domenica 26 aprile 2009

Messico, vivere in un incubo


Strade semideserte, l'esercito che distribuisce a tutti mascherine azzurre, l'ordine di evitare ogni contatto non necessario con la gente, di non stringere mani, non condividere posate o bicchieri, non baciarsi. E' quasi surreale l'atmosfera asettica che si respira a Città del Messico, paralizzata dall'emergenza influenza suina, e nelle altre zone del Messico dove si trovano i focolai del contagio. E la gente non sa bene come reagire all'allarme: le numerose testimonianze che arrivano ai giornali, alle reti tv, siti e network - locali ed internazionali - raccontano di persone spaventate, trovatesi da un giorno all'altro in un incubo che ha cambiato loro la vita, anche se qualcuno è convinto che l'allarme dato dai media sia esagerato. "Ho paura, lavoro per una grande compagnia e credo che questa influenza sia molto contagiosa" scrive Nallely L alla Bbc. "E' tutto molto strano", continua, "la gente rimane in casa o esce solo per andare a fare la spesa o all'ospedale. La maggioranza gira con le mascherine sulla bocca, concerti, festival, perfino la messa sono stati cancellati. Le trasmissioni alla radio e alla tv sono interrotte da comunicati che informano sui sintomi, e dicono di andare subito dal dottore se ci si sente malati".




Molti temono che le autorità non stiano dicendo tutta la verità: "Mia cognata vive nello stato di San Luis Potosi", racconta Migdalia Cruz, da Phoeniz, in Arizona. "Lì ci sono già stati almeno 78 morti, solo in città, non 68 in tutto il Messico come continuano a dire".
OAS_RICH('Middle');
"La verità è che le cose sono ben lontane dall'essere sotto controllo" le fa eco Carla, da Città del Messico. "E' peggio di quello che crediamo, qualcuno la prende come uno scherzo, ma io no". Neppure le famose mascherine azzurre, distribuite per le strade e su bus e metropolitane riescono a tranquillizzare e la fobia è ormai generalizzata: "Mi preoccupa vedere come stanno lavorando i soldati che distribuiscono le protezioni. Perché non si mettono i guanti di lattice?" chiede Amelia Batani, che scrive al forum online del quotidiano messicano El Universal. Ansia condivisa anche da Araceli Cruz, studentessa di 24 anni, che dice: "Potevano fermarla in tempo, ora hanno lasciato che si diffondesse fra la gente". Si ha paura di ammalarsi anche andando al lavoro. Due colleghi di Adriana, che scrive sempre da Città del Messico, hanno avuto sintomi influenzali qualche giorno fa, ma il dottore li ha fatti tornare al lavoro. "Io lavoro in un call center, non ci sono finestre e non è possibile aerare i locali e ci sono almeno 400 persone che ci lavorano", racconta preoccupata. "Fate voi i calcoli: i locali non sono stati sterilizzati e il rischio di contagio è altissimo". La preoccupazione non è solo della gente comune. Anche i medici non sono tranquilli: uno di loro, che si firma "medico mexicano" in servizio negli ospedali messicani scrive nella sezione dedicata di El Mundo, descrivendo una situazione da panico, dando vita ad un'accesa discussione sul forum. "Sono specializzato in malattie respiratorie e in terapia intensiva", dice. "I trattamenti antivirali non stanno avendo il successo sperato e la gente continua a morire, anche giovani di meno di 30 o 20 anni. Il personale è molto spaventato, data la virulenza del virus. Nella struttura dove lavoro, almeno 3-4 persone al giorno muoiono per questa epidemia". E aggiunge: "Ci dicono di non parlare con la stampa, che verremo sanzionati se lo facciamo". Qualche voce fuori dal coro c'è. Come Jordi, che invita tutti a darsi una calmata e dice che il quadro non è poi così fosco: "Siamo in uno stato di preoccupazione, ma non c'è alcun panico". Difficile, però, che riesca a rasserenare qualcuno.

Fonte: la Repubblica

Multinazionali, possiamo condizionarle!


