lunedì 25 maggio 2009

La storia delle stragi è stata insabbiata


Tutto quello che è avvenuto nella Prima e nella Seconda Repubblica sono fatti senza spiegazioni, mai accaduti veramente. Incidenti atmosferici. Nessuno si domanda perchè piove. Piove e basta. E così è per l'omicidio Falcone, l'omicidio Borsellino, la strage di Portella delle Ginestre, Piazza Fontana, la strage di Brescia, di Bologna, l'Italicus, la morte di Aldo Moro, Ustica, Gladio, Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, l'assassinio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, di Pasolini, di Mattei, di Ambrosoli.
Grandina in Italia. Grandina sangue. Ci hanno sempre detto che è acqua piovana. Che i responsabili, quando individuati, erano mafiosi, terroristi neri, estremisti rossi. Così è se vi pare. A me non pare. Lo Stato ha fatto la sua parte. I Servizi hanno sempre fatto la loro parte. Ieri, 23 maggio, Giovanni Falcone è stato commemorato. Le alte cariche della Repubblica si sono recate in Sicilia e hanno parlato ai bambini siciliani. C'era Alfano, c'era Napolitano, c'era Schifani. Nei loro discorsi si sono scordati di Dell'Utri, senatore, condannato a nove anni in primo grado, di Cuffaro, senatore, condannato a cinque anni in primo grado, di Andreotti, senatore a vita, prescritto per collegamenti con la mafia. Sono loro colleghi in Parlamento, si conoscono da anni, forse vanno a cena insieme.
La memoria è una qualità morale. Non tutti la possiedono. La P2 è (stato?) un movimento eversivo, uno Stato dentro lo Stato. Gelli ha libertà di parola, ma Gelli è stato condannato per depistaggio delle indagini per la strage della stazione di Bologna. I piduisti infestano il Parlamento, la tessera 1816 è Berlusconi. Il muro di Berlino è caduto nel 1989. Sono passati vent'anni. Da noi è come se fossero passati venti minuti. Tutto è fermo, immobile. Una nazione pietrificata con Borsellino ucciso con tritolo militare da manovalanza mafiosa. Chi ha dato l'ordine? Chi ha rubato l'agenda rossa di Borsellino? Mancino (vi siete mai chiesti da dove derivi il suo potere?) incontrò Borsellino a Roma al ministero, prima della sua morte. Il magistrato era sconvolto, ma lui non lo riconobbe. Paolo Borsellino si oppose al papello, alla trattattiva tra Stato e mafia. Per questo, secondo suo fratello, fu ucciso. C'è bisogno di aria fresca. Di aprire porte e finestre e recuperare la memoria. Rileggere la nostra Storia. Un Paese senza passato è condannato a non avere un futuro. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Ps: le allodole non hanno gli specchietti. Ripeto: le allodole non hanno gli specchietti.

di Beppe Grillo

In Economia non sempre tornano i conti


L’ultima moda nei circoli della politica di Washington DC riguarda la creazione di “un regolatore di rischio sistematico” per far sì che il paese non debba più trovarsi in situazioni di crisi come quella attuale. Questa spinta è una parte dell’operazione di copertura su come le cose sono andate realmente e non ha veramente nulla a che vedere con i reali fattori, le reali cause che hanno portato il paese al collasso economico e finanziario.

Il punto chiave che tutti devono tenere ben presente è che la storia del collasso non è una storia difficile e/o complessa. Non abbiamo di certo bisogno di grandi menti che analizzino enormi quantità di dati o creino verosimili simulazioni al computer per scoprire quale sia il vero problema che sta alla base dell’economia. Abbiamo solo bisogno di persone che abbiano imparato i principi dell’aritmetica che molti di noi hanno appreso in terza elementare.

Se le persone ai vertici della FED, del Tesoro, o che occupano altre posizioni, avessero veramente appreso i principi aritmetici, e fossero veramente preparati per il loro compito, avrebbero facilmente potuto prevenire la crescita smisurata della bolla immobiliare. Avrebbero potuto prevedere l’eccessivo accrescimento della bolla fino al collasso, con le inevitabili conseguenze per l’economia americana e mondiale.

