venerdì 4 settembre 2009

Radboud University (Olanda): la presenza di una bella donna fa perdere le capacità intellettive ad un uomo dopo pochissimi minuti


È ufficiale: quando gli uomini chiacchierano anche solo pochi minuti con una donna attraente perdono la testa. Nel senso che le loro funzioni cerebrali risultano meno positive ai test destinati a misurarle.
Almeno questo è emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Radboud University (Olanda) e pubblicato sulla rivista Journal of Experimental and Social Psychology.

I risultati della ricerca suggeriscono che gli uomini usano così tanto della loro funzione cerebrale - o “risorse cognitive” - per impressionare le belle donne, che alla fine non riescono a svolgere altri compiti.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno coinvolto nello studio 40 studenti di sesso maschile. Ogni soggetto è stato invitato a eseguire un test di memoria prima e dopo aver trascorso sette minuti a chiacchierare con persone di sesso maschile e persone di sesso femminile. Ebbene, dai risultati è emerso che gli uomini sono stati più lenti e meno accurati a eseguire i test dopo aver tentato di impressionare le donne. Tanto più gli studenti erano impressionati dalla donna, tanto più il loro punteggio risultava peggiore.
Quando invece l’esperimento è stato condotto su un gruppo di studenti di sesso femminile i punteggi del test sono risultati gli stessi sia prima che dopo aver parlato con uomini attraenti.

Secondo George Fieldman, psicologo che ha partecipato allo studio, gli uomini sarebbero “programmati” a pensare di trasmettere i loro geni. «Quando un uomo incontra una bella donna - ha spiegato il ricercatore - lui diventa quello che chiamiamo “riproduttore concentrato”». Secondo questa tesi, la donna invece si concentrerebbe anche su altri aspetti, come la ricchezza, la giovinezza e la gentilezza dell’uomo che ha di fronte.

Fonte: la Stampa

La meritocrazia secondo la Lega Nord



L'Europarlamentare della Lega Nord Francesco Speroni, che ha fatto degli slogan contro il nepotismo di Roma Ladrona i suoi successi elettorali, ha da poco assunto un nuovo “assistente accreditato al Parlamento europeo”.

Il fortunato portaborse non brilla certamente per le sue doti intellettuali nè tantomeno vanta un curriculum quantomeno dignitoso, visto che è stato bocciato tre volte consecutive all'esame di maturità e che più di lì non è andato. Ma comunque nella Lega Nord gli intellettuali sono merce rara e quasi sconosciuta ed anzi motivo di probabili insuccessi elettorali, quindi non è di queste persone che ha bisogno la Lega. Si crederebbe che certe pratiche, motivo di tanto astio nei confronti dei meridionali, fossero bandite dalla Lega, ed invece il nome del portaborse in questione è Renzo Bossi, il figlio del Ministro Bossi.

Chissà cosa penseranno le migliaia di laureati e precari padani, che magari votano Lega, di fronte a queste ingiustizie.

Giusto per la precisione, non da poco, il ragazzo porta a casa con il suo nuovo lavoro, se così si può chiamare, la bellezza di 12.000€ mensili.

Ci si chiede, se un giorno dovesse esistere uno Stato Padano, su quali valori e con quali pratiche si accederebbe al mondo del lavoro di questo landa.

Redazionale: di Onoff

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Sconcertanti conclusioni sul caso Madoff


