domenica 19 aprile 2009

Preso Don Mario


Chi era Don Mario, il narcotrafficante arrestato in Antioquia, l'uomo più ricercato della Colombia, e che presto prenderà la via degli States
Era coperto da foglie di palma e da lenzuola. Così lo hanno trovato e ammanettato. Era a Manuel Cuello, una frazione di Turbo, Antioquia, culla di innumerevoli stragi di civili per mano paramilitare in nome della lotta alla guerriglia. Si tratta di Daniel Rendón, alias Don Mario, il narcotrafficante più ricercato della Colombia, ex capo proprio di quei paracos che tanto sangue innocente hanno versato nella regione.Il valzer della smobilitazione. Fino a meno di tre anni fa, infatti, comandava assieme a suo fratello Freddy Rendón, detto El Alemán, tra i blocchi più agguerriti dell'Autodifesa unita della Colomia (Auc), sanguinaria formazione che ha insidiato il paese per decenni. Gli uomini dei fratelli Rendón, però, si erano specializzati nell'atterrire comunità di pace, come quella di San José di Apartadó, o civili inermi in ogni dove tra il Chocó e l'Antioquia, dov'è stato appunto catturato don Mario.
Nonostante dal 2003, molti dei suoi uomini più fedeli, tra cui suo fratello, si fossero lasciati coinvolgere fino in fondo dall'invitante legge uribista Giustizia e Pace, lasciando ufficialmente le armi in cambio di una pena ridotta, Don Mario, dopo un primo avvicinamento al processo di pace, aveva preferito darsi alla clandestinità, continuando a giostrare narcotraffico e rinascente squadrismo reazionario (se mai è morto). Un'onta, questa, per il presidente Uribe che,

pur in pieno scandalo della parapolitica (essendo accusato da più parti di avere rapporti privilegiati con il paramilitarismo che dice di voler combattere), aveva fatto di tutto per ripulire la fedina penale dei paracos facendoli rientrare dalla porta principale duri e puri.

Nel mirino. E così, Don Mario è diventato il principale obiettivo del Das, servizi segreti colombiani, e della Dea Usa, nelle braccia della quale sarà presto estradato, una maniera come un'altra per tappargli la bocca in vista di possibile rielezione.
La fase finale della sua cattura va avanti da due settimane, da quando la polizia lo ha individuato nell'accampamento dove pernottava custodito dal suo anello di sicurezza, cinque uomini armati e addestrati. Camuffati da medici, venditori ambulanti e volontari della chiesa, i poliziotti si sono infiltrati in tutta l'area. Dopo aver catturato Jaime Culma, detto El Puma, uno dei suoi luogotenenti, e Junith Márquez, impiegata nel municipio di San Pedro de Urabá dove si occupava di far avere contratti per favorire la rete di appoggio del narcotrafficante, il più era fatto.
Circondato da duecento uomini, è stato trovato "accucciato come un cane", per usare le parole del vicepresidente Santos, mentre mangiava del riso con le mani.La storia. Nato ad Amalfi (Antioquia) nel 1964, trascorse la sua infanzia in una piccola area rurale, con altri 15 fratelli. Qui, conobbe un'altra famiglia che cambiò il suo destino e per molti versi il destino della Colombia intera: i fratelli Fidel, Vicente e Carlos Castaño Gil, nativi di Amalfi e ben presto coinvolti nella spirale degli squadroni paramilitari delle Autodifesa, che prese forma nel nordest antioqueño e nella zona dell'Urabá con il fine di combattare l'avanzare della guerriglia. Alla fine degli anni Ottanta, suo fratello entrò nel gruppo de Los Guelengues a Necoclí, mentre Don Mario fu reclutato per la guerra a San Pedro de Urabá. Quando Fidel Castaño morì, i fratelli si divisero. El Alemán restò in Urabá con i Castaño e si converti nel puntale di penetrazione dell'inespugnabile dipartimento del Chocó, fondando il fronte Élmer Cárdenas, mentre Don Mario, convinto da Vicente Castaño e dai soldi del narcotraffico si trasferì nello Llanos Orientales, per appoggiare l'espansione del blocco Centauros, al comando di Miguel Arroyave, alisa El Arcangel.

