lunedì 8 giugno 2009

Argentina, minacce a Air France a Buenos Aires giorni prima del disastro aereo in Brasile


Secondo le notizie diffuse dal quotidiano brasiliano "La Folha di Sao Paulo" quattro giorni prima della sciagura aerea che ha colpito il volo Air France in viaggio da Rio de Janeiro a Parigi, una telefonata anonima arrivata all'ufficio della compagnia francese a Buenos Aires, avrebbe avvertito della presenza di una bomba sul volo che la sera del 27 maggio sarebbe volato da Buenos Aires a Parigi. L'allarme è scatto con puntualità tanto che le squadre anti bomba perquisirono il velivolo da cima a fondo senza però trovare alcun ordigno.
La polizia argentina conferma la notizia della telefonata diffusa dalla Bbc. Secondo le autorità argentine, però, è da escludere che la telefonata in questione abbia a che fare con la tragedia consumata nei giorni scorsi al largo delle coste brasiliane.
Pur non escludendo nessuna pista gli inquirenti brasiliani e francesi non sarebbero intenzionati a seguire le orme di un eventuale attentato.

Miopia Gelmini: senza codice fiscale? Niente esame di Maturità!


Per sostenere gli esami di maturità occorre essere in possesso del codice fiscale. E' la novità introdotta quest'anno dal ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, per la rilevazione dei risultati "in itinere e finali". Il tutto è contenuto in una nota ministeriale dello scorso 22 maggio, a firma del capo del dipartimento Programmazione, Giovanni Biondi, dal contenuto apparentemente innocuo ma che in parecchi definiscono "discriminatorio". Vediamo perché.

"A decorrere dal corrente anno scolastico 2008/2009 - recita la nota dell'8 maggio - viene attivata una nuova modalità di rilevazione sugli esiti degli Esami di Stato per gli alunni delle scuole secondarie di secondo grado statali (...) La nuova rilevazione è intesa a fornire un quadro di maggior dettaglio sui risultati conseguiti dagli studenti (...) Occorre sottolineare che la rilevazione si fonda sull'anagrafe nazionale degli studenti", dove gli studenti sono registrati appunto attraverso il codice fiscale. "I codici fiscali degli alunni, comunicati dalle scuole, saranno validati da parte dell'Agenzia delle Entrate", continua la nota ministeriale. Ed è a questo punto che scoppia il caso politico.

"E' una scelta interessante, ma non prioritaria", dichiara Mariangela Bastico, responsabile scuola per il Pd. "Nel Paese manca una completa ed efficiente anagrafe degli studenti, che dovrebbe essere finalizzata a seguirne il passaggio dalla media alla scuola superiore, per acquisire le informazioni necessarie per ridurre la dispersione e l'abbandono scolastico. Tuttavia questa pratica alimenta la preoccupazione di discriminazione degli studenti stranieri appartenenti a famiglie non regolari". Già, perché gli studenti irregolari non possono avere il codice fiscale.

Ma il governo respinge le accuse. "Quanto afferma la sinistra è falso - risponde il ministro Gelmini - si tratta di una normativa presente anche in passato e non c'è nessuna discriminazione o volontà di censire studenti che non siano immigrati regolari. È l'ennesima montatura della sinistra. La scuola in realtà si sta impegnando molto sul fronte dell'integrazione".

E l'Uffico stampa aggiunge: "La raccolta del codice fiscale degli studenti è funzionale all'Anagrafe degli studenti. Nel caso in cui uno studente ne fosse sprovvisto, non ne subirebbe alcuna conseguenza. Per cui non c'è nessun motivo per cui la ragazza di Napoli non possa affrontare l'esame di maturità".

Ma come la interpreteranno le scuole? Esempi come quelli di Napoli o Padova, a prescindere dalla volontà delle scuole stesse, indicano che il problema c'è.
di SALVO INTRAVAIA

Il Cavaliere deluso


Silvio Berlusconi avrebbe voluto una "vittoria tombale". "Ma la gente", ha cercato di spiegare ai fedelissimi ieri notte, "è comunque con me".

