venerdì 28 agosto 2009

Tel Aviv contro l'Agenzia atomica internazionale (AIEA) e il suo direttore generale Mohammed El Baradei


Il quotidiano israeliano Haaretz, citando fonti governative e diplomatiche occidentali, riporta la notizia di un duro attacco lanciato dalle autorità di Tel Aviv contro l'Agenzia atomica internazionale (AIEA) e il suo direttore generale Mohammed El Baradei. Secondo il giornale, El Baradei starebbe cercando scientemente di occultare prove raccolte dagli ispettori dell'agenzia in Iran sul programma nucleare segreto degli ayatollah. Le informazioni sono state racchiuse in un allegato riservato firmato dal capo degli ispettori e non inserito nel rapporto ufficiale della AIEA.
Stati Uniti, Francia, Germania premono affinché l'Agenzia pubblichi tutto il materiale in suo possesso in vista della assemblea generale di settembre. L'ufficio del premier israeliano Benyamin Netanyahu non ha confermato né smentito l'offensiva adottata dal governo.
L'azione diplomatica sembra intenzionata a preparare in anticipo il clima favorevole per l'avvento del nuovo direttore della AIEA, il già nominato giapponese Yukiya Amano, che entrerà in carica ufficialmente prima della fine dell'anno.
Amano è stato eletto lo scorso luglio dopo lunghe trattative e travagliate votazioni. Appoggiato dai paesi occidentali, il diplomatico 62enne giapponese ha avuto la meglio sull'altro candidato, il sudafricano Abdul Samad Minty, sostenuto dai paesi del terzo mondo ed emergenti.
Considerato diplomatico prudente dai modi discreti e gentili, un "debole comunicatore", si ritiene che Yukiya Amano possa assumere un atteggiamento più accondiscendete verso le istanze occidentali avverse al programma nucleare iraniano, ed appoggiare un approccio più severo verso Teheran.
Al contrario, il carismatico El Baradei (premio Nobel per la pace nel 2005) si era spesso frapposto ai tentativi di ingerenza politica delle potenze occidentali dentro l'Agenzia atomica, scontrandosi più volte con l'Amministrazione americana del presidente Bush. Non ultimo, lo scorso maggio si era pubblicamente esposto con una intervista al settimanale tedesco Der Spiegel dichiarando che un eventuale attacco di Israele contro l'Iran "sarebbe completamente folle" e "metterebbe a fuoco la regione", un attacco, tra l'altro, da parte di un paese che possiede già un vasto arsenale atomico. Al contempo gli ispettori dell'agenzia monitorano periodicamente i siti nucleari iraniani, e quel paese come aderente al Trattato di Non-Proliferazione (Npt) ha il diritto di proseguire la ricerca e la produzione nel nucleare civile.
La sostituzione di El Baradei con Amano toglie sicuramente di mezzo un ostacolo alle azioni di Israele, che sembra voler minare anche il ricordo dell'ormai ex direttore generale con accuse di parzialità e scorrettezza, mentre il nuovo direttore avrebbe lo spazio e l'incarico per rimettere l'attività dell'agenzia sui giusti binari.
Le prime dichiarazioni di Amano sono parse di prammatica, eppure molto significative. "Da cittadino del Giappone farò il possibile per evitare la proliferazione delle armi nucleari", ha detto subito dopo l'elezione, una sorta di programma centrato sul futuro, mentre non ha fatto menzione dei paesi che già possiedono ed hanno utilizzato gli armamenti atomici. Che Yukiya Amano, "da cittadino giapponese", dovrebbe ben conoscere.

di Simone Santini

Meeting di Comunione e liberazione a Rimini

Comincia oggi il meeting di CL a Rimini, tra i punti all'ordine del giorno:
  1. Avanti con il nonno pedofilo, sono le bambine che provocano
  2. No alla candidatura di Bersani, è comunista
Redazionale: di Onoff
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Lettera di un'insegnante precaria al Ministro Gelmini


Illustrissimo Ministro Gelmini, quella che sta per leggere, non e’ una lettera come tante,dato che il mio intento,non e’ quello di obiettare sulla sua riforma da lei fortemente voluta e sottoscritta, come credo ne abbia gia lette tante. La mia invece, oserei definirla una lettera di addio, quella che scrivi non riuscendo a trattenere le lacrime che, cadendo sul foglio, cancellano le parole che con tanta fatica hai scritto.

Lettere del genere le scrivono gli innamorati, costretti dal destino a vivere lontani o addirittura a non vedersi più, o chi è sul punto di compiere un gesto estremo; ma mai, avrei potuto immaginare di doverne anche io, un giorno, scriverne una.

La mia è una lettera di addio per un sogno, un GRANDE SOGNO, nel quale per anni ho vivamente creduto, che ho tenacemente inseguito e, non le nascondo, ho fermamente pensato che un giorno si sarebbe anche realizzato, regalandomi semplicemente il piacere di poter svolgere senza ansie e senza affanni,la professione che ho nel cuore: INSEGNARE.

