------------------------------------
                                  |       |      |      |      |        
Gross job gains...................| 8,055| 7,818| 7,556| 7,761| 7,364 
  At expanding establishments.....| 6,423| 6,293| 6,205| 6,286| 5,985 
  At opening establishments.......| 1,632| 1,525| 1,351| 1,475| 1,379 
Gross job losses..................| 7,427| 7,267| 6,772| 7,295| 7,345 
  At contracting establishments...| 5,915| 5,888| 5,536| 5,937| 6,010 
  At closing establishments.......| 1,512| 1,379| 1,236| 1,358| 1,335 
Net employment change (1).........|    628|   551|   784|   466|     19 
                                  |-------------------------------------

L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico prevede così che nella seconda metà del 2010 il tasso di disoccupazione nell'area si avvicinerà ad un nuovo massimo dal dopoguerra (10%, con 57 milioni di disoccupati) dopo l'8,3% di giugno di quest'anno, già il più alto sempre dal dopoguerra.(...) Anche l'Italia non ride. Per la Penisola la stima a fine 2010 é di 1,124 milioni disoccupati in più rispetto al 2007, di cui oltre 850mila in più rispetto al primo trimestre 2009, con un tasso di disoccupazione al 10,5%.
Numerosi indicatori suggeriscono che il ritmo della ripresa sarà modesto per diversi mesi e, molto probabilmente, la disoccupazione continuerà ad aumentare anche dopo che la crescita sarà ripartita. Di conseguenza, il tasso di disoccupazione italiano è previsto aumentare ancora nel prossimo futuro e potrebbe anche avvicinarsi alla doppia cifra nel 2010 se la ripresa si dimostrasse priva di slancio.
SOLE24ORE

Per chi chiede per quale motivo non mi occupo di statistiche italiane, qui sotto, in un articolo proveniente da lavoce.info avete una fedele rappresentazione:

L'ISTAT, LE RILEVAZIONI E UNA DISCUSSIONE SENZA DATI ma oggi si preferisce parlare per sentito dire, molti parlano, pochi riflettono:

L'affidabilità, imparzialità e accessibilità delle rilevazioni statistiche sono di fondamentale importanza per un sistema d'informazione democratico. Solleva perciò perplessità la decisione dell'Istat di affidare alcune fasi della rilevazione delle forze di lavoro a una società privata di ricerca. In casi simili, non ci sono garanzie istituzionali dell'autonomia e indipendenza delle ditte private esterne, sulle quali potrebbero esercitarsi pressioni indebite. E l'esternalizzazione potrebbe accrescere i costi e peggiorare la qualità delle rilevazioni.

E' come in America, in questi anni, se avessi ascoltato le dichiarazioni della NAR, Associazione Nazionale degli Immobiliaristi, non avrei compreso nulla di questa crisi, e ancora oggi qualcuno mi fa notare come questo o quell'organismo privato, dice questo o quello, questo o quel giornale non indipendente, sussurra quello o questo.

La Consapevolezza, richiede fatica, ma oggi si preferisce seguire l'onda, la corrente principale, salvo poi accorgersi della Realtà, quando le rapide ormai conducono alle cascate.

Fatta questa premessa, passiamo in maniera sintetica ai fatti!

Leggiamo cosa ha scritto Bloomberg, venerdi scorso:

" The Labor Department today also published its preliminary estimate for the annual benchmark revisions to payrolls that will be issued in February. They showed the economy may have lost an additional 824,000 jobs in the 12 months ended March 2009. The data currently show a 4.8 million drop in employment during that time. The projected decrease was three times larger than the historical average, the Labor Department said. Most of the drop occurred in the first quarter of this year, probably due to an increase in business closings, the government said. "

Nessuna sorpresa per noi di Icebergfinanza anche se, come amava sussurrare il nostro lord Francis Bacon, è un errore tipico dell'intelletto umano, quello di eccitarsi, più per le conferme, che non per le smentite.

Questa è una smentita epocale, la conferma empirica che il modello CES Net Birth Death è un modello di rilevazione statistica stagionale assolutamente inadeguato per comprendere le evoluzioni del cambio di un ciclo economico.

Per tutti coloro che si avvicinano per la prima volta al nostro blog, riporto quanto scritto a proposito nel luglio del 2007:

"(...) una curiosità che con il passare del tempo tende a rivelarsi come un'anomalia rilevante nel metodo di calcolo dell'occupazione americana. Stiamo parlando del "CES_NET_BIRTH/DEATH_MODEL ovvero modello netto di morte/nascita che genera su una parte dell'occupazione una valutazione mensile non regolata, aggiunta al campione principale prima che sia registrato sulla base delle fluttuazioni stagionali.

