martedì 26 maggio 2009

Chi sono i Jasons e cosa fanno


La storia degli Stati Uniti è segnata dalla guerra. L’oligarchia che controlla questo paese sa che la forza militare è stata una componente indispensabile per poter dominare e imporre la sua egemonia e il suo imperialismo. In questo senso hanno creato una potente lobby industrial-militare che è sempre alla ricerca di nuove armi per poter perpetuare la propria supremazia. Gli scienziati statunitensi, compresi alcuni insigni premi Nobel, hanno partecipato attivamente alla fornitura di questi artefatti all’oligarchia dominante.

I “Jason”: l’impegno degli scienziati statunitensi per lo sviluppo di progetti tecnologici d’avanguardia della lobby imperialista industrial-militare.

Nel 1971 apparvero sulla stampa americana i testi chiamati “Le Carte del Pentagono” (“Pentagon Papers"), documenti segreti resi pubblici da Daniel Ellsberg, un vecchio analista della Rand Corporation (la lobby militare del Pentagono). In quel periodo venne anche pubblicato il libro ”The Jasons: The Secret History of Science's Postwar Elite” (“La Storia Segreta della Scienza nella Guerra Fredda”) di Ann Finkbeiner.

Mentre i primi testi mettevano a nudo le macchinazioni del governo statunitense durante la guerra in Vietnam, il secondo rivelava l’esistenza di una equipe segreta di scienziati che collaborarono con varie amministrazioni passate per Washington. Questo gruppo era conosciuto come “Jason”.

L’origine di questo nome viene dalla mitologia greca, dalla storia di Jason [Giasone n.d.r.] e gli Argonauti alla ricerca del vello d’oro, oggetto che gli avrebbe dato vittoria e gloria. Ma nulla lega i nostri scienziati del Pentagono con i cercatori della leggenda greca, né con il vero Jason, che scoprì la pelle di montone dorata appesa ad un albero di Dodona, il luogo denominato Iperborea al Polo Nord.

Jason era quindi una equipe segreta di scienziati che collaboravano col potere, e come ci racconta il professore di matematica catalano Salvador López Arnal, nel 1971, Jason rappresentava un chiaro impegno politico di un gruppo di scienziati che includeva le eccellenze della scienza fisica e biologica, compresi alcuni premi Nobel nella propria disciplina.I “Jason” erano quindi gli scienziati di punta del mondo accademico nordamericano, che allo stesso tempo facevano da consiglieri nientemeno che al dipartimento della difesa. Se dopo questo qualcuno teorizza la separazione radicale tra scienza e politica nella società contemporanea, gli raccomandiamo uno scrupoloso studio.

Senza dubbio vale la pena recuperare i contenuti e i propositi dell’autrice, Ann Finkbeiner, scrittrice, redattrice scientifica e direttrice della specializzazione di redazione scientifica all’Università John Hopkins (USA). Quando scrive, Ann Finkbeiner dimostra la sua ammirazione per molti dei componenti del gruppo “Jason”. Nel suo articolo cita i nomi (degli scienziati): «…Freeman Dyson continua a pettinarsi i capelli (grigi, anche se mantiene un certo color bruno) alla “duca di Windsor”…» (pag. 271).

Ma le sue informazioni sono quanto meno parziali, basate in gran parte sulle dichiarazioni degli stessi “Jason”, alcuni dei quali, curiosamente, si sono opposti all’apparizione pubblica del loro nome.

Questo libro è composto da un’introduzione e nove capitoli dai seguenti nomi:

Le Bombe;
Nasce Jason;
Gli Anni della Gloria;
Eroi; Villani;
Cambiamenti;
Corrispondenza;
Colletti Blu, Colletti Bianchi;
Quo Vadis, Jason?
Più un epilogo, le fonti e un utile indice analitico nominale.

Vale la pena citare alcuni dei grandi scienziati che hanno collaborato a “Jason”: Eugene Wigner, Charles Townes, Hans Bethe, Luis Álvarez, Murray Gell-Mann, Steven Weinberg, Val Fitch, Leon Lederman, e Henry Kendall. Ebbero il premio Nobel rispettivamente nel 1963, 1964, 1967, 1969, 1970, 1980, 1988 e 1990. Altri quattro membri, che l’autrice non nomina, ottennero il premio. La relazione segnala una caratteristica essenziale del gruppo: la sua indipendenza…

Per esempio Steven Weinberg abbandonò “Jason” all’inizio degli anni ’70 dopo gli studi realizzati sulla guerra in Vietnam. Ha dichiarato di non sapere se quello che faceva era a scopo positivo, senza specificare cosa intendeva per positivo, e inoltre aveva voglia di scrivere libri eccellenti come “I primi tre minuti dell’universo”. Eppure, verso la fine degli anni ’80, tornò a “Jason” come consigliere esperto.