"CAMBIANO i tempi. Ma gli immigrati non si fermano. Nonostante governino forze politiche inflessibili e "cattive": gli stranieri continuano ad arrivare. Da est e da sud. Per terra e soprattutto per mare. Con ogni mezzo. Barche, barchini, barconi e gommoni. Partono in tanti. Ogni giorno. Uomini, donne e bambini. E in molti non arrivano. Quel piccolo pezzo di mare che separa l'Africa dalla Sicilia è un cimitero dove giacciono un numero imprecisato di imbarcazioni e migliaia di persone.  Persone? Per definirle tali dovremmo "percepirle". Invece non esistono. Sono "clandestini" quando si mettono in viaggio e quando riescono ad entrare nei paesi di destinazione. Ma anche quando vengono ammassati nei Cpa. Migranti perenni. Non riescono a trovare una nuova sistemazione - stabile e riconosciuta - ma non possono neppure tornare indietro"(la Repubblica). 

Un flusso costante di informazioni sembra ormai quasi travolgerci, dalla tv, dalla radio, dal web, eppure in pochi sanno districarsi e capire a fondo una data notizia. L'impressione è che ciò che accade dipenda da fattori a noi estranei e su cui non possiamo incidere.

Perchè ad esempio dall'Africa continuano ad arrivare migliaia di persone? Perchè queste persone sfidano il deserto, il mare, che spesso vedono per la prima volta, e la morte? La fame e la miseria certo, la guerra, da cui cercano di scappare, molto spesso, i regimi autoritari e crudeli sicuramente. Ma perchè a cinquant'anni dal completamento della decolonizzazione in questo continente le cose sembrano essere precipitate? Cerchiamo di soffermarci un attimo e riflettere solo sulle questioni superficiali del problema, quelle che noi tutti possiamo scorgere senza far parte di qualche intelligence. L'Africa è un continente enorme con una varietà di popolazioni, lingue e culture sterminato, dotato di una fauna e di una flora stupefacente, ma soprattutto stracolma di ricchezze. Giacimenti di tutti i tipi si trovano sopra e sotto questo suolo immenso, giacimenti che sembrano essere diventati la maledizione e la condanna a morte dell'Africa. Oro, argento, petrolio, gas,uranio, diamanti, coltan, rame, platino, manganese, cromo, nichel, bauxite e cobalto ecc. ecc., sui quali si sono avventate le multinazionali europee prima, americane poi, cinesi ora. Il punto è, perchè pagare un prezzo corretto per queste materie quando pagando una bustarella relativamente piccola ai dittatori di turno si può comprare a molto meno? E se qualche presidente illuminato non scende a patti o semplicemente risulta troppo esoso, basta mandare una squadra di mercenari e rovesciarlo con un colpo di stato o semplicemente assassinarlo. Oppure meglio ancora finanziare gli oppositori, mai assenti, (semplicemente uomini pronti a prendere il posto del tiranno da sostituire) per iniziare una guerra civile. In tutto questo le popolazioni contano meno di niente, costrette a combattere, fuggire ed essere massacrate per un gioco in cui a loro è spettato il solo ruolo di perdenti. Infine, il colpo di grazia è stato inferto dai sussidi all'agricoltura, interna, di Stati Uniti ed Unione Europea che hanno letteralmente tolto le residue speranze di sopravvivenza delle popolazioni africane. Faccio parte della popolazione occidentale, sono bianco, compro prodotti delle multinazionali e difficilmente potrei farne a meno, vivo uno stile di vita a cui difficilmente potrei rinunciare, ma voglioe posso far sentire la mia voce , le multinazionali devono cambiare il loro modo di gestire gli affari, se comprano a 10 per vendere a 100 il loro utile sarà di 90, ma se comprano a 60 per vendere a 100 il loro utile sarà di 40, perciò per noi consumatori il prezzo rimarrà invariato, le multinazionali assottiglieranno i loro utili ma saranno ugualmente profittevoli e le popolzioni africane avranno parte degli introiti di questi commerci. Per convincere queste Multinazionali è molto semplice "NON COMPRATE LE LORO AZIONI O OBBLIGAZIONI" se prima non firmano degli accordi con i governi democraticamente eletti in cui si stabilisce alla luce del sole quali sono le condizioni con cui si sta svolgendo un determinato commercio. Facendo tali pressioni sulle multinazionali potremo far sentire la nostra voce.

