venerdì 5 giugno 2009

La guerra dei sikh, Neeta accende la miccia



L'assassinio di un guru sikh a Vienna - dove era arrivato dall'Italia - rischia di innescare una guerra tra sikh non solo in India, ma anche in Europa e nel nostro paese. I gruppi terroristici sikh e la lotta per creare il Khalistan, un nuovo stato nell'India settentrionale.E’ stato seppellito a Jalandhar, con eccezionali misure di sicurezza e migliaia di poliziotti confusi tra i fedeli, Sant Ramanandas Dass, il guru sikh ucciso a Vienna lo scorso 24 maggio mentre parlava ai suoi seguaci in un tempio. La morte del guru e le gravi ferite riportate dal suo assistente avevano provocato in India, nella regione del Punjab, violenti scontri tra opposte fazioni di sikh: scontri tanto violenti da costringere il governo a imporre il coprifuoco per due giorni. Il bilancio delle violenze era stato di ‘appena’ tre morti e un paio di treni dati alla fiamme, troppo poco per tenere le pagine dei giornali e non essere liquidato come l’ennesimo caso, più o meno folkloristico, di scontro per cause religiose. 

Sembra però che dietro tutta questa storia ci sia molto di più. L’uccisione del capo religioso è stata difatti rivendicata, con una lettera inviata all’emittente londinese radio Akash e a un paio di altre emittenti sikh in India, da un signore, anche lui di religione sikh, che si chiama Ranjit Singh Neeta. Nome sconosciuto ai più, ma notissimo al governo, ai servizi segreti e alla polizia indiana. Neeta, uno dei venti ‘most wanted’ criminali ricercati dalla polizia indiana, è difatti a capo di un gruppo che si chiama Khalistan Zindabad Force (Kzf) e che è da anni sulla lista dei gruppi terroristici degli Stati Uniti. Il Kzf, essenzialmente formato da sikh provenienti dalla regione indiana di Jammu e responsabile di una serie di gravi attentati compiuti in India negli ultimi anni, si propone la formazione di un Khalistan (uno stato sikh) sovrano. Secondo la polizia indiana, negli ultimi anni il terrorismo di matrice sikh, che sembrava da anni scomparso dalla scena, si sta riorganizzando per mano dell’Inter-Service Intelligence pakistana che ospiterebbe a Lahore il suddetto Neeta, e avrebbe stretto legami con le organizzazioni islamiche combattenti in Kashmir (e con sede ufficiale a Lahore) come la Lashkar-i-Toiba e la Jaish-i-Mohammed. In Pakistan si troverebbe anche Wadhawa Singh Babbar, a capo di un’altro gruppo, la Babbar Khalsa, con caratteristiche simili e una lunga lista di attentati e omicidi nel suo curriculum. Gruppo iscritto nel 2005 dall’Unione Europea sulla lista dei gruppi terroristici, con ordine agli stati membri di congelare tutti i conto correnti bancari dell’organizzazione.

La Babbar Khalsa ha, difatti, numerosi seguaci sparsi in tutta Europa e, secondo fonti vicine al governo indiano, anche in Italia. Dove approfitta delle annuali celebrazioni in occasione del Capodanno sikh per reclutare nuovi adepti e tenere comizi. In Italia, secondo stime approssimative dell’ambasciata indiana, si troverebbero circa 150.000 appartenti alla comunità sikh, di cui circa 70.000 clandestini. E numerosi templi, di cui dodici dedicati a guru Ravi Dass, la fazione a cui apparteneva il religioso assassinato. Che, prima di andare a Vienna, aveva fatto tappa in Italia.

di Francesca Marino

Le foto di El Pais di Villa Certosa



Lo spagnolo El País è il primo giornale europeo che pubblica le foto scattate in Sardegna, nella villa del premier Silvio Berlusconi, per le quali il Cavaliere ha chiesto e ottenuto il sequestro. Sono cinque scatti (con i volti di alcuni protagonisti resi irriconoscibili dai "pixel"), con un ampio richiamo in prima pagina accompagnato da un commento. E il titolo del giornale spagnolo è piuttosto esplicito: "Ecco le fotografie che Berlusconi non vuole che siano viste dagli italiani. Le immagini delle feste del Cavaliere". Il servizio fotografico dice El País è stato ottenuto dal fotoreporter sardo Antonello Zappadu che - ricorda il giornale spagnolo - è finito nel mirino per aver tentato di vendere gli scatti al settimanale Panorama per 1,5 milioni di euro. 