Mensilmente il BLS esamina 160.000 datori di lavoro e 400.000 posti per arrivare a produrre la valutazione complessiva dell'occupazione escluso il settore agricolo.

Come vedete dalla descrizione del sito, il BLS riconosce che la maggior parte del potenziale svantaggio significativo del modello in questione, è che prende in considerazione modelli e rapporti prevedibili, denotando una certa difficoltà nel prevedere invece le improvvise variazioni durante i periodi in cui vi sono improvvisi cambiamenti nella tendenza di fondo e nelle svolte economiche.

Il contributo netto delle nasce e delle morti, secondo il BLS è relativamente piccolo e tendenzialmente stabile. "

Che sia piccolo e tendenzialmente stabile è una delle solite leggende metropolitane che si usano per definire ciò che in fondo non si comprende. Come vedremo in seguito l'influenza di questo modello è determinante!

Nella sostanza, se storicamente l'edilizia è solita assumere principalmente nei mesi primaverili o estivi, o se agosto, settembre e ottobre sono i mesi in cui si assume di più in previsione dell'inizio delle scuole e delle università, il modellino in questione aggiungeva nuovi posti di lavoro sulla base di una tendenza statistica stagionale, senza alcuna verifica sulla reale tendenza del ciclo economico.

Ad esempio la revisione preliminare del BLS ci dice che il settore dell'edilizia ha visto perdere ben 152.000 posti di lavoro oltre i dati ufficiali, che corrisponde ad un incremento di circa il 2,5 % sul totale. Il CES invece ha aggiunto nello stesso periodo 75.000 nuovi posti, mentre nella realtà, noi tutti sappiamo quanto sta accadendo al settore.

Il CES revisiona annualmente i propri dati nel mese di gennaio e luglio, revisione che ha sottratto circa 324.000 posti, dai dati iniziali, revisione che come vedremo, non basta certo ha ridisegnare la realtà dell'occupazione americana.

In parole povere, come scrive Bloomberg, secondo il BLS, in una stima preliminare, e sottolineo preliminare, l'economia americana dall'aprile 2008 al marzo del 2009, in dodici mesi ha distrutto nella realtà, ulteriori 824.000 posti di lavoro.

Table B.  National Current Employment Statistics March 2009 preliminary benchmark revisions by major industry sector -----------------------------------------------------------------------                                   |                  |Percent benchmark              Industry             |Benchmark revision|     revision     ----------------------------------|------------------|-----------------                                   |                  |                   Total nonfarm ...................|      -824,000    |        -0.6        Total private ..................|      -855,000    |         -.8          Mining and logging............|       -23,000    |        -3.2          Construction .................|      -152,000    |        -2.5          Manufacturing ................|       -67,000    |         -.6          Trade, transportation, and    |                  |                        utilities...................|      -282,000    |        -1.1          Information ..................|       -36,000    |        -1.3          Financial activities .........|        -9,000    |         -.1          Professional and business     |                  |                        services ...................|      -111,000    |         -.7          Education and health services.|       -57,000    |         -.3          Leisure and hospitality.......|       -76,000    |         -.6          Other services ...............|       -42,000    |         -.8        Government .....................|        31,000    |          .1      ----------------------------------------------------------------------- 
Appuntamento al febbraio del prossimo anno, per avere una conferma definitiva!

Ora se fate date un'occhiata alla tabella qui sotto e provate a fare la somma dell'influenza complessiva del CES, nei dati ufficiali, vi accorgerete che dall'aprile dello scorso anno sono stati aggiunti 717.000 posti di lavoro, sulla base di una statistica, senza alcun riscontro oggettivo, 717.000 posti che non sono poi molto lontani da quei 826.000 posti di lavoro persi aggiunti dalla revisione preliminare del BLS.

Questa è la prova, che l'influenza di questo modellino è stata decisiva nell'impedire alla realtà di rivelarsi, una realtà che Icebergfinanza ha evidenziato in ogni momento in questi due lunghi anni.