Dai tempi del liceo, mi sono proiettata nel futuro immaginandomi docente, così subito dopo essermi diplomata, ho sostenuto il mio primo concorso e, nel duemila, il secondo col quale ho conseguito l’abilitazione all’insegnamento per la scuola dell’infanzia e per quella primaria.
Lascio immaginare a lei, la gioia che si può provare dopo aver, con tanti sacrifici, superato due concorsi,ma anche l’incoscienza che si ha di credere, che il sogno non tarderà ad avverarsi.
Fino a quel momento, le mie conoscenze in merito alle graduatorie, alle modalità di reclutamento dei docenti e quant’altro riguardasse il sistema scolastico,erano quasi inesistenti, ma ben presto ho intuito che per fare qualche supplenza e accumulare punti, necessari per scalare la graduatoria,avrei dovuto preparare le valigie e raggiungere il nord, dove le possibilità di lavorare sono maggiori.

Fu così che il primo ottobre di quasi dieci anni fa, ricevetti la mia prima proposta telefonica di lavoro; a chiamarmi fu una segretaria di una scuola elementare di Salgareda, un piccolo paesino in provincia di Treviso, che mi propose una supplenza di un solo giorno.
Lei stenterà a credere, ma accettai e la sera stessa partii; le dodici ore di viaggio e la stanchezza, non bastarono a reprimere la mia gioia e la mia soddisfazione nell’entrare per la prima volta in classe come docente, e poter finalmente insegnare. Peccato però che non sapevo ancora, quanto mi sarebbe costato, non solo in termini economici, ma soprattutto psicologici ed emotivi, l’essere entrata a far parte dell’ immenso mondo dei precari.
Solo chi ci è dentro, e ne assorbe i meccanismi, può capire cosa significhi per anni, vivere con l’incertezza del domani, non poter pianificare la propria vita, né definire obiettivi a lungo termine.
E’ una condizione che lentamente ti logora, ti fa sentire sconfitta e, come se non bastasse, ammazza il grande sogno che anni prima ti aveva dato la forza di trasferirti in un altro paese e vivere lontano dalla famiglia e dagli affetti più cari.
Di colpo ti ritrovi catapultata in una realtà nuova, che ti pone di fronte a mille problemi, e non fai altro che sperare che il telefono squilli, che qualcuno, anche dal posto più sperduto della provincia, ti chiami per proporti qualche giorno di supplenza.
Così davanti al calendario conti i giorni di servizio che mancano per completare l’anno; ma conti anche i giorni che restano prima di ritornare dalla tua famiglia e vivere più serenamente. Ma la tregua dura pochi mesi e cosi inizia un altro anno scolastico, che speri vada sempre meglio del precedente e invece …arriva la grande delusione: pur avendo maturato più punti , lavori sempre meno a causa dei tagli al personale docente. In questo modo , piano piano ti demoralizzi, ti senti sfruttata da un sistema che ti utilizza come “ tappabuchi “, oggi servi qua,domani là e poi quando il tuo contributo non è più necessario , puoi anche abbandonare la scena.

Non è in questo modo che si può costruire una scuola di qualità, capace di formare i futuri cittadini di una società tanto avanzata e in continua evoluzione com’è quella attuale. Una scuola che ha il diritto di garantire a tutti il successo formativo, deve anzitutto puntare al successo personale e lavorativo del corpo docente; deve predisporre il terreno affinché ogni insegnante non perda l’entusiasmo di entrare ogni giorno in classe e, instaurando quotidianamente un rapporto positivo con gli studenti, tessere le maglie del complesso processo formativo ed educativo, funzionale alla formazione del futuro cittadino.

Appare chiaro dunque che quella attuale, non è affatto una scuola di qualità, del resto una riforma che non permette di investire nelle istituzioni scolastiche, ma anzi punta al risparmio, non può certamente farsi promotrice né di cultura, né di educazione, ma può solo limitarsi a trasmettere mere conoscenze e informazioni.

Io sono fortemente rammaricata e di fronte a questo triste scenario, rimango basita e profondamente amareggiata anche perché, avendo due figli, mi chiedo se sia giusto offrire loro una scuola così frammentaria e poco formativa incapace di promuovere il tanto acclamato SUCCESSO FORMATIVO e per riflesso, incapace di garantire anche il SUCCESSO NELLA VITA.

Caro Ministro, la lettera potrebbe ancora continuare, ma ritengo che i cenni che le ho dato della mia esperienza, possano bastare per farle avere, anche se in modo piuttosto approssimativo, una idea di
cosa significhi essere precari,e soprattutto dell’energia mentale che in questo modo viene sottratta alla scuola.
Per queste ragioni, in futuro cercherò di orientare le mie scelte lavorative verso altri orizzonti, magari più gratificanti, ma non le nascondo che rimarrò per sempre con un cruccio: non aver potuto manifestare l’entusiasmo, la passione e la dedizione per l’arte di insegnare.

Peccato che non sarò solo io a dover rinunciare al grande sogno, ma anche la scuola a dover rinunciare non solo a me, ma a tanti precari che con la loro motivazione e la gioia di insegnare, avrebbero potuto dare un contributo sicuramente valido e positivo nel raggiungimento di una grande finalità: formare i futuri cittadini, membri attivi di una società in continua evoluzione e abitanti del villaggio globale!

Distinti saluti, un insegnante precaria

inviata da Antonella Zaccaria della provincia di Brindisi.

Link:http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article23627.html

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