lunedì 31 agosto 2009

Insegnanti in mutande come la Ministra Gelmini?




Dopo un anno di statistiche sulla popolarità del premier Berlusconi e del governo Berlusconi, qualcuno - sempre in “casa” Berlusconi - ha pensato bene di cambiare genere. Facendo un sondaggio - letteralmente, e ci si passi il termine - col culo. Anzi coi culi di alcune giovani fanciulle. Titolo: “Il lato B che fa la differenza”. Autore: il Tgcom, cioè il sito internet dei tiggì Mediaset, che ha chiesto ai suoi lettori di votare il fondoschiena “da urlo” dell’estate 2009. Vincitrice a furor, è proprio il caso di dirlo, di popolo: il ministro per la Pubblica istruzione,Mariastella Gelmini. Che - grazie alla passione per la spiaggia e una abbacinante foto in bikini - ha potuto mettere in mostra il suo lato migliore. Fisicamente parlando, s’intende.
Certo: il ministro - 36 anni appena compiuti e un sedere tonico e rotondo - ha dovuto sudare sette camicie per conquistare la palma del deretano più amato dagli italiani. Ma alla fine ce l’ha fatta. Come ha scritto oggi... in tono (quasi) trionfale il quotidiano berlusconiano “Il Giornale” (quello dell’editore Berlusconi Paolo, fratello con più capelli, ma forse meno cervello del più noto Berlusconi Silvio): Gelmini ha battuto tutte le altre agguerritissime concorrenti conquistando il 30% dei voti. Staccando di ben 7 punti la seconda classificata, la modella polacca Ania Goledzinowska (23%). E mettendo in riga anche la ex letterina, Alessia Fabiani (22%) e la soubrette Sara Tommasi (14%). Quinta classificata: la (presunta) “pupa” napoletana del padre padrone di Mediaset, Noemi Letizia. Che però - a soli diciott’anni - ha tutto il tempo per rifarsi da questa prima delusione professionale (se così si può dire).
Numeri a parte, la vittoria del ministro non stupisce più di tanto. Perchè nella vita di Mariastella Gelmini - per quel poco che è dato di sapere a lettori ed elettori - quel benedetto “lato B” ha sempre avuto una parte importante. Per lo meno in senso lato e metaforico. Fortuna e coincidenze, infatti, hanno sempre giocato a suo favore. Come nel 2001, quando da neolaureata in legge avrebbe dovuto dare l’esame da avvocato nella natia Brescia, dove l’anno prima una pattuglia di commissari feroci aveva stangato quasi il 70% dei candidati. Avrebbe dovuto, dicevamo. Perchè - va da sè, per pura coincidenza (e come raccontò Gian Antonio Stella sulle pagine del “Corriere”) - la ministra che avrebbe fatto del merito e dello studio matto e disperatissimo le sue parole d’ordine, allora ebbe l’inusuale opportunità di prendere la residenza a Reggio Calabria. Luogo, certo, un tantino lontano da casa. Ma dove i promossi erano il 90%. Ministro - che passò l’esame - compreso. Il colpo di fortuna più grosso, per il ministro dal sedere portentoso, però arrivò solo qualche anno dopo, e precisamente nel 2005. Quando l’allora 32enne Gelmini - che all’epoca era assessore provinciale all’Agricoltura in terra bresciana - ebbe l’occassione davvero d’oro di mettere a frutto un’amicizia di quelle che contano: quella con il giardiniere di Berlusconi, al secolo Giacomo Tiraboschi. Che appunto, in una tranquilla serata di 4 anni fa, la presentò - aumma aumma - al Cavaliere. Che - come è noto - è un grande appassionato di cactus. E che - cosa meno nota - deve dare un certo peso a chi i cactus glieli cura.
Nessuno sa cosa accadde quella sera. Neppure quel maligno di un giornalista de “La Repubblica” - al secoloSebastiano Messina - che rivelò a lettori ed elettori la potenza del giardiniere di Arcore. Ma si sa bene cosa accadde dopo. In 3 mesi la giovanissima Mariastella diventò coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia. In tre anni ministro. Un’ascesa fatta con una rapidità - altro aggettivo per definirla non c’è - incredibile. Talmente incredibile che da allora - dalla nomina della bresciana neo-regina del lato “B” a ministro dell’educazione dei figli degli italiani - i maligni hanno preso a malignare. Qualcuno ha perfino accostato il suo nome a (presunte, anzi presuntissime)intercettazioni boccaccesche, con protagoniste ministre disinibite e disponibili ai voleri del capobottega. Solo fantasie - ovviamente - di chi alla fortuna “imperatrix mundi” proprio non vuole arrendersi.
La realtà, però, è che non tutti sono fortunati come Mariastella Gelmini che - a soli 36 anni - è riuscita a piazzare il suo meraviglioso popò sulla poltrona di ministro che fu prima di lei di filosofi del calibro di Giovanni Gentile e Benedetto Croce. Non lo sono stati - fortunati - per esempio i suoi attuali dipendenti. Cioè quegli insegnanti e tecnici precari che - quest’anno; causa innumerevoli tagli (raccontati per filo e per segno dal blog “Ascuoladibugie”) - rischiano di rimanere senza uno straccio di posto e stipendio. E allora? E allora, d’accordo: forse la scuola dell’ex Belpaese - che vanta più bidelli che carabinieri - sarà anche un mezzo stipendificio. Ma il compito di disboscare non lo si poteva dare a un ministro con un lato “B” un tantino meno sviluppato? Non per altro. E’ che va bene la fortuna. E vanno bene anche i concorsi per i sederini famosi. Ma il rischio è che qualcuno si possa sentire un tantino preso per i fondelli.
Scritto da Bamboccioni alla riscossa