Ripetiamo dunque i fatti di base: i prezzi delle case hanno iniziato a divergere in maniera consistente dal trend degli ultimi 100 anni negli anni 90, quando il benessere creato dalla bolla azionaria ha iniziato ad esercitare una fortissima pressione sui prezzi degli immobili. Dopo aver seguito l’inflazione negli ultimi 100 anni, i prezzi delle case avevano sostanzialmente superato i tassi di inflazione.

Non c’erano spiegazioni neppure remotamente plausibili per la crescita del prezzo delle abitazioni, né in base alla disponibilità, né tantomeno in base alla domanda. La crescita dei salari fu buona, ma non straordinaria soprattutto negli ultimi anni 90. Nella decade corrente, i salari sono leggermente diminuiti dopo essersi allineati con l’inflazione. Dal punto di vista delle disponibilità, tra il 2001 e il 2006 sono state costruite quantità di case da record, segno questo dell’assenza di sostanziali impedimenti nella costruzione.

Come altro segno di chiaro avvicinamento alla bolla, tenendo conto dell’inflazione gli affitti non aumentavano, indicando che non c’era una mancanza degna di nota di case a far alzare di molto i prezzi. Nel 2006, momento di picco, i prezzi delle case, tenendo conto dell’inflazione, erano aumentati di più del 70 %, producendo più di 8 trilioni di dollari nella bolla sul valore delle case. Era assolutamente prevedibile che la perdita di così tanto denaro (110 mila dollari per ciascun proprietario di un immobile) avrebbe portato a una recessione così severa e creato soprattutto la crisi finanziaria a cui ora stiamo assistendo.

In condizioni normali le case danno un buon rapporto di indebitamento, con pagamenti che non superano il 20 per cento. Negli anni della bolla, era cosa comune per i compratori di immobili prendere in prestito l’intera somma per pagare l’acquisto e anche una minima percentuale supplementare. Ogni economista o finanziere degno di questo nome avrebbe capito che quando la bolla sarebbe scoppiata ci sarebbe stato l’inferno nell’economia finanziaria.

In breve, le prove erano a disposizione di tutti coloro che avessero guardato con un po’ di attenzione tutta la situazione. Non c’è bisogno di super-geni per risolvere questo mistero. C’è solo bisogno di un economista che sappia usare i principi dell’aritmetica. Ma la politica di Washington ci dice che questo disastro avrebbe potuto essere evitato solo se avessimo avuto un “regolatore di rischio sistematico”. 

Ok, ora facciamo un esperimento a livello ideale. Supponiamo che nel 2002 avessimo avuto questo fantomatico “regolatore di rischio sistematico”. Questa persona sarebbe mai andata da Alan Greenspan per dirgli che ci si stava avviando verso la bolla e che l’economia avrebbe subito una crisi dura come quella odierna?

Ricordate, prima della crisi Greenspan era noto come “il Maestro” [in italiano nel testo N.d.r.]. Politici, giornalisti ed economisti mettevano sempre in pratica tutte le perle di saggezza che uscivano dalla sua bocca. Infatti, quando nel 2005 disse di volersi ritirare, molti dei leader mondiali dell’economia e banchieri si riunirono a Jackson Hole, nel Wyoming, per dibattere sul fatto che Alan Greenspan fosse il migliore banchiere centrale di tutti i tempi.

Alan Greenspan affermò che non c’era alcuna bolla; tutto era a posto. Il nostro regolatore di rischio sistematico avrebbe mai potuto affermare che Greenspan era un pazzo e che l’intero sistema economico era un castello di carte vicino al collasso?

Tutti coloro che credono che la presenza di un regolatore di rischio sistematico avrebbe potuto cavarsela meglio di Alan Greenspan, non conoscono il modo di agire di Washington. Il governo è composto da persone che prima di tutto, e soprattutto, vogliono fare carriera.

E il modo migliore per fare carriera a Washington è andare dietro a chi ha già detto qualcosa. Se tutto ciò non era ovvio prima del collasso, ora certamente lo è.