Nella fotografia di prima pagina del giornale Silvio Berlusconi è ritratto all'esterno di un patio, con al suo fianco una persona non riconoscibile. Alle sue spalle, all'interno del patio, tre ragazze, una delle quali indossa una vistosa minigonna. In un'altra immagine Berlusconi passeggia ai bordi di una piscina accompagnato da un'altra ragazza in pantaloni e t-shirt. Anche questa ragazza non è riconoscibile dal momento che il volto è "oscurato" dai pixel. In un altro scatto l'atmosfera si fa più calda. Il premier non è presente, ma due ragazze in topless prendono il sole in piscina. Un nuovo scatto infine riprende un'altra ospite, in pantaloni, stivali e cappotto rosso guardata a vista da un addetto alla sicurezza che sopra il giubbotto mimetico porta a tracolla quello che sembra essere un fucile mitragliatore. 

La cronaca del giornale spagnolo è accompagnata da un commento nel quale il quotidiano di Madrid rileva come la stampa italiana abbia denunciato l'anomalia di un primo ministro che utilizza voli di Stato per portare i suoi ospiti nella residenza sarda. "Con questa vicenda Berlusconi - scrive El País - è nudo; non come cittadino ma come politico. Se fino a oggi le sue uscite erano state prese come uno scherzo, oggi esistono nuove e poderose ragioni per avvertire che il primo ministro italiano sta mettendo in gioco il futuro dell'Italia come stato di diritto". 

Sempre nel commento de El País si legge: "Ci sono nuove e forti ragioni per sostenere che ciò che il primo ministro italiano sta mettendo in gioco oggi è il futuro dell'Italia come stato di diritto". Il giornale precisa che "è un motivo di preoccupazione non solo per gli italiani ma anche per gli europei". La pubblicazione delle foto di Villa Certosa, poste sotto sequestro dalla magistratura che indaga su una possibile violazione della privacy, punta a "dimostrare che il premier sta cercando di convertire lo spazio della politica democratica in un mero prolungamento delle sue relazioni di amicizia e dei suoi divertimenti". 


La Droga si combatte con l'Azzardo Morale

Figura 1: Quantità di crack puro scambiata per 20 dollari a Washington DC, 1989-1991.
Tabella 1: Purezza delle transazioni di valore inferiore ai 100 dollari (in dollari 1983).

Alla lotta al commercio di droga si dedicano molte risorse. Senza grandi risultati. Forse perché si parte da una concezione errata di quel mercato. La teoria economica suggerisce di far leva proprio sull'azzardo morale che lo mette a repentaglio, inducendo i venditori a diluire le sostanze. Lo si può fare attraverso una politica di riduzione di pena per chi vende dosi molto diluite. Si avrebbero effetti paragonabili a un aumento del prezzo della droga all'ingrosso. E diminuirebbe anche la popolazione carceraria. A costi quasi zero.Il commercio di droga causa tremendi malesseri sociali, fra cui un’economia sommersa che genera assuefazione, crimine e violenza. In comunità marginali, l’economia della droga riduce gli incentivi a dedicarsi a occupazioni lecite e, di converso, aumenta il tasso di incarcerazione. Si dedicano enormi risorse per contrastare il commercio di droga. Negli Stati Uniti, questa politica va sotto il nome di “war on drugs” con l’enfasi su pene più severe e maggiore lavoro di polizia. Ma la guerra non procede bene. Se da un lato vi è poca evidenza che la disponibilità di sostanze sia diminuita in seguito agli sforzi di interdizione, dall’altro, la popolazione condannata per reati di droga è aumentata moltissimo. (1)