di Onoff - redazionale 

I pirati somali alzano il tiro, attaccata la Msc Melody

Molta paura, attimi di panico tra i passeggeri, ma per fortuna tutto è andato bene. La nave Melody della compagnia Italiana Msc Crociere - con a bordo 991 passeggeri e 536 membri dell'equipaggio, tra i quali 134 italiani - è sfuggita ieri all'attacco di pirati mentre si trovava ad un giorno di navigazione a nord delle Seychelles, davanti alle coste somale. L'assalto è avvenuto in serata: alle 21:35 ora italiana, ha raccontato il comandante Ciro Pinto, la Melody è stata attaccata da un gommone Zodiac con sei uomini armati a bordo, che hanno aperto il fuoco con fucili kalashnikov colpendo la parte sinistra dell'opera morta della nave (la parte di scafo al di sopra del piano di galleggiamento). 

Nessuno a bordo è rimasto ferito. La sicurezza armata a bordo è intervenuta rispondendo al fuoco degli assalitori - che hanno sparato raffiche intimidatorie in aria e hanno poi colpito la fiancata della nave - ma a far fallire l'assalto, spiegano dalla Msc Crociere, sono state le manovre diversive attuate dal comandante. La nave è stata fatta rollare per scoraggiare il tentativo di salire a bordo, e sono stati usati idranti contro gli assalitori. La Melody ha poi proseguito la navigazione a luci spente fino al momento in cui sul ponte di comando si è avuta la certezza di aver seminato gli aggressori.
 Tanta la paura a bordo: "Non potrò mai dimenticare quello che è accaduto stasera: sembrava di stare in guerra", ha commentato a caldo il comandante Pinto. Ed ha aggiunto che i sei pirati, che si trovavano a bordo di un gommone, avevano certamente l'appoggio di una nave che si trovava in zona, visto che l'attacco è avvenuto in pieno oceano. 

Immediatamente è stato allertato il comando interforze presente nell'area e una nave militare si è diretta verso la Melody. La nave naviga ora in acque relativamente sicure e i passeggeri sono tutti nelle loro cabine sani e salvi. Tra poche ore, la nave italiana verrà raggiunta da altre che si trovano nell'area nell'ambito dell'azione di pattugliamento avviata dalla comunità internazionale, e si prevede che prosegua il viaggio verso la sua destinazione in convoglio. 

Al momento dell'attacco la Melody si trovava a 180 miglia a nord di Port Victoria, capitale dell'arcipelago delle Seychelles. Sta effettuando una crociera cosiddetta di 'trasferimento' che la riporterà dal Sudafrica in Italia il 7 maggio prossimo, con tappa nel porto di Napoli e sbarco a Genova il giorno seguente. Era partita il 17 aprile scorso da Durban; la scorsa notte aveva attraccato per una notte alle Seychelles. Ora è in navigazione verso Aqaba e raggiungerà il porto della Giordania il 2 maggio. 

Dei 134 italiani a bordo 39 sono passeggeri e 95 fanno parte dell'equipaggio. Per fortuna nessun incidente si è registrato a bordo. La nave ha riportato solo lievi danni: qualche vetro rotto e una lancia da salvataggio colpita. Niente di grave neppure per i passeggeri, solo l'inevitabile panico al momento dell'attacco. 

La Melody ha 35,143 tonnellate di stazza, è lunga 204,7 metri e larga 30,15, e può viaggiare fino a 19 nodi di velocità. Può ospitare fino a 1492 passeggeri in 532 cabine e 530 uomini d'equipaggio. Viene utilizzata principalmente per crociere classiche, sia nel Mediterraneo che sulle rotte oceaniche. E' dotata di sei bar, due ristoranti, due piscine e vari servizi. Alcune cabine sono attrezzate anche per i disabili. E' equipaggiata con pinne stabilizzatrici, e grazie anche alla sua grande stazza è molto stabile in mare. 

Fonte: la Repubblica

Link: http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/esteri/attacchi-pirati/attacchi-pirati/attacchi-pirati.html

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori