sabato 9 maggio 2009

EuRussia, la risposta Usa

Eurussia non piace agli americani. Vista da Washington l'Europa interessa poco ma invece un rapporto nuovo con la Russia è fondamentale per armamenti nucleari, Iran, Afghanistan e altri dossier delicati.
Come vedono EuRussia gli americani? Ufficialmente la questione non si pone. Ma qualche segno di nervosismo, specie quando il flirt russo-tedesco è troppo disinibito rivela quanto ostica sia tale prospettiva per Washington.

Vista dalla Casa Bianca, questa Europa è sufficientemente stabile e impotente per non meritare speciale attenzione. Non è un problema né una risorsa. Per uscire dal pantano in cui Clinton e Bush hanno cacciato l’America coltivando miraggi d’onnipotenza, Obama conta sugli europei solo marginalmente.

Con i russi è diverso. Anzi, l’opposto. Obama coltiva la speranza di ristabilire un rapporto utile, se non fiduciario, con l’unica potenza tuttora in grado di distruggere l’America.

Come notato dalla commissione bipartisan sulla politica americana verso la Russia, è inevitabile per Washington “riconoscere l’importanza della cooperazione russa per raggiungere fondamentali obiettivi americani, come prevenire l’accesso dell’Iran all’arma atomica, smantellare al-Qa’ida e stabilizzare l’Afghanistan, o garantire sicurezza e prosperità in Europa”.

Il nervo scoperto delle relazioni Usa-Russia è però l’espansione della Nato, voluta dagli statunitensi e subìta da molti europei.

Nel clima di reset dei rapporti Mosca-Washington nulla appare impossibile, nemmeno la futura integrazione della Russia nella Nato.


di Alfonso Desiderio - carte di Laura Canali

Aiuti internazionali ai pirati somali!


