mercoledì 6 maggio 2009

Gli anni non fanno dei saggi, ma solo dei vecchi


Oggi vorrei parlare della triste parabola discendente di un uomo che dopo aver raggiunto picchi altissimi di popolarità, con una macchina dei consensi quasi invincibile, si ritrova a dover fare i conti con un nemico subdolo, sconosciuto, di pari potenza e forza e che sembra portarlo inesorabilmente verso il baratro della sconfitta e della vergogna. Berlusconi ha infatti trovato finalmente un avversario degno di questo nome, in grado di tenergli testa e che sfrutta le sue più meschine debolezze, questo nemico stavolta invincibile è se stesso!!! Berlusconi sembra, infatti, soffrire, anzi subire costantemente il suo avversario che lo mette in ridicolo, lo sbeffeggia e lo colpisce nel suo punto più debole, le donne. Mature, giovani e giovanissime, single, fidanzate, sposate, divorziate, vedove, sembrano ormai trappole in cui l'imperatore sembra cadere inesorabilmente, ed anche in un Paese in cui la morale sembra una parola sconosciuta la macchina da guerra di Berlusconi, il PdL, sembra non riuscire a trovare le giuste contromisure per difendere l'imperatore. Noi sudditi non possiamo far altro che aspettare che il gigante dai piedi di argilla cada su se stesso, senza fare troppi danni.

di Onoff - Nuovediscussioni

La Cina accumula oro di riserva ed abbandona il dollaro


Mille e cinquantaquattro tonnellate di oro possono essere un sogno per i comuni mortali, oppure ordinaria amministrazione per le riserve di uno Stato come gli Usa, che ne possiedono una quantità otto volte superiore; persino l'Italia ne ha di più. Per la Cina, però, sono improvvisamente tante. Nei giorni scorsi Pechino ha annunciato di aver portato a tale ammontare le sue riserve auree, quasi raddoppiandole negli ultimi anni. Confermando di voler gradualmente smarcarsi dalla dipendenza dall'economia americana, che lei stessa ha contribuito a creare finanziando per anni l'indebitamento di Washington.Acquistando in particolare metallo prezioso prodotto in patria, la Cina ha così messo da parte oro come una formichina. La quantità attualmente nei suoi forzieri rimane trascurabile: rappresenta l'1,6 percento delle sue enormi riserve in valuta straniera, che ammontano a 2.000 miliardi di dollari di cui circa due terzi proprio in biglietti verdi, grazie all'acquisto massiccio di Bot americani. Ma, messo insieme a dichiarazioni e altri fatti degli ultimi mesi, il quasi raddoppio delle riserve auree del gigante asiatico contribuisce a rendere evidente la volontà politica di raggiungere una serie di obiettivi a lungo termine: accrescere l'autonomia della Cina sulla scena economica globale, stimolare la domanda interna e ridurre la propria dipendenza dalle esportazioni, fare dello yuan una valuta di riferimento per il sistema monetario mondiale. Il problema è che Pechino ha le mani legate, perché nel perseguire questi scopi rischia di veder svalutare il suo investimento multimiliardario in dollari.Per anni, la Cina ha accumulato dollari mantenendo basso - secondo Washington troppo basso - il valore dello yuan, e favorendo così la crescita delle sue esportazioni. I risparmi dei cinesi finanziavano i consumi oltre le proprie possibilità degli americani, dando vita allo squilibrio reso evidente dall'attuale crisi. Negli ultimi tre anni, da quando Pechino ha abbandonato il cambio fisso tra la sua moneta e il biglietto verde, lo yuan si è leggermente rivalutato. E se prima erano gli Usa a fare pressioni sulla Cina, ora è Pechino a mostrarsi baldanzosa: a marzo il direttore della Banca centrale cinese ha buttato lì l'idea che il dollaro non debba più essere la valuta mondiale di riferimento, e successivamente il premier Wen Jiabao ha auspicato una maggiore supervisione internazionale delle scelte economiche degli Stati Uniti. Proprio perché da esse dipende anche il benessere della Cina.
Tali preoccupazioni, alimentate dal fervore nazionalistico che accompagna l'ascesa del gigante asiatico, in Cina sono sentite non solo dagli economisti: nell'ultimo anno, un libro complottistico dal titolo "Currency Wars" (Guerre valutarie) ha venduto oltre un milione di copie. La tesi principale è che l'Occidente trama per frenare lo sviluppo cinese; da questo punto di vista, gli Usa avrebbero interesse a svalutare il dollaro non solo per rilanciare la propria economia travolta dalla crisi, ma anche per far perdere valore alle riserve di Pechino.In realtà, gli Stati Uniti e il mondo hanno un tremendo bisogno della Cina, come si è visto anche dai sempre più frequenti auspici di vedere i cittadini cinesi aumentare i propri consumi, per rimpiazzare quelli degli americani. Sono movimenti tettonici che prenderanno decenni, ma è vero che Pechino sembra avere intenzione di percorrere questa strada: i suoi piani di stimolo all'economia premono proprio su questo tasto, sul progressivo potenziamento della domanda interna, e sulla diversificazione della sua politica monetaria. Far calare bruscamente le sue riserve in dollari sarebbe controproducente: se ne mettesse sul mercato una quantità consistente, il biglietto verde diventerebbe carta straccia, le esportazioni cinesi crollerebbero e le riserve cinesi in dollari brucerebbero gran parte del loro valore. Ma a lungo termine, l'obiettivo è comunque di farle lentamente scendere. E cominciare ad accumulare oro contribuisce allo scopo.


