giovedì 24 settembre 2009

Quando Briatore non voleva pagare le tasse


Era l'Estate 2006 quando il povero Briatore si mise a capo della sua sfortunata e bistrattata categoria, i miliardari, ed organizzò all'interno del suo lussuoso locale il Billionaire una campagna contro la tassa istituita, dal poi trombato Soru, sugli yacht. I sardi nota popolazione miliardaria si schierarono con il prode Briatore e decisero che le tasse dovevano pagarle solo i ceti medio-bassi.
Attualmente il povero Briatore è stato RADIATO dal mondo della Formula 1, che tanto lo rendeva fashion, perchè ritenuto un volgare truffatore...che forse abbia raggirato anche i sardi?

di Onoff - Redazionale

Abdullah Laghmani, cronaca di una morte annunciata


Come in un romanzo di Gabriel Garcia Marquez, l'omicidio del Dottor Abdullah Laghmani, il vice capo del Direttorato Nazionale per la Sicurezza dell'Afghanistan, era una morte annunciata.

Un sedicente portavoce taliban ha rivendicato l'attentato: “Lo cercavamo da molto tempo, oggi ce l'abbiamo fatta”. Gli analisti si affretteranno di certo a sottolineare che l'uccisione di Laghmani dimostra la crescente “sofisticatezza” delle operazioni dei taliban. Di fatto Laghmani era un personaggio ben protetto nel cuore del sanctum sanctorum della struttura di potere di Kabul. È stato violato il primo cerchio dell'establishment della sicurezza afghana. L'operazione è stata contrassegnata da una grande professionalità.

Ma è la vicenda è complicato. In momenti critici dell'evoluzione del movimento taliban una mano invisibile ha spesso fatto ricorso all'assassinio per sgombrare il cammino o rovesciare la situazione a proprio favore. La cronaca è agghiacciante: l'Ayatollah Mazari, la massima autorità religiosa sciita dell'Afghanistan (1994); Mohammad Najibullah, presidente dell'Afghanistan (1996); Ahmad Shah Massoud, capo dell'Alleanza del Nord che si opponeva ai taliban (2001); Haji Abdul Qadir, altro membro dell'Alleanza del Nord (2002). L'elenco sembra essere infinito. “Il mobile dito scrive; e, dopo aver scritto, continua a muoversi... ” [1]

L'Inter-Services Intelligence (ISI), cioè i servizi segreti pakistani, seguivano Laghmani da una decina d'anni. È raro che un organo di intelligence elegga un singolo individuo proprio nemico mortale e lo avverta pubblicamente. L'ISI aveva concesso a Laghmani quel raro onore apertamente e più di una volta.

Potendo tornare indietro nel tempo a sbirciare negli organi di intelligence dell'Alleanza del Nord durante la resistenza anti-taliban nella seconda metà degli anni Novanta, si scoprirebbe che, nascosto nell'ombra, Laghmani era un agente straordinariamente brillante.

Di etnia pashtun, aveva una profonda conoscenza della cultura politica del movimento taliban e della mentalità dei suoi capi dell'ISI, dono inestimabile per l'Alleanza del Nord. Il Pakistan aveva avuto un'avvisaglia di ciò che Laghmani era in grado di fare quando nel luglio del 2008 scoprì il legame tra i terroristi suicidi che avevano attaccato l'Ambasciata indiana a Kabul e l'ISI facendo risalire un telefono cellulare trovato tra le macerie a un intermediario di Kabul che era in diretto contatto telefonico con un funzionario dei servizi pakistani a Peshawar, la capitale della Provincia della Frontiera del Nord-Ovest del Pakistan.
Aveva dato parecchio filo da torcere all'ISI soprattutto nella sua regione natale, l'Afghanistan orientale, data la complessità della situazione dovuta a fattori come la tradizionale incapacità dei taliban di mettere radici profonde tra le tribù Ghilzai, la presenza della rete di Jalaluddin Haqqani e al-Qaeda e la perdurante influenza di Gulbuddin Hekmatyar e del suo Hezb-e Islami.

Insomma, Laghmani non è una figura facilmente rimpiazzabile per i servizi segreti di Kabul dominati dai tagiki, sia per la sua conoscenza enciclopedica degli allineamenti tribali pashtun e delle segrete manovre dei taliban e dell'ISI, sia per le sue capacità operative.