Servizi segreti: le leve lunghe della strategia della tensione internazionale


Mentre il movimento per la verità sull’11 settembre annuncia un grande raduno a Parigi per il prossimo 9-10-11 ottobre, e mentre vengono lanciati altri due appelli per la riapertura dell’inchiesta sotto controllo internazionale - uno rivolto agli Attori e Artisti di tutto il mondo, l’altro ai giornalisti (i più colpevolmente silenziosi su questa spinosa materia a causa della loro superiore responsabilità) - leggo con piacevole stupore notizie che dovrebbero risvegliare (se ne avessero una) la coscienza dei kamikaze di Bush.

Chi ci segue ricorderà le risatine da costoro indirizzate a Seymour Hersh per le sue rivelazioni sui “corpi separati”delle agenzie di sicurezza, dei servizi segreti americani (ovviamente non solo di quelli). Quelle strutture, cioè, che agiscono su commissione ma del tutto al di fuori delle regole ammesse, con finanziamenti segreti, per operazioni terroristiche segrete e ogni sorta di nefandezze, il tutto in nome della sicurezza nazionale. In realtà in nome di operazioni di gruppi e potentati che costruiscono strategie e provocazioni anche contro la sicurezza nazionale dei paesi che dovrebbero difendere.

Ricorda niente tutto cio? A me ricorda l’11 settembre. Ma lasciamo stare per il momento.

I kamikaze di Bush e tutta la sterminata serie di stupidelli, anche colti, che mostrano stupore e incredulità quando gli si presentano scenari da incubo, alzando immediatamente l’accusa di “complottismo”, così da poter evitare di proseguire l’aalisi e potersi tranquillizzare scrivendo le versioni ufficiali già bell’e precotte, ecco, dicevo, tutti questi pirla potrebbero oggi leggersi le rivelazioni del «New York Times» del 21 agosto 2009, dalle quali, quasi innocentemente, emerge che la CIA, cioè il Governo degli Stati Uniti, con Bush e anche con Obama, usa i servigi della Blackwater. E li userà ancora per qualche anno, mentre la signora Hillary Clinton dichiara che sarà molto difficile liberarsene del tutto.