2008 Net Birth/Death Adjustment, not seasonally adjusted (in thousands)
Supersector
Jan
Feb
Mar
Apr
May
Jun
Jul
Aug
Sep
Oct
Nov
Dec
Mining & Logging
1
1
2
0
1
1
1
0
0
Construction
45
40
27
0
11
9
8
-7
-10
Manufacturing
-16
4
5
-13
3
1
-7
2
1
Trade, Transportation, & Utilities
17
24
17
-6
14
17
25
12
18
Information
3
3
1
-3
4
1
2
2
3
Financial Activities
-8
3
5
-5
2
2
13
3
14
Professional & Business Services
36
12
18
-1
20
2
50
10
7
Education & Health Services
31
7
-8
4
10
14
27
8
7
Leisure & Hospitality
57
75
91
55
24
-32
-26
-11
15
Other Services
10
7
7
-6
3
3
1
0
5
Total Nonfarm Birth/Death Adjustment
176
176
165
25
92
18
94
19
60

2009 Net Birth/Death Adjustment, not seasonally adjusted (in thousands)
Supersector
Jan
Feb
Mar
Apr
May
Jun
Jul
Aug
Sep
Oct
Nov
Dec
Mining & Logging
-2
2
1
1
2
2
1
2
1
Construction
-79
8
23
38
43
31
-1
15
11
Manufacturing
-28
6
6
-8
7
7
-9
4
3
Trade, Transportation, & Utilities
-58
10
17
16
30
21
-5
18
20
Information
-14
7
0
5
5
2
-2
5
0
Financial Activities
-33
8
5
1
7
7
-3
4
5
Professional & Business Services
-99
36
16
65
28
25
8
26
5
Education & Health Services
-10
17
-1
25
13
-5
6
16
19
Leisure & Hospitality
-19
35
41
76
77
87
43
24
-33
Other Services
-14
5
6
7
8
8
-6
4
3
Total Nonfarm Birth/Death Adjustment
-356
134
114
226
220
185
32
118
34

Detto questo, ora tralasciando i particolari di questo ultimo rilascio, andiamo a dare un'occhiata e ad evidenziare altri importantissime particolari dinamiche di questa che in alcune sue variabili sembra avviarasi a diventare una vera e propria depressione occupazionale.

Per tutti coloro che amano misurare le parole, ricordo solo che Harry Truman, presidente americano durante la seconda guerra mondiale, amava ricordare che la recessione è quando il tuo vicino perde il posto mentre la depressione è quando incominci a perdere il tuo.

Diamo un'occhiata alle previsioni della Federal Reserve, in occasione dei famigerati "Stress Test" di questa primavera, test adottati per verificare la solidità patrimoniale della banche di fronte ai peggiori scenari immobiliari, occupazionali e in relazione alla crescita economica.

Ebbene per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, 8,9 % era il peggior scenario per il 2009 e 10,3 % per il 2010.

Una nota particolare va fatto in riferimento alla perdita di 53.000 posti di lavoro in settembre nel settore governativo, una accelerazione che rispecchia la pessima situazione contabile nella quale versano i singoli stati americani.

Ora se come sembra i vari indici di fiducia testimoniano una ripresa generale dell'economia, per quale motivo l' Household Data, invece, ci dice che la forza lavoro in America continua a diminuire, mentre secondo la dinamica demografica servirebbero ogni mese oltre 120.000 posti di lavoro per soddisfare le nuove domande


Oggi siamo ad oltre 15 milioni di disoccupati, senza tenere conto della possibile revisione di febbraio.

Date un'occhiata a questo grafico proveniente da Calculatedrisk, cliccatevi sopra per ingrandirlo e preparatevi ad una nuova analisi che ci porterà ad esplorare con una semplice media aritmetica quelle che sono le prospettive di recupero di una perdita attuale complessiva di oltre 8.000.000 di posti di lavoro.

Percent Job Losses During Recessions

Proviamo a tornare anche solo per un attimo al grafico che abbiamo intravisto precedentemente.

YearJanFebMarAprMayJunJulAugSepOctNovDecAnnual
1999

121

410

106

376

213

266

291

192

202

408

294

294

2000

249

121

472

286

225

-46

163

3

122

-11

231

138

2001

-16

61

-30

-281

-44

-128

-125

-160

-244

-325

-292

-178

2002

-132

-147

-24

-85

-7

45

-97

-16

-55

126

8

-156

2003

83

-158

-212

-49

-6

-2

25

-42

103

203

18

124

2004

150

43

338

250

310

81

47

121

160

351

64

132

2005

182

221

121

312

212

259

322

190

87

98

380

160

2006

294

274

282

151

24

70

186

149

147

82

261

219

2007

180

36

184

35

156

54

-65

-28

100

165

215

120

2008

-72

-144

-122

-160

-137

-161

-128

-175

-321

-380

-597

-681

2009

-741

-681

-652

-519

-303

-463

-304

-201(P)

-263(P)

Provate quindi a sommare il numero dei nuovi posti di lavoro prodotti dalla fine della dinamica di recessione occupazionale del 2001, idenficabile nel primo mese di aggiunta di posti di lavoro, ovvero settembre 2003 sino al giugno del 2007. In quasi quattro anni sono stati aggiunti nuovi 7.823.000 posti di lavoro, senza contare le revisioni come quella che abbiamo già visto, relativa al 3° trimestre 2006.

