giovedì 23 luglio 2009

Russia, vecchie pratiche per nuovi discorsi


Nulla di nuovo da Mosca. O almeno nulla di buono. Solo ieri è stato annunciato il ritrovamento, avvenuto il 10 luglio, del cadavere di Andrej Kulagin, un attivista della ong Spravedlivost (Giustizia), sparito due mesi fa.

Il direttore della ong, Andrej Stolbunov, ha denunciato l’esecuzione del suo collaboratore, collegandola alle uccisioni di Natalia Estemirova e di Anna Politkovskaja. Le forze di sicurezza russe, invece, si sono affrettate a sottolineare che contro Kulagin erano stati aperti alcuni procedimenti penali. Per atti vandalici.

Una sottolineatura che va di pari passo con quella fornita dal viceministro dell’interno che, a proposito dell’inchiesta sulla morte di Estemirova, ha voluto specificare che le indagini seguono varie piste, tra cui quella della rapina (anche se la donna aveva ancora con sé il cellulare) e quella legata a presunti problemi nella vita privata.

Come commenta Shaun Walker su Russia Profile, “quello che è cambiato a Mosca, con Medvedev, è la retorica di superficie. Prima ci dicevano che queste morti erano irrilevanti. Ora ci dicono che sono importanti, e il presidente manda le sue condoglianze”. Ma i mandanti continuano a essere ben protetti.

Intanto l’associazione Memorial, per cui lavorava Natalia Estemirova, ha chiuso i suoi uffici in Cecenia, anche se continuano i sequestri e le sparizioni: almeno sei persone sono state sequestrate in Cecenia questa settimana. La popolazione ha sempre più paura delle violenze e degli abusi e ora non sa più neppure a chi denunciarli. Sono in molti, scrive il sito Caucasian Knot, a rimpiangere il lavoro di Natasha.

Fonte: Internazionale.it

Link:http://www.internazionale.it/home/?p=4630

Bloccati due lussuosi yacht italiani destinati a Kim Jong-il


Le autorità italiane hanno bloccato la vendita di due yacht di lusso che si ritiene fossero destinate al leader nordcoreano Kim Jong-il in violazione dell'embargo internazionale in vigore verso la Corea del Nord.

Lo ha riferito la Guardia di Finanza di Lucca, che ha condotto le indagini con le autorità austriache in base a un accordo di mutua assistenza amministrativa internazionale, dopo la pubblicazione dell'esito dell'inchiesta oggi sul Financial Times e il Sole 24 Ore.

I due yacht, prodotti da Azimut-Benetti che è parte lesa nella vicenda, sono del valore commerciale complessivo di quasi 13 milioni di euro ed erano stati ordinati e pagati da un intermediario austriaco.

"Abbiamo individuato che effettivamente dietro all'ordinativo e ai pagamenti di questo soggetto si nascondeva una frode contrattuale fatta in danno dell'Azimut che era ignara di tutto e che ha regolarmente posto in essere un'attivita commerciale", ha detto a Reuters il colonnello Antonio Leone, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Lucca.

L'intermediario austriaco ha poi ceduto l'ordine a una società cinese e da lì gli investigatori sono riusciti a risalire al presunto destinatario finale, Kim Jong-il.

"La difficoltà era risalire alla violazione dell'embargo [alla Corea del Nord], che si è iniziata a materializzare quando c'è stata la cessione dei diritti d'acquisto dal soggetto austriaco a una società cinese, che a sua volta aveva incaricato una società di Hong Kong per il trasporto degli yacht che dovevano essere imbarcati a Genova, cosa che non è avvenuta", ha aggiunto Leone.

Sull'ipotesi che il leader nordcoreano fosse il vero destinatario delle due imbarcazioni di lusso, il comandante ha risposto: "Il fatto è inconfutabile. C'è stata un'attivita investigativa in parte anche in Austria, suffragata da ammissioni e da risultanze investigative".

