lunedì 1 giugno 2009

Ferguson contro Krugman: questo non è il 29


Mercoledì scorso, il rendimento dei T-bond decennali del Tesoro americano – generalmente considerato l'indice di riferimento per i tassi a lungo termine – ha superato il 3,73%. Un tempo sarebbe stato considerato un livello piuttosto basso, ma con la crisi finanziaria non più. Alla fine del 2008 era sceso al 2,06%. In altre parole, i tassi a lungo termine sono saliti di 165 punti base nell'arco di cinque mesi (+81%). L'annuncio - coinciso con ammonimenti sulla salute fiscale degli Usa - ha innervosito la maggior parte dei commentatori, ma per me era una buona notizia. Poneva fine a una mia controversia con Paul Krugman. Bisogna essere coraggiosi o temerari per contraddire l'economista di Princeton e premio Nobel 2008. Ma se un cane può guardare un re, uno storico può qualche volta sfidare un economista. Un mese fa, a una tavola rotonda sulla crisi finanziaria alla quale partecipavamo entrambi, avevo affermato che «il deficit fiscale massiccio del 2009, superiore al 12% del Pil, e quindi l'emissione di enormi quantità di buoni nuovi di zecca» avrebbero portato al rialzo dei tassi a lungo termine proprio mentre la Fed cercava di tenerli bassi.

Prevedevo «un doloroso braccio di ferro tra politica monetaria e politica fiscale, non appena i mercati si fossero accorti di quanti buoni avrebbero dovuto essere assorbiti dal sistema finanziario quest'anno».

Guardato dall'alto in basso, ricevetti una risposta paternalistica: ero rimasto ai secoli bui dell'economia. Era «davvero sconfortante» che le mie nozioni di quella triste scienza non arrivassero neppure al 1937 (l'anno successivo alla pubblicazione della «Teoria generale» di Keynes) e men che meno al suo apice nel 2005 (anno in cui è uscito il manuale di macroeconomia del professor Krugman). Come poteva essermi sfuggito che la chiave della crisi stava nel «forte eccesso di propensione al risparmio rispetto alla propensione all'investimento»? «C'è una saturazione globale del risparmio - spiegò il professor Krugman - ecco perché non c'è alcuna pressione verso l'alto dei tassi d'interesse». Io non ho bisogno di lezioni sulla «Teoria generale», ma penso che al professore gioverebbe dare una rinfrescata al contesto storico di quell'opera. Ha appena ripresentato in libreria il suo «The Return of Depression Economics» ed è chiaro che gli conviene presentare la crisi attuale come una ripetizione degli anni Trenta. Ma così non è.

Il Fondo monetario internazionale prevede un calo del 2,8% del Pil americano nel 2009, e una stagnazione nel 2010. Niente a che vedere con l'inizio degli anni Trenta, quando il prodotto reale era crollato del 30 per cento. Fin qui, siamo in una grande recessione - paragonabile per dimensioni a quella del 1973-1975 - senza il crollo della globalizzazione cui s'era assistito allora. Il merito di aver evitato una seconda Grande Depressione va innanzitutto al presidente della Fed, Ben Bernanke, massimo esperto della crisi bancaria degli anni Trenta, che è riuscito a fermare una pandemia di bancarotte tra gli istituti di credito con una doppia dose di tassi a breve termine prossimi a zero e di espansione quantitativa, con un raddoppio del bilancio della Fed da settembre a oggi. Ed è certo che il piano di stimolo da 787 miliardi di dollari ha migliorato il Pil di questo trimestre. Ma lo stimolo rappresenta soltanto una parte del massiccio deficit del governo federale.

Da qui a dicembre si indebiterà per 1.840 miliardi di dollari, l'equivalente di circa metà della spesa federale e del 13% del Pil americano. Il paese non aveva avuto un deficit di queste dimensioni dalla Seconda guerra mondiale. Secondo il Congressional Budget Office, aumenterà di altri 10.000 miliardi nel corso del decennio. E persino secondo le previsioni assai rosee della Casa Bianca, nel 2017 il debito nazionale lordo supererà il 100% del Pil, anche senza tener conto delle passività fuori bilancio, come quelle dell'assistenza sanitaria e della previdenza sociale. 