La coppia. Insieme, e con la benedizione dei Castaño, fecero crescere in maniera esponenziale il blocco paramilitare, che arrivò a espandersi fino ai dipartimenti del Meta, Casanare, Guaviare e Arauca. Una nefasta alleanza che estese i suoi tentacoli fino a Bogotá, diventando la base per la creazione del cosiddetto bloque Capital. Poi successo l'irriparabile. Il duo Don Mario-Arroyave entrò in guerra con le Autodefensas Campesinas del Casanare, dirette da Héctor Buitrago, alias Martín Llanos. Fu una guerra alla morte che lasciò un numero altissimo di vittime e che incoronò Don Mario il re de Los Llanos.
Poi arrivò il 2003, e le Auc cominciarono a trattare con il governo. Don Mario fece un doppio gioco: organizzò i quadri per la smobilitazione, senza però disattivare il narcotraffico, e giostrò la lotta di potere che scoppiò nel blocco Centauros dopo che Arroyave venne assassinato dai suoi, nel settembre 2004.
Nell'agosto 2006, assieme al fratello, anche Don Mario decise di smobilitarsi. In pochi, però, lo seguirono e in Urabá le rotte mafiose restarono intatte. Per questo, quando entrò in crisi il processo di pace tra le Auc e il governo, Don Mario tornò alla clandestinità, coperto dalla rete di sempre. Scelse però di tornare alle origini, nascondendosi in Urabá, riorganizzando nuove squadre di paracos che si estesero dal Chocó a La Guajira, passando per Córdoba.Parole di piombo. Solo negli ultimi 18 mesi, sembra abbia fatto uccidere tremila persone nella sua guerra per il potere. Le ultime si sono contate a Medellin, nella sua battaglia contro quel che rimane degli uomini dell'estradato Don Berna.
I tentacoli di Don Mario sono arrivati molto lontano, fino ad abbracciare il fratello del ministro degli Interni, Fabio Valencia, e oltre. Anche per questo sarà estradato quanto prima, nonostante sulla sua testa non penda nessuna causa per narcotraffico, solo cavillo che giustifichi l'estradizione negli Usa. Sarà che Don Mario è scrigno di così tanti segreti eccellenti, che sarà bene per la Presidenza tutta che venga allontanato prima che parli.

di Stella Spinelli
Link: http://it.peacereporter.net/articolo/15213/Cade+l'irriducibile

QUANTO VALE LA TASSA PER RICCHI


Il terremoto in Abruzzo ha riportato la discussione sull'idea di una tassa tantum sui redditi superiori a 120mila euro. Prima del sisma la proposta era stata lanciata dal Partito Democratico per aiutare i ceti sociali più poveri ad affrontare la crisi economica. In tale ipotesi la misura riguarderebbe quasi 200mila contribuenti e metà dell'extragettito proverrebbe dal Nord- Ovest. Una misura non sufficiente a risolvere i problemi strutturali del nostro welfare, ma dal forte connotato simbolico a fronte della catastrofe abruzzese.

Nelle scorse settimane, sotto l’incalzare della crisi economica, il Partito Democratico ha avanzato l’idea di un contributo straordinario per aiutare i poveri. Oggi, a fronte dei terribili eventi verificatisi in Abruzzo, la proposta acquista una nuova attualità, perché il maggiore gettito potrebbe essere destinato ad aiutare anche le vittime del terremoto. In tal senso la proposta circola in termini non chiaramente definiti. Ragioniamo perciò sulla proposta originaria del Pd, tenendo presente che, nella contingenza, le risorse ottenute potrebbero invece in parte essere dirottate a sostegno di interventi a favore delle zone colpite dal sisma.
Il provvedimento consisterebbe in un aumento di 2 punti dell’Irpef per tutti i contribuenti che dichiarano oltre 120 mila euro all’anno (1). Le risorse così ottenute, nella formulazione originaria, servirebbero per finanziare le associazioni del terzo settore ed il Fondo per le Politiche Sociali (FNPS).

FACENDO DUE CONTI…

La misura, stando alle stime del modello microReg (2), garantirebbe un gettito aggiuntivo di 527 milioni di euro e riguarderebbe 193 mila contribuenti (0,5% di coloro che compilano la dichiarazione dei redditi). L’aumento medio di imposta non supererebbe i 900 euro per i redditi compresi fra 120 e 150 mila euro, ma raggiungerebbe i 4 mila euro oltre quella soglia. Mediamente l’aggravio per i ricchi sarebbe di 2.735 euro (228 euro al mese, meno della retta media di un asilo nido di molte città del centro nord).
A livello territoriale il contributo di solidarietà peserebbe (Tab.1) soprattutto sui contribuenti delle regioni nord occidentali. Essi vi concorrerebbero (48% del gettito) in una misura molto superiore al loro attuale apporto all’Irpef che, secondo i dati del Dipartimento delle Finanze (http://www.finanze.gov.it/studi_stat_new/index.htm), è pari al 31%; l’opposto accadrebbe per le regioni meridionali: qui le precedenti proporzioni diventerebbero infatti rispettivamente pari a 9% e 13%.