Quante persone all’interno del governo hanno perso il loro lavoro per non aver saputo prevedere la crisi? Quante altre invece hanno ottenuto una promozione? Infatti, i personaggi più rilevanti in campo economico nella squadra di Obama, tutti, senza eccezione, non sono riusciti a prevedere la bolla. Alcuni potrebbero pensare che si tratti di un requisito per lavorare.

Questa mancanza di responsabilità tra economisti e analisti finanziari è il problema vero e proprio che deve essere preso in considerazione. Fino a che non si costringerà questi signori ad assumersi le proprie responsabilità, come invece succede per i custodi o i lavapiatti, non ci sarà mai alcun incentivo a uscire dal mucchio e far notare disastri in agguato come la bolla immobiliare.

La realtà è che noi già abbiamo un regolatore di rischio sistematico. Si chiama Federal Reserve Board. Lo hanno spento del tutto. Faremmo meglio a prevenire un’altra crisi facendo assumere al nostro attuale regolatore di rischio la responsabilità del suo fallimento (licenziando persone) piuttosto che facendo finta di avere un qualche buco nella nostra struttura regolatrice e creare una burocrazia persino peggiore di questa. 

E naturalmente dovremmo insegnare l’aritmetica ai nostri economisti.

Dean Baker è co-direttore del Center for Economic and Policy Research (CEPR). È autore di Plunder and Blunder: The Rise and Fall of the Bubble Economy.

Titolo originale: "Why Economists Should Learn Arithmetic"

Fonte: http://www.counterpunch.org
Link
05.05.2009

Traduzione a cura di ADERLAIS
Il premio nobel per l'economia ci spiega il "grande crac" e come uscirne
ISBN: 9788811600930

Prezzo € 16,60


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Libano, spie in fuga


Tana per tutti in Libano. Per tutti i collaborazionisti di Israele che, da quando è iniziata l'operazione anti-spie, stanno cercando in ogni modo di fuggire. Secondo il capo della sicurezza interna libanese, Achraf Rifi, un numero non precisato di sospette spie avrebbe già lasciato il paese passando per l'aeroporto di Beirut prima di essere individuate. Altre, almeno tre, sarebbero invece entrate direttamente in Israele, superando il filo spinato che divide i due paesi.
Normalmente quel tratto di confine è sorvegliato dagli allarmi israeliani ma, a quanto pare, in quei casi non sarebbe suonato. Segno che la fuga di quelle persone potrebbe essere stata agevolata da Israele. Gli ultmi due casi sono stati un professore di matematica di 49 anni e un altro uomo, fuggiti lunedì dal tratto di confine tra i villaggi di Rmaish e Yaron. Nelle loro abitazioni le forze di sicurezza hanno trovato sistemi elettronici per comunicare con Israele. Il governo di Beirut ha inviato una richiesta all'Unifil, la missione Onu stabilita nel paese dopo la guerra dell'estate 2006, affinché contatti Israele e ottenga l'estradizione dei fuggitivi. Non solo, le Nazioni Unite hanno ricevuto anche una lamentela ufficiale contro Israele, per avere stabilito una rete di spionaggio in territorio libanese, violando la risoluzione 1701 (che sanciva la fine della guerra in Libano).

La rete di spie Israeliane si starebbe smembrando velocemente, man mano che proseguono gli interrogatori degli arrestati. Al momento le persone arrestate sono 15, nove di loro sono state già incriminate per spionaggio e diverse altre sarebbero nel mirino dell'intelligence libanese. Alcune di quelle erano spie al soldo del Mossad da oltre 15 anni, ma molte altre, a quanto sostengono i servizi beirutini, erano state assoldate dopo la guerra del 2006, quando Israele realizzò di non aver vinto anche a causa della mancanza di informazioni sul terreno. In molti casi, spiega l'esperto di intelligence israeliana Ronen Bergman, le spie vengono arruolate promettendo loro benefici materiali. Come nel caso del vicesindaco della cittadina di Saadnayel, Ziad Homsi, che dopo una storia personale nella resistenza contro l'occupazione israeliana, sarebbe stato arruolato dal Mossad, nel 2006, in un momento di difficoltà economiche. La sua storia è stata rivelata ieri dal quotidiano libanese As Safir, secondo cui Homsi sarebbe stato incaricato di localizzare il leader di Hezbollah. A tale scopo aveva riattivato alcuni contatti con la resistenza per chiedere un incontro con Nasrallah, al quale avrebbe annunciato la propria adesione alla causa sciita, mentre segretamente avrebbe passato le informazioni su di lui a Israele. L'appuntamento però non fu concesso e non se ne fece nulla. Homsi è considerato un pesce grosso della rete, ma al momento la pedina più importante tra gli arrestati pare essere Nasser Nader, spia di lungo corso, che aveva fornito a Israele le coordinate degli obiettivi da colpire durante la guerra del 2006.