La scelta dei tempi è significativa. Laghmani è stato un importante alleato del Presidente Hamid Karzai. Il Pakistan ha deciso di ostentare indifferenza per l'esito delle elezioni presidenziali afghane, ma l'ansia sotterranea è tangibile. Tanto più che si sta profilando la possibilità che Karzai conquisti un altro mandato quinquennale.
Adesso tutto si impernia sullo sforzo americano di imbrigliare Karzai facendo in modo che i principali contendenti accettino di formare una sorta di governo nazionale e di includere dei tecnici tra i ministri. Ma Karzai potrebbe benissimo respingere questa proposta. Karzai ha assaggiato l'indipendenza e potrebbe cominciare a gradirla.

Per citare Ahmed Rashid, l'informato autore pakistano che fornisce i propri consigli al Pentagono, “Karzai, naturalmente, sta dimostrando sempre più la sua indipendenza dagli americani e non vuole essere visto in alcun modo come un agente dell'Occidente”.

Con l'equilibrio dei poteri che va formandosi a Kabul, l'ISI deve prepararsi al ritorno di Mohammed Fahim – il capo di Laghmani, comandante dei servizi segreti dell'Alleanza del Nord nonché ex ministro della difesa – ai vertici del governo di Karzai come primo vice presidente. È una situazione difficile. Oggi in Afghanistan non c'è nessuno con l'esperienza di Fahim nelle operazioni militari e di intelligence.

Il Pakistan è riuscito a far sì che gli Stati Uniti premessero su Karzai perché nel 2005 rimuovesse Fahim dal potente incarico di ministro della difesa destinandolo all'oblio politico. (Anche gli Stati Uniti avevano probabilmente il loro tornaconto geopolitico.) Adesso il Pakistan deve affrontare lo spettro di Fahim, che per così dire risorge dalle ceneri come una fenice più potente che mai. Contro Fahim si è scatenata un'enorme campagna mediatica fin da quando è stato presentato come candidato alla vicepresidenza. Non meraviglia che susciti forti sentimenti partigiani. Ma per la costernazione dei suoi detrattori Karzai rimane saldo al suo posto.

Bisogna sapere che Fahim era il mentore di Laghmani. Anzi, il tandem Fahim-Laghmani avrebbe messo sulla graticola i taliban e l'ISI dal primo giorno della nuova presidenza Karzai. Fahim, con la sua vasta esperienza operativa è capacissimo di dare battagli all'ISI, e Laghmani sarebbe stato un “moltiplicatore di forza” per lui nelle regioni pashtun. In agosto c'è stato già un attentato contro Fahim, e l'omicidio di Laghmani va certamente inteso come un avvertimento.

A prima vista il Pakistan non dovrebbe avere niente da temere da una presidenza Karzai. Karzai ha ripetutamente espresso la sua disponibilità a lavorare per una transizione politica che accolga i taliban come gruppo afghano, purché si astenga dalla violenza. Ma nello schema di Karzai la riconciliazione con i taliban dovrebbe avvenire preferibilmente attraverso un processo di pace inter-afghano e una loya jirga (concilio tribale).

E non c'è alcuna garanzia che gli altri gruppi afghani intendano concedere un ruolo dominante ai taliban. Inoltre l'afghanità del processo politico potrebbe allentare sempre più la morsa dell'ISI sui taliban. Di fatto Laghmani, con la sua impeccabile conoscenza della leadership afghana e degli allineamenti tribali pashtun, avrebbe rappresentato un problema costante per l'ISI se si fosse instaurato un processo di pace inter-afghano.

L'assassinio di Laghmani mette in luce il perdurare delle interferenze in Afghanistan. Nei prossimi tempi potremmo assistere a un'intensificazione di queste interferenze. Il Pakistan, da parte sua, sarà tentato di sfruttare le differenze sorte tra Karzai e Washington.