Lo sbigottimento del mercato delle obbligazioni non ci deve sorprendere: solo sul pianeta Eco-101 - il corso-base di macroecomia martellato nella testa di ogni studente universitario del primo anno - accade che una simile marea di obbligazioni non eserciti una «pressione al rialzo sui tassi d'interesse». Il professor Krugman mi aveva capito benissimo, ovviamente. «L'unica cosa che potrebbe far rialzare i tassi d'interesse - aveva ammesso durante il dibattito - è che la gente dubiti della solvabilità finanziaria dei governi». «Potrebbe»? O sarebbe meglio dire: «potrà»? Fatto sta che la gente, non ultimo il governo cinese, ne sta già dubitando. Sa che la politica fiscale americana implica enormi acquisti di titoli pubblici da parte della Fed quest'anno: non ci sono abbastanza acquirenti stranieri o interni per finanziare il deficit. Questa politica si chiama stampare denaro ed è quella tentata da molti governi negli anni 70 con conseguenze per l'inflazione che non serve essere storico per ricordare. 


È vero che oggi soffiano nella direzione opposta forti venti di deflazione. C'è un eccesso mondiale di capacità produttiva manufatturiera. Ma da febbraio il prezzo delle materie prime sta aumentando. Negli Stati Uniti dove l'M2 cresce di un 9% all'anno, un valore molto al di sopra della media dagli anni Sessanta in poi, è probabile che l'espansione monetaria porti all'inflazione se non quest'anno l'anno prossimo. Per dirla con l'ultimo rapporto trimestrale della Banca centrale cinese, «un provvedimento errato...comporterebbe rischi d'inflazione per il mondo intero».
Quel provvedimento – una politica fiscale da guerra mondiale usata per combattere una recessione – è già stato adottato. In assenza di impegni credibili per porre fine al deficit strutturale cronico degli Stati Uniti, ci sarà un'ulteriore spinta al rialzo dei tassi d'interesse a dispetto della saturazione dei risparmi globali. Proprio Keynes aveva notato che «persino il più realistico degli uomini d'affari è schiavo di qualche economista defunto». Oggi, l'economista defunto è Keynes e gli schiavi delle sue idee sono i professori di economia, non gli uomini pratici
.
(Traduzione di Sylvie Coyaud)

di Niall Ferguson

Link: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/2009/lezioni-per-il-futuro/31-maggio/ferguson-boccia-krugman_2.shtml

I Narcos, dopo la Colombia, conquistano il Messico


Dopo anni di lotta al narcotraffico mai e poi mai le forze di sicurezza messicane si erano trovate davanti a una situazione simile: ventotto funzionari governativi dello Stato di Michoacan, zona centro occidentale del Paese, sono stati arrestati con l'accusa di far parte di organizzazioni criminali dedite al traffico di sostanze stupefacenti. Fra loro dieci sindaci, un giudice, diversi poliziotti e un assessore dello Stato.

Una cosa mai vista prima d'ora: interi settori della politica invischiati in traffici illeciti dal profitto esorbitante. Soddisfazione è stata espressa dalle forze di sicurezza messicane che mettevano a segno il colpo contro la criminalità proprio nel momento in cui altre undici persone venivano arrestate con l'accusa di far parte di uno dei cartelli della droga più pericolosi conosciuti come "la Familia".
Da una sola parte è giunta la critica. Si tratta del massimo rappresentante dello Stato di Michoacan. Il governatore Leonel Godoy.
"L'operazione di polizia è avvenuta senza che nessuno ci abbia avvisato" dice durante la conferenza stampa il governatore Godoy. "Adesso - aggiunge - stiamo verificando se tutto quello che è successo sia compatibile con la Costituzione oppure sia anticostituzionale. La lotta contro il crimine organizzato deve essere decisa con la collaborazione delle autorità statali".

In ogni caso, le accusa formulate dalla magistratura messicana non lasciano scampo. Secondo gli inquirenti, infatti, i funzionari statali avrebbero fornito una serie di appoggi logistici agli affiliati al cartello "La familia michoacana" uno dei più violenti e spietati del paese. Nato dalla scissione del cartello del Golfo, La Familia si occupa in prevalenza del traffico di armi e droga verso gli Usa, estorsione, contrabbando e sequestri di persona. Una vera e propria multinazionale del crimine aiutata dagli influenti appoggi politici. E sono proprio i vertici politici a interessare l'organizzazione che forse avrebbe voluto piazzare i suoi uomini nei posti di comando dello Stato.