Il Cavaliere, al telefono con i "big" del Pdl, nella notte non nasconde la delusione. Si aspettava "una vittoria assoluta" e invece deve fare i conti con percentuali che addirittura mettono a rischio il precedente di un anno fa. Quello delle politiche. Con il passare delle ore, poi, la "delusione" si trasforma in rabbia. Le proiezioni peggiori, in realtà, sono qualcosa di più di un campanello d'allarme. Il capo del governo è infuriato.

E ai "fedelissimi" non lo nasconde. Anche perché le dichiarazioni di alcuni colonnelli di An lo hanno a dir poco disturbato. Parole che costituiscono la premessa di un probabile regolamento dei conti dentro la maggioranza.

"Se manteniamo il 36-37% - è la difesa del Cavaliere - nessuno può dire che siamo sconfitti. Il Pd sta crollando di sei punti...". Il presidente del consiglio punta l'indice contro le vicende dell'ultimo mese. Sul conflitto coniugale con Veronica Lario, sulla festa di Casoria con Noemi Letizia e sul "complotto" che avrebbe coinvolto anche soggetti stranieri, come i giornali europei e soprattutto il tycoon australiano Rupert Murdoch. "Elementi che hanno pesato - si lamenta il premier con i suoi - soprattutto nel favorire l'astensionismo dei nostri elettori. Avete visto cosa è successo nelle regioni meridionali?". A suo giudizio, però, "la manovra non riuscirà scalzarmi". Adesso, dunque, più che chiudere lo "scontro" sulle foto di Villa Certosa, si ritrova a fare i conti con le dinamiche interne. Con la Lega recalcitrante e i colonnelli di Alleanza nazionale pronti a sottolineare la sconfitta.

Eppure, ieri pomeriggio quando è andato a votare, il Cavaliere aveva in tasca le ultime previsioni di Alessandra Ghisleri, la sua sondaggista di fiducia. "I dati sono buonissimi - aveva rassicurato -, non c'è bisogno di agitarsi né di essere impazienti". Nessuno, però, aveva previsto l'astensionismo di centrodestra. Dati che il Cavaliere ha letto nella sua Villa di Arcore. "Il nostro obiettivo - provava a ripetere per l'intera giornata - è attestarci intorno al 40 per cento".

I numeri che gli recapitava la Ghisleri con il passare del tempo cancellavano quella prospettiva. A quel punto Berlusconi ha cambiato registro. Nei contatti con il suo staff riunito a Roma nella de del Pdl, ha iniziato a cambiare registro. "Qualcuno pensava di mettermi in difficoltà con la storia di Noemi - ha messo le mani avanti - , poi ci hanno provato i giornali stranieri. Qualche potere forte è tornato a remare contro. Ma non riusciranno a scalzarmi". E sebbene in campagna elettorale avesse previsto per il Pdl un dato vicino al 45%, adesso preferisce rimarcare la "tenuta" e il differenziale con il Pd. "Con tutto quello che è successo, con la crisi economica, il terremoto in Abruzzo e la manovra dei giornali di sinistra, forse non potevamo aspettarci di più". L'inquilino di Palazzo Chigi, quindi, inizia ad alzare la diga per proteggere l'esecutivo dalle critiche interne: "Dal dopoguerra nessun partito è mai stato tanto forte. Solo la Dc di De Gasperi ha raggiunto questi livelli".

Eppure, la delusione ha investito anche i maggiorenti del Popolo delle libertà. Un anno fa avevano preso il 37,4%. Il voto europeo rischia di aprire un vertenza all'interno del centrodestra. E già, perché l'avanzata della Lega è già finita sotto la lente di ingrandimento dei "tecnici" berlusconiani. La lotta per l'egemonia del nord, per la guida del Veneto e della Lombardia, rischia di provocare un attrito tra il Cavaliere e Umberto Bossi. Gli uomini di Gianfranco Fini, a cominciare da Ignazio La Russa, hanno iniziato a marcare gli errore del premier. L'annuncio della presidenza lumbard per il Veneto, l'annuncio della cessione del milanista Kakà e poi l'insufficiente investimento economico nella campagna elettorale. In più Berlusconi ora teme che anche il Carroccio alzi la voce. "Dovremo controllare i leghisti - ha infatti avvertito - dovremo impedire colpi di testa. Dobbiamo stare molto attenti". Non è un caso che negli ultimi ragionamenti del premier, sia tornato ad affacciarsi l'ipotesi di un riavvicinamento con l'Udc di Casini.

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