lunedì 4 maggio 2009

Primi movimenti tellurici del dopo Berlusconi


Il potere dell'Imperatore sembra essere sotto attacco proprio nel momento in cui sembrava aver raggiunto la sua massima forza. Inattaccabile ed indistruttibile dall'opposizione, sembra invece scoperto sul fronte interno. Così come l'impero romano all'apparenza inarrestabile, invincibile ed eterno cadde per le divisioni interne (disione tra impero romano d'oriente e impero romano d'occidente), allo stesso modo ma in una scala molto più ridotta il potere di Silvio viene corroso dai più fedeli alleati, in primis l'attuale o meglio futura ex moglie Veronica Lario che potrebbe sottrargli una notevole fetta del suo patrimonio oltre che del suo elettorato, quindi da Gianfranco Fini l'autore occulto che ha scatenato questa crisi matrimoniale, già perchè Silvio "addossa al presidente della Camera una quota consistente di responsabilità per quel che sta accadendo. Secondo Berlusconi, l'editoriale contro il "velinismo" di "Fare Futuro", la fondazione che fa capo proprio a Fini, è stato uno degli elementi che ha fatto scatenare la signora Lario. "Con Fini non ci parliamo più da tempo"(la Repubblica). 

di Onoff - Nuovediscussioni

Il regime del "Grande Fratello"





 
Mentre l'organizzazione internazionale Freedom House ha retrocesso l'Italia al rango di "paese potenzialmente libero", l'intera vicenda delo scontro tra la Signora Lario e il marito Presidente del Consiglio impone la formulazione di una domanda: che Paese stiamo diventando? La risposta a questo interrogativo può essere rinvenuta proprio nell'indagine della Freedom House: stiamo diventando un Paese non totalmente libero ma solo "potenzialmente" libero, un Paese del tutto appiattito sulla figura del Capo, che vive, discute, si divide e si unisce esclusivamente in funzione delle vicende che il Capo decide di dare in pasto all'opinione pubblica 

Se qualche opinionista votato all'autolesionismo avesse avuto cura di esaminare le pagine de "Il Giornale" e di "Libero" degli ultimi tre giorni - magari dopo avere consultato quei blog dove le peggiori pulsioni dell'elettorato berlusconiano trovano libero sfogo - avrebbe facilmente compreso che le polemiche innescate dalle dichiarazioni al vetriolo di Veronica Lario sulla "Vallettopoli" del marito Presidente non possono essere semplicemente liquidate come la solita bufera familiare innescata dalla consorte piccata di un politico dai modi genuinamente disinvolti.
Il leitmotiv che traspare da quelle pagine è più o meno il seguente: non disturbate il Premier con questioncine di basso profilo. Lui risolve i problemi del Paese col sorriso, e pazienza se i suoi modi spicci e chiassosi lasciano a bocca aperta persino la Regina di Inghilterra; se promuove attrici, veline o letterine varie al rango di Ministro o di sottosegretario, se pensa di imporre, insieme al sempreverde Mastella, la cantante di Villa Certosa come parlamentare europeo; se decide di spostare il G8 da La Maddalena a L'Aquila come se si trattasse della sua festa privata. Agli Italiani lui piace così, quindi chi se la prende con il Presidente se la prende con la maggioranza degli Italiani.

Tuttavia, mentre l'organizzazione internazionale Freedom House ha retrocesso l'Italia al rango di "paese potenzialmente libero", l'intera vicenda sopra richiamata impone la formulazione di una domanda, già rilanciata da Curzio Maltese attraverso le colonne di "Repubblica": che Paese stiamo diventando? 
La risposta a questo interrogativo può essere rinvenuta proprio nell'indagine della Freedom House: stiamo diventando un Paese non totalmente libero ma solo "potenzialmente" libero, un Paese del tutto appiattito sulla figura del Capo, che vive, discute, si divide e si unisce esclusivamente in funzione delle vicende che il Capo decide di dare in pasto all'opinione pubblica. Insomma, siamo tutti spettatori non paganti di un continuo reality show ambientato tra Arcore e Palazzo Grazioli, monopolizzati da quello che potremmo definire come una sorta di "regime del Grande Fratello".

Questa affermazione non costituisce l'ennesimo prodotto dell'antiberlusconismo militante: al contrario, trova conferma in una serie di circostanze obiettive. Ad esempio: mezza Italia si commuove per il fatto che il Premier, per la prima volta dopo quattordici anni, si è deciso a celebrare la festa del 25 aprile, senza attribuire rilievo al fatto che l'azione dell'attuale maggioranza di governo risulta costantemente orientata al superamento dei principi di quella Carta Costituzionale che della Resistenza e della Liberazione rappresenta appieno i valori. 
Ancora: il Premier tuona contro quei (pochi, in verità) esponenti dell'opposizione che si permettono di criticare i criteri alla luce dei quali vengono completate le liste del partito di maggioranza - magnifica combinazione tra sorrisi da copertina e vecchi professionisti della politica in servizio permanente effettivo -, invitandoli, con l'eleganza propria dello statista consumato, a pensare a quei "parlamentari antiestetici e maleodoranti" che talvolta occupano i banchi a sinistra dell'Emiciclo.

Infine, maggioranza e minoranza applaudono alla decisione unilateralmente assunta dal Presidente di portare il G8 lontano dalla Sardegna, nel silenzio assordante di un'Amministrazione regionale che - eletta pochi mesi fa proprio grazie alla contiguità politica rispetto al "governo amico" - accetta ora che venga inflitto un colpo mortale alle aspirazioni di crescita di una terra in difficoltà.

