giovedì 2 luglio 2009

Iraq, il giorno dopo: il peggio non è passato!


L'errore più grande che si potrebbe fare in questo momento sarebbe quello di credere che in Iraq il peggio sia passato. In due giorni sono accaduti eventi importanti, senza dubbio, ma la situazione del Paese resta molto instabile.

Prima i militari Usa hanno completato il loro ritiro dai centri abitati, come prevede il piano di disimpegno sostenuto dal presidente statunitense Obama e poi, in diretta tv, sono stati messi all'asta i primi lotti petroliferi che segnano il ritorno in Iraq delle multinazionali dell'oro nero dopo trenta anni.

Due eventi importanti, senza dubbio.Molto resta da fare, però, prima che la situazione in Iraq torni normale. Almeno per quanto potrà essere serena la vita di un Paese che non conosce tregua dal 1980. ''Sono arrivato in Iraq per la prima volta nel 1977, quando il futuro sembrava roseo, ma risultò che mi trovavo nel Paese all'apice delle sue fortune, una marea che da allora è andata sempre rifluendo'', scriveva ieri sul quotidiano britannico The Indipendent l'inviato Patrick Cockburn. ''Gli iracheni sono stati inghiottiti da disastri successivi: la guerra Iran-Iraq durata otto anni a partire dal 1980, la sconfitta in Kuwait nel 1991, le rivolte sciite e curde soffocate nel sangue nello stesso anno, le sanzioni delle Nazioni Unite equivalenti a un assedio lungo tredici anni che ha completamente distrutto l'economia e mandato in frantumi la società: l'invasione Usa del 2003; la guerra degli arabi sunniti contro l'invasione statunitense fino al 2007 e la guerra civile tra sunniti e sciiti nello stesso periodo''. Un bilancio tragico, costato la distruzione di un Paese e la morte di milioni di suoi cittadini. Oggi, però, qualcosa si muove, a cominciare dal ritiro delle truppe Usa dai centri cittadini.

Divieto di transito.Bisogna chiarire subito che quello completato ieri non va confuso con il ritorno in patria delle truppe statunitensi. I militari di Washington rimangono in Iraq, come detto dal presidente Obama, fino alla fine del 2011. Come da accordi con il governo iracheno, però, smettono di pattugliare le strade, di controllare i check-point che non siano nei pressi delle loro basi o degli edifici dove alloggia personale Usa e smettono di effettuare rastrellamenti e azioni militari che non siano di supporto eventuale all'esercito iracheno. Considerato il numero di vittime civili causato dalle truppe Usa e dagli attentati che avevano come obiettivo i militari a stelle e strisce questa è una buona notizia. Non tutti i problemi sono risolti, come dimostra l'esecuzione di due impiegati britannici rapiti e uccisi a Baghdad nei giorni scorsi.

Tante situazione restano irrisolte. In primo luogo l'Iraq è oggi un luogo di gran lunga più sicuro di quanto è stato negli ultimi anni grazie soprattutto al lavoro delle milizie sunnite, i cosiddetti Consigli del Risveglio. Il loro apporto, però, non è mai stato visto di buon occhio dal governo centrale di Baghdad, che rivendica una centralità sciita da non mettere in discussione. Dopo anni passati a essere governati dalla minoranza sunnita non hanno alcuna voglia di trovarsi a gestire milizie ben armate e ben addestrate di sunniti. Queste non accetteranno a loro volta di essere smilitarizzate. Stesso discorso per i curdi, sostanzialmente indipendenti. Con la loro economia e il loro nucleo militare. Baghdad, se vuole ancora essere la capitale dell'Iraq, dovrà trovare un punto di equilibrio tra le anime di un Paese a pezzi che, per essere ricostruito, ha bisogno dell'aiuto di tutti.

Per qualche barile in più.In nome della trasparenza, sempre ieri, è andata in scena in diretta televisiva la prima asta del governo iracheno per l'assegnazione dei lotti di sfruttamento dei pozzi petroliferi del giacimento di Rumalia. Un giacimento enorme, nell'Iraq meridionale, con riserve stimate in 18 miliardi di barili. Ha vinto un consorzio guidato dalla British Petroleum (Bp) che comprende anche i cinesi della China National Petroleum Corporation(Cnpc). Battuta l'offerta di un altro consorzio facente capo alla statunitense Exxon Mobile, in cooperazione con la malese Petronas. Il ministro del Petrolio iracheno, Hussein al-Shahristani, ha tirato un sospiro si sollievo. Il governo di Baghdad, dopo l'insurrezione della stessa compagnia nazionale irachena South Oil Companye i sindacati iracheni del petrolio, oltre che di alcuni deputati, è riuscita a piazzare i lotti alle sue condizioni. La Bp guadagnerà solo due dollari al barile, in quanto non partecipa agli utili ma figura solo come prestatrice di un servizio. L'Iraq, dunque, non vende alle multinazionali del petrolio il suo greggio, ma le paga per essere aiutato a ottimizzare lo sfruttamento dei giacimenti con tecnologie che al momento non sono alla portata dell'apparato petrolifero iracheno.