TESI A FAVORE DELLA LIBERALIZZAZIONE

Di fronte a questo doppio fallimento, alcuni osservatori, fra cui il settimanale The Economist, si sono dichiarati a favore della legalizzazione. Becker Murphy e Grossman, per esempio, sostengono che l’obiettivo dell’azione di polizia e delle pene severe è di aumentare il costo di produrre o distribuire la droga e dunque, indirettamente, il prezzo al consumo. (2) Ma queste politiche sono costose da attuare e lo sforzo di evadere il controllo rappresenta pur esso un costo sociale. Invece, si potrebbero imporre delle tasse, che avrebbero un basso costo amministrativo. Quindi, il consumo di droga dovrebbe essere regolato per mezzo di tasse anziché attraverso l’interdizione. Naturalmente, questo argomento funziona solo finché si riesce a tassare i commercianti di droga “legalizzati” senza indurli a lavorare “in nero”. Realisticamente, anche in un mondo in cui le droghe fossero legalizzate vi sarebbero venditori di droga “illegali,” cioè evasori delle tasse, e ciò limita l’efficacia delle tasse come strumento di regolamentazione del mercato. (3)

Arnold Schwarzenegger, governatore della California, ha recentemente scatenato un dibattito sulla legalizzazione della marijuana, per quanto come rimedio estremo alla crisi di bilancio della California. La posizione dell’attuale amministrazione americana non è ancora definita chiaramente. Da una parte, il presidente Obama promette al governo del Messico una “piena partnership” nella guerra contro i cartelli degli stupefacenti. (4) D’altra parte, il curriculum dell’attuale “Zar antidroga” suggerisce un’enfasi sulla decriminalizzazione. (5)

L'AZZARDO MORALE SUL MERCATO

In un recente studio, argomentiamo che non vi è necessariamente una dicotomia fra “war on drugs” e decriminalizzazione. (6) Uno schema di pene, se disegnato in modo corretto , può interferire con il funzionamento del mercato della droga. Per capire come ciò sia possibile è necessario prima rivedere la nostra concezione di quel mercato. Oggi, è concettualizzato come un mercato centralizzato in cui le familiari curve di domanda e offerta si intersecano, formando così il prezzo di mercato. Ma questa concettualizzazione ignora alcune forze importanti che lo caratterizzano. La prima, e più importante, è che le transazioni di droga al dettaglio sono soggette a un serio “azzardo morale”. Esso si manifesta nella possibilità per il venditore di diluire (“tagliare”) il prodotto senza che il consumatore se ne accorga prima di averlo consumato. La tabella che segue è basata su dati ottenuti dalla Dea americana attraverso acquisti clandestini e conferma che il mercato è inficiato dalla presenza di “azzardo morale”. La tabella documenta l’incidenza di una forma estrema di azzardo morale, che chiameremo “la fregatura.” Una frazione significativa delle piccole transazioni appaiono essere fregature. E ciò che più conta, il prezzo pagato per queste “fregature” non è sensibilmente inferiore a quello pagato per la transazione media, il che suggerisce che i compratori non possono osservare la diluizione.La prassi di vendere la droga in bustine stampigliate è ulteriore evidenza di un problema di mantenimento dellaqualità nel mercato. I marchi stampigliati possono essere marchi di qualità (“America’s Choice”, “Dynamite”), marche di lusso (“Dom Perignon”, “Gucci”), e perfino nomi di grandi aziende (“AT&T,”“Exxon”). L’obbiettivo dei marchi è di certificare la qualità distinguendo il prodotto. Tuttavia, poiché gli stampigli possono facilmente essere imitati da produttori “disonesti,” il loro potere certificatorio è limitato e molto transitorio, talvolta solo di un paio di giorni. (7)