I due yacht erano stati inizialmente confiscati dal ministero dello Sviluppo economico per violazione del regolamento comunitario e sono stati poi restituiti ad Azimut visto che la società è estranea ai fatti.

Il denaro corrisposto per l'acquisto degli yacht è ora nella disponibilità di Azimut-Benetti.Nonostante le condizioni di povertà in cui versa la Corea del Nord, secondo fonti di intelligence il leader 67enne conduce una vita lussuosa e ospita ricevimenti sui suoi yacht.

Media hanno riferito che Kim, dopo aver subito un ictus lo scorso anno, sarebbe malato di un tumore maligno al pancreas.

Fonte: http://it.reuters.com/

Bucarest, la “fabbrica illegale di bambini”


Una vera è propria “fabbrica illegale di bambini” è stata scoperta in pieno centro a Bucarest. Da dieci anni la clinica Sabyc realizzava fertilizzazioni in vitro senza l'autorizzazione dell'Agenzia nazionale per i trapianti.

In cambio di 800-1000 lei (190-280 euro) la Sabyc raccoglieva ovociti da donne di etnia rom e li utilizzava per la fertilizzazione in vitro. Oltre 60 persone (di cui 30 cittadini israeliani) tra medici, impiegati e clienti sono indagati dai magistrati della Direzione per la criminalità organizzata e terrorismo (DIICOT) nel dossier raccolto sul traffico di ovociti.

Due medici israeliani, il proprietario della clinica Harry Mironescu e suo figlio Yair Miron, insieme alla responsabile dei rapporti con i clienti, la romena Cecilia Borzea, sono sospettati di essere a capo di una rete internazionale di traffico di cellule umane e sono stati messi agli arresti.

La clinica Sabyc è stata fondata da una famiglia di medici israeliani nel 1999 e ufficialmente qui sono state realizzate duemila inseminazioni artificiali, nonostante il fatto che la struttura non fosse autorizzata. Secondo la stampa romena i clienti della Sabyc erano coppie provenienti da Israele e dalla Germania, ma sul sito della clinica è indicata anche l'Italia come paese di provenienza.

I futuri genitori pagavano tra 10mila e 15mila euro mentre le giovani donne donatrici (18-30 anni), per la maggior parte di etnia rom e con una situazione materiale precaria, ricevevano al massimo 280 euro, in base al numero delle cellule raccolte. Per poter “donare” le donne dovevano subire iniezioni ormonali per due settimane dopo di che, sotto anestesia totale, gli ovuli venivano espiantati.

Secondo un comunicato della DIICOT “in qualità di medico specialista ginecologo e dirigentede facto di una clinica privata, Harry Mironescu ha costruito le basi per un traffico di cellule umane. Ha usufruito dell'appoggio del figlio Yair Miron in qualità di unico associato e dei rapporti con medici in Israele, specialisti nell'applicazione delle tecniche sulla riproduzione assistita.”

Altri medici hanno subito l'interdizione a lasciare la Romania. Quando i magistrati e i gendarmi sono entrati nella clinica Sabyc, hanno trovato trenta donne israeliane in attesa di essere fertilizzate in vitro. Oltre alle clienti, saranno interrogate a breve centinaia di donatrici. Nel corso del sequestro è stato scoperto un vero e proprio archivio di ovociti e sperma che non era stato dichiarato alle autorità e un registro dove i donatori anonimi non venivano registrati per nazionalità.

Fonti vicine agli investigatori spiegano che ci sono forti sospetti che i dati relativi alle donatrici siano stati falsificati. Secondo il giornale Romania Libera se la donatrice era bruna, con gli occhi marroni, al cliente veniva detto che era bionda con gli occhi azzurri. Nel corso delle perquisizioni i magistrati hanno sequestrato oltre 200mila euro trovati nella clinica privata e una Lamborghini Gallardo, proprietà del figlio del proprietario. L'agenzia di stampa Mediafax scrive che i soldi sequestrati rappresentano le somme pagate dalle clienti venute da Israele.