Quindi il governo iracheno offriva un prezzo che ha fatto scappare molti pretendenti, ma che ha almeno per il momento messo a tacere le voci dissidenti secondo le quali svendeva il Paese. Secondo Shahristani, con questo accordo, affluiranno nelle casse del governo di Baghdad 17mila miliardi di dollari nei venti anni previsti dall'accordo. Alla Bp dovrebbero andare, a regime, 30 miliardi di dollari. I proventi della vendita del petrolio, poi, saranno investiti, a detta del ministro, nella ricostruzione del Paese. Adesso bisogna vedere come andranno le cose e come si svolgeranno le aste per gli altri giacimenti. La sensazione, Rumalia a parte, è che molte compagnie ritengano i due dollari un prezzo troppo basso, ma un prezzo più alto farebbe infuriare l'opinione pubblica interna. Buone notizie, insomma, ma in Iraq non è ancora finita la nottata.

di Christian Elia

Link:http://it.peacereporter.net/articolo/16480/Iraq,+the+day+after

Veri o falsi i 249 bonds USA sequestrati a Chiasso ai due giapponesi?



Un fantasma si aggira per i felpatissimi corridoi dei palazzi della finanza mondiale.
Si tratta, l'avrete capito dal titolo, di quella che ho chiamato la "stangata del millennio".

Fin dall'inizio della storia, infatti, era evidente che, veri o falsi che fossero, i 249 bonds erano parte di un gioco enorme dove qualcuno avrebbe fatto, in un modo o nell'altro, la figura del frolloccone.

Intanto stiamo ai fatti.

L'istinto ed il buon senso avrebbero preteso che i titoli fossero falsi.

Tuttavia detenere titoli falsi, nel nostro paese, è un reato punibile con l'arresto, a maggior ragione se c'era, come in questo caso, la seria possibilità di fuga dei due misteriosi "spalloni", sedicenti giapponesi.
Invece, come espressamente dichiarato dal Colonnello della Guardia di Finanza che aveva effettuato l'arresto, i due "uomini d'affari giapponesi" sono stati immediatamente rilasciati, dopo aver trattenuto, ovviamente, i titoli.

Quindi, tanto per cominciare vi sono due possibilità:

1) I titoli sono stati ritenuti, almeno in prima istanza, veri e i due "giapponesi" non potevano quindi essere trattenuti.

2) I titoli sono stati ritenuti probabilmente falsi, almeno in parte MA sono arrivati ordini ben precisi DALL'ALTO, che hanno imposto al povero colonnello, ob torto collo e forse anche extra-Lege ( o almeno super-lege, per gli amanti del legulese) di lasciare andare i due figuri, per superiori motivi di stato.

Cosa ne sappiamo PER CERTO, sull'originalità dei titoli, a distanza di due settimane?

Sinceramente, niente di sicuro.

In effetti numerosi quotidiani hanno riportato la dichiarazione di un funzionario della Federal Reserve, che affermava che i bonds in questione, da lui visti solo a partire da una immagine inviatagli, non solo erano falsi ma che non poteva essere altrimenti, visto che il residuo circolante cartaceo ( i bonds sono emessi solo in forma digitale da decenni) è largamente inferiore alla cifra sequestrata.

Questa dichiarazione, come credo risulti evidente, invece non prova nulla.

Intanto perchè, per quel che posso capire, potrebbero esservi bond che, pur emessi non risultano tra il "circolante" in quanto, ad esempio emessi a garanzia di un prestito tra banche centrali.

Inoltre, anche se qui scendiamo sul complottismo, non sarebbe la prima volta che banche centrali, messe alle strette, emettono bond in duplice copia, gli uni ufficiali e con una debita copertura finanziaria, essendo stati messi "a bilancio" gli altri non "coperti", ceduti in forma riservata all'interno di rapporti tra banche centrali, contando sul fatto che, per la loro taglia e/o caratteristiche e/o rendimento tali bonds siano tenuti come investimento dallo sfortunato sottoscrittore, che così non si renderà conto di avere tra le mani solo "carta straccia", difficilmente onorabile in caso di richiesta di liquidazione, in tempi di crisi.

Insomma: un funzionario della Federal Reserve, tale Stephen Meyerhard vede una FOTO dei bonds e dice che sono falsi, mentre un funzionario della Guardia di Finanza che ha già avuto a che fare con casi simili ed in ogni caso è sicuramente più che competente, vede questi titoli in "carne ed ossa" ed è così poco convinto che si tratti di falsi da rilasciare i due presunti giapponesi?

