giovedì 6 agosto 2009

La misteriosa esplosione dell'LHC di Ginevra


Ci sono voluti 15 anni di lavoro per costruire la più grande e più costosa macchina mai costruita per ricerche scientifiche. Si tratta dell'LHC, Large Hadron Collider, l'acceleratore di particelle più potente al mondo che si trova in una galleria sotterranea di 27 km di circonferenza, posta al confine tra Francia e Svizzera. Lo scorso mese di settembre vi era stata l'inaugurazione e la macchina da 6 miliardi di euro aveva iniziato a lavorare.

Il suo funzionamento avrebbe dato modo ad un gran numero di scienziati di trasformare un sogno in realtà: capire alcuni grandi misteri dell'Universo. Ma un'improvvisa esplosione bloccò la macchina dopo pochi giorni dall'accensione senza permettere alcun esperimento. Prima ancora di immettere tutta l'energia necessaria alle ricerche, infatti, si ebbe una improvvisa perdita di elio, che serve per tenere a bassissime temperature i cavi in niobio e titanio che in tali condizioni perdono ogni resistenza elettrica e diventano superconduttori. Purtroppo però, anche una piccolissima "perturbazione" presente, ad esempio, nelle saldature tra i cavi può causare un aumento di temperatura e la perdita di superconduttività. Ed è quello che è successo il 19 settembre, quando la giunzione tra due magneti vaporizzò in una cascata di scintille liberando l'elio. L'incidente obbligò lo spegnimento della macchina.

Anche se in un primo momento il guaio non sembrava grave, ben presto ci si accorse che si sarebbero dovuti rivedere oltre 5.000 collegamenti. Così dopo alcune date per la ripartenza si arrivò alla "certezza" che si sarebbe di nuovo acceso la macchina il prossimo settembre 2009. Ma ora anche questo appuntamento slitta a fine autunno o a inizio inverno. Sono più del previsto infatti, le prove necessarie prima di ridare il via al tutto. E rimane il mistero di quella esplosione. Tutti i magneti, infatti, erano stati collaudati alle altissime energie richieste dall'LHC e nessuno aveva dato problemi. Perché una volta posti nella macchina qualcuno abbia ceduto è ancora da chiarire. E non è certo che si potrà arrivare ad una spiegazione. Ora comunque quel che è importante è che si ridia il via. Spiega Steve Myers, responsabile dell'Accelerator Division del Cern al New York Times: "Dopo i test che abbiamo eseguito pensiamo che potremo immettere con facilità 6,5 mila miliardi di elettronvolt, ma per raggiungere i 7mila miliardi di elettronvolt o più, sarebbero necessari ancora numerosi test e quindi ancora molto tempo". Alcuni ricercatori si dicono contenti se si arrivasse anche a soli 4 o 5mila miliardi di elettronvolt, l'importante è partire. Ma così facendo non si otterrebbero i risultati per cui la macchina è stata costruita.

Le alte energie infatti, sono richieste per permettere a particelle atomiche e subatomiche di scontrarsi a velocità prossime a quelle delle luce per ridare vita alle condizioni che si vennero a creare subito dopo il Big Bang. In tal modo si potrebbe trovare il Bosone di Higgs, una delle particelle previste dalle teorie della fisica, ma mai scoperta e che dovrebbe dare un senso alla massa dei corpi. Ma l'LHC dovrebbe togliere un velo anche alla "materia oscura", che compone il 24% dell'Universo, ma di cui non si conosce la composizione, all'esistenza o meno dell'antimateria e alla conferma o meno dell'esistenza di altre dimensioni.