I pakistani vedono gli americani “soffiare sul collo [di Karzai] più che mai”. Prevedono che nel nome di una crociata contro la corruzione pubblica e a favore della governabilità gli Stati Uniti mireranno all'esclusione di importanti alleati politici di Karzai che appartenevano all'Alleanza del Nord, come Fahim, Karim Khalili, Mohammed Mohaqiq, Rashid Dostum e Ismail Khan. Di fatto questi membri della vecchia guardia dell'Alleanza del Nord (“signori della guerra”) rifiuteranno caparbiamente una struttura di potere a Kabul dominata dai taliban.
Dunque, nel mondo oscuro delle spie, il secondo mandato presidenziale di Karzai potrebbe avere un inizio sanguinario. Tutto indica che Laghmani fosse una figura popolare nell'establishment dei servizi afghani; faceva inoltre parte della cerchia più vicina a Karzai. Ci si aspettava che fosse destinato a occupare un posto chiave nel nuovo governo sotto Karzai. Potrebbero essere in molti, a Kabul, a voler vendicare la sua prematura morte.

[1] La Quartina 71 del
Rubaiyat del poeta persiano Omar Khayyam (circa 1048-1143) recita:

Il dito in movimento scrive e, avendo scritto, avanza:
né tutta la tua Pietà né il tuo Ingegno
lo indurranno a cancellare mezza Riga,
né tutte le tue lacrime laveranno via una sola Parola.

Originale: Spooks spill blood in the Hindu Kush

Articolo originale pubblicato il 3/9/2009


Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

URL di questo articolo su Tlaxcala: http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=8561&lg=it

AUTORE: M.K. BHADRAKUMAR

Tradotto da Manuela Vittorelli

Le proteste degli insegnanti precari e le nuove regole per ottenere l'abilitazione mediante il TFA


Dietro le proteste degli insegnanti precari ci sono due problematiche diverse. Quella di coloro che sono già abilitati e iscritti nelle graduatorie a esaurimento. E quella di chi invece aspira all'abilitazione. Il progetto del ministero non dà risposte né agli uni né agli altri. Perché non dice niente sui nuovi sistemi di reclutamento. E perché sulla formazione dei futuri docenti si è scelta una via opposta a quella seguita nel resto d'Europa. Quanto alla programmazione del fabbisogno di insegnanti, lo contraddice l'ammissione al tirocinio di soprannumerari.

Con l'inizio dell'anno scolastico, la situazione degli insegnanti e dei loro posti di lavoro è tornata al centro dell'attenzione. Èperciò opportuno fare un po’ di chiarezza, almeno per quanto riguarda gli insegnanti secondari, di primo e secondo grado, la categoria che registra le tensioni più forti.
Le problematiche sono due ma strettamente connesse fra loro: gli abilitati già inseriti nelle “graduatorie a esaurimento” e coloro che invece aspirano all'abilitazione.

CHI HA L'ABILITAZIONE

Le graduatorie di coloro che sono in possesso dell’abilitazione, conseguita all’interno dei vecchi concorsi oppure tramite le scuole di specializzazione universitarie (Ssis), sono finalizzate sia alle immissioni in ruolo sia al conferimento di incarichi temporanei.
Se il problema del
precariato è ormai così ampio, ciò deriva dal fatto che i posti di insegnamento sono stati ricoperti da personale di ruolo in misura del tutto insufficiente. Come risulta dal volume, ricchissimo di dati aggiornati, “La scuola statale: sintesi dei dati - Anno scolastico 2008-2009”, tra gli oltre 470mila insegnanti in servizio per l’intero anno 2008-2009, il 19 per cento (circa 90mila) aveva solo il contratto annuale; tale percentuale è disomogenea sul territorio: raggiunge il 23 per cento nel Nord-Est, mentre è al 14,8 per cento nel Sud.
Il governo Prodi aveva bloccato le graduatorie, ponendole a esaurimento, e aveva avviato una massiccia operazione di copertura in ruolo, anziché per incarico, che progressivamente avrebbe consentito di riassorbirle. Contestualmente, aveva annunciato - ma poi non attuato - un nuovo
sistema di assunzioni che permettesse di connettere formazione e reclutamento. Il governo attuale ha limitato a poche migliaia le assunzioni dalle graduatorie e, riducendo l’orario della didattica, ha diminuito i posti da coprire. Molti insegnanti con abilitazione, e un incarico annuale nei passati anni scolastici, si sono dunque ritrovati a settembre 2009 senza cattedra. Ecco la ragione delle proteste, anche clamorose, di questi giorni, che il governo ha poi cercato di tamponare conpalliativi come l'indennità di disoccupazione, le supplenze brevi senza continuità didattica ed eventuali progetti regionali, che ignorano il problema della qualità del servizio e sono mortificanti anche per i pochi che potranno usufruirne.