TAB:1

DISTRIBUZIONE DEL GETTITO AGGIUNTIVO E DEI RELATIVI CONTRIBUENTI

 Extra-gettitoContribuenti
 Val ass.
(mil di euro)
Val %Val ass.Val %
ITALIA527.3100%192,811100%
NORD OVEST251.248%77,87340%
NORD EST98.719%45,51724%
CENTRO128.724%45,30523%
SUD48.79%24,11513%

Fonte: elaborazioni modello microReg

La misura riduce naturalmente la disuguaglianza. Ciò dipende dall’incremento di progressività dell’Irpef, come testimoniato dall’aumento (da 0,198 a 0,199) dell’indice di progressività di Kakwani.
Tuttavia la finalità dell’intervento non è tanto quella di ridurre le distanze di reddito fra ricchi e poveri, quanto quella - nella proposta originaria precedente al sisma - di finanziare le organizzazioni di volontariato e soprattutto destinare nuove risorse al FNPS, a cui sono stati tagliati nel 2008 circa 275 milioni di euro (3) (Tab.2).

TAB 2

Risorse del FNPS destinate alle regioni e province autonome (ml. di euro)

 20072008
Piemonte6747
Valle D’Aosta32
Lombardia13293
Trentino A. A1611
veneto6848
Friuli V. G2014
Liguria2820
Emilia R.6646
Toscana6143
Umbria1511
Marche2518
Lazio8056
Abruzzo2316
Molise75
Campania9366
Puglia6546
Basilicata118
Calabria3827
Sicilia8660
Sardegna2819
Italia931.238656.451

Fonte: elaborazioni dell’autore su dati del Ministero del Lavoro, della salute e delle Politiche Sociali

Ipotizzando di utilizzare il contributo di solidarietà come una tassa di scopo, calcoliamo quindi la differenza fra quanto ogni circoscrizione riceverebbe - replicando le quote regionali di ripartizione del Fondo - sotto forma di maggiori trasferimenti per le politiche sociali e quanto invece le medesime circoscrizioni dovrebbero versare sotto forma di esazione aggiuntiva. L’esercizio è svolto assumendo di destinare al FNPS la quota parte dell’extra-gettito necessaria a compensare il minore finanziamento osservato fra il 2007 ed il 2008.
Il saldo evidenzia un rilevante trasferimento di risorse dal Nord al Sud (Tab.3), particolarmente accentuato per le regioni del Nord Ovest. Questo ultimo dato risente del valore che il residuo fiscale (-69 milioni. di euro) assumerebbe in Lombardia. In questa ultima regione risiederebbe, secondo le stime del modello, il 28% degli italiani su cui graverebbe il contributo di solidarietà e da qui verrebbe il 37% del gettito complessivo garantito dal provvedimento.
Naturalmente, se il governo optasse per una diversa ripartizione regionale delle risorse, in modo da tenere conto che sono proprio le regioni del Nord Italia (dove si concentra l’occupazione industriale) quelle che avvertono maggiormente la crisi, il conflitto redistributivo evidenziato in tabella 3 potrebbe ridimensionarsi.

TAB 3

SALDO FRA LE MAGGIORI RISORSE PER IL FNPS E L’AGGRAVIO DI IMPOSTA

 

Maggiori risorse per il FNPS

(ml. euro) a

Contributo solidarietà

(ml. euro) b

Saldo (a-b)
NORD OVEST67.7130.9-63.2
NORD EST50.051.5-1.4
CENTRO53.567.1-13.6
SUD103.625.478.2
ITALIA274.8274.80.0

Fonte: elaborazioni Irpet modello microReg

L’imposta sui ricchi non può naturalmente risolvere, per la modesta entità di risorse che è in grado di raccogliere, i problemi strutturali del nostro sistema di welfare: ad esempio non garantisce passi avanti in direzione di una più efficace rete degli ammortizzatori sociali, né consente la predisposizione di più incisive misure di contrasto della povertà, né infine assicura un adeguato sostegno alle responsabilità familiari.
E’ una misura una tantum dettata dal precipitare della crisi finanziaria che, rovesciando un diffuso sentimento di avversione alle tasse, contrasta l’errata percezione che l’azione redistributiva si attua e si misura solo sul lato del prelievo e non anche su quello della spesa. Pur con limiti evidenti, il principale dei quali è che ricade sulle spalle dei soli contribuenti onesti, la misura rappresenta infatti un esempio di come a maggiori tasse possano corrispondere maggiori servizi.
Non sarà quindi la risposta più appropriata alla crescita delle disuguaglianze o la soluzione dei nostri problemi, ma finanziare la spesa sociale contrasta la caduta della domanda che è la causa principale della crisi economica che stiamo vivendo. Più che per gli effetti che ne conseguono, è quindi una proposta utile al dibattito politico ed economico per la carica simbolica che rappresenta.

