giovedì 23 aprile 2009

2 in 1 Come avere Windows e Linux sullo stesso PC senza pensieri


Questa guida/racconto scritta da BerserkerWelding vuole aprire gli occhi all'utente medio dimostrando che non è cosi difficile passare a Linux e non è necessario eliminare Windows. L'abbandono di Microsoft avviene lentamente e spontaneamente utilizzando entrambi i sistemi operativi con lo stesso computer. 



Perché usare Linux: Vi potrei elencare una lunga serie di motivi, la stabilità, la velocità, la filosofia Open Source, il Software Libero ecc. Ma vi dirò perché "io" ho scelto GNU/Linux. Ero stanco di sprecare buona parte del mio tempo nell'aggiornare anti virus e anti spyware, ero stanco di perdere tempo in deframmentazioni, scan disc e scansioni per rimuovere i virus restando sempre nel dubbio: ma.. questa settimana non ho trovato nessun virus; oppure il virus c'è e l'anti virus non l'ha trovato? Mistero! Se non usate internet potete tenere la vostra copia di Windows, comodo c'è un wizard per tutto, compri un cellulare nuovo e in 5 minuti fai la configurazione. Avanti, avanti, avanti, accetta, accetta, accetta ed installi qualsiasi cosa. Ma se stai leggendo questa pagina sei un utente come me, collegato a internet ed esposto a tutti i malware della rete. Con Linux tutto questo non esiste e i virus te li puoi scordare insieme agli anti virus e alle scansioni. Installato su un computer di ultima generazione Linux è una scheggia paragonato a Windows XP, per non parlare di Windows Vista. Per prima cosa vi linko il sito italiano dedicato a Linux e i wiki di: Richard Stallman, ideatore del progetto GNU e Linus Torvalds, sviluppatore del kernel Linux. Questo invece è il messaggio che ho scritto su un forum la prima volta che ho navigato con Linux: Il complesso mondo Linux mi viene incontro dolcemente, ho configurato il modem senza troppi problemi grazie alla guida e navigando con kubuntu mi sembra di stare in un mondo nuovo, più bello, tutto è fluido e veloce. Mi da una strana sensazione di potenza. Ora capisco quelli che mi dicevano: è da tanto che non avvio dalla partizione di windows, pian piano impari, ti adegui e scopri cosa significa avere un sistema operativo che funziona sul serio. Ma cos'è in realtà GNU/Linux? Perchè esistono svariate distribuzioni? Perchè non l'hanno fatto uguale a windows? Questo sistema operativo è il frutto del lavoro di Hacker e programmatori sparsi in tutto il pianeta, la cosa fantastica è che è costituito da centinaia di programmi che possono essere combinati tra loro (come i mattoncini della Lego per intenderci) ed ogni singolo programma può essere legalmente modificato, migliorato e personalizzato. Usare una distribuzione Linux è come giocare con la costruzione Lego fatta da un nostro amico, un mago dei Lego! Ma nessuno ci vieta di modificarlo, anzi la filosofia con il quale è stato costruito invoglia gli utenti a mettere mano al codice sorgente, infatti se ci fosse qualcosa di irregolare nel sistema salterebbe subito all'occhio delle migliaia di persone che lo studiano. La cosa importante è essere consapevoli del fatto che un esperto utente Windows che passa a GNU/Linux è un neofita di Linux. Imparare a conoscerlo mi sembra il minimo. Io personalmente ho imparato più cose in 2 anni con Linux che in 10 anni con Windows. Chi ha l'attitudine dell'hacker con il tempo passerà a distribuzioni più complesse, chi si vuole limitare a fare l'utente troverà in Ubuntu un ottimo supporto, ma chi vuole un sistema operativo uguale in tutto e per tutto a Windows farebbe bene a non cambiarlo affatto. Vi garantisco che qualunque sia la vostra indole, le opportunità che questo modello di software vi offre sono pressoché illimitate. 

Scaricare e masterizzare il CD di Linux: Per prima cosa dovete scegliere quale sistema operativo GNU/Linux usare, per persone come noi abituate a Windows serve qualcosa di facile. Io vi consiglio Kubuntu, si tratta dell'ultima versione del più classico Ubuntu basata su K Desktop Environment. Questi sistemi operativi non vanno considerati di serie B, lo dico per le persone intenzionate a provare Linux sul vecchio PC scassato che hanno in cantina. Se volete provare Linux su un PC vecchio potete utilizzare Xubuntu. Una volta scelto e scaricato il vostro nuovo S.O. lo dovete mettere su CD, non basta fare il solito disco dati, dovete masterizzare l'immagine ISO. Trovate i dettagli in questa guida. Se usate Nero trovate l'opzione in Extra / Altri progetti / Sfoglia e selezionate il file che avete scaricato.

Provare ed eventualmente installare Linux: E questo è il punto forte della situazione, il CD di Linux è più versatile di un coltellino svizzero. In ambiente Windows contiene alcuni programmi come FireFox, Scribus, Thunderbird ecc. (alcune versioni permettono l'installazione virtuale senza partizione dedicata). Riavviando il PC senza togliere il CD partirà Linux in modalità di prova, dopo qualche minuto sarete già in ambiente Linux. Lo potete già usare, provare e smanettare per bene per vedere com'è. Ovviamente non potete salvare le impostazioni dato che se spegnete il pc e togliete il CD il vostro computer tornerà come prima. Se invece decidete di installarlo dalla modalità di prova c'è l'apposita icona, seguite le istruzioni per dagli una piccola quota del vostro hard disc, se avete poco spazio non importa, bastano anche solo 4 o 5 Giga. Adesso il vostro computer ha 2 sistemi operativi, ad ogni accensione vi apparirà una schermata grigia che vi darà la possibilità di scegliere se usare Windows o Linux. Un occhio di riguardo va dato al Wiki ufficiale di Ubuntu, piu precisamente: passare da windows a ubuntu Vi aiuterà a comprendere al meglio le differenze Windows / Linux e le funzioni del vostro nuovo sistema operativo. Potete anche scaricare i manuali nella versione Offline Wiki da consultare con calma senza essere collegati a internet. 

Applicazioni di serie e non: Un'altro punto a favore di Linux, dalla pagina applicazioni di ubuntu. Circa 1000 pacchetti sono installati automaticamente su circa 1300 pacchetti completamente supportati. In più, ci sono oltre 16000 pacchetti disponibili immediatamente, e altro software è fornito da terze parti. Insieme al sistema operativo avrete già pronto all'uso Open Office compatibile con Microsoft Office, potrete tranquillamente leggere i documenti che vi invieranno i vostri amici che usano i prodotti Microsoft e loro leggeranno i vostri. Una nota di demerito va assolutamente data a Microsoft Office, i documenti creati con Office 2007 non possono essere letti con Office 2003 allo stesso modo un documento creato con Office 2003 non potrà essere letto con Office 2000, è una manovra palesemente mirata ad obbligare l'utente Windows ad acquistare l'ultima versione della suite. Tutto questo con Open Office non accade. Per questo motivo ne consiglio l'uso anche agli utenti Windows già possessori di Microsoft Office. Sempre di serie e gia installato insieme al sistema operativo troverete The Gimp ottimo programma per il foto ritocco. Ubuntu e derivati comprendono alcuni piccoli giochi simili a quelli di Windows, solitario, campo minato ecc. Ma ne esistono molti altri liberamente scaricabili dalla pagina Video Game per Linux, trovate anche emulatori per usare i vostri giochi per PC e anche quelli per Play Station. Altri programmi li trovate in rete, ad esempio eMule per Linux esiste e si chiama aMule. Ok, tante belle cose, ma come si installano? E' molto semplice, basta cliccare su Applicazioni / aggiungi/rimuovi per installare e disinstallare tutto ciò che vuoi in pochi click. Usavi MSN con Windows? Installa aMSN e in pochi secondi chatterai con tutti i tuoi amici. 