CHI ASPIRA ALL'ABILITAZIONE

Il governo Berlusconi ha anche chiuso le Ssis, per il momento senza sostituirle con alcunché: chi ha conseguito la laurea specialistica o magistrale dopo il settembre 2007 non può perciò prepararsi a insegnare. La chiusura delle Ssis è ufficialmente motivata con il blocco delle graduatorie: inutile produrre nuovi abilitati, se non hanno poi modo di accedere all’insegnamento. Logica avrebbe allora voluto che si affrontasse prima di tutto il problema delle nuove modalità di reclutamento.
Il
progetto presentato nei giorni scorsi, con gran battage mediatico, dalla ministra Maria Stella Gelmini ignora invece proprio questo aspetto e si concentra solo della formazione: chi seguirà il nuovo percorso abilitante non sa dunque se e come potrà essere assunto, neppure a termine.
Ma anche nel merito della formazione, il progetto è ben diverso dalla immagine che ne è stata data.
Si è detto che il percorso prevede, dopo la laurea in una disciplina (tre anni), una laurea magistrale (due anni) ad hoc, orientata alle tematiche didattiche sia generali (scienze socio-psico-pedagogiche) sia mirate (problematiche dell’apprendimento e dell’insegnamento della specifica disciplina); segue poi un anno detto di “
tirocinio formativo attivo” (Tfa), sempre gestito dall’università, ma con una forte presenza di interventi diretti nelle scuole.
Quello che non si è detto è che le
lauree magistrali ad hoc sono di là da venire, come scritto nelle Norme transitorie: fino al 2012-13 esiste solo il Tfa, al quale si accederà con la magistrale ordinaria. Ma questa (giustamente, per le finalità che ha) tende ad approfondire aspetti particolari della materia, non le tematiche più rilevanti per l’insegnamento. Andava certo ridotto il percorso, eccessivamente lungo, di sette anni, ma prevederne cinque per i contenuti disciplinari e comprimere in un anno tutto ciò che ha a che fare con la professione docente è l’opposto di quanto si fa in Europa, ove viene ampliato lo spazio per le competenze “trasversali” dell’insegnante. (1) Per l’efficacia del suo rapporto con allievi ben diversi da quelli di cinquant’anni fa (e anche solo di dieci) è fondamentale che il docente sappia individuare le strategie comunicative adatte per motivare all’apprendimento lo specifico gruppo-classe, riesca a utilizzare e a far utilizzare pienamente le opportunità offerte dalle tecnologie didattiche, sia capace di preparare gli studenti a servirsi criticamente delle reti informative e a lavorare in gruppo.
È falso inoltre che il progetto del ministero preveda una adeguata
programmazione quantitativa. L’ammissione al Tfa, è scritto, avverrà per contingenti legati al fabbisogno di insegnanti: per definirlo correttamente occorrerebbe però aver deciso le nuove procedure di reclutamento e, in particolare, quanti posti destinare al riassorbimento delle graduatorie e quanti ai nuovi abilitati.
Un tempo esisteva il “
doppio canale”, con il 50 per cento dei posti per l’assunzione dalle liste e il 50 per cento a concorso per le nuove leve. Solo una soluzione analoga, con l’effettiva copertura di tutti i posti e magari con una quota inizialmente più alta per chi è in graduatorie molto numerose, può evitare una drammatica “guerra tra poveri” di cui già si vedono preoccupanti segnali. Nel silenzio, le assunzioni avverranno solo dalle graduatorie, con l’esclusione di qualunque nuovo laureato per molti anni (probabilmente moltissimi, in ragione della riduzione degli organici). E il Tfaavrà prodotto una nuova lista di attesa.
Plateale, inoltre, è la negazione della programmazione che si ha con l’ammissione al Tfa, in soprannumero rispetto ai posti banditi, dei laureati non abilitati che abbiano svolto 360 giorni di supplenza, dei dottori di ricerca, degli assegnisti universitari: si formeranno decine di migliaia di abilitati in più rispetto alle esigenze, comunque queste siano state definite. Viene detto anche che i soprannumerari continueranno a svolgere le loro attività lavorative; ilTfa è una specie di scuola serale.
E poi si parla di rivalutazione del merito, di qualità, dello spazio da dare ai giovani.