Bande di pirati somali vogliono trasformarsi in guardia costiera per combattere se stessi e mediare sui riscatti e cercare di intascare il nuovo flusso di aiuti internazionali, che fanno gola anche alle sedicenti autorità statali locali. Uno scontro dove rischiano di restare intrappolati  gli ostaggi internazionali, compresi gli italiani, ancora nelle mani dei pirati.
Centocinque abbordaggi dall’inizio dell’anno, secondo fonti dell’International Maritime Bureau, ente che si occupa del monitoraggio del fenomeno: gli attacchi nel Golfo di Aden sono raddoppiati rispetto al primo quadrimestre del 2008 e quasi triplicati rispetto allo stesso periodo del 2007.
La pirateria in Somalia è una industria, forse l’unica nel Paese, che muove montagne di denaro, secondo alcune stime 120 milioni di dollari sarebbe l’ammontare dei riscatti pagati lo scorso anno per la liberazione di navi e ostaggi. E, invece, in questi giorni, solo per il rilascio dei marittimi, tra cui 10 italiani, sequestrati sul rimorchiatore Buccaneer della società di Micoperi di Ravenna, la richiesta sarebbe di trenta milioni di dollari. 
Per comprendere il fenomeno della pirateria sono i dollari la chiave di volta. Il denaro in un Paese disastrato da venti anni di guerra intestina è più forte di qualunque ideologia, i pirati non sono fondamentalisti dell’Islam, non perseguono ideali particolari, ma appaiono piuttosto terminali di filiere del crimine che partono dalla Somalia e si ramificano e trovano mercato in piazze importanti come Nairobi e Dubai. 
Per le milizie e i gruppi armati impegnati a contendersi il territorio somalo reperire risorse economiche rimane vitale per comprare kalashnikov e bazooka, patteggiare gli aiuti alimentari e sostenere il proprio clan (n.d.r. il sistema sul quale si basa la società somala). Non sono pirati per tradizione – come in alcune zone del Borneo o dell’Indonesia – non hanno alcuna vocazione marittima, il sequestro di navi è un mestiere alla stregua del commercio di armi, la discarica di rifiuti tossici, la tratta di clandestini, i rapimenti a terra di operatori umanitari e giornalisti, attività lucrose mediante le quali i locali signori della guerra riescono a prosperare e mantenere lo status quo. 
E poi c’è il business più redditizio, quello degli aiuti internazionali, i finanziamenti con i quali l’Occidente cerca di tamponare l’aggravarsi della crisi, un modo per evitare di risolvere alla radice il problema. In Somalia lo sanno bene, e la recrudescenza della pirateria, il clamore internazionale che essa suscita in tutto il mondo, serve anche a far arrivare nuovi aiuti che valgono ben di più delle azioni piratesche.Puntualmente il 23 aprile scorso si è svolta a Bruxellesla conferenza dei paesi donatori per la Somalia, un incontro organizzato dalla Commissione Europea che ha visto la partecipazione anche del segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon, della Lega Araba e dell’Unione Africana, nella quale si è stanziata una cospicua somma di denaro anche in chiave antipirateria. 
Da una richiesta di partenza di 166 milioni di dollari, la cifra è stata aumentata più di un terzo, sino ad arrivare a 213 milioni di dollari (163 milioni di euro) che dovrebbero servire a rafforzare la missione AMISOM (African Union Mission in Somalia), e a sostenere le istituzioni di sicurezza somale, attraverso la creazione di una forza di polizia di 10.000 unità e di un corpo per la sicurezza nazionale di altri 6.000 uomini. 
Ma vi è anche la proposta di creare una Guardia Costiera sotto l’egida del GFT, il governo di transizione somalo, che per ora sembra avere il controllo solo di alcuni quartieri della capitale. 
Questo nuovo flusso di denaro che i donors occidentali dovrebbero devolvere in Somalia non ha lasciato comunque indifferenti gli attori locali, e il rischio è che gran parte del denaro finisca nelle mani dei soliti signori della guerra. Subito dopo le decisioni della conferenza internazionale infatti, nel porto di Harardhere – uno dei più noti tra i covi pirati sulla costa orientale – si è creato spontaneamente un «Comitato di sorveglianza antipirateria» che avrà il compito di contrastare il fenomeno e mediare i riscatti. 
Peccato che tra i suoi membri vi sia anche Sagole Ali, portavoce sino ad oggi dei «Somali Marine» di Eyl (la banda di bucanieri più pericolosa, che più fonti indicano anche come responsabili del sequestro del nostro Buccaneer) legato ad Mohamed Abdi Hayir (Afweyne), influente signore della guerra Habar Gidir (clan della famiglia Hawiye) della regione del Mudug. Afweyne, che il 14 agosto 2006 fu costretto ad abbandonare le città di Eldher e Harardheere a seguito dell’offensiva delle Corti Islamiche in quella regione, sembra essere tornato nuovamente a farsi sentire proprio in corrispondenza della disfatta delle Corti a seguito dell’invasione etiopica del dicembre del 2006. 
I pirati si trasformano in Guardie Costiere dunque? Ciò non deve stupire, perché sono la convenienza e l’opportunità a orientare le attività illecite nel Corno d’Africa. Questa potrebbe essere la chiave di lettura anche per comprendere il netto rifiuto delle sedicenti autorità della regione del Puntland (regione da dove partono quasi tutti gli abbordaggi) ad ogni forma di mediazione con i pirati (e anzi l’offerta di una azione militare) durante la recente missione (3 maggio) del sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver per il rilascio degli ostaggi del Buccaneer.
Il governo autoproclamato del Puntland, o meglio le sue strutture amministrative e di polizia che in passato hanno svolto sempre trattative con le bande di pirati - secondo fonti accreditate intascando parte degli illeciti proventi - oggi, invece, è contrario a qualunque accordo e spinge verso una soluzione militare. Un modo di apparire credibile agli occhi della Comunità internazionale e sedersi al banchetto degli aiuti. 
Ad un lifting dell’immagine compromessa ci aveva già provato anche il vecchio presidente del Puntland Ade Muse Boqor che alla vigilia delle elezioni del gennaio 2009 aveva dovuto sostituire in tutta fretta il capo della polizia per sospetta connivenza con i pirati e anche il «sindaco» (leggi capoclan di Eyl) il quale aveva candidamente ammesso a radio Garowe, una delle più seguite nella regione, che 400 poliziotti si erano aggregati alle fila dei pirati.
Il nuovo presidente del Puntland Abdirahaman Mohamed Farole ha costruito tutta la sua campagna elettorale sulla lotta alla pirateria, ed una delle sue prime azioni è stata quella di sostituire nuovamente il capo della polizia, il Generale Gani Mohamed Abdi, accusandolo di corruzione, nominando al suo posto il Colonnello Osman Hassan «Afdalow», ex responsabile della regione del Bari, dove Bosaso funge da capoluogo.
Nel bel mezzo di questi giochi di denaro e di potere ci sono gli ostaggi, tra cui gli italiani del Buccaneer, e poi le centinaia di marittimi che ogni giorno rischiano la vita a bordo delle navi, nonché gli interessi commerciali legati alla navigazione. La meritevole azione della nostra Marina, che in questi giorni con la fregata Maestrale ha salvato per la seconda volta il tanker, Neverland dall’ennesimo abbordaggio, non può essere risolutiva, così come non lo è una soluzione militare pura e semplice. 
I costi per mantenere una flotta in armi al largo della Somalia a lungo andare possono diventare insostenibili anche per una forza internazionale congiunta. Alcuni esperti hanno stimato che sarebbero necessarie più di 500 navi per pattugliare in modo efficace il Golfo di Aden! Senza considerare che oggi lo scenario si allarga a dismisura e gran parte degli abbordaggi vengono portati più a Sud quasi al largo delle Seychelles.
E’ necessaria un’azione politica internazionale congiunta, - non solo militare di peacekeeping con AMISOM - che promuova una mediazione tra tutti gli attori somali comprese le frange radicali, sia in grado di far rispettare l’embargo ONU delle armi e realizzi un piano vero di sviluppo e stabilizzazione della Somalia con aiuti per la costruzione di infrastrutture, ci vuole un sostegno economico che renda conveniente far deporre le armi agli attori in gioco. Solo così si può difendere la libertà di navigazione e di libero commercio e, a conti fatti, conviene anche all’Occidente; altrimenti si rischia di rimanere ostaggi dei pirati o di sedicenti Guardie Costiere..