Linux e le periferiche: La maggior parte delle periferiche come Hard Disc esterni, USB Pen, iPod, SD, lettori MP3, fotocamere digitali ecc. funzionano automaticamente collegandole al pc, purtroppo arrivano i problemi con alcuni Modem adsl USB e alcune (una minoranza) stampanti, c'è da dire che alcuni produttori pensano esclusivamente a Windows, altri problemi nascono dai software proprietari che per motivi legali non possono essere modificati / adattati. Per la configurazione delle stampanti visitate l'area stampanti e scanner, mentre per i modem USB visitate EciAdsl, quest'ultimo non è in italiano e la configurazione è abbastanza impegnativa, se incontrate problemi potete chiedere aiuto sul forum di Ubuntu. 

Multimedialità e interoperabilità: Un'altro pregio di GNU/Linux da non sottovalutare è che esistono molte distribuzioni diverse che puntano alle diverse necessità degli utenti finali. Io finora vi ho citato solo alcune distribuzioni (versioni) della famiglia Ubuntu (che deriva da Debian). Essendo software libero chiunque ne abbia le capacità può creare una distribuzione mirata ad un determinato tipo di utente. Può capitare di imbattersi in una distribuzione fatta apposta per voi. Io ho scoperto Ubuntu Studio, sembra fatto apposta per me, è una variante di Ubuntu per la manipolazione e la creazione di contenuti multimediali. Ed è stata realizzata per gli appassionati ed i professionisti di audio, video e grafica su GNU/Linux. Fra le righe si legge: Il nostro obiettivo è quello di rendere più accessibile ai nuovi utenti l'impiego degli strumenti che GNU/Linux offre per la creazione e produzione di contenuti multimediali. Noi vogliamo anche mettere sotto i riflettori quello che c'è fuori, mostrare gli strumenti che loro non conoscono. L'ho installata ed ho trovato tutto quello che ho sempre desiderato, come in una fuoriserie full optional. Senza cercare programmi o consigli sui migliori programmi da usare. GNU/Linux è anche questo, distribuzioni rivolte al grande pubblico e distribuzioni mirate ad uno specifico impiego. Tutto questo grazie alla filosofia Open Source! Il mio attuale desktop: normale, 3D, sfera. 

Aiuto e assistenza: Chi ha detto che dobbiamo fare da soli? Arrangiarsi senza chiedere aiuto da una certa soddisfazione, ma se non ce la facciamo? Niente paura, grazie alla LUG map puoi trovare il Linux User Grup più vicino a casa tua. Ogni LUG è formato da un gruppo di amici molto esperti disposti a darti una mano, puoi andare ad un incontro anche dopo aver installato Linux per avere un contatto dal vivo con altri utenti più esperti di te, scambiare quattro chiacchiere, consigliare programmi utili ecc. Se invece pensi di non farcela o non vuoi seguire tutta la trafila di download / masterizzazione / installazione vai direttamente nel tuo LUG di zona, ti aiuteranno loro. 

Linux in azienda: Facciamo una ipotesi aziendale, molti computer collegati in rete e una produzione da portare avanti. Se alle 8 di mattina i PC non funzionano l'azienda si ferma, non basta avere un dipendente che se la cava abbastanza bene e non basta l'aiuto dei LUG. Serve un'assistenza rapida, veloce, competente e professionale. Cosa facciamo, ci rassegnamo all'instabile Windows? No! Esistono società molto competenti in grado di fornire assistenza di alto livello per Linux. Non essendo dell'ambiente non vi posso fornire un panorama a livello nazionale, ne elenco solo una che si trova nella provincia di Lecco. Yet Open ha scelto di utilizzare esclusivamente GNU/Linux ed il software Open Source; fornisce assistenza, sviluppo software, installazioni server, progettazioni di reti informatiche, formazione altamente qualificata e supporta la comunità Open Source fornendo organizzazione, mezzi e strumenti per lo sviluppo del software libero. 

Effetti grafici e desktop 3D: Se come me considerate un computer simile ad un'auto oltre alla stabilità alla sicurezza e alla velocità vi occorre anche la bellezza. Oltre all'utilizzo di Compiz Fusion per l'infinità di effetti 3D se avete deciso di usare Kubuntu grazie a KDE Look lo potrete personalizzare con particolari temi grafici talmente belli da fare invidia ai vostri amici istituzionalizzati che usano Windows Vista. Ovviamente esitono temi anche per Ubuntu Gnome Look, e Xubuntu Xfce Look. Per capire meglio cosa si intende per effetti 3D date un'occhiata a questi video, ma tenete presente che non rispecchiano la realtà. Vederlo dal vivo e utilizzarlo di persona è tutta un'altra cosa, purtroppo registrare un video dal pc non rende giustizia alla fluidità dei movimenti dell'ambiente desktop. 

Note: Ho creato questa guida raccontata per un motivo ben preciso, non ho mai trovato online una guida alla buona che mi aiutasse a passare a Linux, infatti ho impiegato 2 anni prima di trovare per caso kubuntu. A volte vale di più una parola di incoraggiamento e rassicurazione che mille manuali troppo seri e professionali per essere compresi da un utente medio, ed io sono solo un utente medio. Ok me la cavo ma ninte di più. La licenza Creative Commons che vedete in basso riguarda solo il testo di questa pagina, e l'ho messa perché più che una guida con i relativi link utili è il racconto di una esperienza personale. Le immagini arrivano dal web, per intenderci il simpatico pinguino che vedete in alto non l'ho disegnato io. Spero che qualcuno trovi il coraggio di passare a Linux, io l'ho fatto e lo trovo fantastico. Ricordatevi che se non vi piace o non vi trovate bene avrete sprecato solo i 50 centesimi del CD vergine e qualche ora del vostro tempo. Ma potrete sempre dire: L'ho provato e non mi piace! Ma dubito che resterete insoddisfatti. Un'ultima cosa,gnocca linux! Troppo bella per non essere inserita. E non poteva mancare il mio wallpaper preferito, Little TUX è tranquillo ma lo sguardo di Little GNU ha un che di magnetico, due simpatici gioppini alla conquista del mondo informatico. 

F.A.Q. mini: Linux Facile diventerà mai un sito completo? Questa domanda mi è stata fatta parecchie volte e non nego di averci pensato. Ma la risposta è no. Ho strutturato questo sito in modo che tutto sia racchiuso in un'unica singola pagina web, con tutti i link utili a portata di mano. Non parlerò di altre distribuzioni e non creerò un forum di supporto. Mi piacerebbe farlo, ma esistono migliaia di siti che parlano di software libero. Ma quando si fa un passo importante, come quello di usare un nuovo sistema operativo è meglio affidarsi alle mani esperte degli staff ufficiali. L'originale del testo che avete letto risale al 2006, da allora aggiorno solo link e contenuti rilevanti. Leggendolo trovate tutto l'entusiasmo della mia prima migrazione GNU/Linux. Il software libero e open source è notevolmente migliorato in questi anni, ma il contenuto di questa pagina è tutt'oggi valido. Detto questo... Buon lavoro, ma soprattutto buon divertimento! 