(1) Ai sette anni si è arrivati perché la Ssis biennale, originariamente connessa alla laurea quadriennale, si è poi sovrapposta al “3+2”.

di Gianni Luzzatto

Link:http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001288.html

Per vedere le regole in dettaglio sul nuovo Tirocinio Formativo Attivo clicca QUI

BRZEZINSKI: abbattete i jet israeliani se necessario


Il consigliere per la sicurezza nazionale dell'ex presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, ha rilasciato un'intervista al “The Daily Beast”in cui suggerisce che il Presidente Obama dovrebbe dire chiaramente a Israele che se tentassero di attaccare i siti delle armi [sic] nucleari iraniane la U.S. Air Force dovrebbe fermarli.

“Non siamo esattamente dei piccoli bimbi impotenti”, ha detto Brzezinski. “Dovrebbero volare sul nostro spazio aereo in Iraq. Dovremmo sederci a guardare?... Dobbiamo essere seri sulla questione di negare loro tale diritto. Ciò significa un rifiuto, e non solo a parole. Se tentassero il sorvolo, decolli e li affronti. Hanno la scelta di tornare indietro o no. Nessuno lo desidera, ma potrebbe essere un caso 'Liberty' al contrario.” La USS Liberty era una nave di ricerche tecniche della U.S. Navy che la Israeli Air Force attaccò per sbaglio durante la guerra dei Sei Giorni nel 1967 [In realtà ci sono forti sospetti che l'attacco fosse voluto. Si veda qui, qui, e qui. N.d.t.].

Brzezinski appoggiò la campagna presidenziale dell'allora senatore Obama nell'Agosto 2007, cosa che venne presentata dai media come una forte spinta alle credenziali in politica estera di Obama. Il Washington Post scrisse: “Barack Obama, impegnato a combattere la percezione che egli sia troppo giovane e inesperto per gestire un mondo pericoloso, ha ricevuto ieri una forte spinta da un modello di eminenza della politica estera, Zbigniew Brzezinski.”

Brzezinski non è mai stato ufficialmente un consulente della campagna elettorale, ma i repubblicani si gettarono contro la sua investitura per spingere l'idea che Obama non sarebbe stato un amico di Israele, dato che le idee di Brzezinski su Israele hanno attratto critiche da alcuni settori della comunità ebraica americana.

“Brzezinski non è un consigliere della campagna elettorale” disse allora l'ex ambasciatore Dennis Ross, consulente anziano per gli affari mediorientali della campagna di Obama. “Viene sparsa molta disinformazione, ma non è un consigliere della campagna elettorale. Brzezinski è uscito allo scoperto e ha appoggiato subito Obama a causa della guerra in Iraq. Un anno fa o giù di lì si sono parlati un paio di volte. Tutto qui, e il senatore Obama ha chiarito che su altre questioni mediorientali non prende a modello Brzezinski. Non hanno le stesse idee.”

Brzezinski non ricopre ruoli nell'amministrazione Obama; la Casa Bianca non ha prontamente risposto a una richiesta di commenti.

I commenti di Brzezinski giungono la stessa settimana in cui la Casa Bianca ha preso le distanze dai commenti dell'ex presidente Carter, che ha detto di credere che “una soverchiante parte della forte animosità dimostrata nei confronti del presidente Barack Obama è basata sul fatto che è un uomo di colore”.

AGGIORNAMENTO: il presidente russo Dmitriy Medvedev ha detto alla CNN che il presidente israeliano Shimon Peres gli ha assicurato che Israele non attaccherà l'Iran.

“E' la cosa peggiore che si possa immaginare”, ha detto Medvedev. “Cosa accadrebbe poi? Una catastrofe umanitaria, un grande numero di rifugiati. E l'Iran vorrebbe vendetta, e non solo contro Israele, ma anche contro altri paesi. Gli eventi nella regione diventerebbero completamente imprevedibili. Penso che l'entità di tale catastrofe non sarebbe paragonabile a null'altro. Perciò, prima di prendere la decisione di lanciare qualunque attacco, bisogna considerare appieno la situazione. Sarebbe il modo più irrazionale di affrontare la questione. Ma i miei colleghi israeliani mi hanno detto che non stanno pianificando una cosa simile. E io credo loro.”

DI JAKE TAPPER
ABC News

Titolo originale: "Obama Should Attack Israeli Jets if They Try to Attack Iran: Zbigniew Brzezinski: "

Fonte: http://blogs.abcnews.com

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