Ma se un Paese rinuncia alla propria coscienza critica, alla propria vocazione democratica, alla propria capacità di autodeterminazione, allora di quel Paese cosa resta? Resta il sultanato del Presidente, debitamente corredato dal tremebondo circo di veline, politici di professione e vari yes-man di cui le dichiarazioni di una first lady prossima alla pensione hanno solo confermato l'esistenza. Restano le pulsioni autoritarie, le ostentazioni di efficientismo e le battute sparate a reti unificate per intrattenere i protagonisti dei vertici internazionali.

Resta la profonda tristezza di chi, fedele ai valori democratici consacrati nella Costituzione nata dalla lotta al fascismo, assiste impotente alla lenta deriva del sistema Italia verso il regime del Grande Fratello.

di  Carlo Dore jr

Link: http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=11945


La recessione in Germania diventa pericolosa


Michael Sommer, leader della DGB (Deutscher Gewerkschaftsbund, la Federazione dei sindacati dei lavoratori tedeschi), ha definito l'ultima ondata di licenziamenti una "dichiarazione di guerra” contro i lavoratori. "Non è più possibile controllare il disagio sociale", ha affermato. 

Gesine Schwan, candidata alle elezioni presidenziali per i socialdemocratici, ha dichiarato: "Questo stato d'animo rischia di diventare esplosivo se il governo non intraprende azioni drastiche". 

Mentre le autorità si sono tardivamente accordate sulla creazione di una "bad bank" per assorbire i mutui tossici e dare stabilità al sistema creditizio, all'orizzonte si prospettano quasi sicuramente ulteriori problemi finanziari. 

Independent Credit View, la società svizzera che si occupa di consulenza sulla valutazione del rischio, sostiene che per quest'anno è fortemente probabile che una "seconda ondata" di stress da debito colpisca il Regno Unito e l'Europa, non appena le agitazioni del mercato si sposteranno dai titoli ipotecari ai tradizionali prestiti bancari. Un dettagliato test dello stress, effettuato su 17 creditori, a livello mondiale, ha messo in evidenza che le banche europee hanno riserve inferiori alle banche statunitensi e questo conferisce alle prime un'acuta vulnerabilità rispetto alla imminente fase di crescenti inadempimenti. "Il rischio maggiore è proprio in Europa", afferma Peter Jeggli, fondatore di Credit View. 



Deutsche Bank dispone di riserve per coprire un tasso di inadempimento di 0,7 % a fronte di “asset non-performing” (NPA) a 1,67 % [Gli NPA sono prestiti, od obbligazioni, che non vengono onorati, in pratica che non danno alcun guadagno al prestatore. N.d.r.] , RBS dispone di riserve per 1,23 % a fronte di NPA a 2,43 %, infine Credit Agricole è a 2,63 % a fronte di NPA a 3,64 %. Nessuno ha messo da parte abbastanza denaro. 

Al contrario, Citigroup dispone di riserve per 4 % a fronte di NPA a 3,22 %, mentre JP Morgan si attesta su 3,11 % con NPA a 1,95 %. 

"Le banche statunitensi sono distanti dalla curva. Le banche europee sono esposte all'immobiliare commerciale statunitense e ai problemi in Europa dell'Est e in Spagna, dove la situazione sta diventando drammatica. Noi riteniamo che le casse di risparmio spagnole siano realmente in serie difficoltà e che necessitino di un aiuto governativo", ha affermato Jeggli. 

Il Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato che finora le banche europee hanno sottoscritto una svalutazione per 154 miliardi di dollari (105 miliardi di sterline) di crediti inesigibili, ossia il 17 % delle probabili perdite per 900 miliardi di dollari entro il 2010. Le banche statunitensi hanno invece sottoscritto per lo stesso periodo 510 miliardi di dollari, vale a dire il 48 % del danno previsto. 

Gli analisti sostengono che la risposta più rapida degli Stati Uniti ha dato l'impressione che le loro banche fossero in condizioni peggiori, ma che, in realtà, è questione di tempo e di "illusione di trasparenza". L'Europa rischia di ripetere gli errori commessi dal Giappone negli anni '90 quando le banche tennero nascoste le perdite e ritardarono gli interventi di risanamento. 

Le banche europee sono esposte a tutta una serie di bolle dai molteplici aspetti. Non solo registrano gravi perdite derivanti dal mercato statunitense delle proprietà, ma si trovano anche a fare fronte al collasso del boom dei crediti in casa propria e alle perdite derivanti dagli elevati livelli dei debiti aziendali nell'eurozona. 

Jeggli ha dichiarato che i Paesi anglosassoni e la Svizzera hanno dato inizio alla crisi finanziaria perché le loro banche aveva investito in modo massiccio nelle obbligazioni. In qualità di strumenti negoziabili, quando sono iniziati i problemi, queste hanno subito un crollo vertiginoso e sono state costrette a grosse svalutazioni dei loro titoli in base alle regole del mark-to-market. 

Perché in Europa questa situazione emerga per i prestiti bancari tradizionali è necessario più tempo e si inserisce nel ciclo non appena si verifica un aumento degli inadempimenti. La gravità della recessione in Europa non lascia nessun dubbio: questa volta le perdite saranno enormi. 

Titolo originale: "Germany's slump risks 'explosive' mood as second banking crisis looms "

Fonte: http://www.telegraph.co.uk
di AMBROSE PRITCHARD-EVANS

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