di Alessandro Ursic

Chi e perchè hanno tentato un golpe in Georgia


E' durato poche ore l'ammutinamento di un battaglione dell'esercito georgiano, iniziato questa mattina nella base militare Mukhrovani, a soli trenta chilometri dalla capitale Tbilisi. Dopo che colonne di carri arami e camion carichi di soldati si sono mossi verso la caserma ribelle, i soldati ribelli si sono arresi.

Tbilisi accusa Mosca. L'ammutinamento di Mukhrovani era

scattato dopo che la notte scorsa la polizia aveva arrestato alcuni ex ufficiali dell'esercito accusati di pianificare, con il sostegno dei servizi segreti russi, un golpe militare volto a rovesciare il governo filoccidentale di Mikheil Saakashvili e a bloccare le esercitazioni militari Nato previste per domani. Tra gli arrestati ci sarebbero l'ex comandante delle forze speciali, Gia Gvaladze, e l'ex ministro della Difesa, Georgi Karkarashvili. Secondo la polizia, i golpisti avevano previsto l'assassinio di diversi membri del governo e il successivo intervento di almeno 5 mila soldati russi basati in Ossezia del Sud. 

Il Cremlino ha definito "deliranti" le accuse del governo georgiano, pur ribadendo il proprio giudizio negativo sull'esercitazione Nato (che durerà quasi un mese e coinvolgerà 1.300 soldati di diciannove paesi), giudicata inopportuna in quanto si tiene in un paese dove si è appena combattuta una guerra (quella dello scorso agosto tra Georgia e Russia, scatenata dall'invasione georgiana dell'Ossezia del Sud).

'Misha'sotto pressione. Che la Russia miri a rovesciare l'odiato regime di 'Misha' Saakashvili non è una novità, anche se sembra poco logico che lo volesse fare proprio in coincidenza con l'esercitazioni militari della Nato.
Non è una novità nemmeno il fatto che il presidente georgiano tiri fuori "la minaccia esterna" ogni volta che cresce l'opposizione interna al suo potere. Da settimane i georgiani affollano le piazze di Tbilisi chiedendo le dimissioni di Saakashvili, accusato di tradito gli ideali democratici e patriottici della rivoluzione del 2003, di aver instaurato un regime autoritario e corrotto, di aver truccato le ultime elezioni e soprattutto di avere fallito nell'obiettivo di riunificare la nazione. Dire che dietro all'ammutinamento di Mukhrovani, certamente legato al crescete scontento popolare contro il governo, c'è la Russia serve a Saakashvili per delegittimare i suoi oppositori e per mostrare alla Nato - questa volta sì, alla vigilia delle esercitazioni - che la Georgia deve entrare al più presto nell'alleanza atlantica per difendersi dalle mire espansionistiche del Cremlino. 
Washington, però, non sembra voler accelerare i tempi: per ora preferisce continuare a pagare il riarmo militare georgiano. Obama ha appena stanziato altri 242 milioni di dollari per il 2010.

di Enrico Piovesana

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/15547/Georgia,+tentato+golpe%3F

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