L'Egitto colpisce Hezbollah


Nelle ultime due settimane, l’attenzione della stampa e delle televisioni arabe è stata monopolizzata dalla crisi politica scoppiata fra il governo egiziano ed il gruppo libanese Hezbollah, a seguito della notizia secondo cui le forze di sicurezza egiziane avevano scoperto ed arrestato i membri di una cellula di spionaggio affiliata al movimento libanese, che operava in territorio egiziano.

Il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, pur ammettendo l’esistenza di questa cellula, ha affermato che il suo obiettivo era di aiutare la resistenza palestinese a Gaza, e non certo quello di destabilizzare l’Egitto. 



In realtà, l’episodio della scoperta di questa rete di spionaggio risale al novembre scorso – dunque addirittura prima della guerra di Gaza – ma è stato reso noto soltanto adesso. Anche questo particolare ha sollevato numerosi interrogativi fra gli addetti ai lavori, molti dei quali si sono chiesti perché rivelare proprio adesso un fatto risalente a diversi mesi fa, scatenando una grave crisi politica che in realtà non coinvolge solo l’Egitto e Hezbollah, ma si inserisce nell’ambito della sempre più aspra contrapposizione fra l’Iran ed i suoi alleati (fra cui il movimento libanese) da una parte, e l’Egitto, l’Arabia Saudita e gli altri paesi arabi “moderati” dall’altra.

La polemica si è fatta rovente, non solo a livello arabo (essa ha trovato ampio spazio sui principali quotidiani e su canali satellitari del calibro di al-Jazeera), ma anche all’interno dell’Egitto stesso, dove l’opinione pubblica ha espresso pareri tutt’altro che unanimi.

Da questo episodio emergono due dati in particolare: fino a che punto la crisi di Gaza abbia scosso gli equilibri ed inasprito le tensioni all’interno del mondo arabo, e quanto sia profonda la contrapposizione fra i paesi arabi del “fronte moderato” da un lato e l’Iran dall’altro.

Se si tiene conto anche del violento antagonismo esistente fra l’Iran ed Israele e della scottante questione nucleare iraniana, si comprende quanto sia incerto l’esito del tentativo di dialogo avviato dal presidente americano Obama nei confronti di Teheran (lo conferma, fra l’altro l’episodio di ieri alla Conferenza ONU sul razzismo, a Ginevra, quando i diplomatici occidentali hanno abbandonato in massa l’aula a seguito del discorso di Ahmadinejad contro Israele ).

Sulla base di questi ultimi sviluppi, a livello regionale ed internazionale, ci si rende conto che quello con l’Iran rischia di essere il prossimo fronte infuocato del Medio Oriente, e che la questione palestinese – l’altra questione chiave della regione – rischia di diventare ostaggio dell’emergente confronto con Teheran.

Fonte: http://www.medarabnews.com/ - redazionale

Link: http://www.medarabnews.com/2009/04/22/la-crisi-fra-l’egitto-e-hezbollah/

Pink Floyd - Biografia


I Pink Floyd sono i pionieri della psichedelia e uno dei massimi complessi rock di sempre. Nel corso di una carriera lunghissima (in cui si distinguono tre fasi, corrispondenti ad altrettante formazioni) hanno spostato i limiti del pop e del rock sposando l'elettronica e approfondendo la ricerca sonora in una serie di album giudicati pietre miliari della musica popolare del Novecento. Altra loro peculiarità è quella di aver prodotto mastodontiche rappresentazioni multimediali della propria musica attraverso spettacoli in cui la componente visiva è parte integrante di quella sonora. 



La lunga storia della formazione inglese ha inizio a metà degli anni Sessanta, quando tre studenti di architettura e un estroso studente di pittura gettano le basi per entrare a pieno titolo nella leggenda del rock, partendo dai club della Londraundergrounde lisergica per arrivare, non senza radicali cambiamenti di stile e di formazione, al successo planetario. 

La band nasce dall'incontro dello studente di pittura Roger Keith Barrett (per tutti Syd, nato il 6/1/46 a Cambridge) con Roger Waters (Great Bookham - 9/9/44), studente di architettura e chitarrista di una formazione dal nome cangiante (Sigma 6, T-Set, Meggadeaths, Abdabs) nella quale suonavano altri due aspiranti architetti: Nick Mason (Birmingham - 21/1/45) e Rick Wright (Londra - 28/7/45) oltre al bassista Clive Metcalf e ai cantanti Keith Noble e Juliette Gale. Nel '65, dopo lo scioglimento del gruppo, Waters (al basso), Barrett (chitarra), Wright (tastiere) e Mason (batteria) decidono di formare una band (per brevissimo tempo ne farà parte anche il chitarrista Bob Close): il nome, scelto da Barrett, è Pink Floyd e deriva dai nomi di battesimo di due bluesmen americani, Pink Anderson e Floyd Council. 

Nel '66 arriva il momento delle prime esibizioni nei club della Londra underground, con un repertorio che comincia ad assumere una propria identità grazie alle prime composizioni strumentali di Barrett. E' in questo periodo che i Pink Floyd conoscono quelli che diventeranno i loro manager: Andrew King e Peter Jenner.  Nella "Swingin' London", i Pink Floyd riescono a farsi notare come una delle band più originali e imprevedibili, in virtù soprattutto delle esibizioni all'Ufo Club, un locale in cui il gruppo sperimenta i suoi primi coinvolgentilight-show, tentando di coinvolgere il pubblico con proiezione di immagini, diapositive e l'impiego massiccio di un efficace impianto luci.  A cavallo tra il '66 e il '67, i Pink Floyd entrano in sala d'incisione, per i primi demo, con risultati poco incoraggianti: bisognerà attendere ancora qualche mese, infatti, per la pubblicazione del primo singolo del complesso, "Arnold Layne/ Candy and a Currant Bun" (prodotto da Joe Boyd).  Il successo arriva immediato ed è seguito a breve distanza da un secondo singolo-hit, "See Emily Play/ The Scarecrow": la band partecipa per ben tre volte consecutive a "Top of the Pops" ed è finalmente pronta per il primo album, pubblicato nell'estate del '67: The Piper at the Gates Of Dawn. Il disco, prodotto da Norman Smith, si impone subito grazie al sound particolare e assolutamente innovativo e a testi singolari, divisi tra atmosfere oniriche e spaziali ("Astronomy Domine", "Interstellar Overdrive") e brevi filastrocche per le quali Barrett attinge al mondo delle fiabe ("The Gnome", "The Scarecrow", "Lucifer Sam").  "Astronomy Domine" è il resoconto di un viaggio stellare intrapreso da Barrett attraverso l'uso dell'Lsd: il basso pulsante rappresenta la connessione radio con la terra, mentre la chitarra onnipresente, insieme a un canto maestoso e solenne, sembrano errare in un panorama cosmico oscuro, con il drumming forsennato di Mason, a enfatizzare le parti più drammatiche.Il capolavoro del disco, e forse anche l'apice della produzione di Barrett, è però: "Interstellar Overdrive". E' la cronaca di un viaggio umano nell'universo. Introdotta da un riff da film dell'orrore, si sviluppa nei suoi undici minuti seguendo una sola regola: almeno uno strumento deve mantenere il ritmo. E sopra questo ritmo, si sviluppa una jam session acidissima, fatta di astronavi che sfrecciano, di asteroidi che si scontrano, di alieni e alienazioni, di muri spaziali, di tempeste stellari, di quiete cosmica, di paradisi irraggiungibili. Ma Barrett è anche un maestro nel raccontare filastrocche, come "Lucifer Sam", sorta di proto-hard rock, con un riff incalzante, accompagnato da tastiere che sembrano richiamare una atmosfera orientale, "The Scarecrow", basata su due nacchere e su un canto allucinato, e la gag comica in stile "freak" di "Bike". I lunghi viaggi "acidi" e le atmosfere scanzonate, uniti a una sonorità articolata, nata dall'unione di influenze diverse ma sempre del tutto unica e peculiare, permettono al disco di essere tutt'oggi uno dei lavori universalmente più amati del quartetto. In seguito a questo successo, ormai lanciati verso una folgorante carriera, i quattro partono per gli Stati Uniti in tour, ma è proprio qui che conosceranno le prime difficoltà.  Barrett, infatti, comincia a manifestare i sintomi della schizofrenia (causata molto probabilmente dall'assunzione sistematica di Lsd), assentandosi sempre di più dalla vita del complesso: gli spettacoli dal vivo si fanno insostenibili, così come la pressione che il mondo della musica esercita su quella che è ritenuta, a ragione, la mente creativa del gruppo.  La band opta allora per una soluzione di compromesso, con l'ingaggio del chitarrista David Gilmour (già amico d'infanzia di Barrett e Waters, nato a Cambridge il 6/3/1946), il quale, secondo i progetti del management, deve sopperire alle mancanze di Barrett (che comunque resta nelle vesti di autore) nei concerti. I singoli "Apples & Oranges" e "It Would Be So Nice" non replicano i successi precedenti e gli atteggiamenti bizzarri e imprevedibili di Barrett cominciano a minare l'attività del gruppo.Le precarie condizioni psichiche portano il leader a un impenetrabile autoisolamento e a un progressivo allontanamento dalle scene musicali, non prima della difficoltosa produzione di The Madcap Laughs (gennaio 1970) e Barrett (novembre 1970), due eccellenti album solisti realizzati con l'aiuto di Gilmour e Wright.  Il nuovo manager dei Pink Floyd diventa Steve O'Rourke. E i quattro superstiti non si perdono d'animo e rientrano in studio per incidere il loro secondo album: A Saucerful of Secrets.  Figlio del periodo di instabilità, il lavoro non lesina buone intuizioni, in particolare con la title-track che, come avrà modo di affermare Waters qualche anno più tardi, sembra la trasposizione musicale della parabola artistica dei Pink Floyd, con un inizio governato dall'istinto e un finale stupendo per ordine e limpidezza. Sono quasi dodici minuti di audace avanguardia psichedelica, che alternano terrore e misticismo. E' proprio il bassista a firmare gli altri brani trainanti del disco come l'iniziale raga tribal-psichedelico di "Let There Be More Light", la misteriosa e affascinante "Set the Controls for the Heart of the Sun", capolavoro della musica cosmica, e "Corporal Clegg", che mantiene un più saldo legame con lo stile dell'album d'esordio. C'è spazio anche per due composizioni firmate da Rick Wright ("Remember a Day" e "See Saw"), che per tutta la durata dell'album appare notevolmente ispirato, contribuendo non poco al sound onirico che lo pervade. Il disco si completa con una composizione di Barrett, "Jugband Blues", un piccolo bozzetto delirante, in cui il chitarrista si dimostra perfettamente conscio del suo stato di isolamento mentale, declamando versi che, letti a posteriori, sembrano voler rispondere in anticipo all'album che i quattro gli dedicheranno qualche anno dopo.  Complessivamente, comunque,A Saucerful of Secrets appare segnato soprattutto dal chitarrismo di David Gilmour, che riporta la musica del gruppo verso territori più ancorati alla tradizione rock-blues.  Il 69 è un anno frenetico, dal punto di vista artistico, per i Pink Floyd: il complesso si cimenta infatti nello sviluppo di due suite da proporre negli spettacoli dal vivo come "The Man" e "The Journey", e tenta il primo vero approccio con l'arte cinematografica scrivendo la colonna sonora per il film di Barbet Schroeder, More, a cui si aggiungono quelle per "Zabriskie Point" di Michelangelo Antonioni e "Music From The Body" di Roy Battersby, quest'ultima a nome del solo Waters. More, in particolare, è forse uno dei dischi più sottovalutati della produzione floydiana, straordinariamente coeso e delicato, con brani che fanno da scenario alle atmosfere del film uniti da una disarmante semplicità melodica. Da ricordare, fra tutti le composizioni, le brevi e acustiche "Cirrus Minor", "Green Is the Colour" e "Cymbaline", oltre alla minisuite "Main Theme", che sembra ricordare la parte centrale della precedente "A Saucerful of Secrets".  