Secondo quanto riferito dai portavoce della Procura generale della repubblica le indagini sono andate avanti per mesi prima di arrivare alla decisione di intervenire contro i funzionari "amici" dei narcos. Indagini che fanno parte, secondo quanto riferito dai portavoce dell'esercito, del programma di lotta al traffico di droga in Messico. Il terremoto politico in Messico è appena cominciato e dai banchi del congresso dello Stato si alzano voci di protesta. Sia i deputati del Prd (Partido Revolucionario Democratico) che in quelli del Pri (Partido Revolucinario Istitucional), entrambe le formazioni politiche sono state interessate da alcuni arresti, sostengono che l'operazione militare abbia scopi elettorali, visto l'avvicinarsi delle elezioni federali, programmate per il prossimo 5 luglio. "E' stata un'operazione di chiaro scopo elettorale" dice il rappresentante Pri, Lazaro Medina.

Nel frattempo, il governatore ha fatto sapere che studierà la possibilità di fare ricorso contro l'operazione che lui giudica anti costituzionale. Una diatriba che durerà del tempo. Gli inquirenti, inoltre, fanno sapere che il governatore non sarebbe stato avvisato per via della sua quotidiana vicinanza con Citlalli Fernandez Gonzales, sua assessore, ex segretaria della Pubblica Sicurezza.

 

Alessandro Grandi

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/16041/Uno+stato+in+mano+ai+narcos

La stanza 101


Giovedì 16 Aprile lo spirito di George Orwell ha visitato l'America, tre volte.

La prima visita può essere trovata in quattro memorandum preparati dai legali dell’Amministrazione Bush che hanno dato concretamente il via libera all’utilizzo di tecniche di tortura specifiche su individui specifici, mettendo così per sempre fine all’assurda disputa sul fatto che gli avvocati della tortura erano stati coinvolti soltanto in un qualche esercizio astratto senza alcuna diretta applicazione con gli episodi di tortura.

Qui, scopriamo che la Stanza 101 del Ministero dell’Amore (Miniluv) è stata fedelmente ricreata dalla squadra di Bush. In 1984 di Orwell, la Stanza 101 conteneva ciò che un prigioniero temeva di più, che sarebbe stato scagliato contro di lui nel quadro di un atto calcolato volto ad ispirare puro terrore nella vittima, a distruggere la sua condizione di individuo e a produrre materiale umano adatto per il ricondizionamento. Come promemoria, ecco il modo in cui viene rivelata la Stanza 101 nell’eccellente versione cinematografica diretta da Michael Radford (inizia a 3:20 minuti circa della clip):

Nel primo dei quattro memorandum apprendiamo che un prigioniero è stato fatto oggetto di un’attenta psicoanalisi che ha rivelato una forte paura degli insetti, in particolare di quelli dotati di pungiglione. L’improvviso attacco da parte di una fobia può produrre reazioni automatiche ed incontrollabili – la paura assume un controllo totale sulla mente del soggetto. Tachicardia, respirazione faticosa, tremiti, un incontenibile desiderio di fuga. Il prigioniero è pronto a fare qualsiasi cosa per sfuggire alla causa della fobia.


La CIA ha perciò proposto di rinchiudere i prigionieri a chiave in una scatola a forma di bara nella quale verrebbe inserito un insetto. Il memorandum del Giudice - sì, l’autore è un giudice di Corte d’Appello di San Francisco – Jay Bybee analizza questo processo nei dettagli e parte da un quadro precedentemente concordato su come verrà utilizzata la Stanza 101, fornendo indicazioni dettagliate sulla velenosità dell’insetto da utilizzare, sulle dimensioni della scatola nella quale il prigioniero verrà rinchiuso, e sulle affermazioni false che saranno comunicate al prigioniero col fine di aumentarne il livello di apprensione, con l’intenzione di provocare un “attacco di panico”. Non sorprendentemente, la massima forma di tortura di George Orwell va benissimo al Giudice Bybee—egli non solleva alcuna obiezione, lo stesso fa per l’annegamento simulato, l’ipotermia, il “walling” (una tecnica che implica l’urto della testa del prigioniero contro un muro), ed un numero di altre tecniche appartenenti ad un repertorio di torture di lunga data di regimi quali l’Unione Sovietica, la Corea del Nord, la Cina e il Vietnam del Nord. Ma per il giudice Bybee, se la CIA vuole fare uso di queste tecniche, per lui va tutto bene – nessuna legge la ostacola.