Intanto alcuni ricercatori stanno disertando il grande progetto europeo, almeno temporaneamente, e stanno chiedendo di realizzare esperimenti presso la macchina concorrente, seppur meno potente, che si trova negli Stati Uniti, il Tevatron. Migliaia di scienziati avevano puntato tutti i loro finanziamenti sulle ricerche all'LHC, decine di dottorandi avevano scelto di realizzare la loro tesi sui risultati dell'acceleratore, ma ora sono tutti in stand-by almeno fino al prossimo inverno.

di LUIGI BIGNAMI

L’uomo che è sopravvissuto agli unici due bombardamenti atomici della storia


Ha novantatré anni e naturalmente è giapponese. Si chiama Tsutomu Yamaguchi l’uomo che è sopravvissuto agli unici due bombardamenti atomici della storia, a tutti e due: quello di Hiroshima del 6 agosto e quello di Nagasaki, città poco più a sud sull’isola di Kyushyu, del 9 agosto 1945. E’ il primo e forse l’unico ad essere ufficialmente riconosciuto come tale. Le autorità delle due città giapponesi lo hanno annunciato martedì. Il signor Yamagughi, allora ingegnere della Mitsubishi Heavy Industries Nagasaki Shipyard & Machinery Works, si trovava a Hiroshima in viaggio di lavoro quando il 6 agosto del 1945 il B-29 americano sganciò la prima atomica. Colpito dalle radiazioni a circa 3 km di distanza dall’epicentro, ricevette ustioni di vario grado sul corpo e si fermò quella notte per ricevere alcune cure. Il mattino dell’8 fece ritorno a Nagasaki, sua città natale. Giusto in tempo per assistere al secondo bombardamento. Alcuni giorni dopo Yamaguchi si recò, inoltre, nelle vicinanze dell’epicentro di Nagasaki in cerca dei suoi familiari, rimanendo così esposto alle radiazioni residue.

La sua storia è stata verificata anche attraverso riscontri con un altro sopravvissuto. “Per quanto ne sappiamo, lui è il primo ad essere riconosciuto come vittima sopravvissuta a entrambe le bombe. E’ un caso molto sfortunato, ma potrebbero essercene molti altri come il suo”, ha commentato un funzionario di Nagasaki, Toshiro Miyamoto. Il riconoscimento del governo prevede per le vittime ancora in vita, i cosiddetti hibakusha (letteralmente “folgorati dalla bomba”), il diritto a una pensione, a trattamenti medici speciali gratuiti e alle spese per i funerali. Per Yamaguchi, già in precedenza certificato come hibakusha di Nagasaki, la pensione non si duplicherà. Ma per il signor Yamaguchi quello che conta è che ora la sua doppia esposizione alle radiazioni sia stata riconosciuta ufficialmente, un fatto storico. Per questo “potrò raccontare alle giovani generazioni le orribili storie dei bombardamenti atomici anche dopo la mia morte”, ha commentato secondo quanto riportato dal quotidiano Mainichi Shimbun. Yamaguchi è uno dei circa duecentosessantamila che sopravvissuti agli attacchi atomici. Tutti negli anni hanno sviluppato varie malattie causate dalle radiazioni, tra cui il cancro.

Tokyo cominciò nel 1957 a riconoscere il loro come uno status particolare e bisognoso di attenzioni specifiche. Ancora oggi sono migliaia gli hibakusha che chiedono di essere ufficialmente riconosciuti, ma che hanno visto rigettate le loro domande di assistenza. Proprio mercoledì la corte distrettuale di Hiroshima ha criticato la decisione delle autorità municipali di negare lo status di hibakusha a sette anziani tra i sessantacinque e i settantasei anni che nei giorni seguenti il bombardamento prestarono servizio come soccorritori (i cosiddetti rescue hibakusha). Lo scorso anno il governo ha allentato la cinghia, eliminando alcuni requisiti troppo stringenti. La popolazione giapponese è l’unica ad essere stata colpita da bombe nucleari. Più di centoquarantamila furono i morti a Hiroshima e settantamila a Nagasaki, ma a distanza di più di sessanta anni è ancora un problema tutt’altro che risolto e le atomiche continuano a far morire.