Lo scandalo di Bernard Madoff, il finanziere americano che ha truffato 65 miliardi di dollari con un cosiddetto "schema Ponzi" a piramide e condannato a 150 anni carcere, si arricchisce di nuovi particolari che continuano ad alimentare illazioni e sospetti.
David Kotz, soprannominato il "poliziotto", ispettore generale della Sec (Securities and Exchange Commission, la commissione che sorveglia i mercati finanziari statunitensi) ha appena stilato un rapporto di indagine sul caso Madoff giungendo a sconcertanti conclusioni. Secondo l'inchiesta interna di Kotz, il sistema Madoff poteva essere stato scoperto almeno da 15 anni ma molteplici "segnali" di allarme in tal senso sono stati, nel corso degli anni, sottovalutati o non considerati.
Tra il 1992 ed il 2002 almeno sei denunce sono state inoltrate alla Sec da parte di privati o responsabili finanziari senza che ciò conducesse a nessuna seria investigazione. Nel '92 una indagine si svolse ma in modo "troppo focalizzato" e senza "nessun serio tentativo" che quindi non portò alla luce le svariate anomalie riscontrabili nelle sue transazioni.
In un momento successivo Madoff fu addirittura colto in flagrante per "menzogna e deformazione dei fatti" dagli impiegati della Sec ma questo non fu sufficiente per insistere nell'inchiesta e le sue spiegazioni furono accettate senza ulteriori accertamenti.
Tra il 2004 e il 2005 la Sec scoprì, "con sorpresa", che il fondo speculativo di Madoff guadagnava molto di più della migliore società del mercato, ciò che è in pratica tecnicamente impossibile, eppure questo non ebbe alcuna conseguenza.
Ma nonostante le evidenze raccolte, Kotz conclude il suo rapporto ritenendo di non riscontrare alcuna collusione colpevole tra il finanziere e la commissione di controllo. Se errori ed omissioni ci sono stati, sono imputabili esclusivamente a "incompetenza" o "inesperienza" dei vari funzionari che si sono occupati negli anni di Madoff. Così, allo stesso modo, risulta irrilevante che Shana Madoff, nipote del finanziere, abbia sposato Eric Swanson, che ricopriva la carica di direttore aggiunto della Sec.
L'attuale presidente della commissione, Mary Shapiro, pur dichiarandosi "rammaricata" per il fallimento dell'organo di controllo e per tutte "le occasioni mancate" che avrebbero impedito lo scandalo, sostiene che da gennaio la Sec dispone di mezzi più stringenti per scoprire alterazioni o frodi nei mercati finanziari.
Fin da subito l'ipotesi di Bernard Madoff quale unica mela marcia del sistema risultò ai più come incredibile. Chi sono stati i suoi complici, ha usufruito di protezioni? E poi la domanda centrale: dove è finita in questi venti anni quella marea di denaro di cui ora non c'è più traccia?
Nelle scorse settimane era circolata una notizia dai risvolti clamorosi. Il New York Post aveva rivelato, grazie ad informatori interni alle carceri in cui Madoff era rinchiuso, che la star decaduta di Wall Street era in realtà malato di un cancro terminale al pancreas. Questo gettava una nuova luce sulla teoria che Madoff fosse un capro espiatorio attraverso il cui processo e condanna esemplare si era ripulita la corruzione di un intero sistema e oscurata la crisi finanziaria abbattutasi sugli Stati Uniti. La notizia è stata parzialmente smentita, aprendo un ulteriore giallo. Basta osservare due quotidiani italiani per comprendere quanto sul caso Madoff manchi la chiarezza.
Il Corriere della Sera ha riportato categoricamente la smentita arrivata dal Bureau of Federal Prison secondo cui "Bernie Madoff non è un malato terminale e non gli è stato diagnosticato il cancro"(1). Allo stesso tempo La Stampa, citando la medesima fonte, sostiene che il reportage del New York Post conterrebbe inesattezze, ma la notizia della malattia non è stata né confermata né smentita dalle autorità carcerarie (2).
Altre piste sono state battute. Il giornalista investigativo Wayne Madsen, già analista della Cia, sostiene che il fondo di Bernie Madoff nascondesse in realtà un sistema per trasferire ingenti quantità di denaro sporco in banche di Israele in modo anonimo. Una di queste banche è la Bank Leuimi, acquistata direttamente dallo stato di Israele dal socio di Madoff, Ezra Merkin, quando era primo ministro Ariel Sharon e ministro del Tesoro Ehud Olmert (poi egli stesso incriminato per uno scandalo finanziario).
L'analista conosciuto come Sorcha Faal si spinge addirittura oltre, citando rapporti confidenziali dei servizi segreti russi. Madoff, dal doppio passaporto israeliano e statunitense, non sarebbe altro che un agente del Mossad attivo fin dagli anni '60 che avrebbe presieduto una rete di spionaggio finanziario contro gli Stati Uniti e nel contempo fornito le strutture per costituire ingenti fondi occulti da destinare ad operazioni segrete di Israele.
Se allo stato risulta impossibile verificare ulteriormente tali indiscrezioni, sono tuttavia notori i profondi legami che legavano le attività di Madoff ad istituzioni benefiche (charities) ebraiche negli Stati Uniti o direttamente israeliane. Al punto che il quotidiano di Tel Aviv Haaretz lanciava l'allarme: "La frode da 50 miliardi di dollari del finanziere di Wall Street, Bernard Madoff, è causa di enorme stupore in seno al mondo filantropico ebraico e obbliga famose fondazioni caritatevoli con sede sociale negli Stati Uniti a chiudere e minaccia le risorse finanziarie di molte altre". Ma in questo caso le stesse organizzazioni ebraiche vengono presentate come vittime di Madoff, piuttosto che come terminali di operazioni segrete.
Solo una cosa appare chiara. La vera storia di Bernard Madoff è ancora tutta da scrivere.