di Nicolò Carnimeo e Matteo Guglielmo

La Sicilia non si smentisce mai, fondi elettorali a pioggia ai grandi elettori


Bande musicali, associazioni di rugbisti e di specialisti del “tiro dinamico”, musei del giocattolo: salgono tutti, sulla giostra del contributo siciliano. Stavolta non ha davvero badato a spese, il sempre prodigo parlamento di Palermo. Cancellando in una sola notte ogni record raggiunto in passato, portando sino a 78 milioni (quattordici più dell’anno scorso), le uscite per una miriade di enti, centri studi e associazioni. E passando un bel colpo di spugna anche sulle dichiarazioni rigoriste rilasciate nell´ottobre scorso dal governo Lombardo: «Non ci sono più fondi per soddisfare le aspettative di una miriade di organismi foraggiati dalla Regione», aveva detto l’assessore al Bilancio Michele Cimino. L’a ssemblea di Sala d’Ercole l’ha smentito clamorosamente.

La crisi? E il risanamento annunciato con i tagli alla sanità? Cedono il passo, davanti a una manovra pre-elettorale che fa impallidire i blitz del passato. Come quello di Benito Paolone, l´ex deputato di An che nel gennaio del 2007 sbucò a Palazzo dei Normanni e si fece approvare un contributo da 500 mila euro per l´Amatori Catania di rugby. Nel capoluogo non hanno retto all´invidia e quest´anno è spuntato, nella rubrica del turismo, un finanziamento per la «Palermo rugby»: 200 mila euro. Nella foga, la mano anonima di un deputato dell´Mpa ha piazzato il suo contributo da 50 mila euro per il Combat club Gela: può la Regione non incoraggiare la giovane arte del «tiro dinamico», disciplina che consiste nello sparare a bersagli mobili in un set costruito con finte porte e finestre? Non può. Per carità: la lista contiene molte iniziative meritevoli. Ma non c´è un criterio di scelta. E ogni organismo finanziato ha, naturalmente, un preciso sostenitore politico.