Nel frattempo quei servigi passano, in parte, a un’altra impresa analoga, privata anch’essa, la DynCorp International.

E, sempre nel frattempo, la Blackwater si è ribattezzata Xe Services e continua a eseguire contratti con il Governo degli Stati Uniti per 210 milioni di dollari l’uno (fino al 2011) e per 6 milioni di dollari l’altro, per altri tre anni, per formare guardie di sicurezza nelle tattiche anti-terrorismo.

Tutte cose inoffensive, come per esempio “trasportare diplomatici” (leggi agenti e altri) nelle aree di guerra, raccogliere informazioni (leggi spiare privatamente per conto del governo).

Ma anche, udite, udite, kamikaze di Bush, per assassinare persone in ogni parte del mondo dove lo si ritenesse utile e necessario. Ovviamente in totale segretezza.

Il giornale (firme Mark Landler e Mark Mazzetti) scrive che «la decisione di usare Blackwater per un programma di assassinii fu presa per disperazione nel 2004».

Può darsi che sia così, ma la cosa interessante è che i due autori, fondandosi su fonti anonime (come Hersh del resto), rivelano il meccanismo. Che è quello che qualcuno dovrebbe spiegare a Umberto Eco, visto che sembra non lo conosca: cioè affidare a degli esecutori esterni il compito di commettere crimini e violare le leggi, di assassinare personalità politiche, di calunniare i nemici, di pagare i giornalisti, di organizzare terrorismo e di infiltrare propri uomini nei gruppi terroristici, per far loro eseguire operazioni nelle quali essi credono di portare avanti i propri interessi, mentre in realtà eseguono un programma esterno di cui non conoscono i fini.

Qui vengono addirittura fatti i nomi. Alcuni. Per esempio quello di José A. Rodriguez. Jr., capo del “servizio clandestino” della CIA. Notare la finezza: servizio clandestino? Clandestino per chi? Ma per la stessa CIA, clandestino per il governo USA, che non devono saperne niente.

E si prosegue raccontando che «Mr Rodriguez aveva stretti legami con Enrique Prado, un ufficiale operativo di carriera della CIA (un killer, per intenderci, ndr) , il quale aveva recentemente lasciato l’agenzia per diventare un senior executive della Blackwater.»

Da lì, continua il giornale americano, Rodriguez e altri dirigenti della CIA assegnarono alla Balckwater il compito di dare la caccia e di uccidere i leader di al-Qa‘ida.

Visto come si fa? E non viene in mente a nessuno la storia, identica nella sua struttura – da noi raccontata nel film “Zero” con il contributo di Jürgen Elsässer– della MPRI, Military Professional Research Incorporated? Quella società privata, tutta zeppa di ex generali del Pentagono, e di ex agenti della CIA e dell’FBI, oltre che, s’intende, del Mossad, che venne reclutata appunto dal Pentagono per reclutare a sua volta i mujaheddin, da mandare in Bosnia a massacrare i serbi ortodossi, al servizio di quel campione di democrazia occidentale che si chiamava Alija Izetbegovic.

Adesso anche la MPRI ha cambiato nome, ma se uno volesse avere molti nomi del “Database” (questa è la traduzione di al-Qa‘ida) basterebbe che andasse a cercarli nei libri paga della MPRI.

Piano piano, centimetro per centimetro, la verità viene fuori. Con grande fatica perché bisogna scavare nelle pieghe del mainstream. Ma se aspettiamo che i giornalisti lo facciano, aspetteremo a lungo.

di Giuletto Chiesa

Link: http://www.megachipdue.info/finestre/zero-11-settembre/447-nuove-rivelazioni-sui-corpi-separati-dei-servizi-segreti-le-leve-lunghe-della-strategia-della-tensione-internazionale.html

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