martedì 25 agosto 2009

La Russia accusa: truppe Ucraine affianco dei Georgiani


Truppe regolari ucraine hanno preso parte al tentativo della Georgia dello scorso agosto di riprendere il controllo della sua regione ribelle dell'Ossezia del Sud che ha portato alla guerra con la Russia. E' quanto sostiene la commissione d'inchiesta della procura russa.
''Membri delle forze armate regolari ucraine hanno preso parte all'aggressione armata da parte delle forze georgiane contro l'Ossezia del Sud'', afferma la commissione in un comunicato, aggiungendo che all'operazione hanno partecipato anche 200 membri del movimento nazionalista ucraino Una-Unso.
La denuncia di Mosca rischia di raffreddare ancora di piu' le gia' gelide relazioni tra la Russia e le autorita' filo-occidentali ucraine, precipitate al livello piu' basso di sempre negli ultimi mesi. In passato, la Russia aveva accusato Kiev di aver consegnato armi alla Georgia e truppe irregolari ucraine di aver preso parte al conflitto. Ma questa e' la prima volta che parla di un coinvolgimento delle forze armate regolari.

Fonte: ASCA-AFP

La politica in Italia al tempo del dilettantismo


Negli ultimi venticinque anni in Messico è arrivata a importanti incarichi di governo una tecnocrazia formatasi nelle migliori facoltà di economia degli Stati Uniti. Ciò ha permesso di realizzare riforme strutturali fondamentali, tanto più meritorie in un paese con un retaggio di gravi problemi economici e sociali. In Italia, invece, una prospettiva simile non è neanche pensabile. Perché la classe politica premia più la fedeltà di partito che la competenza.


Nel nostro paese la classe politica è sempre più “castacea” e sempre meno istruita: solo il 65 per cento dei parlamentari neo-eletti nel 2006 aveva una laurea, contro il 90 per cento nel 1948.
(1)
In
Messico, invece, si è affermata una vera e propria anti-casta, una tecnocrazia di individui con dottorati nelle migliori facoltà di economia degli Usa che dirigono le politiche economiche e sociali. In Italia, di solito, persone simili vengono espulse dalla politica, e spesso anche dal “sistema Italia” in generale. Proprio a causa del netto contrasto con la realtà italiana, credo sia interessante capire il fenomeno di quella che chiameremo “tequila technocracy”.