Si tratta di una media di circa 2.000.000 posti di lavoro all'anno circa per eccesso, che comprendendo gli anni dell'ultima recessione del 2001, scenderebbe a circa 1.000.000 di posti prodotti all'anno.

Come abbiamo già visto in un altro post, la dinamica ravvicinata di due bolle finanziarie ha originato un nuovo decennio perduto per l'occupazione.

Come abbiamo già osservato, in precedenza, il numero delle ore lavorate è crollato in questa recessione, un crollo parallelo alle settimane lavorate, una riduzione evidenziata anche nell'ultimo report sull'occupazione. E' molto probabile che qualsiasi ripresa economica futura, sarà una "slow recovery" è che prima di assistere a nuove assunzioni, assisteremo ad un graduale ripristino delle ore lavorate da parte di coloro che hanno conservato il proprio lavoro, i cosidetti lavoratori part-time "forzati" da ragioni economiche congiunturali.

Certo, i ricercatori del Economic Cycle Reserch Institute continuano a giurare su una ripresa economica tutt'altro che fragile, sulla base del loro indicatore, addirittura un recupero "innarestabile" è previsto all'orizzonte, ma i lettori di Icebergfinanza, sanno per quale motivo, la mia rotta è un'altra.

(ANSA) - ISTANBUL, 4 OTT - 'La ripresa dopo la crisi sara' molto lenta e fragile, con un livello di disoccupazione in crescita ovunque', avverte Mario Draghi.

Evidentemente il governatore della banca centrale italiana, non conosce il mitico ECRI INDEX indicatore che segnala una crescita innarestabile, crescita da paese delle meraviglie. Anche il governatore della Fed di Boston, Eric Rosengren, .....: Economy seeing ‘fragile’ recovery vede una ripresa in grado di deludere le aspettative.

Tornando all'occupazione, credo che il tasso di disoccupazione si spingerà ben oltre il livello del 10 % previsto e resterà a lungo oltre tale livello, man mano che nuova forza lavoro, nel tempo si ripresenterà alla ricerca di una nuova occupazione.

Nel mese di settembre abbiamo assistito ad una nuova diminuzione delle ore lavorate, le settimane lavorative e le ore di straordinario sono scese, ma anche se negli ultimi dodici mesi i salari sono aumentati di un 2,5 %, la riduzione delle ore lavorate ha spento questo guadagno.

Nessuna speranza di riveder partire i consumi, senza redditi, senza occupazione, senza credito, l'esaurirsi della riduzione dei costi a sostegno dei margini da parte delle imprese, senza il sostegno della finanza creativa, riporterà gli utili alla realtà.

Sorrido al pensiero di come qualcuno ritenga sostenibile, un multiplo di 18,7 volte la media degli utili degli ultimi 10 anni, quando gli analisti, secondo i dati della Thomson Reuters, si attendo una caduta di quasi il 25 % naturalmente rivista al ribasso dall'ottimismo estivo che era compreso tra i 20 e i 21 punti percentuali di calo.

Con un indice valutato oltre 17 volte gli utili 2009 e circa 14 volte quelli del 2010, le stime degli analisti, sono come abbiamo visto in passato, come neve al sole, il sole di una recessione, che ancora oggi, molti di essi non hanno compreso sino in fondo. In uno dei prossimi post, analizzeremo insieme i nuovi dati in uscita dalle trimestrali e proveremo ad individuare nuovi orizzonti per i mercati finanziari sulla base di una realtà molto diversa da quella che sembra essere il pensiero comune.

Per chi non avesse ancora intravisto la dinamica in atto a seguito della deflazione generalizzata del sistema finanziario, ricordo che la spinta di cui beneficia in questo momento il reddito fisso è anche opera della magia dei cosidetti " Carry Trade ", ovvero coloro che si indebitano in dollari, per acquistare titoli governativi europei.

di Andrea Mazzalai

Link: http://icebergfinanza.splinder.com/

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