Lo smantellamento della rete spionstica in Libano è letteralmente una bomba gettata sul Paese in un momento delicatissimo: siamo alla vigilia delle elezioni parlamentari e, pochi giorni prima del voto, Israele lancerà al confine con il Libano la più grande esercitazione militare degli ultimi sessant'anni. Le rivelazioni che emergeranno nelle prossime settimane, inoltre, potrebbero anche gettare nuove luci sui molti omicidi misteriosi avvenuti nel paese negli ultimi quattro anni. In particolare, Hezbollah si dice convinto che emergeranno gli autori dell'omicidio di Imad Mughniyeh, il capo militare dell'organizzazione sciita ucciso nel 2008. Secondo un'altra fonte interna a Hezbollah, citata dal quotidiano filo-governativo An Nahar, Israele non avrebbe previsto la scoperta del suo network di spie, e sarebbe sconvolto dalla rapidità del suo collasso. La stessa fonte avrebbe dichiarato sibillinamente che Israele "ha commesso un terribile errore" che è stato scoperto e sfruttato da Hezbollah. Israele non ha commentato. Quale sia stato il "terribile errore" non è chiaro, oggi però, il capo della sicurezza interna libanese, Achraf Rifi, intervistato dal blog NowLebanon, ha raccontato di una spia arrestata nel dicembre 2007: "ci siamo resi conto - ha spiegato - di averlo arrestato prima che diventasse operativo, così abbiamo imparato a prenderci del tempo prima di compiere arresti". Una scelta che sembra avere pagato: le reti di spie sono tutte interconnesse, e dunque, la sorveglianza su una cellula può portare a scoprirne molte altre.

Dopo giorni di "no comment", mercoledì i media israeliani hanno scritto della questione, definendola "uno scandalo" e esprimendo preoccupazione per le possibili conseguenze. Lo stesso analista Ronen Bergman, ha parlato di un "colpo doloroso". Secondo Bergman, arruolare agenti richiede molto tempo e, stando alle informazioni disponibili, 15 arresti sono un grosso numero. "Questo causerà la cecità dell'intelligence israeliana in Libano per molto tempo". La spy story libanese potrebbe avere ripercussioni anche sulle elezioni parlamentari che si terranno il prossimo 7 giugno, tirando la volata al già favorito blocco sciita. Lo stesso Nasrallah starebbe tentando di approfittare della situazione, chiamando in causa anche le esercitazioni militari israeliane che inizieranno il prossimo 31 maggio. Denominate "Jennifer Cobra", dovrebbe trattarsi di una serie di test dei sistemi antimissile a scopo difensivo. Nasrallah, però, ha pubblicamente ipotizzato che Israele stia preparando un attacco a sorpresa, forse anche per impedire lo svolgimento delle elezioni. "Non ho informazioni al riguardo - ha precisato - ma è una possibilità da prendere in considerazione". Lo stesso Nasrallah in altra sede ha dichiarato "non credo che Israele attaccherà il Libano". Quindi la cosa più probabile è che il segretario di Hezbollah volesse lanciare un messaggio elettorale: martedì scorso, infatti, Nasrallah ha attaccato i politici al governo accusandoli di non occuparsi della possibile minaccia: "Che cosa ha fatto lo Stato per proteggere la sicurezza, le acque e la dignità del Libano?" Per poi aggiungere che il suo partito, le cui capacità belliche sono cresciute in quantità e qualità, prenderà le dovute precauzioni.

di Naoki Tomasini

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/15896/Libano.+Le+spie+nella+rete


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