LA STORIA DI MIGUEL

Quest’estate Miguel, professore in una prestigiosa scuola di business statunitense, si è trasferito a Città del Messico. (2)Lascia un posto di grande prestigio e un salario di circa 160mila dollari lordi l’anno per assumere una cattedra a Itam, la principale scuola di business del Messico. (3)Il ritorno di Miguel deve considerarsi un successo per Itam, che gli ha fatto ponti d’oro, ma anche e soprattutto per un eminente politico nell’attuale governo, che chiameremo Felipe. Per convincerlo a rientrare, Felipe ha offerto a Miguel una posizione di grande influenza nel governo. Sebbene Miguel abbia scelto (per ora) di proseguire nella carriera universitaria, è chiaro che la possibilità di entrare nell’amministrazione ad alto livello potrà essere esercitata in un futuro non troppo lontano.
Ai tanti italiani emigrati per ragioni di lavoro, l'aneddoto sembrerà mirabolante. Ma in Messico è un processo che si ripete regolarmente. Chi consegue un PhD in economia nelle migliori università degli Stati Uniti viene automaticamente corteggiato, e di solito cooptato, dalle alte sfere della pubblica amministrazione. In Italia ci lanceremmo in dietrologie, chiedendoci perché un politico di successo voglia creare spazio e delegare potere a un giovane e sospetteremmo amicizie pregresse e fedeltà occulte. Invece in Messico non è così. Felipe e Miguel, per esempio, non hanno nessun
legame di fedeltàgerarchica, si conoscono soltanto per avere frequentato lo stesso ambiente accademico, per di più in tempi diversi. A questo punto è utile sapere che Felipe, il politico, è lui stesso un economista di rilievo, con un PhD in economia in una università tra le più prestigiose e un passato in incarichi di altissimo profilo in organizzazioni economiche internazionali.
Ecco allora perché Felipe offre un posto di potere e responsabilità a una persona relativamente sconosciuta. Ambedue appartengono a una
classe di tecnocratiche spesso si conoscono solo per reputazione e tuttavia sono legati da un comune senso di appartenenza. Hanno in comune un bagaglio di conoscenze tecniche e, in più, un’etica del lavoro “protestante” e una implicita aspettativa di alti standard professionali. Queste ultime due caratteristiche sono assicurate in parte dal processo di selezione rigidissimo usato dalle università americane che li ammettono come dottorandi, e in parte dall’avere operato in un sistema accademico, quello americano, che è spietatamente meritocratico.
Negli ultimi venticinque anni, questa tecnocrazia ha progressivamente conquistato le leve del potere in Messico. Il primo
presidenteconsiderato un tecnocrate è stato Miguel de la Madrid, eletto nel 1982: aveva un master in publica amministrazione di Harvard. È lo stesso titolo accademico dell’attuale presidente, Felipe Calderon. Nell’intervallo fra i due ci sono stati due presidenti con il PhD, Carlos Salinas (inpolitical economy, da Harvard) e Ernesto Zedillo (in economia, da Yale). Nel corso degli anni, l’influenza dei tecnocrati si è estesa dalla banca centrale ai ministeri delle Finanze, dello Sviluppo sociale, del Commercio estero e via elencando.
Sotto l'egida della “tequila technocracy” sono state effettuate delle
riformestraordinarie. La banca centrale è diventata indipendente, e ciò ha coinciso con la vittoria sull’inflazione, passata da un tasso del 99 per cento nel 1982 a uno del 5 per cento oggi, e la riduzione dei tassi di interesse. Il Messico è entrato nell’Oecd, il club dei paesi sviluppati. Sono stati conclusi accordi tariffari per il commercio estero, fra cui il Nafta - North American Free Trade Agreement, che hanno beneficiato sia i produttori che i consumatori messicani. Èstato approvato un emendamento di balanced budget. Il sistema pensionistico dei lavoratori statali è stato convertito da pay-as-you-go a uno con contribuzioni definite. Un simile pacchetto di riforme farebbe invidia a qualsiasi paese sviluppato, ed è ancora più meritorio in un paese come il Messico, che è gravato da una eredità di profondi problemi sociali ed economici.

E IN ITALIA?

Il paragone con l’Italia è deprimente. Da decenni ormai parliamo di “riforme strutturali” volte a tenere sotto controllo il debito pubblicoe a riavviare lacrescita, ma non le abbiamo mai realizzate. In parte ciò dipende da una classe politica di modesta levatura (con lodevoli eccezioni, certo) e perciò poco sensibile alle nozioni dell’efficienza e del bene pubblico. Si assiste inoltre a una progressiva polarizzazione ideologicache conduce a leggere tutto attraverso lenti faziose, di un colore o di un altro, e a premiare la lealtà sopra la competenza.
In Messico, per contro, l’etica meritocratico conta più della lealtà di partito. L’attuale ministro delle Finanze, per esempio, è stato scelto nonostante non avesse legami precedenti con il Pan, il partito di governo. Evidentemente, agli occhi del presidente Calderon, il curriculum del ministro, che ha un PhD della University of Chicago ed è poi diventato Deputy Managing Director del Fmi, compensa la mancanza di credenziali partitiche. E si potrebbero fare molti altri esempi.
Se il Messico ha la sua “tequila techocracy”, è ipotizzabile per l’Italia una “spaghetti technocracy”? Non ci faremmo grande affidamento. I Miguel, cioè i talenti, non sembrano mancare sia fuori che dentro l’Italia, almeno a giudicare dalle posizioni che ricoprono in ranking internazionali. Ciò che manca sono i Felipe, i politici interessati a cooptare i Miguel. E i pochi Felipe che ci sono, non possono far molto per via di una serie di condizioni pre-esistenti.


di Nicola Persico e J.C. Pueblita


(1) Merlo, Antonio M., Galasso, Vincenzo, Landi, Massimiliano e Mattozzi, Andrea, “The Labor Market of ItalianPoliticians”. Second Version (May 1, 2009). PIER Working Paper No. 09-024. Disponibile su Ssrn:http://ssrn.com/abstract=1432457.
(2) Il fatto è realmente accaduto. Ho solo cambiato i nomi per proteggere la privacy dei protagonisti.
(3) Sull'entità dello stipendio americano ho fatto un'ipotesi ragionata, ma lascio un margine di errore di 25mila dollari per eccesso o per difetto.

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