giovedì 3 settembre 2009

In Argentina la Kirchner studia da Caimano


Correvano gli anni Ottanta. Lavoravo a Potenza e avevo un amico che ad ogni assurdità della politica italiana diceva, con espressione disincantata, «caro mio, qui si va a finire come in Argentina». Pare che ci siamo. Non certo per quanto riguarda il livello, irraggiungibile oggi in Europa, di sottosviluppo e povertá che noi argentini siamo riusciti ad auto-amministrarci. Sì, invece, per il degrado e la corruzione della politica che – se guardiamo il percorso argentino - non preanuncia niente di buono per l’Italia. Come se le scene di berlusconismo esplicito che i giornali riportano ogni giorno alla mia Buenos Aires non bastassero, leggendo Luigi de Magistris su l’Unitá di questi giorni trovo descrizioni che paiono fatte per l’Argentina dei Kirchner. Maforse la coincidenza tra il populismo destroso di Berlusconi e quello sinistroso dei Kirchner è quella piú inaspettata: la nuova legge sui mezzi audiovisivi che i Kirchner stanno cercando di far approvare prima che la maggioranza al Congresso argentino cambi a dicembre dopo la loro sconfitta del 28 giugno (sí, in Argentina è possibile anticipare l’elezioni di sei mesi se ti fa comodo per cercare di vincere, anche se poi comunque ti becchi una bella sconfitta e il paese si deve tenere per mezzo anno un Parlamento che non corrisponde ai voti già espressi). La legge presentata, che menziona l’espressione «Potere Esecutivo» 31 volte ma non usa mai, neanche una volta, le voci «Congresso», «Parlamento»ed «opposizione», merita la creazione di una nuova categoria politica: il kirchnoberlusconismo.

Il kirchnoberlusconismo si definisce per l’ambizione, se non la capacitá, di far passare come «la realtà» un orrendo flusso di volgaritá e menzogne create e distribuite da una catena pubblico-privata di mezzi subordinati al regime politico. Autoritá di applicazione e commissioni bicamerali in mano alla maggioranza, garanti scelti dall’Esecutivo, mezzi pubblici usati come agenzie di pubblicità governative, imprenditori amici del potere che comprano giornali e radio come caramelle e si mettono subito a radiare i giornalisti critici e tante altre violazioni del pluralismo votate alla costruzione di un monopolio mediatico cui effetti a lungo termine sulla politica gli italiani conoscono bene, sono la parte centrale del progetto kirchnerista di questi giorni, difeso da alcuni settori politici che si dicono progressisti con la scusa della guerra al giornale Clarín, ex socio del Governo.

Con il fiuto del demagogi, i Kirchner sono riusciti a mettere dietro di sé anche qualche settore popolare con una manovra da manuale: il «fútbol gratis» alla tv. Con tanto di Maradona e di Julio Grondona, presidente dell’AFA (30 anni di poteri assoluti a capo del calcio argentino cominciati in piena dittatura) ad applaudire alla cerimonia d’inaugurazione trasmessa in direttissima per catena nazionale e la Presidente Cristina Kirchner ad equiparare gli abbonamenti calcio-tv con l’orrenda tragedia dei desaparecidos. Ci manca solo Luciano Moggi e ci siamo anche noi.

*Deputato argentino (Coaliciòn Civica)
di Fernando A. Iglesias

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