La parte del leone la fa il mondo cattolico, cui vengono indirizzati finanziamenti per 5,5 milioni: fra le new entries quest’ anno i «Legionari di Cristo» che ricevono un contributo da 100 mila euro. Nella lunga lista dei beneficiari c’è l´Osservatorio dell´autonomia (50 mila euro) che evidentemente sta a cuore a un presidente autonomista, l´Accademia degli zelanti e dei dafnici con sede ad Acireale (130 mila euro), i giuristi cattolici di Agrigento che fanno il pieno con 200 mila euro. E i musei, anche i più piccoli, noti o poco frequentati: dal museo del giocattolo di Catania a quello sulla pena e sulla tortura con sede a Bronte. La Regione Siciliana pensa ai presepi: soldi per quello di Custonaci, ed è una conferma, ma pure per quello di Agira. Per lo più “aiutini” da 50 mila euro, nella sagra dei contributi a pioggia. 

Quando le cifre sono maggiori, finiscono per essere premiati enti che, per la cattiva gestione, faticano a risollevarsi dal tracollo finanziario: un milione va alla fondazione Federico II, il cui ex direttore generale Alberto Acierno è accusato dall’attuale consiglio d’amministrazione di aver fatto viaggi alle Maldive e shopping a Madrid con la carta di credito aziendale. La corsa al finanziamento può provocare spiacevoli inconvenienti. E pasticci come quelli dei 50 mila euro indirizzati all´associazione bandistica «S. Catanzaro» di Borgetto. Che però non esiste. Nella fretta il deputato sponsor ha scritto male il nome dell’ente e ora i suonatori del piccolo paese palermitano rischiano di perdere il finanziamento. 

Insomma, un mare magnum dove annega ogni giudizio di valore. Alla fine, a pagare dazio potrebbe essere solo (o quasi) il Centro studi filologici e linguistici siciliani, una delle maggiori istituzioni internazionali di questa disciplina, che ha visto dimezzato il contributo della Regione. E che grida allo scandalo in un documento firmato da decine di studiosi fra i quali Tullio De Mauro e il presidente dell’accademia della Crusca Francesco Sabatini: «Con tutto il rispetto, siamo trattati come il circolo culturale di un paese delle Madonie».

di Emanuele Lauria

Come intende affrontare la crisi il gruppo Bilderberg


Gli elitisti sono divisi [sul da farsi] - se far affondare l’economia velocemente rimpiazzandola con un nuovo ordine mondiale, o innescare una lunga e agonizzante depressione. 

Alla vigilia della conferenza annuale del Gruppo Bilderberg, che si terrà dal 14 al 17 maggio 2009 presso l’hotel a cinque stelle Nafsika Astir Palace di Vouliagmeni, in Grecia, il cronista investigativo Daniel Estulin ha svelato gli scioccanti particolari su quanto gli elitisti avrebbero in programma di fare in ambito economico nel corso del prossimo anno. 

La riunione del gruppo Bilderberg è un confab che coinvolge ogni anno circa 150 dei “power broker” [mediatori di potere] più influenti al mondo nell’ambito del governo, dell’industria, del settore bancario, accademico e del complesso militare-industriale. Il gruppo segreto opera secondo le “regole della Chatham House”[1] , ossia nessun particolare di ciò che viene discusso può trapelare attraverso i media, nonostante il fatto che siano presenti alla riunione gli editori dei più grandi quotidiani al mondo come il Washington Post, il New York Times e il Financial Times.