Orwell ha fatto la sua seconda comparsa in un’affermazione dell’Ammiraglio Dennis Blair, direttore della National Intelligence, nella quale egli ha compiuto un paragone tra gli americani che si sono sacrificati per il proprio paese in uniforme e coloro che hanno perpetrato crimini di guerra agli ordini dei vertici dell’Amministrazione Bush Ma forse le prime righe dell’affermazione di Blair avevano lo scopo di inviare un segnale dell’inganno che si nasconde all’interno. “Difenderemo ad ogni costo coloro che hanno fatto riferimento a questi memorandum e a quelle linee guida”, afferma, perché hanno agito sulla scia dell’11 settembre, mentre “letti in un giorno sereno, soleggiato e tranquillo nell’aprile 2009, [i memorandum] appaiono vividi e disturbanti”. Il nome di Blair echeggia il vero nome di Orwell, Eric Blair; le sue parole richiamano alla mente una frase di 1984: “Era un giorno freddo e soleggiato di aprile, e gli orologi battevano le tredici”.

Quindi Orwell ci ha fatto visita una terza volta. In quest’occasione il messaggio è giunto direttamente dal Miniluv, il cui occhio instancabile continua a sorvegliare ogni nemico dello Stato, straniero o connazionale, reale o, molto più spesso, frutto di una mania paranoica combinata con l’opportunità politica. Eric Lichtblau e James Risen in un articolo del New York Times:

La National Security Agency ha intercettato i messaggi di posta elettronica e le telefonate private degli americani negli ultimi mesi, in una dimensione tale da essere andata oltre gli ampi limiti giuridici posti dal Congresso lo scorso anno, hanno affermato dei funzionari governativi durante recenti interviste. Diversi funzionari dell’intelligence nonché alcuni legali intervistati sulla questione, hanno affermato che la N.S.A. è stata coinvolta in una “iper raccolta” di comunicazioni private degli americani. Essi hanno descritto la prassi come significativa e sistematica, benché un funzionario abbia detto che si è ritenuto che fosse non intenzionale.

I funzionari dell’intelligence, che hanno parlato solo in condizioni di anonimato poiché le attività della N.S.A. sono segretate, hanno affermato che le problematiche legali ed operative attorno alle attività di sorveglianza della N.S.A. sono state prese in esame dall’amministrazione Obama, dai comitati sull'Intelligence del Congresso e da una corte segreta sulla sicurezza nazionale. Briefing governativi segretati sono stati tenuti nelle ultime settimane in risposta ad una controversia nascente che alcuni ufficiali temono potrebbe danneggiare la credibilità degli sforzi legittimi di raccolta di intelligence.


In realtà, apprendiamo che il Miniluv ha persino provato ad intercettare un membro del Congresso senza alcun mandato o forma di autorizzazione speciale, poiché il Miniluv è stato persuaso che il membro del Congresso stava comunicando con una persona da loro non ritenuta affidabile.

Si racconta del vorace appetito del Miniluv in modo più approfondito in un articolo di ieri di Lichtblau e Risen, dal quale apprendiamo che esso ha quasi perfezionato la propria capacità di “raccogliere ed analizzare ogni e-mail, sms e ricerca su Google” che avrete fatto. Ma questo è il minimo. Essi conoscono i tipi di pizza che preferite, le medicine che utilizzate, il colore dei vostri calzini, le dimensioni della vostra t-shirt, i libri che avete pensato di acquistare su Amazon.com, e i film che avete ordinato su Netflix—nonché quelli su cui vi siete soffermati, pensando di ordinarli. Essi utilizzeranno tutte queste informazioni per proteggervi. A meno che, naturalmente, un giorno non vi ritroverete voi stessi invitati nella Stanza 101.

Si può restare sorpresi nell’apprendere che i nuovi guardiani di questi ampi e incontrollati poteri, mentre ipocritamente promettono di riformare la legge e di smettere di violarla, sentono inoltre che non vi è alcuna ragione veramente pressante di far rispettare la legge – venendo meno al giuramento che avevano prestato poche settimane fa a sostegno proprio di quella legge? Non è anzi stupefacente il fatto che queste dichiarazione possano essere fatte in pubblico senza essere accolte con lo scoppio di risa che esse meritano? Ora la nostra democrazia è alla prova – chiuderemo la porta e fuggiremo, o chiederemo di sapere cosa è stato fatto in nostro nome e chiederemo conto della loro cattiva condotta a coloro che abbiano compiuto degli abusi? Il Presidente Obama ci dice che qui non vi è nulla di cui preoccuparsi e ci invita a non occuparcene. Ma questo sarà un test per verificare se esiste una cittadinanza degna di quel nome.. 

Titolo originale: "Revealing the Secrets in Room 101"

Fonte: http://www.harpers.org
Link
Traduzione a cura di ANDREA B.

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