Eduard Frieman, uno dei “Jason” che aveva lavorato con le armi nucleari, ha dichiarato in un’intervista del 2002 che a suo avviso nel gruppo tutto era andato bene fino al Vietnam, “che provocò un tremendo disordine interno al gruppo”. “Jason” e il Vietnam? Ma cos’è? Ecco in breve cos’è successo (e non è il copione di un film del terrore).

Nel 1964, a La Jolla, William Nierenberg, un fisico che aveva collaborato al progetto Manhattan e che si era unito a “Jason” nel 1962, diresse uno studio sul Vietnam probabilmente focalizzato sui metodi della guerriglia vietnamita. Quella fu un’estate di nuove idee e di incontri informativi, alcuni dei quali furono promossi dal grande fisico Murray Gell-Mann, l’inventore dei quark. Alcuni di questi, secondo lo stesso Nierenberg, furono ripugnanti e stupidi. Vennero elaborati due comunicati informativi: “Visione notturna per la contro-insurrezione” e “Documento di lavoro sulla guerra interna”.

La posizione politica dell’autrice traspare dalle battute finali del suo studio […]. In materia di politica scientifica si fiderebbe ciecamente di loro. “Mi fiderei dei Jason perché mi darebbero il loro onesto parere scientifico anche se implicasse politiche in diretta contraddizione con il fervore pro- trattati climatici, anti- difesa antimissili e pro- proibizioni di esperimenti nucleari di molti di loro”.Ma anche all’interno delle comunità scientifiche ci sono voci critiche che non si riducono a seguire percorsi scientifici di carattere politico o sociale. Charles Schwartz venne nominato professore titolare a Berkeley e a partire dal 1970, cominciò a esigere dai suoi alunni la firma di una promessa ippocratica per cui si impegnavano a non utilizzare la fisica che insegnava loro per fare del male. Dovette desistere. Il dipartimento dell’università, tra le più importanti, non una istituzione governativa o una multinazionale degli armamenti, lo minacciò di togliergli il posto.

Schwartz smise di insegnare fisica. Credeva di non fare altro che fornire carne fresca e ben allevata agli amministratori della difesa. Iniziò a far lezioni sulla relazione tra scienza, governo e società. Smise di ricevere incentivi e aumenti di stipendio perché non si dedicava più alla ricerca scientifica. Divenne un attivista. Nel 1987 dichiarò alla radio nazionale pubblica che anche se i Jason pretendono di dire ai generali quando non funzionano le loro armi, in realtà servono solo ad accrescere l’efficienza del Pentagono (vedere il suo opuscolo “Science Against the People: The Story of Jason” – La scienza contro il popolo – si trova on line).

Non serviam: questa è la norma etica principale di Charles Schwartz, il principio che accompagnava e accompagna il suo impegno etico e scientifico. La ricerca di verità che non siano al servizio dei distruttori e dei dominatori privilegiati della Terra. Non tutti i Jason approvavano, né approvano, il suo punto di vista.

È il caso agro-Jason analizzato da Armi contro la guerra. Alfredo Embid, il rispettabile medico spagnolo incaricato della redazione di Armi contro la guerra, a cui tutto il mondo deve tanto, e per cui non sembra esserci segreto che possa essere occultato nei sotterranei dell’intelligence anglosassone, nel dicembre 2008 pubblicò uno dei suoi bollettini sempre attesi. Si intitola “Il fungo assassino del grano favorisce le multinazionali degli OGM”. È particolarmente interessante dal punto di vista dell’esercizio della scienza messa al servizio della manipolazione genetica e della fame come meccanismo di controllo sociale delle zone marginali del pianeta. Vediamone un esempio.

Il fungo Ug99

L’allarme per la diffusione del fungo Ug99 viene usato da Monsanto e altre imprese dell’industria transgenica come argomento per raggiungere la cancellazione dell’attuale proibizione degli organismi geneticamente modificati e ottenere la diffusione di alcuni OGM brevettati, chiaramente resistenti al fungo Ug99.

Il fungo è conosciuto dal 1999 con questa denominazione, ed è stato isolato della scienza genetica per la sua particolarità di killer del grano e perché apparentemente non esiste un pesticida efficace. Secondo i comunicati della rivista britannica New Scientist, l’Ug99 si è già esteso dall’Africa al Pakistan.

I primi ceppi di Ug99 furono identificati nel 1999 in Uganda, da dove si propagò in Kenia nel 2001, in Etiopia nel 2003 e in Yemen nel 2007. Ora curiosamente è stato riscontrato in Iran, da dove attraverso il Pakistan può diffondersi in India e Cina. E non è meno curioso il fatto che il fungo sia stato localizzato proprio in Iran, il primo paese nella lista degli interventi militari americani e che secondo gli esperti si diriga verso la Cina, uno dei paesi nemici più a lungo termine, come dichiarano il progetto per il nuovo secolo americano, Project for the New American Century (PNAC), dell’Hudson Institute di Washington, e l’American Enterprise Institute for Public Policy Research [Si tratta di due think-tank neoconservatori n.d.r.].