di Simone Santini

(1)http://www.corriere.it/esteri/09_agosto_24/madoff_cancro_prigione_ac64f958-9095-11de-b4d7-00144f02aabc.shtml
(2)
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200908articoli/46648girata.asp

11/9, gli eroi abbandonati nelle nubi di polvere...e di cancro


Gli operatori dei servizi di emergenza di New York sono stati tra i primi sulla scena del disastro dell’11 settembre, ma questo ha messo in pericolo la loro sicurezza personale. Quelli coinvolti nelle operazioni di salvataggio e in quelle di bonifica sono presto diventati eroi nazionali.

Ma ora l'85% di loro è affetto da malattie polmonari, che si dice siano state causate dalle enormi nubi di polvere. Queste persone fanno ora appello allo stato per avere supporto medico.

Finora il governo degli Stati Uniti ha rifiutato di aiutarli.

Il pompiere eroe di New York

John McNamara è il caso più recente di un soccorritore di Ground Zero che muore di cancro. Ha lottato per salvare delle vite, quel giorno, ma ha perso la sua propria battaglia a soli 44 anni: una vittima del suo stesso coraggio.

Il suo coraggio è stato commemorato nella cattedrale di San Patrizio, dove si sono svolti i funerali di McNamara.

Oggi suo figlio Jack McNamara è ancora troppo giovane per capire le azioni di suo padre, quel giorno. Tutto quello che sa è che il padre era un vigile del fuoco.

«Io e le altre famiglie delle vittime siamo davvero sconvolti dal fatto che tanti di questi valorosi vigili del fuoco che hanno lottato per ritrovare mio figlio e per salvare gli altri stiano ora pagandone il prezzo», dice Sally Reigenhardt, il cui figlio è morto negli attentati dell'11/9.

I funzionari comunali, statali e federali non hanno riconosciuto un legame diretto tra i casi di cancro e le tossine di Ground Zero. Il Congresso deve ancora approvare la legislazione sanitaria sull’11/9 che richiami la copertura finanziaria federale delle spese sanitarie per i soccorritori.

John McNamara ha passato circa cinquecento ore a Ground Zero mentre aiutava nel soccorso e recupero. Quasi otto anni dopo, qui lo scenario è tutto di ricostruzione. Ma mentre il buco nel terreno si accorcia sempre di più, l'elenco dei decessi correlati all’11/9 diventa sempre più lungo.

"Il governo paga per questi e devo pagare per questi"

L’agente di polizia in pensione Mike Valentin ha avuto quattro biopsie per un tumore precanceroso in gola e deve prendere 15 pillole al giorno. Definisce l’11/9 come la Chernobyl dell’ America.

«Le persone che moriranno di malattie supererà il numero di persone rimaste uccise l’11 settembre. Sto parlando di migliaia, decine di migliaia di persone che avranno il cancro», prevede il soccorritore dell’11/9 Valentin.

Valentin racconta che ha passato quattro mesi a scavare in mezzo alle macerie di Ground Zero, dopo che i funzionari statunitensi avevano annunciato che l'aria era sicura.

Valentin, padre di tre figli, lamenta di spendere 15mila dollari l'anno per una cura che il governo non coprirà e denuncia che i leader degli Stati Uniti hanno voltato le spalle agli eroi cui avevano promesso che mai sarebbero stati dimenticati.

«Le nostre famiglie non stanno cercando di parcheggiarsi una Mercedes Benz nel cortile. Non siamo in cerca di procurarci viaggi in Europa », dice Valentin,« stiamo cercando di prenderci cura delle nostre famiglie quando per quando moriremo.»

Per il tempo che gli rimane, Mike Valentin promette di continuare a lottare per i risarcimenti che ritiene che meritino ifirst responder dell’11/9.

Valentin ha costituito una fondazione dei poliziotti dell’11/9 per aiutare i soccorritori in pensione che necessitano di assistenza medica: tra loro Patrick Triola, che ha trascorso mesi nelle ricerche a Ground Zero e poi è diventato vittima di un cancro ai reni.

In quei giorni, anche il figlio di Stephen Grossman, Robert, stava aiutando nel soccorso e recupero. Gli è stato diagnosticato un cancro terminale al cervello nel 2006, a soli 39 anni. A tutt’oggi, è ancora in coma.

Fonte: Russia Today

Link: http://www.russiatoday.com/Top_News/2009-08-24/nyc-firemen.html.

Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.

Link: http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/518-centinaia-di-soccorritori-dell119-muoiono-di-cancro.html

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