Secondo le fonti di Estulin che si sono dimostrate estremamente accurate in passato, il gruppo Bilderberg è diviso sul da farsi, ossia se innescare “una prolungata, agonizzante depressione che condannerà il mondo a decadi di stagnazione, declino e povertà … oppure una depressione intensa ma più breve che aprirebbe la strada ad un nuovo ordine economico mondiale sostenibile, con minore sovranità ma maggiore efficienza”.

Tali informazioni acquistano maggiore rilevanza se si tiene conto del fatto che le precedenti previsioni economiche di Estulin basate su rivelazioni da parte delle stesse fonti, si sono dimostrate estremamente accurate. Estulin ha correttamente previsto il crollo del mercato immobiliare nonché il tracollo finanziario del 2008, dopo aver appreso dalle sue fonti all’interno di Bilderberg quello che l’elite stava programmando sulla base di quanto era stato detto durante la loro riunione in Canada del 2006 e della loro conferenza del 2007 in Turchia. 

I particolari dell’ordine del giorno per l’economia erano contenuti in un libretto distribuito prima della riunione ai membri del gruppo. In modo specifico Estulin avverte che il gruppo Bilderberg starebbe incoraggiando una falsa immagine di ripresa economica, attirando gli investitori a reinvestire il capitale nel mercato azionario per scatenare poi successivamente un’altra massiccia fase di contrazione che creerà “grosse perdite e una grave sofferenza finanziaria nei mesi a venire”, secondo una relazione del Canada Free Press.

Secondo Estulin il gruppo Bilderberg stima che le cifre relative alla disoccupazione negli USA raggiungeranno il 14% entro la fine dell’anno, quindi il doppio dell’attuale cifra ufficiale dell’8,1 per cento. 

Le fonti di Estulin gli avrebbero inoltre detto che Bilderberg proverà ancora a fare pressioni per la promulgazione del Trattato di Lisbona, un tassello chiave del piano per consolidare appieno un superstato federale europeo, costringendo l’Irlanda a votare nuovamente su tale documento a settembre/ottobre, nonostante lo abbia già rifiutato insieme ad altre nazioni europee nei referendum nazionali.

Secondo quanto riferisce il CFP “una delle loro preoccupazioni è di affrontare e neutralizzare il movimento contrario al trattato di Lisbona chiamato “Libertas”, sotto la guida di Declan Ganley. Una delle mosse programmate da Bilderberg è l’uso di una campagna diffamatoria nei media americani, che suggerisca che Ganley è finanziato dai trafficanti di armi negli USA legati alle sfere militari statunitensi”.

Daniel Estulin, Jim Tucker ed altre fonti, che hanno infiltrato Bilderberg in passato hanno regolarmente fornito informazioni sull’ordine del giorno del gruppo che viene poi attuato sul palcoscenico mondiale, dando prova che l’organizzazione non è solo una “fabbrica di chiacchiere”, ma un importante foro per la pianificazione del nuovo ordine mondiale. 

In effetti proprio il mese scorso il visconte belga nonché attuale presidente del gruppo Bilderberg Étienne Davignon, si è vantato che Bilderberg ha contribuito alla creazione dell’euro mettendo per la prima volta all’ordine del giorno una politica favorevole alla valuta unica all’inizio degli anni ‘90. Il programma del gruppo Bilderberg di un superstato federale europeo e di una valuta unica risale probabilmente persino a prima. Un’inchiesta della BBC ha portato alla luce documenti risalenti ai primi incontri del gruppo che hanno confermato che l’Unione Europea è stata un’invenzione del gruppo Bilderberg.

Nella primavera del 2002 quando i guerrafondai dell’amministrazione Bush facevano pressione affinché l’Iraq fosse invaso entro l’estate, i membri di Bilderberg hanno espresso il desiderio di ritardare l’attacco, che non fu lanciato fino al marzo dell’anno seguente. 

Nel 2006 Estulin ha previsto che il mercato immobiliare negli USA sarebbe cresciuto senza limite prima che la bolla venisse fatta crudelmente scoppiare, come è precisamente successo.

