lunedì 3 agosto 2009

Un gasdotto di nome Nabucco


Lo scorso 13 luglio è stato sottoscritto un accordo storico: i leader di quattro nazioni europee e la Commissione europea hanno firmato ad Ankara un accordo per la costruzione del gasdotto Nabucco.
Il primo obiettivo di questa infrastruttura energetica è ridurre la dipendenza dell’Europa dal gas russo. Attualmente l'Ue dipende per circa un quarto del suo fabbisogno annuale da Mosca. Circa l’80% del gas russo transita attraverso l’Ucraina. I recenti contenziosi tra Mosca e Kiev, a proposito del passaggio del gas sul territorio ucraino, hanno però causato l’interruzione del rifornimento e, durante lo scorso inverno, hanno lasciato al freddo larga parte dell’Europa e dei Balcani.
Questo ha spinto i partner europei ad accelerare il più volte rimandato progetto. Nella migliore delle ipotesi i 3.300 km del gasdotto dovrebbero essere completati nel 2014. In questo caso il Nabucco potrebbe raggiungere la sua piena efficienza nel 2020, ed a quel punto potrebbe coprire il 10 per cento dei bisogni europei. Il progetto di questo gasdotto nasce nel 2002, ma ha preso il volo solo con la firma dell’accordo due settimane fa.
Il Nabucco, infatti, nei sette anni trascorsi dalla sua ideazione ha incontrato infiniti ostacoli sia per la mancanza di accordo tra i partner sia per i dubbi sulla sua reale fattibilità. Un dubbio di centrale importanza ha a che fare con l’effettiva disponibilità di gas. Il gasdotto verrebbe a costare intorno agli otto miliardi di euro, ma non è sicuro che vi sia abbastanza gas per rifornirlo. La maggior parte del gas dovrebbe arrivare dalla regione del Caspio ed eventualmente dal Medio oriente; per raggiungere l’Austria attraverserà Turchia, Bulgaria, Romania e Ungheria. Sono queste le cinque nazioni che hanno firmato l’accordo di metà luglio con la Commissione europea. L’Azerbaijan dovrebbe essere il principale fornitore seguito da Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan.
Si è discusso molto sulla possibilità di usare gas iraniano o iracheno. L’Ue per ora ha mostrato riluttanza a proposito del gas iraniano a causa delle obiezioni degli Stati Uniti. Da tener presente che gli Usa sono i principali sostenitori del Nabucco.
La questione delle forniture di energia rimane una vera e propria scommessa. Anche la Russia è molto interessata a mettere le mani sul gas del Caspio e dell'Asia centrale. Mosca sta portando avanti un proprio progetto, il South Steam, che è un diretto concorrente del Nabucco. Il South Stream, una joint-venture tra la Gazprom russa e l’italiana ENI, dovrebbe garantire all’Europa un nuovo punto di accesso per il gas della Russia e del Caspio. Un tronco di 900 km dovrebbe passare sotto il Mar Nero verso la Bulgaria, dove dovrebbe dividersi tra un ramo sud, per raggiungere l’Italia attraverso la Grecia, ed un ramo nord verso la Serbia e l’Ungheria. La Russia ha già raggiunto un accordo con Bulgaria e Serbia ed è al momento in trattative con l’Ungheria.
Il progetto South Stream ha però gli stessi problemi del Nabucco: avrebbe abbastanza gas da trasportare?Alcuni esperti lo definiscono un "gasdotto politico", un progetto che offre vie alternative, ma non nuovi rifornimenti di gas. Inoltre il South Stream costerebbe circa il doppio di quanto preventivato per il Nabucco.
Assicurarsi i rifornimenti dei paesi dell’Asia centrale, Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan, rimane la sfida più importante. Agli inizi di maggio rappresentanti dei tre paesi hanno rifiutato di firmare, a Praga, una dichiarazione di appoggio del progetto della Ue per il Southern Corridor. Tale progetto rappresenta la più larga cornice per la strategia di rifornimento energetico della Ue e comprende, oltre al Nabucco, due altri gasdotti, il White Stream, che dovrebbe andare dalla Georgia alla Romania passando sotto il Mar Nero, ed una nuova interconnessione Turchia-Grecia-Italia (ITGI) tra la costa ionica della Grecia e l’Italia.
Il rifiuto dei paesi dell’Asia centrale è stato interpretato come un risultato dell'influenza russa. Mosca ha organizzato una riunione sul South Stream a Sochi, appena una settimana dopo il summit di Praga, il 15 maggio, firmando accordi con i principali partner, Grecia, Serbia, Bulgaria ed Italia, per imprimere un'accelerazione al progetto. Il vice presidente della Gazprom, Alexander Medvedev, ha dichiarato che la sua compagnia è pronta ad acquistare l’intera produzione di gas dell’Azerbaijan già fissata per il Nabucco. Il Nabucco ha impegni di fornitura da parte di Azerbaijan e Turkmenistan per 18 miliardi di metri cubi l’anno, che rappresenta il 55% della potenzialità del gasdotto.
La ricerca di partner per la fornitura ed il passaggio è però ancora lontana dalla soluzione. A metà luglio la Bulgaria, già firmataria per il South Stream, ha promesso anche il proprio sostegno al Nabucco e il neo-primo ministro Boyko Borisov ha annunciato la sospensione del proprio coinvolgimento nel progetto russo. Mosca è stata spiacevolmente sorpresa dalla mossa del nuovo esecutivo di Sofia. La nuova posizione della Bulgaria dimostra che anche gli impegni degli altri paesi non possono essere considerati come vincolanti.
Il consorzio creato per la costruzione del Nabucco comprende, come partner alla pari, l’austriaca OMV, l’ungherese MOL, la bulgara Bulgargaz, la rumena Transgas, la turca Botas e la tedesca RWE, ultima ad aggregarsi alla cordata. Gas de France, il gigante energetico francese, ha di recente tentato di entrare nel consorzio, ma ha fallito a causa dell’opposizione turca.
Non c’è dubbio che il Nabucco sarà la principale carta da giocare nelle relazioni Turchia-Ue nei prossimi anni. La firma dell’accordo di questo mese è stata possibile solo dopo che la Turchia ha messo da parte alcune delle sue richieste a proposito del gasdotto, come trattenere il 15% del gas per uso interno ed imporre una tassa sul gas che transita sul suo territorio. “In questo momento la Turchia è un importante partner nella politica energetica della Ue”, ha dichiarato il primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan in occasione della firma dell’accordo ad Ankara.
Naturalmente il Nabucco accresce l’importanza strategica della Turchia per l’Ue. I due principali oppositori alla sua entrata nella comunità europea, Francia ed Austria, hanno di recente moderato le loro obiezioni. Il veto turco all'ingresso della Francia nel Nabucco può facilmente essere considerato come un elemento di contrattazione.
La firma dell’accordo di Ankara significa un importante passo avanti per la costruzione del gasdotto Nabucco. Per valutare il suo reale impatto sulla sicurezza energetica europea, però, bisognerà aspettare. Oltre al progetto South Stream, le compagnie russe hanno recentemente preso il controllo (o quasi) di molti dei più importanti gestori energetici nell’Europa dell’est e del sud-est, come la serba NIS e le ungheresi MOL e Emfesz.
Alcune di queste acquisizioni sono state mosse a sorpresa, e vengono giudicate da alcuni analisti come un tentativo della Russia di “ infiltrarsi “ nel mercato energetico europeo. In ogni caso la presenza della Russia come gigante dell’energia nella regione rimane forte ed è in fase espansiva.