 

(1) La proposta presentata dal segretario Franceschini individua chiaramente i soggetti su cui graverebbe l’aumento dell’aliquota, ma non chiarisce - lasciando aperta la soluzione a varie interpretazioni- su quale quota si applicherebbe tale aliquota. In questo esercizio si ipotizza che l’aliquota aggiuntiva colpisca, per i contribuenti che dichiarano più di 120 mila euro, tutta la parte eccedente i 75 mila euro (che è l'attuale ultimo scaglione). In questa logica, ad esempio, i redditi con 160 mila euro pagherebbero il 45% su 85 mila euro (ottenuti come differenza fra 160 mila e 75 mila).
(2) M l. Maitino, N. Sciclone, 2008, Il modello di microsimulazione multiregionale dell'Irpet Microreg”, Working Paper n.604, Società Italiana di Economia Pubblica. In questo esercizio i valori del reddito lordo dei contribuenti sono stati rivalutati utilizzando le variazioni medie unitarie, desunte dalla contabilità, delle retribuzioni lorde (per i redditi da lavoro dipendente), del risultato lordo di gestione (per i redditi da lavoro autonomo) e dei fitti effettivi e figurativi (per i redditi da fabbricati). I redditi da pensione sono stati rivalutati secondo la variazione dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. 
(3) Tale cifra è ottenuta come differenza fra i 931 ml. di euro stanziati nel 2007 e i 655 milioni. di euro destinati nel 2008 dal Fondo alle Regioni e alle Province Autonome.

Inchiesta di Le Parisien: "Le ricchezze nascoste della Chiesa"


In un lussuoso appartamento di rue Guynemer, nel cuore di Parigi, abitano Bernard Kouchner e sua moglie, la giornalista Christine Ockrent. Il palazzo ottocentesco ha una splendida vista sui giardini del Luxembourg. «Non vedo dove sia il problema» ha commentato ieri il ministro degli Esteri. L' indirizzo del titolare della diplomazia non avrebbe in sé nessun interesse se non fosse per il padrone di casa che ogni mese riscuote l' affitto. Kouchner è infatti uno dei tanti inquilini eccellenti del Vaticano. Certo è in buona compagnia. Un tempo, nello stesso immobile di Kouchner, viveva François Mitterrand. E a pochi passi, in un altro palazzo della Santa Sede, in boulevard Montparnasse, ha abitato l' attuale ministro della Cultura, Christine Albanel. "Le ricchezze nascoste della Chiesa", titolava ieri in prima pagina Le Parisien con una documentata inchiesta. Nella capitale francese, ha rivelato il giornale, il Vaticano gestisce una decina di immobili di grande valore attraverso una sua controllata, la Sopridex. Albanel ha confermato la notizia, precisando però che ha lasciato l' appartamento nel 2006: 85 metri quadrati a 1.700 euro al mese. «Un prezzo di mercato» ha commentato il ministro della Cultura. Kouchner non ha voluto invece rivelare dettagli sulla casa né dire quanto paga. Il suo portavoce ha fatto sapere che il contratto è vecchio di 35 anni, quando era solo un «french doctor», semplice militante di organizzazioni umanitarie. Il nuovo incarico di governo rischia però di creare qualche imbarazzo. Il Quai d' Orsay è interlocutore costante della Santa Sede. Negli ultimi tempi non sono mancati i punti di disaccordo: Kouchner ha duramente criticato le frasi di Papa Benedetto XVI sui preservativi. Ci sarebbero, secondo Le Parisien, altri politici e personalità importanti che abitano in case del Vaticano. Ma il quotidiano non è stato in grado di fornirne i nomi. Ancora più ricco sarebbe il patrimonio immobiliare della Chiesa francese. Secondo JeanMichel Coulot, vice segretario generale alla Conferenza episcopale, gli affitti a Parigi equivalgono a un reddito variabile fra i 10 e i 20 milioni di euro. «Smettiamola con queste polemiche - ha replicato Coulot - La Chiesa è povera, abbiamo più spese che entrate». I redditi immobiliari, ha spiegato ancora il responsabile, sono infatti destinati alla manutenzione di scuole e chiese, che secondo la legge del 1905 sono beni dello Stato. Eppure la Chiesa francese ha comprato due anni fa, nell' elegante settimo arrondissement, altri 5.000 metri quadri sulla avenue de Breteuil, per 36 milioni di euro. Le «Piccole suore dei poveri» hanno invece venduto il loro ospizio e i terreni adiacenti in boulevard Murat, nel sedicesimo arrondissement, alla società Cogedim. Prezzo della transazione: 37 milioni di euro. Qui sorgeranno 180 appartamenti, 80 alloggi popolari, una casa di riposoe un giardino pubblico. Sarà il più grande cantiere immobiliare dentro Parigi dei prossimi anni. Con il ricavato, hanno detto le suore, finanzieranno le loro missioni nel mondo.

Fonte: le Parisien

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