Alla fine del 1969, i quattro pubblicano anche il monumentale Ummagumma, destinato a essere annoverato tra i loro capolavori. L'album si compone di due parti: una registrata dal vivo, in cui il gruppo ripercorre i primi successi, e una in studio, formata dal contributo che i quattro musicisti hanno fornito da "solisti", con composizioni sperimentali incentrate sui rispettivi strumenti. E' Wright ad aprire il disco con "Sysyphus", una suite strumentale che mescola musica classica e avanguardia. Waters si cimenta in due brani: l'acustica "Grantchester Meadows" (tra chitarre folk ed effetti di uccellini elettronici) e "Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving with a Pict", composizione prettamente noise che simula i rumori degli animali nel bosco; mentre Gilmour ci regala un saggio di bravura tecnica alla chitarra con la sua più meditata "The Narrow Way". Il disco è concluso da Mason con un ambizioso pezzo strumentale ("The Grand Vizier's Garden Party"), guidato, ovviamente, dalle percussioni. Nel disco dal vivo, brillano le versioni espanse di alcuni loro cavalli di battaglia (da "Astronomy Domine" a "Set The Controls For The Heart Of The Sun") e una delirante versione di quella "Careful With That Axe Eugene" che accompagna l'indimenticabile la scena finale di "Zabriskie Point". L'anno successivo vede i Pink Floyd cimentarsi con una nuova lunga composizione strumentale al quale verrà dato il curioso nome di lavorazione di "The Amazing Pudding". Negli intenti del gruppo il nuovo lungo pezzo dovrà stupire il pubblico, con effetti orchestrali senza precedenti nella loro produzione. Per le parti orchestrali viene chiamato il musicista scozzese Ron Geesin, al quale viene affidato il compito di arricchire la versione "nuda" della suite (base ritmica e linee base di tastiere e chitarra), costruita dai quattro e già presentata al pubblico in occasione di alcuni concerti.  Il risultato è eclatante: la suite, che si dipana attraverso straordinari "dialoghi" tra musica sinfonica (imponente è l'uso degli ottoni e del coro) e rock, prende il nome diAtom Heart Mother (dalla notizia di cronaca di una signora incinta tenuta in vita da uno stimolatore cardiaco atomico) e diventa la title-track del nuovo album, del quale andrà a occupare l'intera prima facciata.  I movimenti più suggestivi della suite sono "Breast Milky", caratterizzato dal celeberrimo dialogo tra l'organo arpeggiato e il violoncello, sul quale si inserisce infine la chitarra di Gilmour, e "Funky Dung", con basso e organo che lavorano in contrappunto e Gilmour alle prese con uno dei migliori soli chitarristici della sua carriera, prima dell'avvento del coro e dell'organo di Wright. La chiusura della suite è affidata a "Mind Your Throats Please" (caratteristica variazione floydiana di stampo rumoristico-psichedelico) e a "Remergence", in cui riemergono i temi prima dell'overtoure e poi del duetto violoncello e organo. Il finale è imponente, con una chitarra sempre incisiva e con l'orchestra e i cori che scandiscono il crescendo musicale.  La seconda facciata si apre con la delicata "If " di Waters (un semplice arpeggio di chitarra, la voce soffusa che sussurra parole intrise di malinconica poesia, una chitarra sognante nei brevi intermezzi musicali) e prosegue con "Summer '68", notevole pezzo di Wright (anche qui si nota l'uso dei fiati), l'onirica "Fat Old Sun" di Gilmour (canto caldo e suadente, chitarra sempre composta ma inesorabile) e si conclude con l'esperimento di "Alan's Psychedelic Breakfast", costituita da tre diversi momenti strumentali (il primo centrato sull'organo, il secondo sulle chitarre, il terzo più variegato e vicino allo stile dei primi Genesis) con la registrazione di una colazione all'inglese in sottofondo. Nata con l'ambizione di rappresentare la giornata di un uomo comune e ispirata a un roadie già immortalato nel retrocopertina di "Ummagumma"), la suite di Alan è a tutti gli effetti un esperimento poco riuscito.  Primo lavoro autoprodotto dai Pink Floyd e considerato il loro disco "progressive",Atom Heart Mother va ricordato anche per la "storica" copertina, raffigurante una mucca al pascolo.  Il successo di una musica così complessa si traduce ben presto in un'effettiva difficoltà di messa in scena, che richiede al complesso l'elaborazione di nuovo materiale da suonare in tutti gli angoli del mondo. Nasce così Meddle (1971), un album in cui i Pink Floyd più che rinnegare l'amore verso le lunghe suite (in questo caso la seconda facciata è occupata dalla splendida "Echoes"), danno un taglio alle divagazioni sinfoniche e si orientano verso sonorità più rock, agevolmente riproponibili nei concerti. Memorabile è l'iniziale "One of These Days", pezzo strumentale incentrato sul basso di Waters, amplificato sperimentalmente con un eco Binson, e impreziosito anche dal lungo assolo "slide" della chitarra di Gilmour. Da ricordare anche "Fearless", brano più quieto, caratterizzato da un coro dei tifosi del Liverpool nel finale.  Nel maggio 1971 viene pubblicato anche Relics, raccolta contenente diversi singoli mai apparsi su Lp, risalenti al periodo-Barrett, ma anche alcune perle del "primo" Waters edite solo su 45 giri, come la splendida ballata acustica di "Julia Dream".  Successivamente, i quattro decidono di registrare, con la direzione di Adrian Maben, un concerto senza pubblico tra le rovine di Pompei: il risultato è eccezionale, il complesso suona in maniera efficace vecchi e nuovi successi in uno scenario straordinariamente suggestivo. Il film Live At Pompei (1972) di Adrian Maben è una efficace e suggestiva testimonianza della straordinaria portata emotiva e visuale della musica dei Pink Floyd di questo periodo.  Nel '72 si presenta ai Pink Floyd la possibilità di confrontarsi nuovamente con l'esperienza delle colone sonore: è ancora una volta Barbet Schroeder a commissionare la musica per il suo nuovo film, "La Vallée". Stavolta l'operazione si rivela un fallimento soprattutto per colpa del film, giudicato dalla critica come opera sciatta e inconcludente.  L'album che ne deriva, Obscured By Clouds, smontato dai critici, va ricordato soprattutto per le atmosfere marcatamente rock, per la maturità dei testi di Waters e per alcuni pezzi orecchiabili come "Free Four" e "Childhood End".  Nello stesso periodo, il complesso lavora allo sviluppo di una suite concettuale sull'alienazione umana, il cui titolo provvisorio è "Eclipsed - A Piece For Assorted Lunatics". La suite viene "rodata" dal vivo per lungo tempo, prima di essere elaborata in studio con l'inserimento di effetti particolari, grazie all'aiuto del tecnico del suono Alan Parsons. Ne scaturisce uno dei grandi kolossal della band, The Dark Side Of The Moon.  Superbo saggio di produzione audio-fonica, forte di contenuti testuali ad effetto (con riferimenti alla natura effimera della vita, al denaro, all'incomunicabilità e alla follia) il disco presenta tuttavia alcuni passaggi a vuoto, a cominciare dall'insipida "Money" (con il celebre sassofono di Dick Parry), per poi passare attraverso i trucchi (talvolta ruffiani) di "Speak to Me" e "On the Run", perfette comunque nel rendere lo stato di ansia del protagonista, riuscendo a fondere, tra rumori e soluzioni sonore d'avanguardia, momenti di alto contenuto sonico-spaziale, ponendo le coordinate su cui si poggia il pensiero pessimista di un Waters alquanto disorientato, autentico ambasciatore di quel tema dell'incomunicabilità di cui "The Dark Side" risulta un drammatico spaccato. Non mancano, però, momenti di intenso lirismo, come dimostra "Time", trascinante nella sua felicissima fusione tra testo e musica, con un debordante assolo di Gilmour alla chitarra. La prima parte del disco si completa con una elegia alla pazzia, ma anche, allo stesso tempo, alla libertà dell'uomo, schiavo di una società che tende a opprimerlo: "The Great Gig in the Sky", dominata dai vocalizzi di derivazione soul-gospel di Clare Torry, in grado di fondere fiammante liricità e drammaturgia quasi cinematografica. "Us and Them" vorrebbe rievocare "Breathe In the Air", ma la melodia, sebbene pink-floydiana al 100%, risulta convincente solo se inserita nel contesto dell'album. Un discorso che vale un po' per tutto "The Dark Side of the Moon": ciò che rende immortale quest'opera è il suo inconsueto approccio con l'art-system dell'epoca, qui fotografato in tutte le sue direzioni possibili. Per il rock si trattò di un prodigioso balzo verso un'era futuristica prossima a venire, mentre per quel che concerneva il song-writing i Pink Floyd hanno certamente scritto pagine di più elevata caratura artistica.  