Vedete bene che la cosa non torna.

Infatti il caso NON è affatto ufficialmente chiuso, qui in Italia, nonostante i sospironi di sollievo di molta stampa americana, terrorizzata per i contraccolpi sul dollaro di questa vicenda di cui si è parlato, parrebbe anche al g-8 finanziario tenutosi alcuni giorni fa.

Oviamente si rincorrono le notizie, con tanto di dichiarazioni di Pm, etc etc.

Resta il fatto che una nota UFFICIALE che attesti, nero su bianco, che i documenti sono falsi, ancora non c'è.

Ma c'e' di piu'.

valigetta
Asia News, un sito italo-asiatico di informazione collegato al PIME, Pontificio Isituto per le Missioni Estere, è stato il principale altro sito di informazione italico oltre a questo blog ad aver riportato per tempo la notizia ed a cercare ulteriori notizie e spunti di "indagine giornalistica."

Essendo un sito multilingue è ai suoi articoli che hanno fatto riferimento la maggior parte dei media internazionali e, di riflesso, anche nostrani.

Il sito è gestito da Padre Bernardo Cervellera che non è un oscuro missionario, ma l'ex Direttore di Agenzia Fides, la prestigiosissima agenzia di stampa del vaticano.

Una persona, quindi estremamente competente, sicuramente NOn avventata nei suoi articoli.

Bene.

In un recentissimo articolo, Padre Cervellera ricostruisce, in stretta analogia con quanto più volte scritto qui, i motivi per i quali i famosi bonds potrebbero essere autentici, ribadendo che, anche in caso siano falsi, deve necessariamente esservi un intrigo internazionale di grande dimensioni alla base della storia, come dimostrerebbe il mancato arresto degli spalloni.

Ma c'è di più.

Padre Cervellera dichiara che "Da fonti riservate, la cui attendibilità AsiaNews non può verificare, si afferma che uno dei due giapponesi fermati a Chiasso e poi rilasciati sarebbe Tuneo Yamauchi, cognato di Toshiro Muto, fino a poco fa vice-governatore della Banca del Giappone".

Non credo che debba dirvi come le fonti di cui può disporre l'agenzia di notizie del vaticano non debbano che essere buone.

Quindi, ricapitolo PARREBBE che il cognato del vicegovernatore della banca del Giappone, insieme ad un compare, stesse cercando di contrabbandare titoli, autentici o falsi che fossero, in Svizzera, con l'evidente scopo di usarli per accedere a qualcosa ad essi preferibile.

Capite bene che liberarsi di centinaia di miliardi di dollari di bonds americani di nascosto può avere, nel caso di persone evidentemente ben informate, una SOLA spiegazione.

Una necessità assoluta di recuperare almeno una parte del valore "di facciata" prima che sia troppo tardi.

Anche se fosse una "stangata" è evidente che può essere stata messa in atto solo da qualcuno con NOTEVOLE credibilità, vista le cifre in gioco e solo in un contesto in cui operazioni di questo genere stanno avvenendo in misura almeno comparabile.

Vediamo se sono più chiaro: quel che ci dice questa storia, al minimo, è che c'è una sotterranea quanto imponente fuga dal dollaro. Questo a sua volta può implicare una sola cosa.

Che, non ai livelli di noialtri poveri miseri bloggers ma a quello degli istituti centrali si sta scappando, il più velocemente e silenziosamente possibile da un chiaro rischio valutario legato al dollaro.

Questo significa, sostanzialmente che il meltdown, il default, l'iperinflazione, quel che volete, non è più una teoria ma una fatto previsto e ritenuto altamente probabile.

A questo punto, da complottardi, sarebbe da chiedersi perchè un giornalista stimato, una persona con una certa posizione e una importante carriera, possa mettere tutto a repentaglio diramando notizie così esplosive.

Credo che non dipenda dal caso,

Credo che, in qualche modo, il Vaticano o magari alcuni suoi autorevoli esponenti, come Padre Cervellara, abbiano deciso che la misura è colma e che non hanno voglia di coprire ulteriormente i torbidi giochi della finanza.

Forse si tratta di cercare di dividere, in tempo utile, i propri destini da quelli del grande capitalismo, storicamente non esattamente un nemico, basterà ricordare il caso del Banco Ambrosiano, millenni fa.

Forse la Chiesa comincia a ricordarsi, dopo tutto, quali sono gli interessi che dovrebbe cercare di difendere.

Forse, semplicemente, abbiamo a che fare con un giornalista che fa il suo mestiere ed il suo dovere e cerca di informare.

In ogni caso, manco a dirlo, in Italia, a distanza di 24 ore dallo scoop di Padre Cervellara, non se ne è ancora accorto nessuno, mentre, a livello mondiale, la faccenda sta esplodendo.

di Pietro Cambi - da crisis.blogosfere.it

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