Se questo opportunismo è possibile, perché non è ancora più frequente? E, invero, come mai la presenza di azzardo morale non fa collassare il mercato? La risposta sta nella presenza di interazioni ripetute fra venditori e compratori. Un venditore che non voglia perdere un cliente non gli darà una fregatura. Perciò, la relazione di lungo periodo è la seconda caratteristica importante del mercato della droga.
Il terzo fattore fondamentale è la considerevole eterogeneità nel rapporto prezzo/qualità. Per esempio, la figura 1 mostra la distribuzione delle quantità di crack puro scambiata con 20 dollari a Washington Dc negli anni 1989-1991. La distribuzione evidenzia una grande dispersione nella qualità ottenuta per un unico ammontare, i 20 dollari. E la dispersione costituisce ulteriore evidenza contro l’idea del mercato della droga come un mercato centralizzato. Perché in un mercato centralizzato deve valere la “legge di un solo prezzo”, cioè il principio che due oggetti identici abbiano lo stesso esatto prezzo, e quindi, viceversa, a un unico prezzo non possono corrispondere due oggetti diversi.DOSE TAGLIATA, PENA MINORE

Nella nostra prospettiva, invece, l’azzardo morale è in primo piano e mette a rischio il funzionamento del mercato. Proponiamo dunque un modello che è troppo tecnico per discuterne qui, ma basti sapere che fa predizioni in linea con l’evidenza presentata fin qui, particolarmente la forma della distribuzione nella figura 1.
Questa nuova prospettiva sul mercato della droga ci induce a riconsiderare l’efficacia di alcuni interventi di policy. Per esempio, la nostra analisi suggerisce canali non convenzionali per interferire con il funzionamento del mercato. Se è vero che il mercato è a rischio a causa dell’azzardo morale, la teoria economica suggerisce la possibilità di far leva proprio su di esso, cioè di indurre i venditori a diluire maggiormente la droga. Si può raggiungere questo obiettivo attraverso una politica di riduzione delle sentenze per chi sia stato preso mentre “fregava” i clienti vendendo droga molto diluita. (8) Dimostriamo che una tale politica avrebbe un effetto paragonabile ad aumentare il prezzo della droga all’ingrosso, che è uno degli obiettivi della “war on drugs” e, come tale, è perseguito a costi altissimi, mentre il nostro suggerimento è realizzabile a costo quasi zero. Invero, la strategia che abbiamo suggerito ha perfino l’effetto positivo di diminuire la popolazione carceraria, un altro obiettivo molto importante che la attuale strategia della “war on drugs” certamente non può raggiungere. 
L’ideologia e il dibattito politico, naturalmente, giocano un ruolo fondamentale nel dibattito sulla strategia per contrastare il consumo di droga. Sebbene la strategia di ridurre le pene per i “grandi diluitori” assomigli un po’ a una legalizzazione parziale, dovrebbe risultare accettabile anche a chi è contro la legalizzazione, proprio perché il suo effetto sarebbe quello di interferire con il commercio di droga. Quindi, non vi è necessariamente una dicotomia fra “war on drugs” e legalizzazione. Una parziale “decriminalizzazione” con le caratteristiche descritte sopra potrebbe raggiungere gli obiettivi dichiarati della “war on drugs”.
Vi sono, naturalmente, delle potenziali incognite nella strategia che abbiamo descritto, fra cui la possibilità di un aumento della violenza in questi mercati, o un aumento delle overdose. (9) Tuttavia, i possibili vantaggi sono sufficientemente importanti, crediamo, da meritare seria considerazione.