Nel 2008 Estulin ha previsto che Bilderberg stesse creando le condizioni per una calamità finanziaria - proprio quello che è successo alcuni mesi dopo con il crollo della Lehman Brothers.
Il Gruppo Bilderberg ha regolarmente gonfiato i muscoli per consolidare il suo ruolo di “kingmaker” [artefice di nomine ed elezioni]. L’organizzazione seleziona di routine i candidati alla presidenza e alla vice presidenza, nonché i primi ministri.

Bill Clinton e Tony Blair sono stati entrambi preparati dall’organizzazione segreta all’inizio degli anni ’90 prima che raggiungessero la prominenza. 

Il candidato alla vice presidenza di Barack Obama, Joe Biden è stato scelto dal luminario di Bilderberg James A. Johnson, e anche il candidato alla vice presidenza di John Kerry nel 2004, John Edwards è stato consacrato dal gruppo dopo aver fatto un brillante discorso durante la conferenza del 2004. I presenti hanno persino infranto le regole applaudendo Edwards al termine di un discorso che ha fatto agli elitisti sulla politica americana. La scelta di Edwards fu scioccante per gli opinionisti dei mass media che si aspettavano con certezza che Dick Gephardt avrebbe ottenuto la carica. Il New York Post ha riportato persino che era stato scelto Gephardt e che venivano già attaccati degli adesivi con scritto “Kerry- Gephardt” sui veicoli della campagna presidenziale, prima che fossero tolti quando Edwards fu annunciato come vice di Kerry. 

La relazione di un quotidiano portoghese del 2008 ha messo in luce il fatto che Pedro Santana Lopes e Jose Socrates hanno partecipato all’incontro del 2004 a Stresa, in Italia, prima che entrambi diventassero primo ministro del Portogallo. Svariate decisioni geopolitiche chiave sono state prese durante la riunione del gruppo Bilderberg dello scorso anno a Washington DC, ancora una volta a sottolineare che il confab è molto più di un incontro informale.

Come abbiamo riferito in quel momento, l’organizzazione era preoccupata che il prezzo del petrolio stesse aumentando troppo rapidamente dopo aver toccato i $150 dollari al barile e voleva assicurarsi che “i prezzi del petrolio iniziassero probabilmente a scendere”. Ed è proprio ciò che è avvenuto nella seconda metà del 2008 quando il petrolio è sceso sotto i $50 dollari al barile. Siamo stati in grado di prevedere precocemente il rapido aumento dei prezzi del petrolio nel 2005, quando il petrolio era sceso a $40 dollari al barile, perché il gruppo Bilderberg aveva auspicato un aumento dei prezzi nel corso della riunione di quell’anno a Monaco di Baviera. Durante la conferenza in Germania, Henry Kissinger ha detto agli altri presenti che l’elite aveva deciso di assicurarsi che i prezzi del petrolio raddoppiassero nel corso dei 12-24 mesi successivi, che è esattamente ciò che è successo. 

Inoltre durante l’incontro dello scorso anno, l’ex segretario di stato degli Stati Uniti Condoleezza Rice ha formalizzato con il ministro degli esteri ceco Karel Schwarzenberg i programmi per la firma di un trattato sull’istallazione di una base radar statunitense nella Repubblica Ceca. 

Insieme alla Rice era presente all’incontro il segretario alla difesa Robert Gates, che secondo quanto riportato avrebbe incoraggiato i globalisti dell’EU a sostenere un attacco contro l’Iran. E guarda caso, proprio giorni dopo l’Unione europea ha minacciato l’Iran con sanzioni qualora non avesse sospeso il suo programma di arricchimento nucleare.

C’è stata inoltre molta speculazione che anche “l’incontro segreto” tra Hillary Clinton e Barack Obama, che è stato messo in atto con tattiche di spionaggio come rinchiudere i giornalisti in un aereo per impedire che raggiungessero i due politici, avrebbe avuto luogo durante la conferenza Bilderberg nel Distretto di Columbia. 