Come sempre è necessario porsi la domanda chiave: chi ci guadagna con la diffusione del fungo?

Engdahl William e Norman Borlaug

Il giornalista indipendente, economista e storico William Engdahl fa notare che una delle conseguenze della diffusione dell'Ug99 è già evidente. Un aumento delle campagne delle multinazionali come Monsanto e altri grandi produttori di sementi geneticamente modificate per promuovere una maggiore introduzione di varietà di grano OGM, evidentemente resistente al Ug99. È noto che i biologi di Monsanto e altri laboratori genetici di tutto il mondo, il CIMMYT in Messico e l’ICARDA in Kenya, stanno lavorando per brevettare questi ceppi.

A capo di questi c’è Norman Borlaug, della fondazione Rockefeller, l’agronomo che conduce la Rivoluzione Verde. Ci lavora anche la USDA del servizio di ricerca agricola (ARS), la stessa agenzia che assieme a Monsanto creò la tecnologia criminale delle sementi Terminator. Ricordiamoci che negli anni ’50 la Fondazione Rockefeller dette il via alla Rivoluzione Verde, che oltretutto provocò una riduzione delle varietà di grano che potevano resistere a questo nuovo ceppo di funghi.

Nel 1946 Nelson Rockefeller ed Henry Wallace, il vecchio segretario all’agricoltura e fondatore dell’azienda Pioneer Hi-Breed Seed, stabilirono il fulcro della Rivoluzione Verde in Messico con il pretesto di metter fine alla fame. Secondo il dottor Alfredo Embid il vero obiettivo era lo sviluppo di un’industria agroalimentare globalizzata che dipendesse dall’industria petrolchimica e dagli investimenti finanziari, settori ben in mano ai Rockefeller. Questo permise la monopolizzazione dell’agricoltura da parte di sempre meno soggetti. Il risultato era prevedibile: la rivoluzione agronomica, che mentre aumentava il divario tra ricchi e poveri, lungi dal risolvere il problema della fame, contribuì ad estenderlo. L’aumento di fame e malnutrizione portarono naturalmente ad un aumento della mortalità.

Embid cita il libro I Semi Della Distruzione. William Engdahl, ricercatore associato del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione del Canada, documenta diffusamente il documento di Borlaug, che ha ricevuto il premio Nobel, e la fondazione Rockefeller che appoggia i brevetti di semi per alimenti per ridurre la popolazione mondiale.

La notizia della diffusione del fungo porta benefici alle multinazionali statunitensi e alla loro strategia di espansione degli OGM. La conseguenza della effettiva propagazione del fungo sarà quella di generare ancora più fame, afferma Embil, e una riduzione della popolazione che da decine d’anni è l’obiettivo dei potenti.

Le devastazioni e la demoralizzazione causati da questa razzia e da quelle che sono ancora in fase sperimentale sono state accompagnate dall’espansione della truffa del credito speculativo. Questo deve produrre gli effetti perversi di cui le imprese transnazionali e il crimine organizzato, con le carte in regola per sopravvivere alla crisi, hanno bisogno per restare sulla scena.

Gaston Pardo. Giornalista Messicano, corresponsabile della Rete Voltaire in Messico.

Titolo originale: "Jasón: los científicos y el Pentágono"

Fonte: http://www.voltairenet.org
Link

Traduzione di DIEGO VARDANEGA

Madagascar, accordo finale?


I mediatori internazionali incaricati di risolvere la crisi in Madagascar hanno annunciato il raggiungimento di un accordo tra le parti rivali che comporterà la formazione di un governo provvisorio fino all'organizzazione di nuove elezioni nei prossimi 14 mesi.
La situazione è stata sbloccata grazie all'intervento diplomatico dell'ONU, dell'Unione Africana, della Comunità per lo sviluppo dell'Africa Meridionale e dell'Organizzazione Internazionale della Francofonia. 
L'aspetto più controverso dell'accordo è che alle prossime elezioni potranno candidarsi sia Ravalomanana, il contestato ex presidente ora in esilio in Sud Africa, che Rajoelina, il giovane avversario che ha preso il potere solo pochi mesi fa con un colpo di stato. Si teme infatti che ciò possa provocare nuovi disordini dopo gli scontri di inizio 2009 in cui più di cento persone hanno perso la vita.
Secondo i mediatori, la data precisa delle elezioni dipende dalle valutazioni di esperti internazionali e locali che dovranno stabilire quando il paese sarà in grado di organizzare elezioni credibili. 
Per il momento, le parti rivali hanno anche deciso di stabilire una Commissione per la Verità e la Riconciliazione, sul modello di quella istituita in Sud Africa negli anni '90, per far luce sulle violazioni dei diritti umani sotto il regime dell'apartheid. E' probabile un'amnistia generale per chi ha infranto la legge in questi ultimi confusi mesi, amnistia che però non riguarderà le gravi violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra, contro l'umanità e di genocidio.
di Marco Menchi

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