Il risultato è comunque eclatante, davanti al gruppo si spalancano le porte del successo mondiale:The Dark Side Of The Moon rimane in classifica per lunghissimo tempo, divenendo uno dei maggiori successi commerciali di sempre. Tanto in Europa quanto in America, schiere di nuovi fan si raccolgono attorno al fenomeno Pink Floyd, lasciando anche una pesante incognita sul seguito da dare a un lavoro così fortunato. E' da questo disco in poi che Waters (autore di tutti i testi) assume sempre di più i gradi di leader della formazione.  Per oltre un anno i quattro rimangono inattivi dal punto di vista compositivo, per poi ritrovarsi in studio nel '74 con la sola certezza di "Shine on You Crazy Diamond", anche questo un brano piuttosto lungo, formato dai contributi dei quattro musicisti e guidato dagli assoli alla chitarra di Gilmour.  In un primo momento si pensa di riservare la prima facciata alla suite e la seconda a due brani: "Raving and Drooling" e "You Gotta Be Crazy". La lunga "gestazione" di Wish You Were Here suggerisce però ai Pink Floyd di intraprendere una strada diversa, trasferendo sul disco la sensazione di apatia e meccanicità che aleggiava su di loro: vengono scartati i due brani riservati alla seconda facciata, sostituti con nuove composizioni come la title-track (destinata a diventare una delle canzoni più famose della loro produzione), "Welcome To The Machine" e "Have A Cigar" (con alla voce Roy Harper), zeppe di accenni alla macchina tritatutto dello show-business. "Shine On You Crazy Diamond", invece, viene divisa in due parti, che aprono e chiudono il disco. Ne viene fuori un concept album sulla purezza e l'innocenza ormai perdute, con riferimenti neanche troppo velati a Syd Barrett, che si dice si fosse intrufolato, per un'ultima volta, negli studi durante le registrazioni. Musicalmente parlando, l'album è una gradevole prova stilistica, anche se si nota, rispetto agli album precedenti, la mancanza di quegli spunti innovativi che avevano sempre caratterizzato la produzione del gruppo inglese.  Per rivedere i Pink Floyd in studio bisogna aspettare il 1977, anno in cui i quattro decidono di raccogliere in un disco il materiale scartato dall'album precedente. Il nuovo lavoro nasce così dall'adattamento musicale e testuale di vecchi pezzi scartati come "You Gotta Be Crazy" e "Raving and Drooling", secondo un nuovo filo conduttore: il riferimento al mondo animale. I due pezzi diventano rispettivamente "Dogs" e "Sheep" e insieme alla nuova "Pigs (three different ones)" e alle brevi parentesi iniziale e finale di "Pigs On The Wing", vanno a costituire Animals, un'invettiva contro alcune figure della società (con i testi di Waters "cattivi" come non mai), orwellianamente sostituite dalle specie animali. Dal punto di vista tecnico, degna di nota è la trascinante costruzione ritmica, con tutti gli strumenti sempre in perfetta armonia, quasi fusi tra di loro a generare un unico suono, senza mai ricorrere a virtuosismi fini a se stessi.  Dopo la pubblicazione diAnimals, i Pink Floyd partono per un lungo e massacrante tour mondiale. Sarà in questa occasione che Waters, anche a causa di spiacevoli episodi, che lo vedranno protagonista perfino di screzi col pubblico, comincerà a sviluppare l'idea che porterà i quattro alla costruzione del loro ultimo capolavoro:The Wall.  L'album, ispirato a quella sorta di "muro" di incomunicabilità che si era venuto a creare tra il complesso e il pubblico (un muro che col passare del tempo si arricchirà nella testa di Waters di tanti mattoni fino a farlo diventare un emblema dell'alienazione e dell'estraniazione dal mondo a tutto raggio) è sviluppato su due dischi e abbraccia diverse tematiche come discriminazioni, istruzione, show-business, fascismo e implicazioni autobiografiche di Waters, sempre più "padre padrone" del gruppo (durante le registrazioni nascono forti contrasti con Gilmour e, al termine della gestazione dell'album, Wright viene allontanato). Per gli arrangiamenti la band fa nuovamente ricorso a effetti eclatanti e addirittura a parti orchestrali, grazie all'aiuto esterno di Michael Kamen. Pur vantando alcuni pezzi eccezionali come "Another Brick in the Wall, part 2", "Hey You", "Is There Anybody Out There?" e "Comfortably Numb" (con il memorabile assolo di chitarra di Gilmour), il disco è essenzialmente un'opera unica: nessun brano è slegato dal precedente e tutti sono funzionali allo svolgimento della storia che ha nella rockstar Pink (che talvolta ricorda la figura di Barrett, mentre in altri momenti è l'alter ego dello stesso Waters) il frustrato protagonista. "Another Brick in the Wall, part 2", in particolare, si rivelerà uno dei più grandi hit della band: preannunciata dall'arrivo degli elicotteri, è una canzone di una semplicità disarmante, costruita su un solo accordo ma impreziosita dall'ennesimo solo di chitarra di Gilmour e da un coro dei bambini, composto da 23 ragazzi della Islington Green School di Londra, di età compresa fra i 13 e i 15 anni. Il celebre verso del ritornello ("non abbiamo bisogno di istruzione, non abbiamo bisogno di controllo del pensiero") sarà utilizzato dai manifestanti neri in occasione dell'anniversario della sommossa di Soweto repressa nel sangue: il governo razzista del Sud Africa proibirà la diffusione del brano e ne ritirerà tutte le copie dai negozi. Pur permeato da una visione cupa e pessimistica della vita, il disco si conclude comunque con il "crollo" del muro e con il messaggio di speranza di "Outside the Wall".  L'album sarà premiato dal successo di vendite (clamoroso per un'opera su doppia distanza) e si presterà a una difficile quanto magnifica rappresentazione dal vivo: gli spettacoli saranno pochissimi ma memorabili, con il muro costruito a poco a poco sul palco, enormi pupazzi gonfiabili e coinvolgenti proiezioni.Da The Wall sarà tratto anche il film omonimo, con la regia di Alan Parker e Bob Geldof nel ruolo del protagonista Pink.  Il complesso esce però dall'esperienza alquanto provato: i dissidi tra le due anime del gruppo (Waters e Gilmour) appaiono difficilmente sanabili e Wright, come detto, viene allontanato.  I quattro decidono comunque di tornare in studio per registrare un album che, negli intenti, dovrà raccogliere il materiale scartato dal precedente lavoro.  La guerra per le isole Falkland-Malvine, però, fa scattare una scintilla nella mente di Waters, che decide di comporre nuovo materiale con un comune denominatore nella mancata realizzazione del sogno di pace postbellico.  L'album che ne viene fuori, The Final Cut, è in pratica una creatura del solo Waters, con gli altri membri relegati al ruolo di musicisti (e spesso neanche a quello). Di tutti gli album dei Pink Floyd è il meno coinvolgente, anche se la bellezza di alcuni brani (su tutti "The Gunners Dream" e "The Post-War Dream") rimane inattaccabile. Purtroppo il titolo del disco si rivela molto presto profetico, costituendo l'atto finale di Waters come membro della band.  La volontà del bassista di sciogliere i Pink Floyd porterà a una lunga querelle con strascichi giudiziari per l'utilizzo di un marchio ormai sinonimo di best-seller, che vedrà Gilmour e Mason avere la meglio.  Il chitarrista, con l'aiuto di illustri musicisti e il modesto supporto di un Mason quantomeno svogliato, pubblicherà nel 1987 A Momentary Lapse Of Reason, mentre nel 1994, con il rientro a pieno titolo di Wright e Mason nelle vesti di compositori ed esecutori, uscirà The Division Bell.  I dischi, colmi di spunti tutt'altro che innovativi, seguiti dalle rispettive testimonianze live, Delicate Sound Of Thunder (1988) e Pulse (1995), se non altro ci consegnano dei musicisti tirati a lucido e sempre pronti a emozionare il pubblico, con concerti dagli apparati scenici mastodontici (da ricordare il famoso episodio di Venezia) e notevoli esecuzioni del glorioso repertorio.  Più recente è la pubblicazione di furbe operazioni commerciali come The Wall Live e un improbabile "Best of", che se non altro hanno l'intento di attirare nuove schiere di appassionati verso il mito senza tempo dei Pink Floyd.  * Contributi di Sigfrido Menghini, Alan Tasselli e Vittorio Iacovella