di Angelo Miotto

Link:http://it.peacereporter.net/articolo/17089/Sopravvissuto+a+due+atomiche

Messico, lo «sciopero dei pagamenti» delle bollette della luce


Da mesi ormai migliaia di utenti in diversi stati messicani hanno smesso di pagare le bollette della luce. E' una protesta contro i rincari praticati dalla Compagnia federale di Elettricità (Cfe): le bollette sono aumentate del 54% in sei anni. In Chiapas ad esempio, nei comuni di Comitan, Las Margaritas e Chicomuselo tremila cittadini hanno distaccato i contatori elettrici dalle loro case e li hanno ammucchiati di fronte agli uffici dell'impresa federale. Nelle regioni di Villa Hermosa, Chontalpa e Los Rios (stato di Tabasco) almeno mezzo milione di utenti ha organizzato lo «sciopero dei pagamenti» per quello che considerano un rincaro ingiustificato del servizio. Manuel Ortiz, abitante di una colonia popolare di Villahermosa, dichiarava a una radio locale: «Prima pagavo 300-400 pesos al mese per luce, frigo e televisione della casa, adesso mi sono arrivate bollette di 3.500-4.000 pesos. E' quello che guadagno in un mese, come faccio a pagare queste cifre astronomiche?».
Le proteste contro gli aumenti delle tariffe si moltiplicano negli stati centrali di Aguascalientes, Quetaro, Guanajuato e Hidalgo. Ovunque i manifestanti affermano che le tariffe elettriche, sia per uso domestico che industriale, sono piú care in Messico che negli Stati Uniti, dove il livello di vita e i salari sono ben diversi. Nello stato di Puebla, le «Brigadas de defensa de la Economia Popular» hanno organizzato manifestazioni di protesta e una campagna di controinformazione alla cittadinanza. Sono cominciate però anche le ritorsioni contro i protagonisti di questa ondata di proteste. La scorsa settimana a La Candelaria, nello stato meridionale di Campeche, cinque persone sono state arrestate per aver organizzato lo «sciopero delle bollette», occupato uffici e bloccato «l'attività professionale di un ispettore dell'impresa statale» incaricato delle riscossioni.
Gli agricoltori del nordest dello stato frontaliero di Chihuahua chiedono ormai da 7 anni che gli riducano la tariffa dell'energia per estrarre l'acqua dei pozzi. La risposta della compagnia elettrica e dello stato è stata la detenzione di quindici leader del movimento; il primo ispiratore di questa lotta, Armando Villareal Martha, arrestato nel 2006, fu ucciso nell'aprile 2008.
Il punto è che milioni di cittadini messicani stanno sprofondando nella povertà, mentre i prezzi del «paniere» di beni essenziali contnuano ad aumentare (secondo uno studio del Coneval, istituto governativo di statistiche sociali, quest'anno almeno 6 milioni di persone si sono aggiunte ai 61 milioni in situazone di povertà estrema). La recessione degli Stati uniti ha aggravato le cose, prosciugando le rimesse dei parenti emigrati. Le tariffe pratichate dall'ente elettrico federale sono diventate un lusso: nel primo semestre del 2009 la Cfe ha ottenuto rincari del 27.4%, nonostante le vendite di elettricità siano calate del 16%. Si consideri che il 40% dell'energia elettrica prodotta in Messico è generata da imprese private straniere, in gran parte di capitale spagnolo: Union Fenosa, Accion Energia, Eurus-Sapi e Endesa, che controllano anche i pochi impianti industriali di energia eolica, solare e geotermica messicani.
Secondo esperti dell'Ocse, «le sovvenzioni sui prezzi di benzina e elettricità equivalgono al 3% del Pil messicano. Si tratta di sussidi a beneficio solamente dei ricchi; se si eliminasse questo sussidio, l'ammontare risultante potrebbe andare a soddisfare necessità sociali». Proprio ciò che chiedono gli indifesi consumatori: che si ripristino le tariffe sociali per l'82% della popolazione che vive con bassi redditi.

di Fulvio Gioanetto


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