Non è per la prima volta che gli ovuli romeni vengono utilizzati “per l'export”. Anche nel 2005 una clinica, anche stavolta creata da un cittadino israeliano, è stata accusata di aver esportato embrioni congelati per donne straniere. Per il presidente del Collegio dei medici della Romania, il professor Vasile Astărăstoae, le donatrici dovevano sopportare operazioni paragonabili a quelle “eseguite dai medici nazisti ad Auschwitz”.

Si tratta di persone vulnerabili e in stato di povertà, sottoposte a pratiche mediche senza essere informate preventivamente sui rischi che correvano. L'accordo che firmavano, sostiene Astărăstoae, conteneva infatti termini medici difficili da comprendere.

Dal 2006 al 2008 una commissione del Collegio ha indagato sulla Sabyc, chiedendo l'anno scorso la chiusura della struttura in quanto questa “violava le norme elementari dell'etica medica”, racconta ancora Astărăstoae .

L''inchiesta aveva inoltre rilevato che i medici israeliani non avevano alcun diritto di praticare la medicina in Romania e nessun medico romeno che lavorava presso la clinica specializzato per la fertilizzazione in vitro, una pratica medica che cadeva sotto l'ombrello di un protocollo di collaborazione del 1979 tra la “Repubblica Socialista della Romania” e Israele, un programma di ricerca, collaborazione culturale e scientifica.

Mentre lo scandalo assume dimensioni internazionali, parla anche il direttore esecutivo dell'Agenzia nazionale per i trapianti (ANT), il dottor Victor Zota, secondo quale la clinica Sabyc aveva richiesto tre anni fa l'autorizzazione ad operare, ma non era riuscita a raggiungere i criteri tecnici necessari per poter ricevere l'accredito desiderato. Eppure il permesso è infine arrivato proprio la settimana scorsa.

Zota spiega che i sospetti sull'attività del centro medico sono nati a partire dal 2007. ”Abbiamo fatto molte ispezioni e ogni volta trovavamo solo il 50% del personale e apparecchiature mediche in cattivo stato di conservazione. Durante l'ultima ispezione", ha dichiarato il direttore dell'Agenzia nazionale dei trapianti, "la clinica aveva però raggiunto tutti i criteri di funzionamento”.

Il giornale Romania Libera, citando ancora Zota, ricorda che la legge romena prevede che ogni trapianto di cellule debba avvenire a titolo gratuito, e senza vantaggi di natura materiale.

Secondo l'agenzia YnetNews l'ambasciata israeliana a Bucarest è in contatto con le autorità giudiziarie e le forze dell'ordine romene per seguire la sorte dei trenta cittadini israeliani coinvolti nello scandalo degli ovuli e ha già ingaggiato avvocati per assisterli. Al momento in Romania esistono nove unità sanitarie autorizzate ad utilizzare tessuti e cellule umane a scopo terapeutico.

Ma l'industria del traffico di ovuli diretti a donne israeliane è diventato negli ultimi anni un fenomeno in costante crescita. Questo avviene soprattutto in strutture sanitarie estere, in quanto la legge israeliana vieta la donazione di ovuli e spesso le donne che vogliono sottoporsi ad inseminazione in vitro si recano in cliniche private in Romania, Ucraina, Cipro, Spagna e altri paesi europei.

E non è nemmeno per la prima volta che la Romania è coinvolta nel traffico di materiale genetico. Nel 2005 la BBC realizzò un'inchiesta su un traffico di embrioni ordinati via posta in seguito alle confessioni di una giovane di 19 anni, donatrice di ovuli alla clinica Global Art, che in seguito all'espianto si è dovuta confrontare con seri problemi di salute.

In seguito alle indagini delle autorità romene si scoprì allora che la GlobalArt era impegnata nel traffico di embrioni e sperma umani e che oltre 400 donne avevano donato ovuli in cambio di 200-300 dollari.

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