Link: http://www.ondarock.it/rockedintorni/pinkfloyd.htm

 

L'Iran gioca la sua partita


Teheran da un lato non abbandona la violenta retorica anti - israeliana, dall'altro si dichiara disponibile a collaborare sul programma nucleare con l'Occidente. Le mosse tattiche sullo scacchiere internazionale celano la realtà di un paese davanti a un bivio importante, quello delle elezioni politiche. L'impressione, tuttavia, è che se dovesse tramontare un astro del fondamentalismo laico come l'attuale presidente anche l'eventuale tecnocrate suo concorrente, Moussavi, non sposterebbe orientamenti e valori verso l'occidente



C'è l'Iran che accusa, come nelle schermaglie sul razzismo a Durban 2 (anche oggi Ahmadinejad da Teheran ha rincarato la dose su Israele ricordandone i crimini di guerra a Gaza e parlando della sua pulizia etnica), e l'Iran che dialoga per bocca del capo negoziatore della Repubblica islamica Said Jalili, 




che ha annunciato la piena disponibilità alla collaborazione per il programma nucleare col gruppo dei cosiddetti Paesi "cinque più uno" (Stati Uniti, Francia, Russia, Cina, Gran Bretagna e Germania). L'avvicinamento già apparso lo scorso 8 aprile, con gli Usa aperti da Obama al dialogo anche con Teheran, pur escludendone dotazioni nucleari belliche, potrà continuare se si riscontrerà reciproca fiducia su esigenze e limiti del piano nucleare. Il Consiglio Supremo per la Sicurezza iraniano, come aveva già recentemente annunciato proprio Ahmadinejad, presenterà alle potenze mondiali un piano nucleare. Sarebbe un aggiornamento di quello già mostrato un anno fa e giudicato inadeguato dalle stesse. Il rischio dell'impasse c'è, soprattutto se l'attuale Capo di Stato venisse riconfermato dopo il 12 giugno.

Ma non è detto, le stesse aperture iraniane vanno ben oltre la figura presidenziale, rappresentativa più che decisionale. Certo la diplomazia mondiale guarda con interesse a un eventuale ricambio al vertice d'una nazione che conserva nel clero sciita e nella Suprema Guida Khamenei, a loro dire, le garanzie di un'emancipazione dall'imperialismo. Ma se dovesse tramontare un astro del fondamentalismo laico come l'attuale presidente anche l'eventuale tecnocrate suo concorrente, Moussavi, non sposterebbe orientamenti e valori verso l'occidente. Negli anni passati la gestione riformista dell'illuminato teologo Khatami ha gradualmente introdotto nella società iraniana il distacco dal cupo conservatorismo degli ayatollah ipertradizionalisti come Khamenei, e più di lui Mesbah-Yazdi difensore del principio del governo del clero, ma non a vantaggio dell'occidentalizzazione delle usanze. Gli stessi universitari contestatori del rude Ahmadinejad, coloro che si scontrarono coi militanti basij, solo in qualche caso sporadico aprono indiscriminatamente all'Occidente.

L'islamizzazione è diffusamente sentita ed è fieramente un simbolo, che va oltre il fanatismo religioso, coinvolge comportamenti e costumi sociali. Ne sono un esempio proprio le donne - trent'anni fa vittime delle repressioni delle truppe khomeiniste - che attraverso il velo, inizialmente imposto in maniera ferrea dagli ayatollah, manifestano un'appartenenza che ha modificato nel tempo molti aspetti sia della sedicente emancipazione dell'era dello Shah sia i tradizionali costumi maschilisti (poligamia), la subalternità assoluta della donna al marito e la sua assenza dalla vita pubblica. Proprio nel decennio scorso il movimento per i diritti delle donne esprimeva esigenze talmente diffuse su cui il Potere ha, pur forzatamente, piegato il turbante. Naturalmente il fronte dei diritti civili deve ancora raggiungere parecchi obiettivi, però proprio la vicinanza che si è creata in questi anni fra le islamiste aperte, definite moderniste, e quelle laiche può rappresentare una tendenza capace di avere la meglio su ritorni di conservatorismo talebano e occidentalizzazione forzata.

Naturalmente i leader, a cominciare da Ahmadinejad, sanno che non possono prescindere dai rapporti con l'Occidente per non rivivere gli anni bui dell'isolamento. Perciò nei mesi a venire - ben oltre le elezioni presidenziali - questioni come il nucleare e i rapporti internazionali nel Grande Medio Oriente terranno sulla scena mondiale la popolosa nazione islamica e la sua leadership. A smorzare i furori antiamericani potrà contribuire la crisi economica che pone il Paese in una condizione di bisogno di svincolarsi dai vecchi embarghi e cercare scambi commerciali al di là della sicurezza fornita dalle riserve petrolifere. Ma anche gli Usa dovranno fare dei passi, uscire dalla "Guerra fredda del Terzo Millennio" gonfiata ad arte dalla gestione Bush, comprendere come altre potenze collocate a est sono interessate a tessere buoni rapporti col Paese degli ayatollah, in un'area che con Iraq, Afghanistan e Pakistan rappresenta l'attuale polveriera del globo. Nei delicatissimi rapporti futuri casi relativi ai diritti umani come quello della giornalista (o spia) iraniano-americana Roxana Saberi, condannata dopo un processo a porte chiuse a otto anni di carcere, costituiscono emblematici momenti che possono favorire avvicinamenti o decretare nuove fratture. Le mosse d'un ayatollah, Mahmoud Hashemi Shahroudi, che giudica di valutare la vicenda con un equo esame dei fatti (ci sarà Appello), paiono segnali di maggior attenzione ai rapporti da riallacciare con la Satanica nazione d'un tempo. Ben altre grane attendono gli inquilini di Washington e Teheran.
di Enrico Campofreda

Piano casa, raggiunto l'accordo


Governo e Regioni hanno raggiunto l'accordo sul Piano casa. L'impianto normativo è cambiato rispetto alla prima stesura e le Regioni mantengono autonomia in materia. Nel frattempo, anche il tragico terremoto dell'Abruzzo ha indotto qualche ripensamento. Ed è stato aggiunto l'obbligo per il progettista di verificare il rispetto della normativa antisismica in caso di ampliamenti. Resta difficile stabilire l'impatto economico del piano perché non si è ancora in grado di stimare il numero di edifici residenziali a cui si potrà applicare l'incremento di volumetria.

Dopo tante false partenze sembra che finalmente prenda il via uno dei tanti “piani casa” al quale il governo sta lavorando da mesi. Dopo un lungo braccio di ferro ha raggiunto un accordo con le Regioni per l’emanazione di una normativa per aumentare le volumetrie degli edifici residenziali, in deroga alle dimensioni massime previste dei piani regolatori dei comuni in cui essi sono localizzati.