Non resta che vedere quale copertura mediatica sarà riservata sui media principali alla conferenza Bilderberg del 2009, perché nonostante le prove che questa abbia un ruolo centrale nell’influenzare i successivi eventi geopolitici e finanziari nel mondo, e nonostante il fatto che la conferenza dell’anno scorso sia stata tenuta a Washington DC, i media corporativi hanno mantenuto un divieto quasi assoluto di fare reportage sulla conferenza, sui presenti e su quanto è stato discusso. 

Ancora una volta sarà compito dei media alternativi riempire il vuoto ed educare la gente su ciò che i globalisti hanno esattamente in programma per noi per l’anno a venire. 

Paul Joseph Watson
Fonte: www.prisonplanet.com/
Link: http://www.prisonplanet.com/leaked-agenda-bilderberg-group-plans-economic-depression.html

Traduzione a cura di MICAELA MARRI

[1] Ndt. la Chatham House, sede del Royal Institute of International Affairs di Londra

Pakistani e talebani in lotta per una miniera di smeraldi


Ieri pomeriggio è scattato l'attacco dell'esercito pachistano contro Mingora, il capoluogo del distretto di Swat, da mesi sotto controllo dei talebani. Una pioggia di cannonate e missili che ha gettato nel panico la popolazione locale, precipitosamente fuggita a bordo di auto, furgoni, bus e carri. Almeno 40 mila persone sono scappate nelle ultime ventiquattro ore, andandosi ad aggiungere agli altri 35 mila sfollati fuggiti nei giorni scorsi dagli distretti in cui si combatte.
"Là è guerra totale, i razzi cadono senza tregua. Siamo scappati solo con i vestiti che avevano addosso e con la fede in Dio", ha raccontato ai giornalisti Laiq Zada, 33 anni, appena arrivato in uno dei campi profughi allestiti dal governo.La battaglia di Mingora. Dopo una nottata di bombardamenti e furiosi combattimenti, costati la vita ad almeno quarantacinque talebani, trentacinque civili e due soldati, le truppe governative hanno dichiarato che i ribelli si sono ritirati e che l'esercito ha ripreso il controllo della città e soprattutto della famosa miniera di smeraldi di Mingora - tra le maggiori dell'Asia meridionale - che da febbraio era controllata e sfruttata dai talebani: secondo il governo pachistano, il ricavato della vendita delle pietre preziose sul mercato nero è stata una fonte di finanziamento fondamentale per la guerriglia. Attorno alla miniera si sono avuti gli scontri più violenti e il maggior numero di vittime civili: fonti talebane hanno parlato addirittura di oltre cento civili uccisi.
Nonostante gli annunci dei comandi militari, però, i combattimenti continuano anche dentro la città, dove rimangono ancora decine di migliaia di civili terrorizzati. Come gli ottanta bambini e i venti dipendenti di un orfanotrofio, intrappolati negli scontri.Guerra per procura. L'operazione militare governativa ‘Balck Thunder' (Tuono Nero), ordinata dagli Stati Uniti per spazzare via i talebani dalla regione a nord di Islamabad, prosegue anche nel vicino distretto di Buner, dove altri 27 talebani sono stati uccisi nei combattimenti di oggi. Il bilancio dell'offensiva militare pachistana, iniziata lo scorso 26 aprile nel distretto di Dir, ha già causato almeno quattrocento morti tra talebani, civili e soldati. 
Negli ultimi giorni, le forze governative stanno intensificando le operazioni militari anche nelle Aree Tribali a nord di Peshawar, in particolare nel distretto di Mohmand, dove almeno quindici talebani e due soldati sono morti nei combattimenti delle ultime ventiquattro ore. 
La tregua tra talebani e governo pachistano, duramente osteggiata da Washington, è definitivamente rotta: la guerra ‘per procura' tra Stati Uniti e talebani in Pakistan, che negli ultimi cinque anni ha causato almeno 12 mila morti, è ripresa a piena ritmo.

di Enrico Piovesana

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