Giappone: finchè “tuonano” le canne, tacciono i cannoni


Il Giappone sta diventando sempre di più un paese normale. Una buona notizia viene dalla caserma di Nerima, una delle più grandi di Tokyo. Preoccupate dal fatto che un mesetto fa una recluta (in Giappone il servizio militare, formalmente proibito dalla Costituzione, è da sempre rigorosamente volontario) era stata arrestata con 7 grammi di “erba” in tasca, le autorità hanno deciso di sottoporre all’esame delle urine “volontario” tutti i miliatri ospiti della caserma. In un totale di circa 2 mila persone, ben 4 sono stati trovati positivi alla marijuana: 3 reclute e “addirittura”, scrivono scandalizzati i giornali locali, un ufficiale. Dopo aver penetrato il sacro (e corrotto) mondo del SUMO, lo spinello si è intrufolato tra le truppe imperiali. Buon segno, commentano alcuni: finchè “tuonano” le canne, tacciono i cannoni.

di Pio D'Emilia

Israele, Lieberman va incriminato...comunque!


La polizia israeliana ha raccomandato oggi al procuratore generale dello Stato l'incriminazione del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, leader del partito di estrema destra Israel Beitenu.
Secondo quanto ha riferito la radio pubblica, la polizia ritiene che vi siano prove sufficienti per incriminare Lieberman per i reati di corruzione, frode, riciclaggio di denaro, intimidazione dei testimoni e ostacolo alla giustizia.
Il ministro di Netanyahu è sospettato di aver adoperato il conto aperto dalla figlia Michal in un banca di Cipro per riciclare una gran quantità di danaro ricevuta da due uomini d'affari, un austriaco e un russo, in cambio di favori che gli avrebbe accordato tra il 2001 e il 2004 quando era ministro nel governo Sharon.
Lieberman era stato interrogato più volte dalla polizia israeliana, l'ultima ad aprile due giorni dopo avere prestato giuramento. In quell'occasione l'interrogatorio era durato più di sette ore e lui aveva respinto ogni addebito. Sostenendo, come aveva già fatto in passato, che le accuse fossero politicamente motivate, mosse da chi non ha gradito il risultato raggiunto dal suo partito nelle ultime elezioni, quando si è imposto come formazione emergente della scena israeliana dietro soltanto a Kadima e al Likud.
Il dipartimento per le frodi della polizia è ora convinto di avere tra le mani elementi sufficienti per la messa in stato di accusa e presenterà la documentazione nei prossimi giorni al procuratore generale dello Stato Menahem Mazouz che dovrà decidere se aprire un procedimento. In caso di incriminazione il ministro sarà costretto a lasciare il suo incarico.
Immediata la replica. Lieberman si è detto vittima di una persecuzione: "Per 13 anni - ha detto il ministro degli Esteri in una nota - la polizia ha condotto una campagna persecutoria contro di me.
Man mano che la mia forza politica e quella di Yisrael Beiteinu aumenta, si intensifica la campagna di persecuzione".

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