(1) Negli Usa, per esempio, il prezzo di un grammo di cocaina o eroina è sceso molto durante il periodo in cui le pene comminate e l’impegno di polizia è aumentato. Di converso, nel periodo 1981-2003, la popolazione carceraria condannata per reati di droga è quasi decuplicata.
(2) Becker, GS, Murphy KM and Grossman M. (2006). “The Market for Illegal Goods: The Case of Drugs” Journal of Political Economy 114 (1), pp. 38-60.
(3) Il caso del tabacco in Gran Bretagna è istruttivo. In risposta a un aumento delle imposte sul tabacco, si sviluppò un mercato di contrabbando che, fra il 1995 e il 1999, raggiunse il 20 per cento della spesa per tabacco in Gran Bretagna. Si veda Cullum, Paul, and Christopher A. Pissarides (2004) “The Demand for Tobacco Products in the UK” Government Economic Service Working Paper No 150, December 2004, p. 12.
(4) Vedi “Obama backs Mexico’s war on drugs,” BBC News online, April 16, 2009. Disponibile a http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/8001733.stm, on file with the authors.
(5) “Choice of Drug Czar Indicates Focus on Treatment, Not Jail.” Di Carrie Johnson and Amy Goldstein,Washington Post, Thursday, March 12, 2009; Page A04.
(6) Manolis Galenianos, Rosalie Liccardo Pacula e Nicola Persico “A Search-Theoretic Model of the Retail Market for Illicit Drugs”, NBER Working Paper No. 14980.
(7) Si veda Wendel, Travis, and Ric Curtis (2000). “The Heraldry of Heroin: ‘Dope Stamps’ and the Dynamics of Drug Markets in New York City.”Journal of Drugs Issues 30(2), pp. 225-260.
(8) Per implementare questa politica basterebbe consentire alla difesa di addurre come attenuante una analisi della purezza della droga corpo del reato.
(9) Se la diluizione aumenti o diminuisca i rischi per il consumatore dipende largamente dalla sostanza usata per diluire. Le overdose tendono a verificarsi di più quando il consumatore utilizza droga più pura di quella a cui è abituato.

di Manolis Galenianos Nicola Persico

Link: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001144.html

I rapporti russo-israeliani entrano in una nuova era?


Il summit a Mosca del 2 giugno tra il capo della diplomazia di Israele, il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, il suo omologo russo Serghei Lavrov, ed il presidente Dmitri Medvedev, si è svolto in un clima cordiale e costruttivo. Al termine dei colloqui, il presidente Medvedev ha dichiarato: "Spero che i rapporti tradizionalmente amichevoli tra i nostri paesi si rafforzino e sviluppino in tutti i settori. [...] Quello che accade in Israele ci preoccupa molto da vicino, è un paese in cui vive un grande numero di nostri compatrioti. Israele è un attore chiave del Medio Oriente, molto dipende dalla sua politica".
Secondo il ministro Lavrov: "I rapporti russo-israeliani entrano in una nuova era. Noi vogliamo conferire alle nostre relazioni una nuova qualità, nell'interesse dei nostri popoli, per promuovere la cooperazione bilaterale ed internazionale". 
Il ministro Lieberman ha sottolineato che Israele tiene in grande considerazione il ruolo costruttivo di Mosca per la risoluzione delle problematiche del Medio Oriente. In tal senso Lieberman ha manifestato il suo sostegno affinché la prossima conferenza sul Medio Oriente possa tenersi a Mosca a fine estate o in autunno.
Il ministro ha però tenuto a precisare che "esistono tutte le ragioni per organizzare una tale conferenza a Mosca, e noi vi parteciperemo certamente, ma senza Hamas ed Hezbollah. La partecipazione di queste organizzazioni escluderebbe in modo assoluto ogni possibilità di partecipazione israeliana a una tale manifestazione".
Lieberman ribadisce il disaccordo circa la posizione di Mosca di estendere il dialogo agli estremisti palestinesi: "Hamas è una organizzazione apertamente terrorista con l'obiettivo di liquidare lo Stato di Israele. Secondo noi il mondo civile deve applicare gli stessi standard contro il terrorismo" ricordando ai russi che Israele ha sempre evitato contatti con i terroristi ceceni.
di Sonia Karpova
Fonte: RIA Novosti
Comparso su http://clarissa.it/

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