IL COMPROMESSO

È stato raggiunto un compromesso. Il governo può attribuire a sé il merito di aver salvato la sostanza: fronteggiare la crisi economica dando un impulso all’attiva edilizia alimentato dalla micro domanda di tante famiglie disposte, ipotizza il governo, a trasformare i loro risparmi (o ad indebitarsi) in un ampliamento delle loro abitazioni.




Poiché, rispetto alla originaria impostazione del governo, è cambiato l’impianto normativo e sembra si siano poste le premesse per attenuarne l’impatto, le regioni possono rivendicare di non avere subìto l’invasione in una materia di stretta competenza loro e degli enti locali, quale è quella urbanistica.

DOMANDA DI NECESSITÀ E DOMANDA DI CONVENIENZA

Quello sottoscritto da governo e regioni è un accordo quadro di cui è difficile stimare l’effettivo stimolo che potrà dare alle attività edilizia ed all’economia.  Qualche considerazione propedeutica ad una quantificazione può però essere tentata.
Esso fissa nel 20% l’aumento massimo della volumetria esistente del quale possono giovarsi i proprietari di edifici residenziali unifamiliari e bifamiliari, calcolato su una volumetria di esistente non superiore ai 1.000 metri cubi per una espansione fino a 200 metri cubi.
A sostenere la domanda nel settore dell’edilizia è indirizzata anche la possibilità di accrescere del 35% la volumetria degli edifici residenziali che verranno demoliti e ricostruiti con criteri di sostenibilità ambientale e di efficienza energetica; non viene posto alcun limite alla volumetria esistente degli immobili.
Sono due tipologie di incentivazione che possono suscitare l’interesse di categorie di soggetti in gran parte differenti. La prima interessa principalmente le famiglie singolarmente, le quali nell’occasione che viene loro offerta, vedono la possibilità, forse anche di accrescere la propria ricchezza, ma principalmente di aumentare gli spazi a loro disposizione e migliorare la loro condizione abitativa. Per sintetizzare si potrebbe dire che l’incentivazione volumetrica del più 20% può soddisfare principalmente una domanda di spazi “primaria” o di “necessita”.
La seconda forma di incentivazione, quella del più 35%, può, invece, stimolare soprattutto una domanda di “convenienza”.

UN CARPE DIEM SELETTIVO

Questa opportunità sarà utilizzata, pertanto, solo se la demolizione e ricostruzione dà luogo ad un utile netto. Non è facile che si creino le condizioni perché ciò succeda, non solo per i costi aggiuntivi che comporta la costruzione di edifici ad elevata efficienza energetica, qualità e via discorrendo.
A cogliere l’opportunità offerta, saranno sicuramente i proprietari di immobili fatiscenti, che comunque avrebbero proceduto alla loro demolizione.
Oltre a questi edifici, il cui valore è pari al valore dell’area edificabile al netto delle spese di demolizione, in tutti gli altri casi in cui l’immobile ha un valore ed è in grado di produrre reddito, la convenienza a ricostruirlo, può risultare problematica e molto dipende dal grado di ammortamento dell’investimento e dalla localizzazione dell’immobile. Quest’ultima variabile è particolarmente importante, perché da essa dipende la rendita urbana: più quest’ultima è alta, quindi più si entra nel cuore delle città, più cresce il valore della volumetria incrementale e, pertanto, aumenta la convenienza ad avvalersi dell’incentivo.
Dato che è soprattutto la molla economica a motivare il ricorso a questo incentivo, affinché la demolizione e la ricostruzione ampliata degli immobili possa fornire un sostegno all’economia, è necessario che la domanda di abitazione sia sostenuta. Ma la situazione attuale del mercato vede un eccesso dell’offerta di case sulla domanda, che si manifesta nell’accumularsi dell’invenduto e dell’allungamento dei tempi di vendita.

IN ATTESA DELLE LEGGI REGIONALI

Impossibile è anche valutare l’impatto economico di quella che abbiamo definita domanda “primaria” di spazi. È difficile stimare il numero di edifici residenziali unifamiliari e bifamiliari ai quali applicare l’incremento di volumetria del 20%. Il loro numero potenziale ha un campo di variazione molto ampio, a seconda della classificazione alla quali si ricorre. In base alla classificazione catastale e considereranno le categorie A/6, A/7, A/8 (rispettivamente abitazioni di tipo rurale, in villini e in ville), gli immobili interessati sarebbero 2.853.133 (1). Se come riferimento per l’applicazione dell’incentivo volumetrico si considerano gli edifici, che al censimento della popolazione e delle abitazioni del 2001, avevano uno o due interni, il patrimonio di edilizia abitativa interessata si amplia enormemente e tocca gli 8,5 milioni di stabili (2). Naturalmente, è impossibile stabilire, in entrambi i casi, per quanti immobili ricorrono le condizioni di localizzazione, di staticità ecc. che consentono di aumentarne il volume.
A complicare ulteriormente ogni possibilità di stima, vi è il contenuto dell’accordo, il quale prevede che siano le singole regioni a regolamentare, con proprie leggi, da approvare entro 90 giorni, gli incentivi volumetrici. Ognuna può individuare propri ambiti, escludendo dall’applicazione dell’accordo particolari tipologie di immobili, soprattutto quelli che ricadono in aree di pregio ambientale e paesaggistico, ed introducendo ulteriori incentivi e premi per favorire la riqualificazione di aree degradate.

GLI EFFETTI DEL TERREMOTO

Il terremoto che ha distrutto L’Aquila non ha inciso sulle volumetrie premiali definite dall’accordo Governo-Regioni. Ma ha fatto puntare i riflettori anche sulla sicurezza e sulle caratteristiche costruttive degli interventi da realizzare per avvalersi degli aumenti di volumetria. La bozza del 15 aprile scorso del decreto legge che il governo dovrà emanare per la semplificazione delle procedure in materia di attività edilizia, contiene, infatti, un articolo che impedisce la realizzazione di interventi di ampliamento o di demolizione e ricostruzione di immobili e di ogni altro intervento sulle parti strutturali di un edificio senza che il progettista documenti il rispetto dellanormativa antisismica; con la specificazione che “non può essere previsto né concesso alcun premio urbanistico sotto alcuna forma e in particolare come aumento di cubatura”. La ricostruzione con tecniche antisismiche di un intero edificio demolito, non dovrebbe presentare particolari problemi. Difficoltà potrebbe, invece, sorgere nel caso di interventi per aggiungere volumetrie ad edifici esistenti: si potranno applicare criteri costruttivi antisismici alla parte nuova senza adeguare anche l’esistente? Se ciò non fosse possibile l’incentivo della volumetria premiale del 20% potrebbe risultare poco attraente.

(1) Il dato è al 31 dicembre 2007 ed e tratto dall’Osservatorio Immobiliare dell’Agenzia del Territorio.http://www.agenziaterritorio.it/sites/territorio/files/servizi/Osservatorio%20immobiliare/statistiche_catastali2007.pdf
(2)http://dawinci.istat.it/daWinci/jsp/MD/dawinciMD.jsp?a1=m0GG0c0I0&a2=mG0Y8048f8&n=1UH90009OG03K57&v=1UH0N109OG000000000

di Raffaele Lungarella

Link: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001065.html

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