giovedì 25 giugno 2009

Uno strano incidente in una strana storia di armi africana





Uno strano incidente
Il 16 giugno, alle due del mattino, un Antonov 12, aereo da carico che può trasportare circa 20 tonnellate di materiale, effettua uno scalo di emergenza per problemi tecnici all’aeroporto internazionale “Mallam Aminu Kano”, nel nord della Nigeria, scalo frequentemente utilizzato per il rifornimento di carburante di aerei provenienti dall’Europa e diretti verso l’Africa Centrale. Qualcosa non va nel verso giusto nelle relazioni tra l’equipaggio dell’aereo e le autorità aeroportuali, o forse i servizi di sicurezza nigeriani (SSS) vengono allertati da qualche informativa e procedono ad ispezionare il carico. Trovano a bordo 18 casse contenenti consistenti quantità’ di munizioni, in particolare da 60 e 80 millimetri per mortaio, insieme a fucili mitragliatori e lanciarazzi. Il carico e l’aereo vengono sequestrati e cominciano gli accertamenti. I media nigeriani riportano che le armi proverrebbero dall’Ucraina e sarebbero state destinate ai “ribelli” del “Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger”. Una fotografia mostra invece che l’Antonov 12 era a Zagabria, Croazia, il 14, il giorno prima di partire per Malabo, sull’isola di Bioko, ove – 250 km a Nordovest del territorio continentale - ha sede la capitale della Guinea Equatoriale.
L’aereo, con numero di registrazione UR-CAK (UR- sta per Ucraina) è proprietà della compagnia aerea “Meridian Aviation Enterprise of Special Purpose”, basata a Poltava, nel nordest dell’Ucraina. Il 18, il governo ucraino e Ukrspetsexport, la società che controlla le esportazioni di armi ucraine, smentiscono d’aver a che fare con quel carico (Izvestia e Kommersant). L’inchiesta passa nel frattempo ai servizi di intelligence militare nigeriani (MDI) e il Kommerrsant riporta che l’MDI avrebbe stabilito origine delle armi (il ministero della Difesa croato) e destinazione (il ministero della Difesa della Guinea Equatoriale). Le armi sarebbero state effettivamente caricate a Zagabria e una compagnia di Nicosia (Cipro), la Infora Limited, avrebbe organizzato l’affare. Secondo il direttore di Infora, Velimin Chavdarov, e il direttore della Meridian, Nikolay Minyajlo, tutti i documenti sarebbero in ordine e il sequestro dell’aereo non si giustificherebbe. Tutto regolare dunque? Dipende dal tipo di regolarità di cui si parla, a cominciare da destinatario e fornitore.

Il destinatario
Repubblica presidenziale multipartitica in teoria, la Guinea Equatoriale è di fatto una delle più corrotte dittature “petrolifere” africane, sotto l’egida del presidente Objang (al potere dal 1979), della sua coorte di cleptocrati, e delle compagnie petrolifere estere che lo sostengono in cambio di lucrose concessioni per i copiosi giacimenti offshore. Concessioni petrolifere (le controlla uno dei figli di Objang con la GEPetrol), e altri contratti energetici sono stati, tra altre, assegnati alle compagnie statunitensi Exxon Mobil, Amerada Hess, Marathon Oil, ChevronTexaco, Devon Energy, CMS Energy, Modec International, Mustang Engineering, Noble Energy, Vanco Energy, e DNO (Norvegia), NNOC (Nigeria), Petrobras (Brasile), Shell Oil (Olanda), Tullow Oil e Lornho Africa (Regno Unito). Cospicui investimenti ed accordi di sfruttamento delle risorse hanno anche la Cina (2 miliardi di dollari negli ultimi tre anni), la russa Gazprom (per lo sviluppo delle risorse di gas naturale), le giapponesi Mitsui e Marubeni, la portoghese Galp Energia, la spagnola Union Fenoso e la tedesca E.ON. Ruhrgas. Recentemente, la spagnola Repsol ha sostituito ExxonMobil nello sfruttamento del maggiore campo petrolifero offshore.
Il paese ha un esercito di 2.500 soldati e una Gendarmeria con 300 effettivi, ma le importazioni di armi e materiale militare sono state negli ultimi anni (2004-2008) relativamente considerevoli: dall’Ucraina aerei militari per svariate decine di milioni di dollari; dalla Repubblica Ceca blindati e munizioni per quasi 3 milioni; dalla Serbia munizioni per più di un milione; la Bulgaria munizionamento pesante per mezzo milione; dalla Francia quasi un milione per aerei e componenti (2005), nonchè 240.000 dollari per munizioni nel 2004; dal Regno Unito quasi due milioni per blindati e parti (2004). Aerei leggeri per circa 56 milioni di dollari sono stati importati dalla Francia e per 7 milioni dagli Stati Uniti (2007 e 2008); elicotteri leggeri da Italia, Stati Uniti e Sudafrica (2007). Dalla Repubblica Ceca sarebbero venuti anche, nel 2007, 2,3 milioni di dollari di fucili e pistole “ad aria”, e sulla cui classificazione si può nutrire qualche dubbio.
La Guinea Equatoriale ospita inoltre da anni un Registro aereo di “convenienza”, dove sono iscritti aerei e compagnie che non amano supervisioni e controlli.
Il fornitore
Se le informazioni sono, come sembra, corrette, la Croazia avrebbe dunque autorizzato l’esportazione di 10/15 tonnellate di armamenti verso una delle peggiori dittature di fatto, se non di nome, del continente africano. E non è detto che quelle tonnellate siano state le sole, poichè non vi sono ancora dati sulle esportazioni di armi per il 2009. La Croazia dovrebbe diventare membro dell’Unione Europea a tutti gli effetti dal 2010. Come inizio del suo ultimo anno da candidata non c’è male, anche se dalla Croazia non è certo la prima volta che partono armi per operazioni “coperte” dei paesi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti (dal porto meridionale di Ploce, per esempio).

Il mediatore e Cipro
La società Infora Ltd è un broker che tratta molte cose diverse, tra cui materiale militare. Con una particolarità: il suo indirizzo principale è a Cirpo: “Stasinou 1, Mitsi Building 1, 1st floor, Flat/Office 4, Plateia Eleftheria, P.O. Box 21294, P.C. 1505”. Lo stesso Flat/Office 4 è dato come indirizzo di numerose altre società, ma è in realtà lo studio di un avvocato che, come tanti a Cipro, si prestano a funzionare come domicilio di imprese che si registrano nell’isola ma in essa hanno solo una casella postale che permette loro di comparire come società cipriote. La Infora ha anche una rappresentanza in Ucraina (24 Turovskaya St., Building 4, P.O. Box 112, 04080 Kyiv).
Cipro, membro dell’Unione Europea dal 2004 e in teoria sottoposto al codice dell’Unione sulle esportazioni di armi, funziona regolarmente come base di società di brokeraggio di armamenti e come porta girevole per armi in provenienza da altri Paesi (30/50 milioni di dollari annui, 26 milioni solo dall’Italia tra il 2005 e il 2008), “esportati” a Cipro per poi essere rediretti verso destinazioni meno presentabili (senza significativa produzione interna, esporta però 10/20 milioni di dollari di armi all’anno).

L’aereo e il trasportatore
L’aereo – numero di fabbrica 6343707, entrato in servizio con l’aviazione militare ucraina nel 1996 – passa alla ucraina Meridian nel giugno del 2007 (che ne cambia la registrazione da ER-ACI, Moldova, a UR-CAK, Ucraina), dopo essere stato sotto vari operatori (l’ ucraina ICAR, le moldove Jet Line International, Aero-Nord Group e Aerocom, quest’ultima coinvolta in traffici d’armi per la Sierra Leone e, nel 2004, in spedizioni statunitensi “coperte” di armi dall’aeroporto bosniaco di Tuzla). Molto attivo in particolari aeroporti europei (Ostenda, Maastricht, Budapest, Varsavia, Glasgow-Prestwick, Luga-Malta) e in Afghnaistan, il 28 maggio di quest’anno è a Larnaca, Cipro, e Francoforte, prima di volare a Zagabria.
La Meridian è stata formata nel 1999, come Poltava Universal Avia e ribattezzata Meridian nel 2007, ha una flotta cargo composta da 5 AN-12 e 2 AN-26. Secondo la radio ucraina NRCU, la compagnia sarebbe stata messa in vendita alla fine di gennaio 2009 dal proprietario, il Fondo Ucraino delle Proprietà Statali, e avrebbe dovuto essere ceduta nel Maggio.

Guinea Equatoriale: repressione e petrolio
La Guinea Equatoriale “siede” su una ricchezza di circa 1,1 miliardi di barili di petrolio in riserve provate offshore (Golfo di Guinea), produce in media circa 320 mila barili di petrolio al giorno (il 95% esportati), è settimo produttore africano e terzo dell’Africa Subsahariana (Novembre 2008), nonchè tra i cinque maggiori esportatori africani di gas naturale liquefatto. Ha inoltre cospicue riserve di titanio, ferro, manganese, uranio e oro.
Il prodotto nazionale lordo (cresciuto in parallelo con le scoperte dei giacimenti negli anni ’90) era nel 2008 pari 18,5 miliardi di dollari, per teorici 14.940 dollari pro capite, quasi livelli europei su una poplazione che l’IMF stima a 1,3 milioni nel 2009. Eppure, la maggioranza della popolazione ha redditi di 300/400 dollari l’anno, il 73% di essa non ha accesso a fonti di elettricità (stima 2008) e il 57% ad acqua potabile sana.
Il gen. Teodoro Objang è al potere dal 1979, dopo aver rovescaito il regime genocidiario dello zio, primo presidente dell’indipendenza dalla Spagna (1968), Francisco Nguema, sotto cui perderanno la vita 80,000 persone ed altre 100,000 sarano costrette a fuggire nei paesi vicini. Sotto Objang e i suoi figli Teodoro Manue e Gabriel, il paese conosce una rapina sistematica delle sue risorse. Gli introiti petroliferi finiscono quasi tutti nei conti personali di Objang e della sua “famiglia” allargata. Le compagnie petrolifere - come accertato per quelle statunitensi dal Congresso usa in varie inchieste dal 2004 in avanti – hanno negli anni pagato milioni di dollari alla “famiglia” per case e spese di “studio” all’estero, affitti per proprietà legate ad Objang, donazioni di varia natura a ministri e familiari del presidente. Divenuto un “prezioso” alleato degli USA durante la presidenza Bush (Condoleeza Rice riceve Objang con tutti gli onori nel 2006), il paese gode anche di solidi appoggi in vari Paesi europei e in Cina.
La repressione dell’opposizione è totale, torture e condizioni di vita impossibili sono routine nelle carceri, (rapporto ONU del Novembre 2008). Nelle “elezioni” parlamentari del 4 maggio 2008 i seggi del partito di Objang hanno raggiunto quota 99 sui 100. il governo del paese, dal marzo 2009, può però contare su ben 71 membri: un premier con 3 vice primi ministri, 24 ministri, 20 viceministri, 22 segretari di Stato, e un ministro con speciale delega alle Finanze.
I rappresentanti dell’opposizione, tra cui Severo Moto, vivono prevalentemente in Spagna, da dove sarebbe partito nel 2004 un piano di colpo di Stato contro Objang, fallito, che ha coinvolto tra altri il noto mercenario inglese Simon Mann (cittadino sudafricano, fondatore di Executives Outcomes e Sandline International, compagnie di mercenari un tempo operative in Sierra Leone e Angola), il miliardario britannico-libanese Ely Calil, il trafficante di armi sudafricano Nick de Toit e Mark Tatcher, figlio dell’ex premier inglese Margaret (Simon Mann, inizialmente incarcerato in Zimbabwe, mentre si stava procurando armi con il suo gruppo d’assalto, è stato estradato in Guinea Equatoriale e condannato nel luglio 2008 a 34 anni insieme ad altri complici, tra cui il De Toit, pure condannato a 34 anni).
di Sergio Finardi, Peter Danssaert, Pavlos Nerantzis

Usa - Iran e la roulette russa


Barack Obama vuole passare alla storia come il leader americano della mano tesa alla galassia islamica. Ora sappiamo che la mano da stringere, sul decisivo fronte iraniano, sarà quella di Mahmud Ahmadinejad.Salvo che la crisi conseguente alla vittoria più o meno rubata dello "spazzino del popolo" porti, come oggi non pare, al collasso del regime.

Sapremo dunque presto di che pasta è fatto Obama: un Jimmy Carter al quadrato, ingenuotto e figlio dei fiori, come pensano molti dirigenti israeliani? Oppure un realista alla Kissinger, che non si perde in fumisterie e bada all´interesse nazionale, pur con un debole per la magniloquenza?

Perché se la Guida Suprema ha blindato il risultato elettorale, imponendo il trionfo di Ahmadinejad al primo turno, lo ha fatto perché conscio che il 12 giugno non si eleggeva solo il presidente dell´Iran, ma l´uomo che dovrà trattare con Obama. Khamenei voleva che a questo scopo fosse deputato il leader da lui inventato, piuttosto che l´odiato Mussavi, o chiunque altro dietro cui si stagliasse l´ombra dell´ancora più detestato Rafsanjani. Naturalmente riservando a se stesso l´ultima parola.

In gioco, nella partita con l´America, non è solo la bomba atomica, la stabilità dell´Iraq e dell´Afghanistan, la rilegittimazione dell´Iran come potenza regionale. Molto più, in questione è la sopravvivenza del regime. Khamenei non si fida delle garanzie di Obama. Pensa che l´America non si darà pace finché non avrà abbattuto la Repubblica Islamica. Lo scopo ultimo della trattativa con Washington che quasi tutti i leader iraniani vogliono – con toni e in modi diversi – è la piena accettazione dell´Iran come grande potenza islamica nella regione e nel mondo. Dunque, se Teheran apre il tavolo del negoziato vero, a 360 gradi, la parola d´ordine è: vietato fallire.

Lo stesso vale per Obama. Per questo evita di impelagarsi nella partita iraniana, contando che la protesta si sgonfi abbastanza in fretta. Non è uomo da "rivoluzioni colorate". Crede che il cambiamento sia necessario e possibile, ma non attraverso interventi militari o complotti dell´intelligence – in Iran nessuno ha dimenticato la defenestrazione di Mossadeq per mano della Cia, più di mezzo secolo fa. è il dialogo che mina i regimi. Non lo scontro frontale che spesso li cementa.

E' chiaro che per Obama trattare con Ahmadinejad significa rischiare l´osso del collo. Moussavi, che nella sostanza non è così diverso dal suo eversore, ci avrebbe almeno messo una faccia nuova, non sporcata dalle contumelie antisemite del presidente attuale.Ma alla Casa Bianca prevale l´idea che non vi sia alternativa al dialogo con l´Iran se si vuole disincagliare la corazzata americana, finita nelle secche mediorientali negli otto anni di Bush.

D´altronde, gli interessi americani e iraniani sono compatibili in Iraq e quasi identici in Afghanistan. Il vero scoglio sembra il nucleare, anche per la sua potenza evocativa. Obama non può permettersi che alla fine del negoziato l´Iran esibisca la bomba atomica.

Ma Khamenei e associati vogliono davvero l´arma definitiva? E vogliono usarla contro Israele? Si può dubitarne. A meno di non attribuire una vocazione suicida al regime. Il che è certamente lecito, visto che la politica non sempre obbedisce alla ragione, o a ciò che noi qualifichiamo tale. Ma se è vero che pasdaran, basiji, autorità religiose e altre corporazioni consociate sono vocate al primum vivere, l´Iran si fermerà a un passo dalla Bomba. Si accontenterà di poter allestire in pochi mesi un arsenale atomico, in caso di emergenza, piuttosto che sventolarlo sotto il naso di arabi e israeliani. I primi non impiegherebbero molto per dotarsi di un deterrente analogo. Gli altri, che l´hanno ma non lo ammettono, dovrebbero scegliere fra attacco preventivo (secondo il capo del Mossad ci sono cinque anni di tempo) e deterrenza stile guerra fredda. Israele ha già oggi in canna il secondo colpo distruttivo, disponendo di testate atomiche montate su sottomarini (di fabbricazione tedesca – nemesi storica), che scamperebbero quindi a un attacco nucleare contro il suo territorio.

Obama non può dirlo, e forse non lo dirà mai, ma sembra aver accettato la "soluzione giapponese". Pare rassegnato a che l´Iran si doti di tutto ciò che serve per costruire l´arma atomica, ma non di essa. Una distinzione sottile. Forse capziosa, se non ipocrita. Perché nucleare civile e bomba atomica non sono poli opposti, ma tappe lungo l´identico percorso.

Alla fine la decisione iraniana e americana sarà politica, non tecnica. Purché prima non ci pensi Israele, sempre più preoccupato dall´inclinazione di Obama al dialogo con il suo nemico esistenziale, a sparigliare i giochi attaccando l´Iran. La pistola forse non sarà mai usata, ma resta sul tavolo. In bella vista..

di Lucio Caracciolo

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